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IL SINODO DEI GIOVANI

"Sindo dei giovani". Foto dal web "Sindo dei giovani". Foto dal web

Si è aperto lo scorso 3 Ottobre e andrà avanti fino al prossimo 28 Ottobre il Sinodo dei giovani. L'incontro tra i vescovi ha, infatti, come tema: "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale". Un richiamo della Chiesa universale, quindi, a mettere al centro i giovani e a  "rovesciare le situazioni di precarietà, di esclusione e di violenza, alle quali sono esposti i nostri ragazzi", per citare le parole pronunciate da papa Francesco durante l'omelia di apertura del Sinodo. Parole semplici, come nello stile del Pontefice, ma al tempo stesso forti, decise, mirate e, soprattutto, volte a cambiare per migliorare, a mutare per adattarsi alle necessità attuali, allontanandosi dal dannoso conformismo, come lui stesso lo ha definito, del "si è sempre fatto così". Un'affermazione che non può andar bene e non può essere utile ad una Chiesa che deve, invece, allargare i propri orizzonti e lasciarsi guidare dalla speranza. "Occorre", ha affermato il papa, "cominciare un nuovo incontro ecclesiale capace di dilatare il cuore e trasformare quelle strutture che oggi ci paralizzano, ci separano e ci allontanano dai giovani, lasciandoli esposti alle intemperie e orfani di una comunità di fede che li sostenga, di un orizzonte di senso e di vita”.

Forte è parsa, nella parole di Francesco, la necessità di dare ai giovani dei punti di riferimento, guardandoli direttamente negli occhi e riuscendo a trovare la forza "di lavorare per rovesciare le situazioni di precarietà, di esclusione e di violenza, alle quali sono esposti i nostri ragazzi". La necessità di creare comunità che siano composte non solo da luoghi ma anche e, probabilmente, prima di tutto da persone, da cuori disposti a mettersi in contatto con altri, a creare rete, a generare empatie, a costruire punti di riferimento. Come possiamo pretendere che i nostri giovani non si "perdano" in balia delle cattive strade se non mettiamo loro a disposizione, concretamente e quotidianamente, quelle giuste? Come possiamo pensare di creare un riferimento per tutti nell'ambito della chiesa e della fede se tendiamo a tenere i "buoni" e a mettere da parte i "discoli"?

Mettersi al servizio dei giovani, allargando gli orizzonti, senza limitarsi, senza risparmiarsi, lasciandosi guidare dalla speranza anche quando questa ci chiede, o quasi ci impone, di stravolgere il conformismo, le abitudini, le cose come si sono sempre fatte. Un servizio appassionato e genuino, dai cui rischi occorre sempre guardarsi bene, come sottolineato dal Pontefice: "Stiamo attenti e badiamo bene che non prevalga la logica dell'autoreferenzialità, che finisce per far diventare importante ciò che è secondario e secondario ciò che è importante. Questa capacità di sognare insieme, che il Signore oggi regala a noi come Chiesa esige che ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche e innanzitutto quello degli altri, considerando gli altri superiori a noi stessi". 

Papa Francesco si è poi rivolto ai giovani con parole dirette al cuore e all'anima di ognuno: "Lottate contro ogni egoismo. Rifiutate di dare libero corso agli istinti della violenza e dell’odioSiate generosi, puri, rispettosi, sinceri. E costruite nell'entusiasmo un mondo migliore di quello attuale!"

L'entusiasmo, ovvero quell'incontenibile spinta ad agire e operare dando tutto sé stesso o, per dirlo con le parole degli antichi filosofi, "la condizione dello spirito, sotto l'urgenza esaltante dell'ispirazione divina". Forse è proprio questo il motore che, alimentato dall'umiltà, può aiutarci a dare seguito alle parole di Francesco e a creare davvero, ognuno nel suo piccolo, un Mondo migliore.

Marco Tavassi

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