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Daniele Nardiello

Daniele Nardiello

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'Il referendum è inutile'. 'E invece no'

 

'Il referendum è inutile'. 'E invece no'

Botta e risposta tra i vicesegretari del Pd e Lacorazza

(ANSA) - POTENZA, 17 MAR - Il referendum anti trivelle del 17 aprile "è inutile". Lo affermano i vicesegretari Pd Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, secondo i quali, "riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle (che in Italia sono già bloccate entro le 12 miglia, normativa più dura di tutta Europa)". Ai due vicesegretari ha risposto il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza (sempre del Pd): "Un referendum - ha detto Lacorazza all'ANSA - non è mai inutile, anche perché la decisione di svolgerlo è di competenza della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale".
 
 
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Città in deflazione, la palma del risparmio va a Bari

 
Città in deflazione, la palma del risparmio va a Bari

Con Potenza e Torino è la città dove il calo dei prezzi porta maggiori benefici ai cittadini: oltre 300 euro a famiglia. Bolzano, Trento e Bologna sono le più care

Bari è la città dove i prezzi sono calati maggiormente e - se si guarda all'effetto sul portafoglio delle famiglie - la deflazione ha portato un beneficio di oltre 318 euro a famiglia. E' la classifica, stilata dall'Unione Nazionale Consumatori, dei capoluoghi di regione dove, grazie alla deflazione, si risparmia di più. Una situazione combattuta ampiamente dalle Banche centrali, perché sinonimo di stagnazione economica e futuro aggravamento della crisi, ma che limitatamente all'ottica del consumatore può portare benefici di breve periodo. La palma del risparmio spetta dunque a Bari, dove l'abbassamento dei prezzi dello 0,9% consente ad una famiglia di 4 persone di risparmiare 318 euro su base annua, in termini di riduzione del costo della vita. Al secondo posto Potenza, con una minor spesa di 293 euro di spesa. Semaforo verde anche per Torino, dove una famiglia di 4 persone risparmierà 222 euro. La città più cara d'Italia si conferma Bolzano, dove l'inflazione dello 0,3% si traduce in un aggravio di spesa, sempre per una famiglia di 4 persone, pari a 167 euro su base annua. Seguono, come capoluoghi di regione, sempre in termini di aumento del costo della vita, Trento, dove l'inflazione dello 0,3% si traduce in un aumento del costo della vita pari a 139 euro e Bologna (inflazione +0,2%, + 96 euro). Solo 6 capoluoghi di regione, comunque, registrano un aumento dei prezzi. Tra la città più cara, Bolzano, e quella meno cara, Bari, si determina una differenza, in termini di spesa, pari a 485 euro (318+ 167).
 
Città capoluogoSpesa aggiuntiva per famiglia di 4 personeInflazione
Spesa aggiuntiva per famiglia di 4 persone nelle città capoluogo
(in ordine crescente di spesa)
Bari -318 -0,9
Potenza -293 -0,9
Torino -222 -0,5
Cagliari -219 -0,6
Perugia -200 -0,5
Firenze -178 -0,4
Roma -178 -0,4
Genova -157 -0,4
Milano -147 -0,3
Palermo -124 -0,4
Catanzaro -123 -0,4
Ancona -41 -0,1
Napoli -35 -0,1
Venezia 0 0
L'Aquila 36 0,1
Trieste 42 0,1
Aosta 45 0,1
Bologna 96 0,2
Trento 139 0,3
Bolzano 167 0,3
 
Fonte: Unione Nazionale Consumatori su dati Istat     
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Pomodori e arance made in Italy, al via la campagna di promozione del Mipaaf

 

Pomodori e arance made in Italy, al via la campagna di promozione del Mipaaf

Per sostenere il consumo di prodotti nazionali nei mesi di marzo e aprile saranno coinvolti 4mila punti vendita della grande distribuzione organizzata, dei mercati agroalimentari e dei negozi specializzati.

