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Oasi del respiro, un progetto per combattere inquinamento e malattie respiratorie

Individuate, grazie a un monitoraggio del Crea, alcune aree "pulite" particolarmente preziose per gli asmatici, gli allergici e gli sportivi. Ne è derivata una sorta di certificazione ambientale Sono tra i 100 e i 150 milioni le persone affette da asma a livello mondiale e sarebbero circa 180mila ogni anno le morti ad essa associate (dati OMS). In particolare in Italia ogni anno circa 9 milioni di persone si ammalano di allergie respiratorie dovute alla presenza di pollini nell’aria, di cui circa 4 milioni ricorrono a cure. Circa il 15%-20% della popolazione italiana soffre di allergie, fenomeno in crescita, soprattutto tra i più giovani e le donne. In quest’ottica, la qualità dell’aria diventa sempre più prioritaria per la salute umana, in quanto i pollini e gli inquinanti sono fonte di malattie respiratorie. Proprio per questo motivo il CREA, con il suo centro di Selvicoltura, ha partecipato al progetto Oasi del Respiro, presentato lo scorso 4 giugno a Nocera Umbra, in occasione della prima Consensus Conference delle Associazioni di pazienti affetti da malattie respiratorie. Il progetto nasce con l’intento di fornire alle amministrazioni locali strumenti per la conoscenza della qualità dell’aria nel proprio territorio. Il CREA, attraverso un’intensa attività di monitoraggio floristico, ha individuato alcune aree "pulite" particolarmente preziose per gli asmatici, gli allergici e gli sportivi. Ne è derivata una sorta di certificazione ambientale, consistita in una mappatura di Percorsi Oasi del Respiro, ad alta accessibilità, in aree selezionate di media montagna e di alcune strutture recettive impegnate nella tutela del benessere respiratorio dei propri ospiti. Inoltre ha contributo al piano del verde ipoallergenico del comune di Nocera Umbra per un’oculata gestione del verde urbano orientata alla riduzione dell’allergenicità e dell’impatto sulla salute umana (indicazioni anche sulla sostituzioni di specie fortemente allergeniche o per la periodica potatura di aiuole). In aggiunta, all’inizio del prossimo anno verrà edita una app di fruizione adatta ad ogni cittadino, una volta ottenuti i risultati del primo anno di monitoraggio. "Rendere la vita migliore ogni giorno – ha spiegato Ida Marandola, Direttore Generale del CREA - a partire da quel che respiriamo. Questo dovrebbe essere l’obiettivo della ricerca. La competenza scientifica dei nostri ricercatori utilizzata a 360 gradi - dal monitoraggio dell’aria alla pianificazione e gestione del verde urbano - per consentire a tanti nostri concittadini, soprattutto bambini, di fronteggiare i disturbi respiratori legati ad asma ed allergie". Fonte: http://www.teatronaturale.it/ Immagine tratta da: www.tecnowall.it

Gli alberi per l'acqua: senza foreste avremmo più sete

 

Gli alberi per l'acqua: senza foreste avremmo più sete

Il 21 marzo è la giornata mondiale delle foreste, dedicata quest'anno al tema del ruolo cruciale del patrimonio boschivo nell'approvigionamento idrico per il pianeta. L'appello della Fao a politiche che lo proteggano e sostengano

Ogni volta che aprite il rubinetto dell'acqua per riempire una teiera o una pentola per cuocere del riso o della pasta , pensate a chi  lo ha reso possibile: una foresta.  Potrebbe essere lontana cento o più chilometri dal luogo in cui vi trovate, ma è assai probabile che dobbiate la vostra tazza di the , almeno in parte, agli alberi che hanno contribuito a catturare l'acqua, e che l'hanno fatta filtrare per un lungo viaggio sino a voi.
 
L'importanza delle foreste per il ciclo dell'acqua non può essere sottovalutata. Esse rallentano il flusso dell'acqua, facendola filtrare delicatamente attraverso il suolo, garantendo stabili forniture per tutto l'anno, anche durante le stagioni più aride. Allo stesso tempo, le foreste filtrano l'acqua che entra nei fiumi, nei laghi, nei corsi d'acqua e nelle falde sotterranee, aumentando la qualità di questa risorsa vitale. Una ricerca in Burkina Faso ha dimostrato che un singolo albero può aiutare a ricaricare le falde acquifere, facendo sì che l'acqua non evapori dal suolo, grazie alle radici che consentono all'acqua piovana di filtrare più profondamente nel terreno, fornendo così acqua potabile pulita e sicura.
 
