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Il delfino e il diavolo (poesia di Anna Ciampi)

 

Il delfino nuota nell’acqua

esce a pelo.. poi torna in acqua.

Così l’anima pura nuota nelle acque del “mondo”.

E' il suo luogo naturale.

L’acqua non penetra nel delfino

non gli toglie il respiro, non lo affoga,

così il male non può nulla contro l’anima pura

né il male, né il diavolo possono penetrare.

Se l’acqua volesse far annegar il delfino non può,

se il male volesse corrompere e affogare

l’anima pura non può.

L’acqua del mare non può annegare il delfino

l’acqua del male non può annegare l’anima pura.

Cercate la purezza dell’anima

e navigherete indenni, nelle acque del male.

 

Anna Ciampi

12/07/2013

  • Pubblicato in Cultura

Il rapporto genitori-figli

Si tratta di una questione che vede tutti coinvolti, dal momento che tutti siamo parte di in una famiglia. E' in essa che si pongono le fondamenta dell'educazione, ma ciò non è tanto semplice da attuare, poiché vengono spesso a subentrare problemi d'incomprensione, derivanti dalle differenze generazionali tra genitori e figli, dalla mancanza di dialogo o dalla scarsità di tempo di cui normalmente i genitori dispongono.

Di conseguenza, per molti ragazzi la scuola assolve il compito di educatrice, oltre che di istruttrice. Per altri (forse la maggioranza), sono gli amici il rifugio dai problemi familiari, perché con loro ci si diverte e quindi non si pensa più ai conflitti. Si entra così in una specie di simbiosi con i propri simili e si concepisce un nuovo modo di vivere. Ciò si manifesta nel dialogo costruttivo, oppure nel rifugio nell'alcool e nelle droghe (problema da sempre esistito).

E' innegabile che anche un'eccessiva differenza d'età rappresenti un ulteriore ostacolo tra i membri della famiglia. Ma ciò non toglie che, se saputa sfruttare, essa possa trasformarsi in un'occasione per apprendere tante cose utili.

Non bisogna oltretutto dimenticare che la tv, con la sua vasta gamma di contenuti, può costituire, in particolar modo in questo periodo, un grosso ostacolo. Infatti, una buona metà dei suoi programmi non fa altro che attirare inutilmente le attenzioni del ragazzo, intrappolandolo in una visione irreale della vita, grazie ad una proposta di facile acquisizione, ma di scarso valore istruttivo. Tutto ciò finisce per sostituirsi al saggio insegnamento del genitore e comporta una perdita di tempo che potrebbe essere compensata più dignitosamente con la lettura di un libro, o con una discussione tra amici. Lo stesso discorso vale per i computers ed i videogames.

In conclusione, credo che si debba cercare di formare nel nucleo familiare le condizioni necessarie per una maggiore comprensione reciproca. Solo così, si potrà convivere serenamente e sviluppare al meglio le proprie potenzialità. Dovrebbe partire in noi quell'imput necessario per dare una svolta decisiva al nostro modo di vivere. Basta un pò di buona volontà, come in ogni cosa.

 

Michele Saporito 

Concorso Fotografico “Acqua 2014”

Il bene più prezioso al mondo si chiama Acqua. E’ nell’Acqua, infatti, che la materia vivente iniziò la sua avventura sul nostro pianeta ed è ancora l’Acqua a far sì che questo storia interminabile, chiamata vita, possa proseguire nel tempo. 
L’Associazione “SBS per il Sociale Onlus” intende omaggiare questa risorsa insostituibile e straordinaria per l’umanità attraverso il Concorso Fotografico “Acqua 2014”, la cui presentazione ufficiale si è tenuta a Roma il giorno 23 novembre 2013 presso la sala Conferenze del Parco Regionale dell'Appia Antica. 
L’iniziativa - patrocinata da Legambiente, GAL La Cittadella del Sapere, Comune di Nazzano, Polo Scientifico Museale Nazzano "Il Museo del Fiume”, Parco Regionale dell'Appia Antica, Comune di Supersano (Puglia), Comune di Chiaravalle Centrale (Calabria), Comune di Altavilla Irpina (Campania) – nasce con lo scopo di raccogliere fondi da destinare alla costruzione di un pozzo di acqua potabile in Mali e, nel contempo, sottolineare l’importanza dell’Acqua come risorsa di vita e bene comune. 

