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Angela Rondanini

Angela Rondanini

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SPOPOLA ANCHE IN ITALIA IL FAMOSO PROGRAMMA DI MTV ON DEMAND “16 ANNI... INCINTA”

Spopola anche in Italia il famoso programma di MTV.

Nel giugno 2009 MTV lancia il programma televisivo “16 anni e incinta”,un programma televisivo che tiene incollati ormai da anni molte persone negli Usa.

Nel settembre 2013 il programma televisivo entra nelle case degli Italiani, boom di ascolti già dal primo episodio, con questo programma MTV entra nel mondo delle minorenni:ragazze tra i 15 e 19 anni sono le protagoniste di questa trasmissione televisiva, provengono da molte regioni d'Italia.

Ogni puntata ha inizio con una breve presentazione del personaggio e della sua gravidanza voluta o non, i cambiamenti che queste giovani mamme avranno.

Ma si può essere mamme se si è bambine? Che mamme saranno? Quale consapevolezza si può avere ?Abbandonare o rinunciare a una vita? Niente più amici, niente più giochi, niente più scuola per un periodo, senza aver avuto neppure il tempo di sognare” un futuro per sé.

Spesso hanno aspetti problematici di difficile soluzione anche là dove non esistono condizioni di degrado socioeconomico,né un basso livello di istruzione.

E allora vien da chiedersi dove siano le mamme nel delicato passaggio della bambine dall'infanzia all'adolescenza?

E se ci sono come vivano la consapevolezza femminile, spesso molte di loro fanno i conti con la malinconia e irritabilità vedendosi nello specchio rovesciato delle figlie che stanno entrando nell'età fertile.

E i padri? Forse spesso sono solo un bisogno di regole da rispettare.

Nella realtà poi possiamo parlare di casi totalmente diversi: quelle bambine che subiscono violenza sessuale, ragazzine coraggiose che scelgono di far nascere quel bimbo non voluto .

In molti casi queste ragazzine rimangono nella famiglia d'origine con il loro bimbo con la quale crescono insieme come se fossero fratello e sorella, mentre i nonni coprono il ruolo di genitori.

Spesso queste giovani mamme in attesa vivono questo periodo come fortemente drammatico, per tutta una serie di fattori fisici,sociali, medici e non di rado incontrano problemi di isolamento sociale, stress, depressione.

Affettivamente si trovano spesso sole e quindi anche per il loro futuro sentimentale non sarà sempre facile avere “ un figlio alle spalle”

Conosco una donna che a soli 14 anni diventò mamma, cullava il suo pianto di dolore con una vita appena nata.

 

 

 

 

ANGELA RONDANINI

L’Africa a Rifreddo (seconda parte)

 

Pronti ad accogliere, a comprendere, accettare l’altro, questo si, ma mai a dimenticare le loro tradizioni, la loro terra. Legati ad essa, parlano della loro vita laggiù con gli occhi lucidi che lasciano trasparire una nostalgia immensa. Chiedono la musica tipica di quei luoghi, e quando l’ascoltano lo fanno con le lacrime agli occhi; anche questi sono momenti importanti per loro, in cui preferiscono isolarsi e ascoltare le parole di una lingua per noi incomprensibile, ma per loro ricca di significati, ricordi ed emozioni.
È stata ed è dunque un’esperienza unica per me, che mi ha lasciato tanto, mi ha arricchito e ha permesso di allargare la mia visuale, perché è la convivenza, il rapporto diretto con le altre culture, che consente di comprendere il così detto “altro” e di capire a fondo se stessi.
Come è normale che sia, molto diffuso è il terrore per il "mostro" Ebola, che spaventa tutti gli italiani. Vorrei allora cercare di alleviare un po’ le paure e tranquillizzare le persone che non sanno: il periodo di incubazione della suddetta malattia è di tre settimane circa, per cui, considerando che il viaggio per arrivare in Italia dall’Africa è abbastanza lungo (è un viaggio che parte dal Paese di origine, ad esempio Mali, o Nigeria, o Sierra Leone, fino alla Libia, e poi fino all’Italia), un ragazzo, affetto da tale malattia, morirebbe ancor prima di arrivare nella nostra terra.

Spiega Maria Capobianchi, direttore del Laboratorio di virologia dell'Istituto nazionale malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma: « Il rischio contagio in Italia è bassissimo ma non del tutto assente; in realtà il pericolo non sono i migranti che raggiungono le nostre coste con i barconi, perché la durata del viaggio in questi casi è superiore ai 21 giorni, durata massima del periodo di incubazione del virus. Se arriverà qualche caso in Italia, è prevedibile che si tratterà di cooperanti, missionari o lavoratori provenienti dai paesi affetti dell'Africa occidentale, esclusivamente tramite viaggi in aereo».