Lo stretto ed essenziale rapporto tra le foreste e l'acqua è il tema della Giornata internazionale delle Foreste di quest'anno, che si celebra il 21 marzo. La FAO, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, coglie quest'occasione per evidenziare il ruolo cruciale che le foreste svolgono nella fornitura di acqua di buona qualità per una popolazione mondiale in continua crescita. Oltre a garantire l'approvvigionamento di acqua potabile, la gestione delle foreste riduce la povertà mediante la creazione di posti di lavoro, aiuta a prevenire gli incendi boschivi, protegge i bacini idrografici e fornisce altri servizi, come la rimozione dell'anidride carbonica dall'aria che respiriamo.
A livello mondiale, i bacini idrografici e le zone umide delle aree boschive forniscono ben il 75% delle nostre risorse d'acqua dolce. Questo dato può non essere una sorpresa per le aree rurali. Ma se pensiamo a grandi metropoli come Mumbai, Tokyo, Bogotá, Città del Messico, potrebbe non sembrare evidente. La verità è che un terzo delle più grandi città del mondo ottiene una parte significativa dell'acqua potabile dalle foreste protette - e questa cifra continuerà ad aumentare via via che i centri urbani aumenteranno in dimensioni e popolazione. Prendiamo il caso di New York, una delle città più densamente popolate del pianeta,  dove due sistemi forestali - che si estendono per oltre 5.180 chilometri quadrati e che si trovano lontani dalla città - producono acqua per 9 milioni di persone, fornendo 4,9 miliardi di litri ogni giorno.
 
Come ogni organismo vivente, gli alberi traspirano, e così facendo aumentano i livelli di umidità nell'aria, che alla fine porteranno pioggia o neve. In media, il 40% delle precipitazioni proviene dall'evapotraspirazione - il nome dato a questo processo - delle piante, inclusi gli alberi. In alcune zone, il dato è ancora più elevato. Ad esempio, oltre il 70% delle precipitazioni nel bacino del fiume Rio de la Plata nasce dall'evapotraspirazione della foresta amazzonica.
 
Quando gestite in modo sostenibile, le foreste danno anche un notevole contributo alla riduzione dell'erosione del suolo e al rischio di frane e valanghe - disastri naturali che a loro volta possono interrompere fonti e approvvigionamenti di acqua dolce. Le foreste possono ridurre gli effetti delle inondazioni, prevenire e ridurre la salinità delle zone aride e la desertificazione. Immagazzinando acqua, gli alberi e le foreste rafforzano la capacità di resistenza nei confronti della siccità, uno dei sintomi più dannosi del cambiamento climatico.
 
Appare ormai evidente che investire in politiche forestali a difesa delle risorse idriche che mirino a una gestione sostenibile, paghi dal punto di vista economico. Di fronte alla scelta tra la messa in atto di una strategia di protezione delle risorse forestali o l'installazione di un impianto per il trattamento dell'acqua per i consumatori, gli amministratori della città di New York si sono rapidamente resi conto che la scelta era una sola. Il sistema artificiale sarebbe costato 6-8 miliardi di dollari, oltre a un costo annuale di 300-500 milioni di dollari in costi operativi. Il prezzo totale per la gestione sostenibile delle foreste a nord della città, su entrambi i lati del fiume Hudson, è stato di gran lunga inferiore, meno di 1,5 miliardi di dollari.
 
Un esempio eloquente del valore economico delle foreste come fornitrici di acqua dolce viene dalla Cina. Le sue foreste hanno una funzione d'immagazzinamento dell'acqua per un valore stimato di mille miliardi - tre volte il valore del legno che producono.
 