ROMA - Dai Pachino al San Marzano, dal Piennolo al Cuore di Bue. E poi Tarocco, Moro, Navel e Sanguinello. C'è solo l'imbarazzo della scelta, tanto è ricca la nostra biodiversità agricola. E propio per sostenere il consumo di pomodori e arance made in Italy il ministero delle Politiche Agricole ha dato il via alla campagna di promozione e comunicazione "Il mese del pomodoro italiano", realizzata dall'Organizzazione Interprofessionale ortofrutticola italiana, Ortofrutta Italia. Un'iniziativa che si va ad aggiungere a quella già attiva per gli agrumi, sempre organizzata da Ortofrutta Italia, intitolata "Arance di stagione: qualità garantita dalla natura".

La promozione, che si sviluppa nei mesi di marzo e aprile, punta a sostenere il consumo di pomodoro nazionale e arance attraverso un'informazione dei cittadini sulle qualità nutrizionali e qualitative dei prodotti italiani e sarà capillare sul territorio. Saranno coinvolti 4mila punti vendita della grande distribuzione organizzata, dei mercati agroalimentari e dei negozi specializzati e di prossimità dove saranno esposti i materiali comunicativi delle campagne. "Il nostro intento - sottolinea il ministro Maurizio Martina - è informare di più i consumatori su prodotti straordinari come le arance e il pomodoro da mensa italiani, dando una possibilità in più di sostenere i nostri produttori acquistando prodotti nazionali. Si tratta di iniziative importanti dell'interprofessione ortofrutticola che sosteniamo soprattutto in questo momento di crisi di mercato per alcune tipologie, come il ciliegino siciliano".

La crisi del Pachino. I produttori siciliani, infatti, sono in allarme per il famoso pomodorino di Pachino. I prezzi sono di appena 80 centesimi al chilo per il ciliegino, mentre la soglia minima di redditività non deve scendere al di sotto di 1,50 euro al chilo. Le serre piene devono essere svuotate al più presto, altrimenti il prodotto rischia di non essere più commercializzabile. "Un momento così nero non si era mai visto - ha detto lapidario Sebastiano Fortunato, presidente del 'Consorzio di Tutela Igp Pomodoro di Pachino' - molte aziende sono state costrette a chiudere". Fortunato vede "nell'ingresso dei programmi internazionali" la soluzione per la salvezza. Se, infatti, si chiudono accordi per l'export con i paesi stranieri prima della raccolta, le vendite non subiscono le oscillazioni del mercato e la vendita del prodotto è garantita: "La globalizzazione ci salverà", ha concluso.

Arance ed embargo russo. Per quanto riguarda il settore delle arance, invece, il ministero assicura che per aiutare i coltivatori si sta attivando il ritiro dal mercato di ulteriori 500 tonnellate di prodotto nell'ambito delle azioni di contrasto agli effetti dell'embargo russo. "La nostra attenzione al settore resta massima", ha spiegato il sottosegretario del Mipaaf Giuseppe Castiglione. Le arance ritirate saranno distribuite dalle associazioni no profit alle persone bisognose (mense per i poveri, pacchi alimentari ecc.).

Agroalimentare in crescita. Nel settore dei pomodori l’Italia è leader in Europa e terza al mondo, con una produzione di 5,5 milioni di tonnellate di pomodori da industria che rappresentano il 12% del volume mondiale e il 55% di quello della Ue. Un sistema da 3 miliardi di euro che dà lavoro a 8mila produttori agricoli e 10mila addetti nella fase industriale, impegna oltre 110 industrie e 54 organizzazioni di produttori.

Nel suo complesso il comparto agroalimentare continua a registrare segno positivo. Nel 2015 le esportazioni
 
hanno infatti segnato un nuovo record storico, rispetto al 2014, a circa 36 miliardi di euro (+7 per cento), con aumenti che vanno dall'11 per cento per l'ortofrutta al 10 per cento per l'olio di oliva, dal +9 per cento per la pasta al +6 per cento per il vino.
 
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Il mercato del lavoro

 
 
Il mercato del lavoro
 

Allo scopo di supportare valutazioni sulle differenze che si osservano a livello territoriale, in questo comunicato vengono diffusi i dati provinciali sull'offerta di lavoro riferiti alla media annua 2015 e per la prima volta anche quelli dei grandi comuni. Nel complesso, l'incremento dell'occupazione nell'ultimo anno risulta diffuso sul territorio ed è più accentuato nel Mezzogiorno, ripartizione che nel corso della crisi ha registrato le perdite più consistenti. Anche il tasso di disoccupazione diminuisce soprattutto nelle regioni meridionali. Le differenze permangono elevate.