 

Giulio Ruggieri

Facciamo la differenza

“Facciamo la differenza ˮ. All’insegna di questo slogan, il Comune di Pietragalla e la Eco S.r.l., hanno diffuso un comunicato stampa, in cui vengono trasmessi i risultati conseguiti nel comune lucano nel 2013, dal servizio di raccolta differenziata porta a porta. La nota informativa, trasmessa in data 23 Dicembre, è a cura del sindaco Rocco Iacovera e dell’ Assessore all’Ambiente Giuseppe Iacovera, in qualità di rappresentanti dell’Amministrazione Comunale di Pietragalla, oltre che di Pasquale Lamarucciola, Presidente della Eco S.r.l, ossia la società a cui è stata affidata in appalto, per l’anno che si appresta a terminare, la gestione del servizio di raccolta differenziata Il sindaco Iacovera ed il Presidente Lamarucciola si dichiarano molto soddisfatti dei risultati ottenuti nel 2013, e ringraziano pubblicamente i cittadini del comune  di Pietragalla, per la loro preziosa collaborazione, che ha permesso di raggiungere una percentuale che non è mai scesa in tutto l’anno al di sotto della soglia del 70%. Un risultato notevole ed inatteso che collocherà sicuramente il Comune di Pietragalla tra i Comuni più virtuosi d’Italia in materia. A giudicare dal monitoraggio dei dati, il dato maggiormente  significativo lo registra il mese di Novembre, in cui il tasso di raccolta differenziata ha raggiunto addirittura l’81%. Numeri importanti che testimoniano come la strada intrapresa in materia d’ambiente sia quella giusta e rendono giustizia della grande sensibilità mostrata dai pietragallesi, che hanno ben compreso il ruolo importante che famiglie e imprese rivestono nella tutela e salvaguardia ambientale del proprio territorio. Al ringraziamento dell’intera comunità, segue nella nota informativa una dichiarazione con la quale ci si impegna a migliorare ulteriormente il servizio di raccolta differenziata per il futuro, orientandolo quanto più possibile alle esigenze espresse dai cittadini. Per i cittadini più virtuosi anche quest’anno è prevista l’assegnazione di premi, nell’ambito dell’iniziativa denominata Cittadino Riciclone. Ben 10 famiglie, quelle che si sono distinte su tutte nella raccolta differenziata dei rifiuti durante il 2013, potranno godere di buoni spesa del valore commerciale di 100 euro, da spendere negli centri commerciali convenzionati. Uno strumento concreto, con cui si intende ringraziare le famiglie per l’impegno profuso e con cui si intende sottolineare l’importanza di un fattore non secondario, ossia di come dalla difesa dell’ambiente sia possibile trarre benefici che si estendono su tanti altri aspetti della vita di una comunità.

 

Emanuele Pesarini

Storia di Omega (Terzo capitolo)

"Il 1970".

Le cinture di sicurezza si slacciano automaticamente, il portellone principale si apre ed Omega esce, finalmente, dalla gabbia metallica.

Si dirige, poi, per una stradina che lo conduce nella periferia di una Firenze d'altri tempi: castelli affascinanti, borghi antichi, cavalli che trainano carrozze, chiese affrescate e maestose architetture. Il concetto di bellezza in ogni sua forma.

"Wow! Sembra a dir poco affascinante quest'epoca!", dice poco dopo.

Cambia così il suo stato d'animo e da pessimista qual era, inizia ad acquistare un pò di ottimismo. Tutto questo grazie a quell'atmosfera così pregna di arte.

"Non è stata una cattiva idea venire fin qui, tutto sommato!”, esclama. 

Ad un certo punto, nota lo scroscio d'acqua di una fontana provenire da non molto lontano. Decide di fermarsi proprio lì. Ma, inaspettatamente, gli si avvicina un branco di pecore guidate da un anziano pastore.

"Salve! Scusi il disturbo! Ma lei è nuovo di queste parti?”, domanda costui incuriosito. "Beva pure senza farsi problemi e stia tranquillo. Le mie pecorelle possono attendere!”.

"Preferisco che ci diamo del tu. Mi chiamo Osvaldo Di Lauro e sono un forestiero!”, dice l'umanoide, inventandosi un nome per non farsi riconoscere.

"Bene! Ho soddisfatto la mia sete. Diamo pure spazio a questi simpatici animali!".         Così, lentamente le pecorelle si mettono in fila una ad una, per abbeverarsi.

"Ed io con chi ho il piacere di fare la mia conoscenza?”, chiede Omega.

"Il mio nome è Antonio, sono un pastore. La vita mi ha costretto a fare il nomade per lungo tempo. Solo da poco ho trovato residenza fissa qui a Firenze.

Prima facevo tutt'altro. Per quanto non possa sembrare, ero un notaio. Con il tempo, però, mi resi conto che c'era troppa corruzione in quel mondo. Troppi soprusi davanti ai miei occhi. I miei colleghi facevano di tutto, per guadagnarsi un posto di privilegio alla corte dei potenti!

E tu vuoi provare a cambiare le cose, ma ti rendi conto che, in fondo, non sei altro che l'ennesimo soggetto da manipolare! Capii allora, che l'unico modo per andare avanti in quella situazione era annientare il mondo che mi stava marcendo dentro! Ad un certo punto della vita, presi la decisione di voltare pagina e di tornare ad una dimensione più umana, scrollandomi di dosso quel ruolo così ingombrante.