Altro problema sono le lamentele relative ai soldi che questi ragazzi ricevono tutti i mesi. A questo punto vorrei zittire una volta per tutte l’ignoranza, sempre pronta a puntare il dito: coloro che arrivano nei centri di accoglienza, sono persone che hanno fatto la richiesta di asilo politico e che ricevono un permesso di soggiorno di tre mesi durante i quali è vietato per loro lavorare; è solo per questo motivo che la Prefettura versa euro 17,50 a settimana per ogni ragazzo. Alla fine di questi tre mesi (considerando però i tempi burocratici italiani che fanno un po’ acqua da tutti i ponti) si riunisce una commissione che può decidere di accettare o meno la richiesta di asilo. Quando l’esito di questa commissione è positivo, il ragazzo ottiene il permesso di soggiorno e non riceve più quei 17 euro; a questo punto va alla ricerca del lavoro. Se invece l’esito della commissione è negativo, il ragazzo fa un ricorso, ottenendo un permesso di sei mesi; e anche in questo caso smette di ricevere i soldi, avendo la possibilità di cercare lavoro.

Vorrei infine lanciare un messaggio a tutti coloro che “hanno paura” di queste persone. In primo luogo bisogna capire e accettare che sono PERSONE, ovvero esseri umani, con sentimenti ed emozioni, proprio come noi. Sembra banale, ma molti dimenticano questo particolare, tacciandoli con nomignoli e dispregiativi, che mi fanno vergognare di essere italiana (e potentina, in quanto sto parlando della mia città). La paura che si ha di questi ragazzi è dunque infondata. Sono ragazzi come me, che cercano di farsi una nuova vita, che hanno famiglie da mantenere alle spalle, e che assolutamente non vengono in Italia per “rubarci il lavoro”, ma per sopravvivere e per far sopravvivere i loro cari.
Si tratta di ragazzi affettuosi, che ti salutano per strada anche se non ti conoscono, e questo non perché vogliano disturbarti, ma per il semplice fatto che fa parte della loro cultura salutare chiunque. Sono ragazzi unici, che migrano e che hanno una storia, una storia che un giorno potrebbe essere la mia, o quella di tanti altri ragazzi. È la storia di giovani, adulti, anziani che mettono a rischio la loro vita ogni giorno. È la storia di tutte le storie, è la storia di cuori fragili, di occhi pieni di speranze, la storia di sorrisi che infondono amore, la storia di persone che, nonostante tutto, ti ripetono «va tutto bene!». Ed ancora, è la storia di esseri umani (per chi se ne fosse dimenticato), che ogni giorno combattono contro i pregiudizi della gente, contro le accuse di «aver rubato il lavoro agli italiani», contro le cattiverie di quelle persone che dimenticano il passato, che dimenticano che tutti abbiamo migrato e continueremo a farlo. La gente dimentica il vero senso della vita, che le diversità non esistono, e, se pure esistessero, sono valori che possono solamente aiutarci ed arricchirci. 

 

Federica Pecoriello

L’Africa a Rifreddo (prima parte)


Nel mese di Aprile 2014, all’età di 22 anni, ho scoperto l’Africa, un mondo unico, magico, pieno di persone uniche. Non sto parlando del Continente vero e proprio, quello che vediamo in televisione o sulle cartine geografiche, ma di un piccolo pezzetto dell’immensa Mamma Africa, che si trova a 12 chilometri dalla città di Potenza, tra le montagne e nel pieno bosco: a Rifreddo. Qui infatti alcuni ragazzi, tra tutti i profughi che quasi ogni giorno sbarcano in Italia, sono stati accolti in un centro di accoglienza.
Si tratta ragazzi provenienti da varie parti dell’Africa: Mali, Senegal, Ghana, Nigeria, Gambia, Sierra Leone. Paesi e nazionalità differenti, culture simili ma anche diverse, modi di vivere opposti a quelli occidentali, e opposti anche tra loro.