I segnali di progressivo rallentamento della crescita congiunturale del Pil avviatasi all’inizio dell’anno sono confermati nell'ultimo trimestre del 2015. La pur debole dinamica positiva ha condotto comunque ad un'ulteriore risalita del tasso di crescita tendenziale, passato a +1,0% da +0,8% del terzo trimestre e +0,6% del secondo. Tale risultato è accompagnato da un miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, rilevato da gran parte degli indicatori, con aumenti congiunturali sia dell'input di lavoro impiegato, sia del tasso di occupazione. Un tratto caratteristico di questa fase congiunturale è la divaricazione tra l'andamento positivo dell'occupazione dipendente e la debolezza persistente di quella indipendente; inoltre, all'interno del lavoro dipendente, cresce in misura significativa l'occupazione a tempo indeterminato, in un contesto di progressiva estensione della ripresa della domanda di lavoro anche da parte dell'industria dopo la forte ripresa già registrata nel settore dei servizi.

Nel quarto trimestre 2015 l'occupazione risulta stabile, dopo la crescita nei due trimestri precedenti, ma all'aumento registrato nel Nord e nel Centro si contrappone la riduzione nel Mezzogiorno. Il tasso di occupazione sale soprattutto tra i 50-64enni mentre il tasso di disoccupazione rimane invariato e quello d'inattività diminuisce. La stabilità dei livelli occupazionali complessivi è la sintesi di un consistente aumento del numero dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato (99 mila in più rispetto al terzo trimestre), bilanciato da cali dei dipendenti a termine (-43 mila) e degli indipendenti (-48 mila).

I dati relativi a gennaio 2016, al netto della stagionalità, registrano una crescita degli occupati (+70 mila) che tornano al livello di agosto, dopo le variazioni nulle di ottobre e novembre e il calo di dicembre.

L'aumento tendenziale dell'occupazione registrato nel quarto trimestre (+184 mila) è dovuto quasi esclusivamente agli uomini e risulta trainato dai lavoratori dipendenti, cresciuti di 298 mila unità, in gran parte a tempo indeterminato (+207 mila) e, tra i dipendenti a termine, dall'incremento di quanti hanno un lavoro di durata non superiore a sei mesi. Accanto alla risalita degli occupati a tempo pieno, l'aumento del lavoro a tempo parziale coinvolge soprattutto quello di tipo volontario.

I dati di flusso mostrano che, a distanza di dodici mesi, crescono le transizioni dei dipendenti a termine verso il lavoro a tempo indeterminato (+3,5 punti) e i passaggi da collaboratore a dipendente (+14,4 punti) sia a termine sia a tempo indeterminato. Inoltre diminuisce la permanenza nella disoccupazione (-5,1 punti) e aumenta la probabilità di transitare nell'occupazione (+2,1 punti) o nell'inattività (+3,0 punti).

Dal lato delle imprese si registra, su base congiunturale e tendenziale, un considerevole aumento di utilizzo del lavoro sia per le posizioni lavorative sia per le ore lavorate, anche per la consistente riduzione del ricorso alla Cassa integrazione. La crescita è robusta nei settori dei servizi e, per la prima volta dal secondo trimestre del 2008, torna anche nell'industria. Le dinamiche delle posizioni in somministrazione e del tasso di posti vacanti, due indicatori utili a valutare le tendenze prospettiche dell'assorbimento di posti di lavoro da parte delle imprese, segnalano una relativa debolezza congiunturale, associata tuttavia a tendenze positive su base annua. L'aumento delle retribuzioni di fatto è risultato superiore all'inflazione, con una prosecuzione del recupero di potere d'acquisto al lordo delle imposte. Continuano a diminuire gli oneri sociali, per effetto della consistente riduzione contributiva associata alle nuove assunzioni a tempo indeterminato. Queste due tendenze possono risultare rilevanti come stimolo alla crescita economica attraverso il sostegno alla domanda di consumo (indotta dalla crescita delle retribuzioni in termini reali) e alla competitività delle imprese (derivante dalla riduzione del costo del lavoro).

