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Il piano segreto di Berlino per "germanizzare" l'Europa

 

L'idea di Schäuble è quella di un'Unione ancora più rigida che non fa sconti a chi sgarra. E a guida tedesca

 

I suoi uomini all'opera nella Detlev-Rohwedder-Haus, raro esempio di architettura nazista sfuggito ai bombardamenti alleati su Berlino, immaginano già un'Ue senza gli inglesi finalmente piegata al rigorismo.

È stato Handelsblatt, il primo quotidiano economico tedesco, a svelare cosa bolle in pentola: il «piano segreto» punta a inchiodare «gli Stati membri davanti alla loro responsabilità per una politica di bilancio stabile»; massimo rispetto, dunque, per le regole sul Patto di stabilità, sul Patto per la crescita o sul Fiscal compact. Come ottenere tanta severità da una manica di paesi mediterranei indisciplinati? È semplice: «Immaginando la possibilità per la Commissione di respingere i bilanci nazionali che non corrispondano alle direttive europee sul deficit». Questo il bastone. Quanto alla carota, il piano Schäuble prevede anche uno stimolo: la corretta implementazione delle direttive rivolte ai singoli Stati darebbe accesso a più risorse dei fondi strutturali.

«Niente di nuovo sotto il sole», spiega al Giornale Björn Hacker, docente di Economia Politica all'Università delle Scienze Applicate di Berlino (Htw). «A chi in Germania o all'estero - come il vicecancelliere Sigmar Gabriel, Matteo Renzi e Francois Hollande - chiede un bilancio comune, Schäuble risponde picche: nessun nuovo budget ma solo le risorse già esistenti. E a chi non rispetta le direttive, non toccano neppure i fondi strutturali». Secondo l'accademico il piano del falco del pareggio di bilancio avrebbe effetti depressivi: «Uno stato già in difficoltà non solo non potrà ricorrere a uno stimolo fiscale o a politiche espansive, ma si vedrà tagliare anche le risorse dei fondi strutturali».

Quanto alla Commissione, il rafforzamento del suo potere sarebbe solo formale. La riforma serve infatti a privarla del ruolo di custode dei Trattati, assegnato a una non meglio specificata autorità garante non elettiva. Ridotto il numero dei commissari, al collegio oggi guidato da Juncker resterebbe solo l'onere di approvare o respingere i bilanci nazionali non in regola. «Sarebbe la fine del potere politico della Commissione: una vendetta per avere in passato concesso dilazioni e flessibilità agli Stati invece di attivare le procedure per deficit eccessivo». La scure del ministro si abbatte poi sull'unica istituzione che in questi anni ha agito in piena autonomia: la Banca centrale europea. Il programma di Schäuble prevede di toglierle il controllo delle banche europee, definito «in conflitto d'interessi con la gestione della politica monetaria».

«Sarebbe la fine del progetto di un'unione bancaria: d'altronde né il ministro né la Merkel l'hanno mai voluta - ricorda il docente - ma nel 2012 Mario Monti e l'allora neoeletto Hollande strapparono la promessa alla cancelliera, che da parte sua cercava il loro appoggio per il Fiscal compact». Il piano svelato da Handelsblatt presenta però un vantaggio: è capace di scontentare sia chi crede a un'unione più stretta basata su una vera unione monetaria e bancaria sia gli euroscettici che chiedono un'Ue con meno competenze. L'ultima novità Schäuble la riserva per l'Esm: il Meccanismo europeo di stabilità assume progressivamente le competenze della troika, oggi suddivise fra Commissione, Bce e Fmi. Una «riforma positiva» per Hacker che ha il pregio, dalla prospettiva di Schäuble di far fuori il Fondo monetario internazionale, colpevole in passato di aver proposto la ristrutturazione del debito greco, laddove i tedeschi «vogliono esigere i loro crediti senza sconti».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/
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Fratelli d'Italia dispone del simbolo di An. Gianni Rosa soddisfatto: "Bisogna superare ogni polemica interna".