Ragazzi forti, almeno all’apparenza, che hanno affrontato pericoli grandissimi e rischiato la vita per fuggire da un mondo di guerra, o da altri problemi, abbandonando, probabilmente per sempre, quel mondo, il loro mondo, la loro vita, la loro famiglia. Sono figli fragili, mariti apprensivi, fratelli maggiori e minori. Esseri umani dunque, con sentimenti e tanto bisogno di amore, arrivati in Italia in cerca di lavoro e di speranze.
Sono tutti maschi, dai 20 ai 50 anni. Legati alle loro tradizioni ma volenterosi di aprirsi per accogliere quelle altrui. Vogliosi di apprendere e di comprendere. Sempre pronti e disposti ad un continuo dialogo interculturale.

La prima cosa che ho notato di queste persone è la fervida fede in Dio. Musulmani o Cristiani, il momento della preghiera è sacro: è il momento del ringraziamento a Dio, è il momento in cui si manifesta la propria sottomissione al suo volere. L’elemento fondamentale tipico di queste popolazioni è l’equilibrio dell’uomo con se stesso e con la natura. Molti ragazzi nigeriani del centro, andando a messa nella chiesa vicino il centro, ben presto si sono resi conto di quanto fosse difficile seguire la predicazione in una lingua che non conoscono, ovvero l’italiano. Così hanno deciso di creare una piccola area sacra (in una palestra), e di fare tra di loro la messa domenicale, in un clima di musica e preghiere, allegria e sinceri ringraziamenti a Dio.
Nonostante tutto quello che hanno dovuto subire prima, durante, e anche dopo il viaggio verso l’Italia, questi ragazzi credono fervidamente in Dio o in Allah. Nonostante la vita sia stata tanto crudele, loro pensano che questa sia il dono più bello. Nonostante la lontananza dai loro cari, hanno sempre il sorriso stampato sul volto: non si direbbe, all’apparenza, che soffrono e che hanno sofferto. Questi ragazzi, insomma, vivono la religione nella sua parte più pura e sincera.

Sicuramente i momenti di debolezza ci sono, è naturale, i momenti di caduta, di fragilità, soprattutto per i ragazzi più giovani. In questi momenti, i modi di reagire sono differenti. Ma in tutti i casi si tratta di figli lontani dai propri genitori, sofferenti e fragili, che manifestano a proprio modo sentimenti simili. La cosa che lascia senza parole è il fatto che, dopo i momenti di rabbia, il tutto si concluda con un sorriso che sembra dire: non importa, passa tutto, Dio c’è! Come se non fosse successo nulla, insomma!
Nel centro di accoglienza non mancano i momenti di conflitto e di tensione tra loro, come è ovvio che sia. Ma nel momento del bisogno sono tutti pronti ad aiutarsi l’uno con l’altro perché l’unione fa la forza.

Per quanto concerne il mio lavoro, ovvero l’insegnamento dell’italiano, ho riscontrato una partecipazione attiva da parte dei ragazzi, una volontà di apprendere, di studiare, di riuscire a parlare l’italiano. Questa volontà appartiene soprattutto ai giovani, i primi ad entrare, con il loro quadernino e la penna, nella stanza dove si svolgevano le lezioni, e gli ultimi ad uscire, controvoglia, dalla stessa. «Continua, continua!» mi dicono, quando mi fermo qualche secondo, sporca di gesso e con la gola secca. Mi mostrano la “fretta” che hanno di capire e di farsi capire.



Federica Pecoriello

SONO EXTRACOMUNITARI... HANNO UN SOGNO, UNA SPERANZA

Siamo a Roma? Milano? Parigi? No. Siamo a Potenza, una piccola cittadina del profondo Sud, cittadina dove un extracomunitario fino a qualche anno fa si vedeva solo nelle fiere o alla feste popolari.

Lo chiamano extracomunitario, ma è lo stesso che generò il termine “TERRONE”.

Ora vediamo cos'è il termine extracomunitario. E' colui che non possiede la cittadinanza di uno degli Stati membri dell'Unione Europea.

Da decenni Potenza è abitata da rumene e polacche che assistono quotidianamente i nostri anziani, ora però sta proliferando la presenza di uomini di colore, li vediamo dinanzi i supermercati, per le vie della città. Sono Malesi, Nigeriani, Ghanesi, sono venuti nella terra dei sogni.

Hanno affrontato un duro viaggio via terra e una navigazione ancor peggiore, portando con sé solo pochi indumenti.

Arrivano nella “terra dei sogni”, dove cercano lavoro, dove non c'è la guerra, dove i campi si arano con le macchine e gli uomini non si uccidono per un po' d'acqua.

Spesso vengono guardati con diffidenza, li chiamano “negroiti” con poco cervello.

