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Terminata la mostra di Nino Tricarico: “Limen et lumen”.

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Giovedì, 27 marzo, è terminata la mostra dell'artista potentino Nino Tricarico, presso la galleria Civica di Palazzo Loffredo, in Largo Pignatari intitolata “Limen et lumen” (sogno e luce). La mostra, che ha avuto come guida d'eccezione l'esimio professor Francesco Calabrese, sarebbe dovuta terminare lunedì 10 marzo ma, vista l'affluenza di pubblico, è stata prolungata fino al 27. “Limen et lumen” si rifà a espressioni tratte dalla poetica di Orazio, autore classico di origini venosiane, che poi si trasferì a Roma, dove conobbe la gloria. La pittura di Nino Tricarico ha una connotazione filosofica perché ciò che muove le creazioni dell'artista è sempre la ricerca e la scoperta. La sua corrente pittorica appartiene all'astrattismo. Non a caso, rappresenta il superamento della forma, della materia e la potenza della luce, sostanza vera del suo messaggio.

L'arte, a detta dell'autore, è stata una grande esperienza artistica e umana, che lo ha accompagnato in tutti questi anni. Luce intesa come volontà di superamento dell'oblio, ma anche spiritualità. La forma pittorica di Nino Tricarico parte dall'astrattismo lirico-sentimentale nei confronti dell'essere. Il filosofo Heidegger definiva l'uomo come il custode dell'essere, in quanto l'essere non ci appartiene e va, appunto, tramandato ai posteri. L'arte, per Tricarico, viene intesa come tensione di eternità. La mostra è un'antologia dell'artista, che percorre tutto il periodo pittorico che va dagli anni '80 ai giorni nostri. Il professor Calabrese mi ha illustrato, in maniera esemplare e con dovizia di particolari, tutto l'iter di questo percorso artistico, di cui ho riportato quelle opere che più mi sono rimaste impresse.

Ne “L'odore del grano” (1986), emerge il sentimento lirico. Si tratta, non a caso, di un olio su tela che esprime il senso del divenire. Questa trasposizione su tela esprime il rapporto tra la realtà individuale ed il paesaggio naturale, ma anche quei sentimenti individuali che riaffiorano attraverso il ricordo. La bravura di Nino sta proprio nel riuscire a non ridurre mai le sue rappresentazioni in una mera imitazione del reale, come si nota sulla tela “Il mercato dei fiori di Amsterdam” (1986). La natura qui non è intesa in termini mimetici, perché ogni paesaggio è espressione di quell'io irripetibile. Si tratta quindi di un paesaggio di sentimento, di luce. Atmosfere pur sempre positive, in vista di approdi sempre nuovi e cangianti. Alcuni quadri raffigurano la tensione e l'inquietudine, senza scadere mai nella tragicità.. Ne “L'infinito bianco”, (2012), c'è la luce che irrompe sulla materia e si tratta, non a caso, di uno dei suoi quadri più evocativi. Resta sempre la rappresentazione di un ricordo, di un sentimento. Ne “La soglia e la luce (2005), invece, l'essere umano è trasfigurato come un cacciatore di luce e di verità. L'arte, per Nino Tricarico è la volontà di volerci esternare ed il creativo non è altro che l'uomo più vicino all'assoluto, proprio perché crea. L'arte viene intesa anche come un tentativo di voler superare la morte. Poi c'è “La serie degli steccati”, che rappresenta alcuni oggetti nella loro semplicità. Una staccionata, una rete, una foglia, sono sufficienti a garantire un oggetto d'arte. Alcuni acquerelli risalgono agli anni '80 e da essi emerge il legame profondo tra l'autore e la sua terra. Ci sono rappresentazioni di paesaggi come Trecchina, Maratea e il fiume Basento. “Mediterraneo” (2002), raffigura un mare di tensione, che travolge. Ma anche un mare di civiltà. Questo mare, non a caso, è stato un intreccio di grandi popoli del passato: fenici, greci, arabi. “Destrutturazione”, del 2004, rappresenta l'arte contemporanea di un mondo molteplice, a voler rimarcare il fatto che si sta andando sempre più verso una società pluralista. “La bolla di mare” (2010), rappresenta il superamento dei limiti, attraverso l'inevitabile distaccamento dalla sfera soggettiva della propria individualità. Sarà stata la professione di chimico ad avergli reso facile quel complesso processo di manipolazione della materia che porta alla scoperta dell'essere.

Questo autore, di origini potentine, si è formato negli ambienti d'avanguardia napoletana anni '60. Frequenta proprio in quegli anni l'accademia di Belle Arti di Napoli ed è proprio nella città partenopea che impara la leggerezza e la drammaticità che troveranno l'espressione più completa nella sua pittura.



Giulio Ruggieri

 

 

Ultima modifica ilSabato, 16 Agosto 2014 13:12

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