Torna in auge il simbolo di Alleanza Nazionale. L'assemblea della Fondazione di Alleanza Nazionale ha approvato con 290 voti favorevoli la mozione di Giorgia Meloni, Ignazio Larussa e dell'ex sindaco di Roma, Giorgio Alemanno che consente l'utilizzo del vecchio stemma del partito fondato da Gianfranco Fini nel lontano g ennaio del 1995 e dissoltosi nel marzo del 2009 dopo la fusione con Forza Italia, all'interno del Popolo delle Libertà. Il simbolo rifarà la sua comparsa per il 2014 nelle elezioni europee. Il portavoce regionale di Fratelli d'Italia, Basilicata, Gianni Rosa ha commentato l'esito dell'assemblea della Fondazione di An dichiarando: "La Fondazione di An ha autorizzato Fratelli d'Italia ad utilizzre in parte o in toto il simbolo di Alleanza Nazionale. La mozione è statavotata in blocco dalla delegazione lucana presente a Roma nella giornata di sabato 14 dicembre. Arriva dunque l'ennesima conferma che il progetto di Fratelli d'italia e la piattaforma programmatica Officina per l'Italia, da noi lanciato anche in Basilicata, è aperto a tutti, anche a quella parte destra rimasta a guardarre. E questa la migliore risposta a tutti coloro che ci accusano di essere chiusi verso una parte della destra. Detto questo credo che adesso si debba superare ogni polemica e proseguire quel cammino programmatico iniziato con Officina per l'Italia, un cammino aperto a chiunque voglia impegnarsi per la strutturazione di un nuovo centrodestra. Tutto il resto sono polemiche sterili e senza fondamento". Giuseppe Giuzio esponente della Costituente regionale Fdi ha evidenziato come "il cammino intrapreso dal partito sia a livello nazionale che regionale sia quello giusto. Con 290 voti a favore Fratelli d'Italia eredita il simbolo di Alleanza Nazionale. L'idea è quella di dare una casa a quanti fino a ieri si sentivano senza un tetto e non quelladi ricostruire un partito, la cui importanza è già nella storia. Abbiamo avuto coraggio e oggi dico, anche, a ragione quando in tempi non sospetti abbiamo abbandonato il Pdl e iniziato a costruire qualcosa che era più vicino alle nostre idee. Ora senza primogeniture senza vincoli o condizioni apriamo le porte di Fdi a tutti gli uomini di buona volontà che da centro-destra hanno voglia di ricostruire Potenza, la Basilicata e l'Italia". Non un ritorno sic et simpliciter in Alleanza Nazionale quindi ma un passo in avanti verso il progetto di un movimento credibile, fresco ed appassionato che, attraverso l'innovazione di Fratelli d'Italia sia in  grado di declinare i valori e la tradizione di An nel nostro tempo.

 

Emanuele Pesarini

La politica lucana è in fibrillazione. I leader nazionali scendono in Regione

Quando mancano sette giorni all’appuntamento elettorale e al riscontro con le urne, in Basilicata si susseguono gli arrivi dei leader politici nazionali. A Matera è giunta nella giornata di giovedì Giorgia Meloni leader di Fratelli D’Italia, mentre è atteso per oggi a Potenza l’arrivo di Gianni Alemanno. Le prime dame della politica nazionale si muovono con meticolosa passione in vista dell’attesa tornata elettorale e intanto i candidati sono affaccendati nei comitati elettorali in cerca di voti e consensi, non facili da trovare. La Basilicata, terra di spopolamento si trova d’incanto ad essere la vera e propria star della politica nazionale. Centro destra e centro sinistra sono al lavoro per comprendere le reali mosse da operare. Nel bel mezzo ci sono loro i grillino, con il M5S che alimentano perplessità sulla gestione economica della Basilicata e dell’intero paese. In questo contesto almeno momentaneamente vista la possibilità di apparentamenti è difficile trovare fratture e divisioni, tutti sono a caccia di nuova linfa e allenanze che in soldoni si chiamano voti e consensi. La politica è questa o si vive dentro oppure si resta ancorati a logiche di mezzo secolo fa quando i partiti pivotali, Dc, Pci, Msi, Pli e Pri, si contendevano la torta del potere. La nomenklatura politica è cambiata e con essa sono cambiate anche le logiche interne e la struttura portante nel segno tangibile di un rapporto comunque difficile da ricercare sul territorio. La tempesta “rimborsopoli” ha avuto il suo peso, con il risultato di scompaginare le mosse dei partiti costretti a dover elaborare nuove strategie e trovare contestualmente nuovi candidati. La Basilicata a sette giorni dal voto si trova nel guado di una situazione nazionale che ha visto nell’abolizione dell’Imu il punto di snodo economico principale. Restano altre incognite, ma il quadro della situazione resta appeso ad un filo. Quello legato alla matita degli elettori. Sarà una settimana di passione per tutti. Chi si ferma è perduto.

Francesco Menonna

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