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Negozianti obbligati a fornire wi-fi gratuito

Per attuare una vera rivoluzione digitale, e salvare l'Italia dal digital divide, si obbligheranno gli esercenti, uffici e mezzi pubblici, taxi, tribunali, aeroporti, ospedali, porti e scuole ad attivare reti wireless gratuite per fornire connessione libera al pubblico. Questo è ciò che emerge dalla proposta di legge "Disposizioni per la diffusione dell'acceso alla rete Internet mediante connessione senza fili" (A.C. 2528 - XVII Legislatura) che è stata presentata dai deputati del PD Sergio Boccadutri, Enza Bruno Bossio, Ernesto Carbone, Alberto Losacco e Gennaro Migliore, ma conta già 106 sostenitori nel parlamento.

L'idea alla base della proposta di legge è quella di obbligare esercizi commerciali ed uffici pubblici ad attrezzarsi di apparecchiature Wi-Fi, per fornire connettività pubblica gratuitamente, entro 6 mesi dall'approvazione della legge. In caso di inottemperanza agli obblighi di legge si incorrerà in una sanzione molto salata. Infatti, ad effettuare le verifiche saranno i Comuni che potranno punire i soggetti inadempienti con una multa fino a 5000 euro. Esclusi da qualunque genere di sanzione saranno i titolari di attività per il trasporto di persone mentre il provvedimento, per come è stato formulato nell'attuale versione, non trova applicazione nel caso degli esercizi commerciali con una superficie sotto i 100 metri quadrati e un numero di dipendenti inferiore a due.

La normativa, così come formulata, non cozza contro le attuali disposizioni in materia di Wi-Fi pubblico. Infatti, se l'impresa o l'esercizio commerciale che mette a disposizione l'accesso wireless ai suoi clienti non ha come attività principale la fornitura di servizi di telecomunicazione, secondo quanto disposto dall'art. 10 del D.L. 69/2013 (cosiddetto "Decreto del Fare") convertito con legge 9 agosto 2013, n. 98, l'offerta di accesso alla rete Internet al pubblico tramite tecnologia Wi-Fi non richiede alcuna autorizzazione e non prevede l'identificazione dell'utilizzatore. Ma, a proposito di quest'ultimo punto, ci si chiede, in caso di eventuali contestazioni, come sia possibile dimostrare che un reato (nella remota situazione in cui ciò accadesse) sia stato commesso da parte di un utente terzo usando la Wi-Fi messa a disposizione della clientela.

Questo è solo uno dei motivi per cui la proposta dei cinque parlamentari piddini, sebbene possa sicuramente aiutare a diffondere rapidamente la disponibilità di connessioni Wi-Fi, non può non essere esente da critiche e, pertanto, deve essere rivista e migliorata. Appare, inoltre, assolutamente fuori luogo imporre per legge l'installazione di una rete Wi-Fi pubblica da parte di tutti gli esercenti che dovrebbero comunque farsi carico, almeno per ora, di tutti i costi, vista la difficile realtà economica in cui versano le piccole imprese. Lo Stato, difatti, potrebbe mettere sul piatto circa 3 milioni di euro nel triennio (2017-2019) per sostenere la diffusione di apparecchiature Wi-Fi ed ulteriori 2 milioni di euro per stimolare l'installazione di sistemi di collegamento ad Internet sui mezzi pubblici, ma le modalità per la destinazione dei fondi, tuttavia, sono ancora tutte da verificare.

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