Il valore delle foreste può essere misurato anche in vite umane - il sistema di misura più importante. In Africa, vi sono prove concrete che l'estesa deforestazione, attualmente in corso nella fascia centrale tropicale, sta avendo un impatto sulle risorse idriche in altre parti del continente, come l'Etiopia a oriente.  E come risultato molte persone sono state costrette a emigrare. E' un pensiero che fa riflettere sul fatto che le decisioni riguardanti la gestione forestale - o la mancanza di esse - possono avere un effetto devastante sulle comunità situate a migliaia di chilometri di distanza.
 
Sono dunque molti i legami tra foreste, acqua e benessere umano - e non possono più essere ignorati.

RENE CASTRO SALAZAR: Vice Direttore Generale della FAO per il settore foreste
 
 
L'immagine è tratta da:

 

Ambiente & Rifiuti: un rapporto che può essere "ri-Compost-o"

Ambiente & Rifiuti: un rapporto che può essere ri-compost-o

La sostenibilità ambientale in tema di rifiuti è un argomento assolutamente centrale nella nostra società, nella misura in cui esso interseca questioni gravi e urgenti di ordine ambientale, igienico-sanitario e socioeconomico.
In particolare, le attività di raccolta differenziata dei materiali (carta, vetro, metalli, etc.) possono essere integrate in una sorta di “filiera” produttiva che valorizzi le risorse del territorio; ad esempio possiamo ipotizzare lo sviluppo e valorizzazione sostenibile di molte aree artigianali e industriali delle province italiane, in maniera non disgiunta alla riduzione degli sprechi, al riuso dei materiali, al loro impiego diretto e indiretto in nuovi cicli produttivi.

Tutto ciò rappresenta un’azione fondamentale anche nella formazione didattico-educativa e professionale delle nuove generazioni.
Possiamo affrontare questa complessa problematica, prendendo ad esempio la frazione “umida” del rifiuto (detta “organica”) che, sfruttando il processo naturale della sua decomposizione biologica, rende disponibile un prodotto, il “compost”, chiamato anche “ammendante” nel linguaggio tecnico-agronomico. Questo prodotto è di grande interesse economico per le attività produttive nei settori agricoli, forestali e floro-vivaistici, per la sua notevole valenza ai fini del restauro ambientale di aree degradate. Nello specifico della pratica agronomica, il compost è molto utile per il miglioramento della struttura fisica dei terreni e nella preparazione di nuovi impianti, poiché agisce direttamente sulla fertilità dei campi, facilitando l’attecchimento e lo sviluppo delle piante.
Questo settore registra tuttora un forte ritardo in moltissime zone del nostro Paese, anche a causa di deludenti e fallimentari strategie politico-amministrative attivate in passato. Le difficoltà legate al trattamento della frazione umida ed alla produzione di questo utilissimo materiale sono legate a molteplici aspetti limitanti:
1) scarsi risultati in termini di Raccolta Differenziata, dovuti anche a cause contigenti, legate alle problematiche connesse con questo servizio, soprattutto nel periodo estivo;
2) assenza e/o carenza generalizzata di impianti;
3) azioni di sensibilizzazione e informazione limitate e inefficaci;
4) difficoltà nel reperire le frazioni ligneo-cellulosiche che agiscano da strutturante nella
composizione delle cosiddette “matrici compostabili”;
5) conseguente difficoltà ad aprire un mercato in grado di assorbire il compost prodotto.

La possibilità concreta di produrre compost di qualità partendo dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani, potrebbe essere facilmente raggiunta in tantissime zone del nostro Paese, e soprattutto in Basilicata, che vanta una vocazione agro-alimentare di prim’ordine.

Tale pratica risulta economicamente ed ecologicamente vantaggiosa quando viene praticata nelle immediate vicinanze del luogo di produzione degli scarti; inoltre, può essere svolta sia a livello domestico, grazie  all’utilizzo di “compostiere” domestiche di costo molto contenuto), sia a livello di quartiere o di piccolo Comune (per mezzo di “piazzole” di compostaggio).

Senza grandi impianti e con investimenti contenuti, possiamo tutti contribuire ad una notevole diminuzione dei RSU, con un ritorno economico e di immagine che andrà a vantaggio di tutta la comunità, prima ancora che del nostro ambiente vitale.

 

L'immagine è tratta da:

http://www.e-gazette.it/sezione/imballaggi/collegato-ambientale-ecco-tutti-provvedimenti-riguardano-differenziata-rifiuti

 

Salus Per Aquam o Morte per Acqua?