Ma qual'è la loro casa ora? Scappati dal loro paese e stranieri in una terra che non li vuole. Ormai in regione e nel capoluogo la loro presenza è più vasta di quanto si possa immaginare. Chi sono realmente e cosa vengono a fare nella nostra terra? Attualmente un numero considerevole vive a Rifreddo (PZ) nella struttura dell'Ex Tourist Hotel.

Ho deciso così' di intervistare una ragazza potentina, Federica Pecoriello, che quotidianamente si reca presso questa struttura, dedicando tutto il suo tempo libero a stare con loro. Alla domanda: "perché lo fai Federica?" la sua risposta è stata questa: “semplicemente mi metto nei loro panni, lontani da casa, lontani dalla propria famiglia, da tutto il mondo in cui hanno vissuto per una vita. Ci sono terre e terre, oltre che un grande mare che li divide dalla loro patria. Cosa farei io al posto loro?” Così le ho chiesto di descrivermi come vivono, chi sono e cosa fanno realmente. Appuntamento con "L'Africa a Rifreddo" I e II parte.

 

ANGELA RONDANINI

CLAUDIO BAGLIONI IN CONCERTO - PALABASENTO - POTENZA

In scena a Potenza  Claudio Baglioni “ConVoi Tour Re Tour”. 

Tutta un’altra musica, tutti operai di quest’opera.

Mercoledi 12 dicembre 2014 il “Palabasento”, c.da Lavangone ospiterà il concerto di Claudio Baglioni.

Claudio Baglioni, musicista, scrittore, architetto, nasce a Roma il 16 maggio del 1951. Figlio di un carabiniere e di una sarta, dopo aver scritto numerose canzoni per altri interpreti (Mia Martini, Gigi Proietti, Rita Pavone) ed aver partecipato a vari festival per voci nuove, nel 1969 ottiene il primo contratto con la RCA, ma nel 1970 pubblica il suo primo album e lo propone a "Disco per l’Estate" e al "Festivalbar" con il singolo “ Signora mia”.

Il primo grande successo arriva nel 1972 con “Questo piccolo grande amore”, da quel momento un susseguirsi di successi “E Tu”, “Sabato pomeriggio”, “Poster”, “Solo” ecc. ecc.

Baglioni? Il futuro? Una citta’ che si rispetta e si costruisce insieme.

Il cantiere simbolo della ricostruzione ideale si rimette in viaggio.

Partito da Bruxelles il 18 ottobre con il “ConVoi Tour” prende il via la seconda parte del progetto live di Claudio Baglioni, che ha gia’ letteralmente entusiasmato 200 mila persone in Italia.

Baglioni e il suo super gruppo di 13 polistrumentisti, l’intera squadra di 90 carovanieri faranno tappa a Potenza al Palabasento con un eccezionale repertorio con tutti i piu’ grandi successi e gli inediti dell’album “ConVoi”.

“Tutta un’altra musica” si legge a mo’ di graffito su una delle pareti in costruzione del “cantiere”, l’originale spazio scenico nel quale Baglioni ha voluto ambientare il ConVoi Tour 2014, per sottolineare l’idea portante del suo show, l’arte della ricostruzione, un cantiere No Stop di energie e meraviglie.

" MEGLIO SOLI...O MALE ACCOMPAGNATI?"

 

Non a tutti piace sposarsi e non a tutti piace legarsi per tutta la vita ad una persona. Eppure ancora oggi per la società essere un single non è una cosa normale.

Spesso quando si parla con un single si pensa che non ha saputo giocare bene le sue carte, quando in realtà si sottovaluta che oggi incontrare un buon partner è nella maggior parte dei casi, sempre più difficile.

Uomini e donne...”Soli”.

La frustrazione, l'instabilità, la paura di restare soli è qualcosa che tutti esprimono almeno una volta nella vita. E man mano che gli anni passano, perché come diceva Aristotele “siamo animali sociali”, non si è mai soli per scelta, ma perché non si trova la persona giusta.

Spesso se si pone la domanda la risposta è quasi sempre la stessa : “meglio soli che male accompagnati”.

Poi però basta guardarsi intorno e notiamo i tantissimi matrimoni fatti in fretta e furia. o ci si sposa perchè fidanzati da troppi anni, o quelli organizzati tra persone che hanno paura di rimanere da soli e allora si accontentano.

Uomini e donne bellissimi e brillanti sembrano non trovare nessuno.

Non riesco a capire.

Uomini e donne di una certa età stanno lentamente raggiungendo il traguardo?

Spesso i single escono da storie lunghe, da matrimoni fallimentari. Sono scelte che vengono fatte in base ai propri vissuti.