 
Periodo di riferimento
IV trimestre 2015
Pubblicato
giovedì 10 marzo 2016
 
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Tecnologia, professionisti a secco

Tecnologia, professionisti a secco

 

Tecnologia, questa sconosciuta per gli studi professionali. Due su tre, infatti, non considerano l’innovazione tecnologica uno strumento di sviluppo dell’attività e non intende investirci. Non solo. Mediamente lo studio professionale ha due professionisti e due dipendenti, un fatturato massimo di 100 mila euro, non più di 50 clienti e svolge attività tradizionale. Sono alcuni dei dati che emergono dalla ricerca dell’Osservatorio Professionisti & Innovazione Digitale del Politecnico di Milano, presentata il 26 febbraio scorso a Milano, dal titolo «Professionista, oggi apriresti uno studio?». L’indagine prende in esame gli studi di avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro e studi multidisciplinari, attraverso questionari che raccolgono le risposte di oltre mille soggetti.

La propensione all’innovazione. Riguardo la tecnologia, l’analisi individua cinque tipologie di comportamento e sensibilità nei confronti dell’innovazione digitale. Il 14% del campione rientra nelle «avanguardie strutturate», ovvero si tratta degli studi che prima di altri hanno creduto nella capacità delle tecnologie di creare valore per l’attività. Generalmente, si tratta di studi con in portafoglio oltre 60 clienti aziendali, un fatturato per addetto superiore ai 60 mila euro e che dedicano più del 28% del budget Ict a progetti innovativi. Un altro 11%, invece, testimonia interesse e sensibilità verso le tecnologie. Sono studi con una elevata propensione all’investimento in Ict (oltre il 5%) ma essendo partiti in ritardo hanno effettuato scelte più in chiave tattica che strategica, perdendo in efficienza. Un terzo cluster è formato dal 17% degli studi che dispongono di indicatori di performance e dimensionali al di sopra della media in virtù dei quali non hanno investito in tecnologia sia per il modello organizzativo sia per quello di business. Tuttavia, manifestano un concreto interesse per i temi formativi orientati alla digitalizzazione. Il 10%, invece, con buoni indicatori di efficienza interna ma con redditività in calo si dimostra indifferente nei confronti delle tecnologie anche in chiave prospettica. Il quinto cluster individuato dalla ricerca è formato dalla maggior parte degli studi (48%), che non dispongono di buoni indicatori economico-finanziari e non rivelano reazioni sensibili alla contingenza sfavorevole.

L’approfondimento completo su ItaliaOggi Sette in edicola da lunedì 29 febbraio 2016

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Meningite, dal ministero della Salute invito alla prudenza per chi va in Toscana

 

Meningite, dal ministero della Salute invito alla prudenza per chi va in Toscana

La circolare emessa dal dicastero di Beatrice Lorenzin: "Attenzione ai luoghi affollati se si viaggia occasionalmente". Mentre per chi si reca abitualmente in regione "pensare alla vaccinazione". Nel 2016 12 casi con 4 decessi

 

Attenzione ai luoghi affollati, come le discoteche, per chi viaggia occasionalmente in Toscana. Mentre chi va abitualmente nella regione dovrebbe pensare alla vaccinazione contro il meningococco C. Il consiglio è del ministero della Salute, che oggi ha emanato una circolare per fare il punto sull'emergenza meningite che sta colpendo la Toscana. Nel 2016, sono stati 12 i casi segnalati con 4 vittime mentre nel 2015 sono stati 31, ricorda il ministero, con 6 decessi (in confronto ai 2 del 2014 e ai 3 del 2013).


Numeri che hanno portato le autorità regionali a varare un programma di vaccinazione straordinario, per cui per i medici di base c'è l'obiettivo della copertura del 75% dei propri assistiti tra gli 11 e i 20 anni e del 50% di tutti gli assistiti, da raggiungere possibilmente entro la fine di aprile. Secondo la circolare al momento non sono stati segnalati aumenti dei casi in altre regioni, mentre in Toscana l'area interessata è quella che comprende il territorio di Firenze, Pistoia, Prato, Empoli.