Ricordo che dissi a me stesso:

-<Non sono in grado di cambiare le cose, ma almeno posso trovare il modo per star fuori dalla corruzione, voltando pagina una volta per sempre! Ho deciso! Farò il dissidente! Almeno finché l'ultima palata di terra non mi avrà sepolto!>-.

Così, improvvisamente passai dalle stelle alle stalle!”.

"Interessante! Ma questa zona è sempre così poco affollata?”, domanda Omega, troncando involontariamente il suo discorso.

"Sì, è la parte periferica e rurale della città!”, dice Antonio.

"Comunque, andando in centro troverai molta gente. Credo che ti convenga farci un giro. Per avere un'idea di ciò che può offrire!”.

Omega segue il consiglio e, dopo averlo ringraziato, porge le sue scuse perché non può perdere altro tempo. Lo saluta e si avvia lungo il tragitto, per raggiungere il centro storico.

A fargli da guida, a questo punto, rimangono i consigli dei passanti. Giunto a metà strada, si accorge che la gente accorre in massa, per vedere lo spettacolo teatrale di un personaggio che puntualmente, ogni anno, mette in scena la sua parodia dei tempi moderni.

Incuriosito, anch'egli si ferma a dare un'occhiata.

Ciò che rende irresistibile questo improbabile giullare è il suo essere un fustigatore della deriva morale. Un originale ed eccentrico Savonarola che, con i suoi spettacoli, mette in mostra l'orrore dell'animo umano, nella sua condizione attuale di asservimento al potere e al dio denaro.

Tutta la corruzione, che la società vorrebbe far finta di non vedere, viene mostrata sul palcoscenico, con l'ausilio dei suoi personaggi. Ogni anno, inconsciamente, la folla rimane attratta da tutto ciò, riconoscendo in lui una grande guida spirituale.

"Ma cos'è questo spettacolare baraccone?”, Omega esclama, colpito da quel nuovo modo di fare teatro.

In tutte le sue storie, non traspare alcun perdono liberatorio, ma solo la piena consapevolezza dei peccati dell'uomo, irrinunciabili ed eterni come il mondo stesso.

"Non ho mai visto nulla del genere! Peccato che il tempo è tiranno e non posso fermarmi a guardare".

Così, anche se a malincuore, s'incammina nuovamente.

Ma, dopo aver fatto qualche chilometro, viene convertito, lungo <la via di Damasco>, da una strana visione.

"Non riesco a capire di cosa si tratti!”, pensa tra sé. “Eppure, di una cosa posso essere certo! Non è un abbaglio!”.

In realtà, è un angelo venuto a dargli dei consigli.

Omega rimane quasi pietrificato, per qualche secondo, per poi intraprendere una breve discussione con la nuova entità.

"Salve caro Omega! Non ti preoccupare! Non sono certo qui per condannarti, ma solamente per darti delle direttive!”.

"Ma come! Conosci il mio nome?!”.

"Certo! E non c'è affatto da stupirsi!”, continua l'angelo.

"Immagino che in questo momento ti sentirai un po' come Alice che ruzzola nella tana del bian coniglio”.

"L'esempio calza!”.

"Lo leggo nei tuoi occhi! Hai lo sguardo di un uomo che accetta quello che vede solo perché aspetta di risvegliarsi. E curiosamente non sei molto lontano dalla verità. Credi nel destino?”.

"No!”.

"Perché?”.

"Perché detesto l'idea di non poter gestire la mia vita!”.

"Capisco perfettamente ciò che intendi! Adesso ti dico perché sei qui.

Sei qui perché intuisci qualcosa che non riesci a spiegarti. Senti solo che esiste. E' tutta la vita che hai la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra nel mondo. Non sai bene di cosa si tratta ma l'avverti. E' un chiodo fisso nel cervello. Da diventarci matto!

E' questa sensazione che ti fa sentire irrequieto.

Ad ogni modo, non lasciarti coinvolgere troppo da ciò che senti dire in giro! Come tu stesso avrai notato, non vi è amore in questa civiltà. Ognuno è chiuso, con i paraocchi, nel suo individualismo. Questa sensazione la si percepisce. E' nell'aria! E' vero anche che si son fatti enormi passi avanti! Ma dal punto di vista umano ne stanno risentendo tutti.

La tua è una missione quasi evangelizzatrice! Non so se mi spiego! Dovrai dimostrare all'umanità che non è l'unica ad abitare in questo universo.

In passato, ci sono stati altri esperimenti come il tuo. Cinque umanoidi hanno già cercato di compiere la tua missione. Uno, purtroppo, morì per una disfunzione di sistema, mentre gli altri si sono persi lungo il tragitto.      

Ebbene, a te tocca colmare l'insuccesso che costoro hanno arrecato! Ma, ovviamente, dipende sempre e solo da te!”.

Omega rimane subito incantato da queste parole.

"E' un incarico imponente! Sinceramente, non so se sarò in grado di farcela! Io, dal canto mio, ce la metterò tutta! Altro non posso garantirvi”.