Molte sono le persone che non riescono a mettersi in gioco per paura o timore di essere viste come poco serie, o non possono accettare di essere messe in discussione e molti sono i single non riescono ad organizzare appuntamenti proprio perchè non accettano che qualcuno dica di no.

Troppi single manifestano questa ingiustificata paura.

Poi ci sono i single per scelta, quelli che non si sentono soli, anzi spesso sono quelli con amicizie maggiori e più importanti.

Vivono una vita sentimentale senza nuocere a nessuno, a differenza dell'uomo e della donna sposati che a volte tradiscono, la persona single non ha bisogno di mentire a nessuno, vive la sua vita esattamente per quello che è, non ha rimpianti, perchè non è una persona che non riesce a trovare un compagno o una compagna.

Uno dei vantaggi che questi single hanno e affermano è: ” la Libertà”. Sposarsi o convivere con una persona spesso non è sinonimo di libertà.

Forse rimanere da soli è meglio che rimanere incastrati con l'uomo o la donna sbagliata o con quello quasi giusto.

 

ANGELA RONDANINI

"VI GIORNATA DELLA MEMORIA"

L'Hospice San Carlo di Potenza in collaborazione con “Amici dell'Hospice S. Carlo e “Amasi” ( Associazione Mariana Assistenza sollievo infermi) organizzano la VI edizione della “Giornata Della Memoria”.

La giornata della memoria rappresenta uno degli eventi più importanti da condividere, l'occasione giusta per incontrare nuovamente sorrisi, abbracci, sguardi...di persone che hanno lasciato, durante il loro passaggio nel reparto Hospice. Verranno condivisi momenti per riportare alla memoria quelle emozioni, quelle gioie, quei ricordi, momenti in cui sono stati aggiunti “più vita ai giorni”

La manifestazione si svolgerà domenica 16 novembre 2014 presso l'Auditorium Prof. Potito Petrone dell'Ospedale San Carlo di Potenza a partire dalle ore 16.00 con la celebrazione della Santa Messa celebrata dal Vescovo di Potenza Mons. Agostino Superbo.

Seguiranno testimonianze e video attraverso i quali si ricorderanno momenti di vita vissuti all'interno del reparto.

Cosi come la nascita, la morte fa parte della vita.

 

 

 

 

ANGELA RONDANINI

FACEBOOK : CHI C'E' DIETRO LA MASCHERA?

 

Nel febbraio 2004 nasceva “ FACEBOOK” un servizio di rete fondato ad Harward negli Stati Uniti da Mark Zuckerberg e dai suoi compagni di università. Originariamente era stato progettato per studenti dell'università , ma ben presto fu aperto a tutte le scuole della zona di Boston. In seguito si diede accesso ad altri studenti e a chiunque dichiarasse di avere più di 13 anni di età.

I social network sono ormai i mezzi di comunicazione più gettonati.

Su facebook è possibile prendere un appuntamento con amici per un'uscita, ma anche per lavorare con colleghi coordinandosi con semplicità, immediatezza, velocità in modo completamente gratuito; cercare persone nel mondo, condividere i propri stati d'animo, partecipare a gruppi, essere informati in tempo reale sulle ultime news, interagire con amici reali e virtuali. E fin qua ci siamo. Ma vediamo:

chi c'è dietro quella maschera? Spesso su Facebook si nascondono persone per intessere relazioni con altri utenti connessi al social network, persone completamente sconosciute, a volte è qualcuno che conosciamo ma finge di essere qualcun'altro solo per avvicinarci, o magari è qualcuno che ci osserva da molto tempo senza che noi lo sappiamo, un Avatar.

Alimenta la sua fantasia mantenendo la vittima a debita distanza, ma quando quest'ultima decide di farlo entrare nella sua vita, egli conosce già la strategia da applicare, è in grado di eliminare ogni freno inibitorio, persino la vergogna. Ma vediamo chi sono queste persone. Spesso sono persone che “non giocano a carte scoperte” ; sparano nel mucchio o attaccano qualcuno sentendosi protetti, persone affette da insicurezze sociali e sessuali e da caratteristiche nevrotiche della personalità.