In considerazione della situazione epidemiologica attuale, non si ritiene opportuno fornire indicazioni particolari a coloro che si recano per viaggi occasionali (lavoro o turismo) nelle aree maggiormente interessate dall'aumento dei casi (Azienda USL Toscana Centro) - si legge nella circolare del ministero -. Tuttavia, si ricorda che la frequentazione di locali molto affollati per alcune ore (per esempio discoteche), l'uso di alcol e la abitudine al fumo, durante i periodi con un aumento dei casi di malattia invasiva da meningococco, potrebbe aumentare il rischio di contagio attraverso il contatto ravvicinato con potenziali portatori.

Per soggetti che si recano per lunghi e continuativi periodi in Toscana (esempio, lavoratori e studenti fuori sede che mantengono la residenza nella Regione di origine) - aggiunge il documento

- è appropriato che la Regione di residenza metta a disposizione la vaccinazione per questi soggetti con le stesse modalità previste in Toscana".

L'incubo meningite non riguarda soltanto l'Italia. In Gran Bretagna una petizione per estendere la vaccinazione contro il meningococco B, partita dalla mamma di una bimba di tre anni colpita dalla malattia, è stata però rifiutata dal governo, con la giustificazione della mancanza di fondi. 

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KeRanger, il virus che blocca un Mac e poi chiede il riscatto

Fonte:www.ilsole24ore.com

Scovato KeRanger, il primo virus che blocca un Mac e poi chiede il riscatto. Ecco come comportarsi

Sono finiti i tempi in cui un computer Apple tiene al riparo dai malware? Forse. Secondo alcune notizie diffuse qualche ora fa sui media di settore, infatti, è stato riscontrato il primo ransomware completo per sistemi Mac OS X. Si chiama KeRanger e pare abbia già colpito con “successo” alcune macchine made in Cupertino, lasciando agli utenti un'unica schermata con le modalità di pagamento per sbloccare il computer. A scoprirlo sono stati ricercatori dell'azienda di sicurezza Palo Alto Networks.

Una storia che in orbita Microsoft è consolidata da anni e che invece aveva risparmiato, finora, la galassia Apple. Qui le scuole di pensiero sono almeno due. La prima è che Apple sia rimasta all'ombra dagli attacchi informatici perché i suoi sistemi così chiusi sono molto più difficili da bucare. La seconda è che, essendo quello dei malware un vero e proprio business, gli attacchi si siano concentrati sempre sugli ambienti Windows per un fatto di numeri e diffusione (più macchine uguale più utenti potenzialmente infettati). Potrebbero essere vere entrambe, anche perché a sostegno della seconda ipotesi c'è la forte diffusione di device Apple negli ultimi anni. Ma andiamo con ordine.

Cos'è un ransomware
Quando parliamo di ransomware ci troviamo davanti a un tipo di malware che, per qualche ragione, si installa illegalmente sul computer dell'utente, senza che questo abbia dato un'autorizzazione. Gli effetti sono dannosi. I cracker (termine coniato da Richard Stallman per indicare gli hacker cattivi), grazie al ransomware riescono a prendere possesso della macchina (o di alcuni file) e a bloccarla. Per l'utente il risultato è una finestra aperta in pop-up che chiede il pagamento di una somma di danaro per sbloccare il computer. Una sorta di riscatto. La beffa (oltre al danno) è che molto spesso anche dietro al pagamento del “riscatto” non corrisponde lo sblocco del computer.