"Ce la devi fare!”, continua l'angelo. "Un altro consiglio che mi sento di darti è di non perdere mai le speranze! Se perderai quelle, rischierai seriamente di non farcela!".

"Giusto! Il fatto è che, alcune volte, sono gli eventi esterni che mi scoraggiano!”.

"Ma tu devi essere forte! Suvvia! Tra l'altro, se sono venuto qui, è perché ho anche da chiederti un altro favore!”.

"E cioè?”, domanda subito l'umanoide preoccupato.

"Devi convertire l'intera umanità, con il tuo esempio! E' una missione evangelizzatrice questa a cui sei chiamato!”.

Subito dopo l'angelo scompare, lasciando Omega solo e più confuso di prima.

 

Giulio Ruggieri

  • Pubblicato in Cultura

Gli universitari fuori regione

Un numero sempre crescente di giovani decide di affrontare gli studi universitari, fuori dalla propria regione. Le motivazioni sono tante e rispecchiano in gran parte, il desiderio di evasione che un diciottenne può avere.

Per molti di voi può sembrare positivo tutto questo, visto che così s'imparano tante cose nuove. Ma quando se ne va parecchio tempo per superare certi esami, sorge la responsabilità di far pagare tante spese e di ottenere scarsi risultati. Spesso, questa scelta viene fatta senza tener conto di ciò che si dovrà affrontare. Si è guidati solamente dall'irrefrenabile voglia di fare esperienza.

Non a caso, non tutti coloro che decidono di andar fuori finiscono per trovarsi bene. All'inizio, venendo meno il sostegno familiare, c'è il rischio di sentirsi come dei pesci fuor d'acqua.

Perciò se, presi da tante aspirazioni, si sceglie di cambiare luogo, ci si rende subito conto delle difficoltà che questa scelta comporta. Si deve prima di tutto imparare a convivere con nuove persone, poi essere in grado di gestirsi in completa autonomia.

Se poi ci sono più figli da mantenere, le spese diventano quasi insopportabili per la famiglia.

Ma vi sono anche casi in cui lo studente riesce ad integrarsi facilmente nel nuovo ambiente, trovandosi meglio che a casa. Al punto che, una volta terminati gli studi, non vuole più tornarsene. Preferisce piuttosto cercarsi un'attività e stabilizzarsi definitivamente fuori. Ciò accade anche perchè, sempre più spesso, non si trova lavoro nel proprio paese d'origine.

Ma se la facoltà che si vuol fare è situata nella propria città, fino a che punto conviene una scelta di questo tipo?

Alcuni preferiscono andarsene ugualmente, perché non sopportano più la famiglia. la vedono come un vincolo. Pensano quindi di trovare fuori la libertà di cui hanno bisogno. Corrono anche il rischio di cadere nei vizi, soprattutto se si trovano a convivere con persone che non conoscono.

Anch'io sono stato fuori un anno a fare l'università e posso garantirvi che, se c'é la possibilità, è decisamente meglio rimanere a casa. Per una questione di comodità ma anche perché, facendo esperienza altrove, ci si rende subito conto che cambia ben poco.

Del resto, non conta tanto il luogo geografico in cui una persona si trova, quanto lo stato psicologico con cui si affrontano le diverse situazioni.

Poi non bisogna dimenticare che, se facessero tutti la scelta di andar fuori, si arrecherebbe un grave danno alla propria terra. Questo perché le tradizioni che caratterizzano quel luogo, a lungo andare si perderebbero. Ci sarebbe un impoverimento di braccia, di cervelli, di competenze e quindi di potenzialità necessarie allo sviluppo sia economico che culturale di un popolo. Quindi, a detta di chi scrive, è opportuno fare tutte le necessarie valutazioni prima di decidere di emigrare.

 

Michele Saporito 

STORIA DI OMEGA (secondo capitolo)

"La macchina del tempo".

 

Giunto in albergo, Omega risolve un pò di faccende. Ma, poco prima di andare a dormire, scambia due chiacchiere a distanza con il suo protettore.

Ora che mi trovo qui, cosa volete che faccia?”, gli domanda. “Non chiedetemi l'impossibile!”.

Non devi fare nulla al di fuori di ciò che ti è stato richiesto! Devi semplicemente lavorare con costanza, svolgendo l'incarico che ti abbiamo assegnato!

Annota quindi tutte le sensazioni che percepisci osservando, con attenzione, ciò che ti succede intorno. La cosa che ci interessa principalmente è conoscere abitudini e comportamenti, che poi sottoporremo agli opportuni studi”.

"Ok, non preoccupatevi! Cercherò di agire al meglio!”.

Così, il mattino seguente Omega riprende la sua attività.

Ma, purtroppo, proprio quando meno se l'aspetta, si mette a piovere violentemente. A quel punto, è costretto a correre ai ripari.

Trova subito rifugio sotto i portici di un gigantesco grattacielo dove è destinato a rimanerci per parecchio ed inizia a pensare tra sé:

-“Trascorro le mie ore a pensare in questi vicoli newyorkesi. Più il tempo passa e più rimango allibito da certe personalità così fredde e chiuse in se stesse”-.

