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Riflessione sui grandi poeti. Alcune differenze e analogie.

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In evidenza Riflessione sui grandi poeti. Alcune differenze e analogie.

 

Tracciare una linea di discendenza diretta fra i poeti può risultare esercizio difficile, a meno che non si considerano i due secoli che ci hanno preceduto come profondamente innovativi sul piano storico e letterario.
La siepe ad esempio, resta un passaggio obbligato un momento fondamentale per comprendere la poesia di Leopardi. Se per lui rappresenta un limite, per Pascoli è vista più come una protezione dal mondo.

Leopardi, nello scrivere la poesia "L'infinito", prende come riferimento proprio il giardino di casa. Per Leopardi l'uomo è costantemente alla ricerca della felicità, pur subendola, perché non riesce ad ottenerla. Da ciò ne scaturisce quel senso di nostalgia che lo contraddistingue, seppur partendo dall'idea di una benigna natura che offre all'uomo molteplici illusioni, differenziandosi in questo dal poeta D’Annunzio che, come ne “La pioggia nel pineto”, fonde spesso la natura con l’uomo facendo si che l’uomo si immedesimi, sentendosi parte di essa e abbandonandosi al piacere dei sensi.

Per la visione di Leopardi, l'uomo conosce i propri limiti in quanto consapevole di essere finito e quindi mortale. Il naufragare non è legato semplicemente all'immaginazione ma alla realtà. Tuttavia, grazie alle illusioni, l'uomo può comunque guardare oltre e avvicinarsi almeno idealmente all'infinito. Con il peggiorare delle condizioni fisiche, però, Leopardi elabora un pensiero, più affine al Decadentismo, anche se non nichilista, in cui l'uomo sembra non avere ancore di salvezza, come ben demarcato nella poesia “A Silvia”, in cui si ispira a Teresa, la figlia del cocchiere, ricordandosi di quando la sentiva cantare nel periodo primaverile e con quel canto esprimeva la sua fiducia nell'avvenire. Ma la morte fisica di Silvia richiama la fine di ogni speranza e solo nell'ultima fase della vita, quando si avvicina alla morte, Leopardi elabora il concetto della “social catena” come si evidenza nella poesia "La Ginestra" in cui gli uomini, se si uniscono nella fratellanza, possono meglio sopportare la sofferenza. In Leopardi c'è un continuo scontro con la realtà. Criticava ad esempio il fatto che la poesia aveva perso il linguaggio antico, che solo la memoria e le parole  indefinite potevano recuperare.

Anche la nostalgia di Pascoli è legata alla sua esperienza di vita ed in particolare al nido familiare. La morte del padre, non a caso, provoca un trauma ben descritto nella poesia “X Agosto” e la terra diventa per lui, “un atomo opaco del male”. Nella poetica pascoliana si trovano onomatopee e suoni cifrati, perché tutto ha un suono. In questo modo l'io poetare si offre al mondo, come è riscontrabile anche dai suoi versi.

La fanciullezza rappresenta l'immagine della contemplazione pura, attraverso la formazione del simbolo ed il rapporto tra il reale e i suoi segni. Da questa presa di contatto con la tenera intensità del passato emerge tuttavia una volontà riflessiva e analitica, volta a cogliere proprio l’unicità dell’immaginazione giovanile, che sfocia nei famosi “Idilli” che aprono la via verso la dolcezza di questa esperienza, come avviene anche nelle pagine dello “Zibaldone”. Il suo pensiero, in fondo, si esprime nella tendenza a cogliere nelle cose il senso vero del mistero, il simbolo che si cela dietro l'apparire. Il ruolo della poesia diviene salvifico e catartico, sfiora l'esistenza oggettiva delle cose che il poeta si limita a scoprire, diventa voce superstite e sopravvissuta all'età.

La poesia nasce sempre da un trauma che può colpire in maniera particolare, come nei “Canti di Castel Vecchio”, sempre dello stesso autore, in cui si racconta di una carezza d’amore fatta da una madre verso il proprio figlio. Nei Canti si assiste ad una celebrazione del passato, attraverso le molteplici operazioni immaginative compiute dalla mente del poeta-fanciullo.

Per Pascoli la morte è il tramite per comprendere la vita, in quanto ha a che fare con il cosmo e la vita senza religione è un delirio. Ciò che si contrappone alla morte è la vita. Ma c'è un elemento che, più di tutti, accomuna i tre poeti e cioè che entrambi porgono lo sguardo sulla realtà.

Dei grandi autori, dunque, tanto legati ai temi della vita e della morte da esibirli enfaticamente evidenziando come ad una metrica, ora poetica ora sincopata, si possono felicemente accostare infinite astrazioni del pensiero.

 

Giulio Ruggieri

Ultima modifica ilVenerdì, 29 Luglio 2016 14:26

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