Come si è diffuso KeRanger
Il ransomware che ha colpito i Mac si è diffuso, come trojan, attraverso un client torrent: il Trasmission. Si tratta di uno di quei software che servono per scaricare contenuti dalla Rete con protocollo p2p. Più precisamente, il malware era presente nell'installer della versione 2,90. E non è ancora chiaro in che modo i cyber criminali siano riusciti a bucare l'applicazione. Si sa con certezza, invece, che l'infezione ha avuto luogo il 4 marzo scorso, data di rilascio della versione 2,90. Mentre meno di 24 ore più tardi Apple era già al corrente dell'accaduto. Chiariamo subito che sia l'azienda di Cupertino che la stessa società produttrice di Trasmission hanno risolto il caso quasi subito. Gli ingegneri di Apple hanno ritirato il certificato digitale del programma (rendendolo dunque non più installabile), mentre di Trasmission è già stata diffusa la versione 2,92 debellata dal virus.

Cosa possono fare gli utenti Mac
I possessori di un Mac, comunque, possono controllare se il loro sistema è infetto attraverso qualche rapido passaggio, riportato dai diversi siti settoriali. Innanzitutto è bene cercare se esiste un file su General.rtf, scandagliando nelle cartelle /Applications/Transmission.app/Contents/Resources/ e /Volumes/Transmission/Transmission.app/Contents/Resources/. Questo file utilizza un'icona che assomiglia a un file RTF normale, ma in realtà è un file eseguibile Mach-O compresso con UPX 3.91. È inoltre noto che la prima volta che lo si esegue, KeRanger crea tre file “.kernel_pid”, “.kernel_time” e “.kernel_complete” nella directory / Library. Il malware sarà poi dormiente per tre giorni prima di attaccare il sistema.

Lavoro, 100mila giovani l'anno lasciano il Sud per cercare fortuna all'estero

Fonte: www.repubblica.it/economia

Lavoro, 100mila giovani l'anno lasciano il Sud per cercare fortuna all'estero

L'allarme dei Consulenti del lavoro: "Nonostante questa emorragia senza fine i disoccupati in quella fascia d'età arrivano a due milioni". La metà, però, si rifugia in Garanzia giovani

04 marzo 2016
 
MILANO - La piaga della disoccupazione travolge il Sud Italia. Peggio, i giovani del Sud: ogni anno sono centomila quelli che decidono di lasciare la Penisola per cercare fortuna altrove. A caccia di un titoli di studio più spendibile, oppure di nuove opportunità. Eppure, nonostante l'emorragia continua, i senza lavoro tra i 15 e i 24 anni sono quasi due milioni. L'unica consolazione è che il 50% di chi resta si rifugia in Garanzia giovani.

L'allarme arriva dai consulenti del lavoro preoccupati per il livello di disoccupazione giovanile in Italia e soprattutto al Sud. Il vicepresidente nazionale, Vincenzo Silvestri, spiega che nel 2015 "nella fascia d'età fra i 15 e i 24 anni si sono persi 7mila posti di lavoro rispetto al 2014, e in quella compresa fra 35 e 49 anni il calo è stato di 69 mila unità. A gennaio il tasso di disoccupazione giovanile è risalito al 39,3%. L'aumento dell'occupazione nel 2015 registrato dall'Inps, dall'Istat e dal governo riguarda prevalentemente gli over 50, per via dell'innalzamento dell'età pensionabile e delle trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti precari: nel 2015 dei 764.129 rapporti di lavoro a tempo indeterminato in più rispetto al 2014, 578.081 sono trasformazioni; in Sicilia su 33.204 posti stabili in più, 18.123 sono trasformazioni e solo circa 7 mila sono le assunzioni di giovani".

La platea di giovani disoccupati è aumentata a quasi 2 milioni, nonostante "ogni anno - sottolinea Silvestri - 100 mila giovani lascino il Sud e vadano all'estero o per conseguire un titolo universitario più facilmente spendibile oppure per lavorare. Le mete più gettonate sono Inghilterra, Germania, Spagna, Romania, Balcani, Paesi Arabi e Cina".

Del bacino di giovani che restano in Italia, 1, 723 milioni sono i giovani "Neet" (di età fra 15 e 29 anni che non studiano e non cercano lavoro) censiti dal monitoraggio del ministero del Lavoro del 26 febbraio scorso sull'attuazione del programma Garanzia giovani. Di questi il 55%
 
(979 mila unità) si sono registrati sulla piattaforma Garanzia giovani. Su 862.747 adesioni definite, 424.170 riguardano il Sud, con il boom di adesioni in Sicilia (147.710). Del totale dei presi in carico (624.553), 312.148 riguardano il Sud (117.240 in Sicilia).