Difatti, la scarsità di rapporto umano è la prima cosa che nota. Ma, girovagando sotto quei porticati, intravede un grosso magazzino. Una volta messo piede al suo interno, si dirige per un lungo corridoio che lo porta in un' enorme stanza, dove si sta svolgendo un concerto per l'inaugurazione del locale.

Si trova inaspettatamente ad esplorare una nuova realtà.

La sala è talmente piena che non riesce nemmeno a distinguere le luci dagli esseri umani. La gente sembra muoversi euforica, dimostrando che è sempre la spontaneità a farla da padrona in certe circostanze.

Via gli orpelli, via tutte le sovrastrutture. E' ora di dimenticare le preoccupazioni, per lasciare spazio ad un po' di adrenalina pura.

Ma, nonostante l'imbarazzante situazione, Omega riesce ad ottenere una certa considerazione. Forse perché sa bene come cavarsela. Ne è avvezzo, più che per esperienza, per un certo sesto senso.

Il concerto è guidato da Mario Torricelli, un vero blues man dei tempi moderni, dotato di una speciale capacità compositiva. Il fascino emanato dalla musica che produce è così profondo e trasversale, da coinvolgere subito gotici metropolitani, teste di metallo in crisi d'identità e ascoltatori casuali.

Il luogo poi, è affollato da un'umanità alticcia, reduce da una stressante giornata di lavoro e desiderosa di ascoltare della musica ben suonata.

Vista la situazione, Omega preferisce sedersi nella sala a fianco, per prendere un aperitivo in tranquillità.

Salve! Cosa le porto?”, chiede il cameriere.

Una tequila grazie!”.

Cinque minuti dopo, la bevanda viene servita. E' più alcolica del previsto ma ciò, almeno, gli permette di rilassarsi. Quando, all'improvviso, spunta una donna sui trent'anni molto attraente e gli si siede di fronte.

Inizialmente gli mette un po' imbarazzo la sua presenza, ma lei subito rompe il ghiaccio, accarezzandogli delicatamente la gamba con la scarpa.

Omega rimane stupito da questo suo atteggiamento e non sa nemmeno come comportarsi. Anche perché è la prima volta che si trova in una situazione di questo tipo.

"Vuole un po' di vino?”, le domanda.

Ma la donna non risponde.

A quel punto finisce velocemente di bere, si alza e se ne va, salutandola con vergognosa freddezza.

Poco più tardi però, si pente del comportamento adottato, perché si rende conto di essere stato troppo sbrigativo con lei.

Perché mi emoziono sempre da lasciarmi sfuggire le occasioni migliori?

Possibile che non imparo mai dall'esperienza?”, pensa tra sé.

Proprio allora Omega si accorge che forse, tutto ciò che si era prefissato nella calotta cranica è completamente da mettere in discussione. Per non correre il rischio di perdere il vero contatto con il reale.

In fondo è risaputo che, proprio quando ci sembra che le situazioni ci soffochino, è lì che ci si deve lanciare, se si vuole davvero progredire.

Nel frattempo, nella sala a fianco hanno cambiato genere e l'umanoide, incuriosito, decide di tornarci per dare un'occhiata. Si è passati al rock.

I riff di chitarra vibrano pesantissimi, quasi al punto da spaccare i timpani! La gente scatenata si mette a pogare e l'umanoide si trova improvvisamente gettato nella mischia, sballottato da un lato all'altro della sala.

Poi, per via della confusione generatasi, viene trascinato ingiustamente all'esterno del magazzino, da un buttafuori.

Così si trova di nuovo fuori, sulla strada, a riprendere l'attività ancor più agguerrito di prima.

Che brutta situazione mi tocca sopportare!”, esclama con se stesso.

Ma una volta ripresosi dallo spavento, s'incammina, con la speranza di trovare nuovamente qualche persona di fiducia con cui relazionarsi.

Ormai, che mi piaccia o no, mi trovo in questa dura realtà!”, continua subito dopo. “Forse è meglio tralasciare paure ed incertezze! Qui devo solo agire!”.

Proprio in quel preciso istante, attorno al lui gli uccelli notturni cinguettano e quel poco di natura rimasta si fa sentire, in tutta la sua irruenza. Le nuvole meditano nelle loro statiche posizioni e tutto è silenzio, finalmente. Gli ritorna anche la voglia di curiosare.

Ma, poco più tardi, una massa di persone inizia a intravedersi all'orizzonte. Un'altra manifestazione si accinge dinanzi ai suoi occhi. Si tratta di un concerto all'aperto questa volta. Le illuminazioni creano un gran senso di vitalità dentro di lui e così inizia a farsi coraggio.

Rimane lì per un po' ad osservare i festeggiamenti. Poi, siccome si fa tardi, s'incammina per raggiungere la sua camera d'albergo.