Le aumentate esigenza della popolazione mondiale, l’inquinamento delle acque superficiali e profonde e soprattutto il notevole sviluppo industriale fanno avvertire, in modo violentemente attuale, il problema della carenza idrica.

L’acqua che gli esseri umani possono utilizzare direttamente non è quella marina, paradossalmente tanto abbondante da coprire il 70% del globo – appunto terracqueo, ma quella continentale distribuita nei laghi, nei fiumi, nelle falde acquifere e nei ghiacciai. Non si tratta, come è notorio, di acqua veramente pura ma di una soluzione diluitissima di Sali, perciò l’uso a cui può essere destinata dipende dalla sua composizione; pertanto siamo soliti distinguere fondamentalmente l’acqua, a seconda del suo utilizzo, in:

  • uso potabile (e in misura non trascurabile: terapeutico)
  • uso irriguo delle colture
  • uso industriale

In molte zone della Terra oggi si comincia ad avvertire il pericolo dello squilibrio tra disponibilità e fabbisogno.

Il fabbisogno d’acqua è in relazione al tipo di attività prevalentemente svolta in un dato territorio; infatti in una società agricola il fabbisogno è di circa 1000 m3 annui pro capite ma sale all’astronomica cifra di 3000 m3 in una società fortemente industrializzata.

Tenendo conto della popolazione attuale del pianeta e del fabbisogno medio pro capite, è facile arrivare alla conclusione che la quantità d’acqua necessaria è inferiore a quella contenuta complessivamente nei laghi e nei fiumi della Terra. Tuttavia il problema idrico sussiste perché troppo spesso le riserve naturali d’acqua non sono ubicate laddove ne è richiesta l’utilizzazione.

In sostanza il problema è quello di ottenere acqua di buona qualità e in quantità corrispondente al fabbisogno laddove essa è necessaria. Un esempio chiarificatore? Talora in molte isole l’unica acqua disponibile è quella piovana che viene raccolta in cisterne; oggi però si cerca di utilizzare anche l’acqua del mare, sottoponendola ad adeguati (e costosi) processi di dissalazione che richiedono, al pari della distillazione, ingenti quantità di energia.

Ecco perché il problema idrico non è disgiunto da quello energetico.

Una possibile innovativa soluzione del problema potrebbe venire dall’utilizzo del calore proveniente dall’incenerimento dei rifiuti urbani. Negli Stati Uniti non mancano esempi di distillatori all’avanguardia che usano tale forma di energia, e sarebbe auspicabile che anche altri Paesi orientino in tale direzione i propri sforzi di ricerca e tecnologia.

Purtuttavia, il problema idrico è molto più complesso di quanto possa apparire in una prima approssimazione: innanzitutto si pone in maniera imperativa l’esigenza di un impiego più razionale dell’acqua industriale, che potrebbe essere riciclata o riutilizzata in altre modalità. Ad esempio nei Paesi industrializzati bagnati dal mare, dove è possibile l’insediamento dei complessi industriali in posizione compatibile con le esigenze ecologiche e paesaggistiche, si potrebbe utilizzare acqua marina anziché acqua dolce.

Per risolvere il problema idrico sono stati elaborati, recentemente, numerosi progetti: tra essi ricordiamo il trasporto di icebergs dalle zone polari a quelle aride, oppure l’ottenimento di pioggia artificiale, insufflando nelle nubi anidride carbonica o ioduro d’argento o altre sostanze che fungono da nuclei di condensazione.

Ci teniamo a sottolineare, però, che il problema idrico prima che essere di natura tecnica, è di ordine legislativo e politico. Occorre sostenere e promuovere un movimento internazionale per arrivare alla razionalizzazione dell’uso dell’acqua. Nelle politiche di ogni governo dovrebbero essere contemplate azioni tese ad assicurare sufficienti rifornimenti, non disgiunte dalla formulazione periodica di un piano generale che tenga conto dell’uso, della gestione e della conservazione dell’acqua.

 

L'acqua che tocchi de' fiumi è l'ultima di quelle che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente. (Leonardo da Vinci)

 

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