VERSO UNA NUOVA DEFINIZIONE DI “DISAGIO”

VERSO UNA NUOVA DEFINIZIONE DI “DISAGIO”

 

Oggi per noi educatori ed insegnanti si pone l’obbligo di approfondire la conoscenza di tutte le occasioni evolutive che caratterizzano lo sviluppo del discente, fin dalla più tenera età.

Ogni situazione in cui l’individuo ha la possibilità di sviluppare nuove interazioni, riuscendo ad ampliare così il proprio repertorio comportamentale, è un’importante occasione di evoluzione. Gli psicologi amano usare il termine “stadio”, proprio per descrivere la successione delle infinite e complesse interazioni che influenzano e determinano lo sviluppo.   Man mano che procede la maturazione biologica, il bambino affina e si appropria di capacità ed abilità relazionali, sia con l’ambiente fisico e corporeo, sia sociale.   Si sviluppa così una progressiva padronanza dei repertori conoscitivi che potremmo definire squisitamente “scolastici” (capacità di lettura, scrittura, calcolo matematico, etc.), ma anche morali e sociali che permettono di intrattenere relazioni sociali complesse con i coetanei e gli adulti.

L’ingresso nella scuola (archetipo di tutte le istituzioni sociali) segna pertanto il delicatissimo passaggio dallo stadio di base a quello societario, che durerà per il resto della vita.

Negli anni ’60 il concetto di “ritardo mentale” è stato oggetto di accese diatribe, per le sue rilevanti implicazioni legali ed educative. Si è cercato di identificarne le cause fondamentali, distinguendo:

  • Patologia biomedica, diagnosticata anche tenendo conto delle condizioni culturali e familiari;
  • Funzionamento intellettuale inferiore alla media (basso livello intellettuale);
  • Inefficiente funzionamento cognitivo;
  • Fattori psicoanalitici e comportamentali.

La mera considerazione di malattie e lesioni che possono determinare una disfunzione cerebrale o uno sviluppo mentale incompleto non è esaustiva ai fini dell’individuazione della più idonea strategia educativa e didattica. Occorre tenere conto anche del cosiddetto “status socio-culturale”, per individuare con precisione la matrice del ritardo stesso, che alcuni studiosi distinguono in esogena, ovvero riconducibile al danno cerebrale sensu strictu, ed endogena, connessa invece a condizioni culturali/familiari/sociali svantaggiate.

Questa importante considerazione ci permette di sviluppare degli specifici programmi educativi e riabilitativi, molto utili nella gestione di tutti quei casi di alunni con danni cerebrali minimi, ma provenienti da contesti sociali svantaggiati.

Partendo dall’importante constatazione che un cosiddetto basso livello intellettivo, cioè un funzionamento intellettuale generale inferiore alla media, si associa spesso ad un impoverimento del comportamento adattativo nel periodo di sviluppo, possiamo senz’altro sottolineare l’esistenza di una sostanziale continuità delle abilità e delle caratteristiche fra individui cosiddetti ritardati, borderline e normali, e soprattutto rifiutare l’antiquata nozione di persone ritardate come qualitativamente diverse da quelle normali.

THE TOURIST

Regia di Florian Henckel-Donnersmarck, con Johnny Depp, Angelina Jolie, Paul Bettany, Rufus Sewell, Timothy Dalton, Steven Berkoff, Nino Frassica, Giovanni Guidelli, Raoul Bova, Christian De Sica. Prodotto in USA.

Genere: Spy-Thriller romantico, Azione – Durata: 103 minuti.

 

La trama:

Frank Tupelo (Johnny Depp) è un tranquillo professore di matematica del Wisconsin che si trova in vacanza in Italia in una sorta di “viaggio sentimentale” al contrario, per cercare di depurarsi l’anima e lasciarsi alle spalle un burrascoso passato di delusioni amorose. Mai avrebbe potuto immaginare che questo viaggio avrebbe sconvolto la sua vita. Tutto inizia quando conosce sul treno Elise (Angelina Jolie), una donna travolgente e misteriosa, braccata dalla polizia internazionale. Ne resta folgorato. Ma l'incontro è tutt'altro che casuale e, inseguendo una potenziale storia d'amore, Frank si troverà presto invischiato in una spirale di intrighi e pericoli, sullo sfondo di una Venezia dalla sfarzosa bellezza.