Con il trascorrere dei giorni però, si rende presto conto che, tutto sommato, non c'è molto da scoprire. Del resto, intorno a lui vede solo desolazione e persone che hanno,

come fine ultimo, quello di coltivare il loro piccolo orticello. Nota tanta diffidenza, ma non trova amore. In un clima così, in grado di far scoraggiare e rabbrividire anche la persona più speranzosa, non se la sente di continuare a rimanere.

Preferisco stare sul mio pianeta, piuttosto che su questo finto e vuoto teatrino di apparenze!”, esclama tra sé.

Decide allora di tornarsene sulla navicella.

I colleghi sono molto irritati da questa presa di posizione e gli propongono, in alternativa, di fare un viaggio con la loro macchina del tempo, in un altro periodo storico: il 1970.

L'umanoide, affascinato dall'idea, seppur con titubanza accetta volentieri la proposta.

Sarà anche un'impresa ardua, ma ci voglio provare!”, esclama poi.

Stesso due giorni dopo entra nel macchinario, si fa agganciare da due tecnici alla struttura e parte.

Così, in poco meno di mezz'ora, si trova trapiantato in un'altra epoca.

 

 

Giulio Ruggieri

 

  • Pubblicato in Cultura

AMARA. Il libro di Roberta Luongo.

Ci sono sentimenti umani di cui è difficile minimizzare il carico emotivo. Specialmente un’amicizia particolare, nata tra due bambine che ancora non sanno com’è fatto il mondo. Non voglio star qui a raccontare la storia di questo libro, perché non avrebbe senso e lo farei certamente peggio della mia stimata autrice. Quindi, è su di lei che voglio porre la mia attenzione, curioso, anzi curiosissimo di conoscerla. Ecco a voi l’intervista che le ho realizzato:


Mi piacerebbe parlare di te e della storia del libro. Prima domanda: che cosa ti ha spinto a scriverlo?

La storia fluttuava nelle mia testa, già dal 2005, quando una forte verità mi trapassò da capo a piedi: esistiamo nelle parole degli altri. Una verità che mi era rimasta dentro, di facile condivisione ma di difficile comprensione. Poi, il 2009 si è presentato ai miei occhi come la fine dei giochi. Ho affrontato la malattia e il malsano odore che si porta dietro, l'odore della corruttibilità delle carni e degli eroi. La sfiducia, la delusione. Avevo un unico desiderio, esistere nelle parole di qualcuno, ma non c'era nessuno che amasse dedicarmele. Così le ho scritte io e me le sono dedicate in modo tale che potessi vivere nelle mie parole. C'è stata una rottura nella mia vita e dovevo sopperire ad essa. Nel 2009 io non esistevo più. Volevo costruire un passato e un'infanzia lineare sui quali continuare a vivere. Dovevo richiamarmi alla vita.



Hai incarnato la tua esperienza in parole? E viceversa? Penso che gli scrittori abbiano la capacità di trasformare il mondo, di metaforizzare l'inesistente in incarnato. Le parole sono soltanto immaginazione? Come dici tu, nel momento in cui nominiamo qualcosa la rendiamo ‘esistente’.


Nominare qualcosa significa certificarne l'esistenza. Quando si investe qualcuno di un potere o di un onere lo si "nomina" presidente, capo gruppo, capo classe ecc. Io ho nominato Amra per esempio e in quel momento le ho regalato la sua identità, il posto nel mondo in cui potesse brillare. Paradossalmente, finché Amra era stata Amara, anonima nel suo nome di battesimo, si rinvigorisce nella sua camaleontica esperienza di una nuova se stessa. A volte, la parte più vera di noi è lontana mille miglia. Altre volte nasce, come in questo caso, sopprimendo una vocale nel proprio nome.

 

Tu però sei una scrittrice, quindi è stata la scrittura a darle vita…

Di sicuro, se non avessi scritto la storia di Amara, essa sarebbe esistita solo per me, sarebbe stata un’esclusiva della mia mente. Ma avevo bisogno darle un corpo di inchiostro e carta per poterla ritrovare ogni volta che lo ritenevo necessario.

 


Il tuo racconto non sembra molto fantasioso, al contrario, è un riportare i fatti come si fa in una cronaca. Secondo te, i personaggi sono consapevoli di se stessi al pari della scrittrice? O hanno bisogno della scrittura per ridarsi forma?

Secondo me i personaggi sono ancor più consapevoli della scrittrice. A volte li vedi star lì; le loro vite si dispiegano accanto alla tua e non meno vere della tua. Il compito dello scrittore è tratteggiarne i contorni. Anche la scrittura nasce da un'allucinazione. Per uno scrittore la creatività sta nelle mani e non nella testa. La testa ci arriva dopo, ci arriva sempre dopo. È come quando, appena si è svegli, la costrizione dello stomaco ci ricorda che abbiamo un dispiacere e non la nostra testa. C'è uno stupore, lungo almeno un secondo, durante il quale la testa raggiunge lo stomaco e soffre con lui. Sì, i protagonisti vivono. Adesso Angela e Amara stanno giocando nel giardino sotto la mia finestra. Io credo in loro e quindi loro esistono. Se un personaggio ci coinvolge, fittizio o meno che sia, egli esiste. E poi... chissene*** dell'anagrafe.