“Le identità recitate” caratterizzano le relazioni online attraverso la mediazione di Fake, ovvero di soggetti mascherati, che interagiscono costruendo immagini de sé e degli altri in un sistema di rapporti “collusivi”. Quindi la vita online provoca effetti placebo non solo in soggetti depressi e solitari ma in chiunque abbia un'insicurezza o disagio rispetto alla percezione della propria immagine, ma anche coloro che non hanno problemi di autostima affidano al web e ai social network l'occultamento dei propri difetti e l'esaltazione dei pregi non sempre reali:I legami tra false identità personali generano benessere precario destinato a sgretolarsi quando i soggetti si calano nelle dimensioni delle relazioni reali, dove barare è molto più difficile.

Ovviamente chi ci mette la faccia invece si assume i suoi rischi.

Facebook se usato correttamente può diventare un mondo per restituire speranze e per salvare vite, non distruggerle.

 

Angela Rondanini

NUOVO ARRESTO DELLA BANDA "CHIAVI IN MANO" A VENOSA

 

 

Era soprannominata la banda “Chiavi in mano”. Seminavano terrore nelle zone del Vulture-Melfese lo scorso aEnno. Un nuovo arresto è stato operato nei giorni scorsi dai Carabinieri di Venosa che hanno arrestato un uomo di 36 anni di Bari, presunto componente della banda specializzata in furti in appartamento.

I malviventi seguivano le vittime, poi sfondando il finestrino dell'auto si impadronivano delle chiavi di casa, lasciate in macchina dal proprietario, e con tutta tranquillità entravano nell'appartamento facendo razzia di tutti gli oggetti di valore prima del rientro del proprietario, che veniva continuamente monitorato da un complice. Altri arresti furono già effettuati lo scorso anno. Stessa tecnica veniva perpetrata a danni di cittadini di Potenza sempre lo scorso anno, la zona più colpita fu quella di Rione Cocuzzo. Chissà se era la stessa “banda di ladri”?

 

 

 

ANGELA RONDANINI

MORIRE IN BASILICATA DI....

 

L'ultimo rapporto Istat inserisce la Basilicata ai primi posti per mortalità da tumori, con percentuali che superano di gran lunga le medie nazionali. Una Regione che bruscamente ha subito una metamorfosi del territorio che da agricolo e paesaggistico si è trasformata ad industriale,ad impiantistico, causando un forte trauma, colpendo la salute dei residenti. La Basilicata infrange da tempo l'appellativo di “isola felice”

Dal 1970 ad oggi l'incidenza tumorale è cresciuta in modo vertiginoso, ed ha assunto sempre più i connotati di una curva pericolosa verso l'alto a forma di epidemia.

Una terra dove nessuno parla, nessuno si esprime, solo “ silenzio “sulle cause e sulle responsabilità. Se si pensa che i Sindaci sono giuridicamente responsabili della salute del cittadino, mi chiedo: I sindaci... cosa hanno fatto e cosa stanno facendo ?

Gran parte delle sedi tumorali che in Basilicata hanno l'incidenza massima superiore a quella che si registra nel resto d'Italia e nelle regioni vicine. Come dichiara IRCCS-CROBB, i dati sono allarmanti. Casi di tumore ai polmoni, alla mammella, alla postata sono in netto aumento. Il Lagonegrese è l'area sud spiccano per l'incremento di tutte quelle forme di cancro. Nel Metapontino crescono i tumori alla tiroide, nel Basso Sinni il tumore alla mammella fa registrare + 46.9, sulla collina materana il tumore al colon è a +20.8 così come nel basso Basento e nel Melandro per le donne. L'Alto e medio Basento ed il territorio del Bradano preoccupano per il tumore alla prostata rispettivamente con un + 39 (da 14.7 a 53.7), un +42.2 (da 4.4 a 46.8) ed un + 46.9, poco meno di un terzo dell'incremento che si registra nel Vulture (+ 84.2).

Da precisare che accanto a queste sedi tumorali che non escludono nessuna fascia di età, si aggiunge il linfoma non Hodgking che colpisce nell'area Basentata persone tra i 40 ed i 70 anni di età, a seguire c'è la leucemia mieloide, nella zona della Val D'Agri.

92 studi, raggruppano 23 agenti carcerogeni, hanno inserito tra i possibili responsabili sostanze come l'alluminio, nichel,cromo,idrocarburi,policiclici aromatici,polveri di silicio, solventi i idrocarburi olifatini e aliciclici, presenti nelle attvità di estrazione ed incenerimento.

Conclusione: un territorio dove il sodalizio tra sviluppo industriale, sostenibilità e occupazione non ha funzionato.

Molte sono le famiglie lucane che piangono un loro caro deceduto con il “ male del secolo” me inclusa, la foto spiega tutto. Era il mio papà.

 

 

ANGELA RONDANINI

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