 

La recensione:

VENEZIA, LA LUNA…E TU – Sex appeal a gogo per due inossidabili sex symbol nella location più romantica e misteriosa.

The Tourist, che segue il bellissimo e introspettivo “Le vite degli altri” dello stesso regista del nome altisonante quanto impronunciabile, è un giallo tinto di rosa, con una storia d’amore che fa da contraltare alle vicende dal sapore spionistico. In realtà è un’apologia del divismo di due sublimi protagonisti dell’odierna epopea hollywoodiana. Il primo approccio della coppia Depp-Jolie è casto e giocoso, vorrebbe riecheggiare intriganti e soprattutto eleganti atmosfere hitchkochiane, ma non soddisfa pienamente.

Depp è stato il diabolico Barbiere di Fleet Street, l’ingenuo regista Ed Wood, il tenebroso Mani di Forbice, il perverso killer di C’era una volta in Messico, il pirata buffonesco della Maledizione della Prima Luna, ma anche l’umanissimo e commovente scrittore scozzese James M. Barrie, autore della celeberrima storia di Peter Pan, il bambino che “non voleva crescere mai”. Johnny il bello e “maledettamente perso”, che ha portato una ventata di novità e di sapiente ironia con il suo modo di recitare così anticonformista, che lo porta a rifiutare ruoli più commerciali, adottati dai colleghi Cruise, Reeves e Pitt. Con il suo mezzo ghigno disegnato tra le sottili labbra riesce a dare un senso ad ogni inquadratura, con una vena di perversione anche nelle scene sembra goffo.

La Jolie è una bomba di sensualità a 360°, ma con charme. È procace ma non volgare, seduce con gli sguardi, non senza quella vena di sottintesa depravazione che l’accomuna proprio a Johnny Depp. La apprezziamo più come la mostruosa ed affascinante madre del demone Grendel ne “La leggenda di Beowulf”, che come l’eroina di plastica di Tomb Raider.  Senza dimenticare che è figlia d’arte, di quel veterano John Voight, patetico cowboy urbano nell’emozionante “Un Uomo da Marciapiede”.

In The Tourist la bella Angelina reinterpreta la coppia d’assalto, tutta azione e sentimentalismi, ma ci piaceva di più con Brad Pitt in Mr. & Mrs. Smith.

La pellicola è abbastanza divertente, scorre abbastanza fluida, pur con qualche rallentamento. Ma non temete: i volti patinati dei due belloni riempiono adeguatamente la scena.

Per finire segnaliamo i molti attori italiani presenti nel film (Christian De Sica, Neri Marcorè, Alessio Boni, Daniele Pecci, Raoul Bova, Nino Frassica, Giovanni Guidelli), onestamente impegnati a fornire il necessario e abbastanza credibile “colore locale”. Rappresentano quasi tutti dei ridicoli cliché “italians”, dal carabiniere Frassica al concierge Marcorè. Raoul Bova sembra l’unico un po’ più a suo agio con un cast americano, ma solo perché l’abbiamo già digerito (a fatica) in Aliens Vs Predator.

Invece ci ha piacevolmente sorpreso proprio De Sica: per una volta fa quasi intravedere quel talento e spessore culturale, troppo spesso nascosto dentro cinepanettoni e spot di telefonini.

Venezia è ancora la silenziosa protagonista, già vagheggiata in altri bei film americani, da Ocean’s Eleven a Italian Job. Si intravedono scorci affascinanti che rievocano atmosfere barocche, sembra quasi che Casanova salti fuori da un momento all’altro per corteggiare la bella Jolie o reclamizzare un profumo.

 

La pagella: Cast 8; Regia 6 ½; Sceneggiatura 7; Pathos 7; Fotografia 8 – Consigliata la visione più con scopi estetici che avventurosi.

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