C'è una domanda che vorresti io ti facessi?

Sì, vorrei che qualcuno mi chiedesse se Amara avrà un seguito, perché muoio dalla voglia di dirgli che non c'è nessun seguito, piuttosto una realizzazione collaterale con un focus sui suoi antagonisti. Perché gli antagonisti sono i protagonisti buoni di altre storie. Ognuno di noi è antagonista nella vita di qualcuno. Non a caso io non sopporto chi dice "sono buona e cara". Nessuno è buono e caro. Chi l'ha detto che ci sono persone buone e care?! Ma per cortesia!



Pensi che il creativo sia diverso dagli altri? Che abbia un dono? Un problema psichico?

I creativi per me sono tutti un po’ spostati. Anche nel romanzo c’è molta deviazione. Deviazione dal presente, dal qui e adesso. Ci sono rebus e numeri. Nel caso di AMARA… la risposta non è mai fuori di noi. Dobbiamo ricordarci di noi presso gli altri e degli altri presso di noi. Questi e tanti altri sono i rebus che spingono Angela, la voce narrante, a fare i conti con quanto davvero sa di Amara. Se Angela non ricordasse le remote ed infantili teorie di Amara non potrebbe trovarle in nessun libro e allora sarebbe condannata all’incomprensione! Ma nel libro c'è anche un abbandono meraviglioso nei confronti della vita e dell'amore.

 

"Noi siamo la gente" scrivi... poi c'è il discorso della Turchia, un’immersione in un’atmosfera dimenticata, lontana dai nostri tempi frenetici. Un tempo che passa meno velocemente speso a prendere il tè, a guardarsi in faccia, a sfogliare libri. E poi c’è Kemal..

Noi siamo la gente. L'educazione cattolica diffusa dalla Chiesa ci insegna ad aiutare il prossimo ma in realtà ci dice che i lupi sono travestiti da pecore e così facendo sviluppa in noi la diffidenza; ma, come dice Amara, ognuno di noi è “la gente” per l'altro. Con un sottile sillogismo ciò che vien fuori è: “temi te stesso”. Amara ci arriva. Angela No. Angela è ancora nella fase "sono buona e cara". Kemal è il tipico personaggio figo invece.



Siamo d'accordo. Nonostante la diversità culturale (anzi forse grazie a questa) Kemal fa rinascere una nuova Amara, rispettandola come essere umano e non desiderandola come una cosa. Riflessione molto semplice ma in questo paese pare un concetto ancora non tanto chiaro. Antonio, invece, rappresenta l'Italia?


Kemal fa ad Amra il regalo più gradito. Pur potendo comunicare con lei sparisce nella folla e la lascia sola in balia di una nuova realtà. Solo così ti fai le ossa. Da sola. Eppure la sua presenza è candida e rassicurante. Il suo silenzio è più sonoro di un fiume di parole. Verbalmente le dà una dimostrazione unica di affetto, le dice di adorarla. Antonio mi serve per dimostrare a questi miei cari concittadini (diciamocelo, L'Italia è abbastanza provinciale) che la misoginia, l'ignoranza e la superbia sono anche dei Cristiani e che la dolcezza, il rispetto, l'intelligenza e l'acume sono anche dei Musulmani.



Ma facendo di tutta l'erba un fascio, secondo te, la cultura cattolica ti sembra più violenta di quella musulmana? I musulmani hanno una cultura più solida della nostra? Meno grezza? Più profonda?

Credo solo che il mito di Babele l'ha fatta grossa. Imbrogliare le lingue significa creare disagio e odio. Non credo che i musulmani siano meglio di noi. Penso che nella nostra società vengano demonizzati. E questo è ingiusto. Ci sono dei cattolici che fanno schifo, stanno sempre inginocchiati sotto la Madonna e poi si macchiano delle peggiori sconcezze. Antonio è bigotto e, personalmente, i peggiori bigotti che ho conosciuto sono proprio la gran parte dei frequentatori di chiese. Lo stesso vale per i musulmani, non credere che gli assidui frequentatori di moschee siano migliori!




Cosa vuoi dire nel libro, con il verbo “adorare”? Spiegati meglio.

Per me adorare significa entusiasmarsi dinanzi all'imprevedibilità dell'altro, eppure (o forse proprio per questo) non poterne fare a meno.



Questo può succedere anche con un amico…

Esatto, ma un amico è più di un amante. L’essere amico significa accettare le zone d'ombra degli altri. Una passione nasce così. Non credo nell'amore che nasce dalla condivisione degli spilli.



Di quali spilli parli?

Delle piccolezze; dell'"amiamo tutti e due i film d'azione, l'aranciata rossa, o viaggiare,". L'amore nasce quando non puoi fare a meno di qualcuno. Lo adori perché ti fa sentire vivo e ne sei amico perché basi quel rapporto sull'unico valore puro: la fiducia. Non importa se sia in disaccordo o se non conosce tutto di te!



Allora ti faccio una domanda che può interessare molto il pubblico francese, ma anche quello italiano. Cosa ne pensi delle donne musulmane che rivendicano il diritto di tenersi il velo?

Per quanto riguarda QUELLE musulmane che non vogliono togliersi il velo e che combattono per questo, le stimo. Per due motivi: scoprirsi non è un dogma, se dico a mia nonna, donna del sud, di scoprirsi le ginocchia e sciogliersi i lunghi capelli, mi dà una legnata in testa. Per lei sarebbe un disonore.

 


Io credo che l'amicizia spontanea sia un sentimento fortissimo, che non guarda in faccia a nessuna regola sociale. Angela ci combatte, ma si arrende, perché è più forte di qualunque altra storia con un fidanzato magari. Si può parlare di coscienza sociale che perde contro l'incandescenza?

Amara è un tizzone che non smette mai di bruciare. Angela invece non vede l'ora di scottarsi. All'inizio è come il peccato, perché viene da una famiglia laica. La diversità di Amara la incuriosisce, la conquista ed infine la schiavizza. Per quanto riguarda lo sfidare le convenzioni sociali direi che, molto più semplicemente, Angela non vuole disubbidire al padre. Tutto qui.

 

Ci vuole la morte per darci coraggio ad affrontare la vita?

No, ci vogliono le cadute. Un cadere malato, un cadere innamorato, o in depressione. Solo chi tocca il fondo può apprezzare la forza della vita.

 

Dove possiamo acquistare il tuo libro?

Amara è delle edizioni Grafie. Acquistabile in tutte le librerie di Potenza. A Bologna è disponibile alla libreria “Delle donne” in via S. Felice. C’è anche un link su facebook dove potete contattarmi. Stiamo lavorando per raggiungere i lettori di tutta Italia (e non solo).



                                                                                                                                                                             Giulio Ruggieri

  • Pubblicato in Cultura

Il candidato sindaco di Potenza venga designato con le primarie di coalizione

Riterrei importante per un nuovo rilancio del centro destra che il candidato Sindaco di Potenza venisse indicato attraverso lo strumento delle primarie.

In un momento di grande frattura tra società e politicaè necessaria la promozione della massima partecipazione dei cittadini alla scelta dei candidati a cariche pubbliche, superando il sistema che vede gli elettori scegliere fra candidati indicati dai partiti.

L'occasione è andata sprecata nelle ultime elezioni regionali ma il candidato Sindaco di Potenza va scelto attraverso lo strumento delle primarie.

Nessuno deve temere di rivolgersi agli elettori per legittimare la propria aspirazione ad assurgere a primo cittadino: non è una prova di forza ma un esercizio di democrazia.

Vanno individuati termini e modi di partecipazione per arrivare in netto anticipo al nome del candidato Sindaco, attorno al quale costruire una squadra in grado di competere alle prossime elezioni comunali.

Fratelli d'Italia da sempre e ad ogni livello chiede le primarie lo farà anche questa volta con la speranza che, anche, le altre forze politiche ne capiscano l'importanza e facciano loro l'invito partecipando.


G.R.

Poesie di Anna Teresa Laurita

Mercoledì, 11 dicembre alle ore 20:00, nella chiesa di San Michele di via Pretoria, si è tenuto un evento unico nel suo genere. Sono state lette alcune poesie sul Natale e sulla Resurrezione. Poesie di un'autrice che tutti ormai conosciamo. Si tratta di Anna Teresa Laurita. Don Antonio ha colto l'occasione per parlare della forte spiritualità che scaturisce dall'arte, intesa come bellezza che viene da Dio. Canio Fidanza, musicista di Oppido Lucano, ha eseguito brani molto suggestivi con l'organo. “È importante mettere a disposizione il proprio talento per la collettività”, ha detto il sacerdote. “Qualunque manifestazione artistica è sempre un modo per avvicinarsi al Signore”.

Per il professor Francesco Calabrese, che ha letto i passi di Anna Teresa, la poesia dell'autrice ha un approccio davvero originale, in quanto esprime le sensazioni, le forze dell'animo e il nostro continuo rapportarsi all'assoluto. Non a caso, alcune delle poesie hanno parlato di speranza, di nascita e di vita che ha sconfitto la morte.

Anna Teresa ha ringraziato infine, padre Antonio e padre Tarcisio che hanno dato la possibilità di mettere in piedi questo evento unico nel suo genere. Ma anche di fare silenzio attorno a noi, per riflettere sull'importanza del Natale, che non è solo business, come si tende a pensare. Ha sottolineando, in fine, che la bellezza di Dio si manifesta anche in queste opportunità.

 

Giulio Ruggieri

  • Pubblicato in Ecclesia
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