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Hamza Zirem

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INCONTRO CON CARMENSITA BELLETTIERI, AUTRICE, GIORNALISTA ED ESPERTA IN COMUNICAZIONE.

1 – Possiamo dire che il tuo percorso inconsueto è basato sulle diverse formazioni che hai conseguito: Master in giornalismo all'Università degli studi della Basilicata, Master in Direzione del personale all'INFOR di Assago (Mi), Laurea specialistica in Scienze della Comunicazione (Università degli Studi di Salerno), Laboratorio di giornalismo di inchiesta, Libera Informazione/Narcomafie…

Giordano Bruno, spiegando cos'è per l'uomo il bisogno di conoscere, scrive che coloro che cercano la conoscenza “per edificar se stessi, sono prudenti; gli altri che l'osservano per edificare altrui, sono umani; quei che la cercano absolutamente, sono curiosi; gli altri che l'inquireno per amor della suprema e prima verità, sono sapienti, e per conseguenza felici”. Io ho sempre cercato di sapere il più possibile rispetto all'ambito professionale scelto, che è appunto quello che spazia dalla comunicazione aziendale alla comunicazione pubblica fino alla comunicazione di massa, ovvero il giornalismo. Conoscere come gli individui “comunicano” significa interpretare la loro psicologia ma anche il loro contesto culturale, la storia comune che li ha preceduti e quella che stanno vivendo, la semiotica dei loro linguaggi verbali e non, le mode, le emozioni palesi e quelle più nascoste, l'evoluzione tecnologica del supporto o del medium attraverso cui la comunicazione deve transitare. Questa la parte del ricevente. Se ci spostiamo dal lato dell'emittente, bisogna individuare la linea editoriale piuttosto che gli obiettivi strategici di chi emette il messaggio, conoscere i molteplici linguaggi usati in base al mezzo: non si comunica alla stessa maniera sulla carta stampata piuttosto che nell'audiovisivo piuttosto che sul web. Ciascun mezzo ha le proprie “grammatiche”, specifici stili o virtuosismi e non si può fare a meno di conoscerli tutti, specialmente oggi. Così come fare un pezzo d'inchiesta è diverso dalla semplice cronaca o dall'attività di un ufficio stampa. Un altro aspetto interessante della comunicazione è quella definita “interna” alle organizzazioni, cosa approfondita al master dedicato alle risorse umane. Il mio scopo è quello di non farmi trovare “a digiuno” nella maggior parte degli ambiti compresi dalla comunicazione, termine d'origine latina che significa mettere in comune nel senso più originario di compiere il proprio dovere con gli altri (cum insieme e munis ufficio, dovere, funzione). Tornando a quanto scritto da Giordano Bruno, dunque, io studio e sono in perenne formazione per essere “umana” e un domani, forse, anche “felice”.

2 – Come stagista alla cronaca cittadina e alla cultura, hai avuto un’esperienza ricchissima (sezioni della pagina romana e società al giornale Il Manifesto, al giornale La Città di Salerno, Italtractor sud spa, Provincia di Potenza…). L’esperienza di stage ha sicuramente rappresentato per te una opportunità di crescita professionale?

Ogni percorso formativo, ormai, prevede un'esperienza pratica. Prima gli stage ora i project work, comunque un'applicazione concreta a quanto appreso in aula. E' sicuramente un metodo più soft per affrontare il successivo ingresso nel mercato del lavoro. Indipendentemente da come viene svolto, lo stage è sempre un momento di forte sviluppo professionale, sia sotto il profilo delle relazioni sia nel compimento specifico della mansione. L'Italtractor, per esempio, mi ha permesso di vivere e analizzare la complessità delle relazioni sindacali in un'azienda metalmeccanica di una certa rilevanza, oppure il mio primo stage alla Provincia di Potenza mi ha messo in contatto, per la prima volta dopo la laurea, con l'organizzazione di un ufficio stampa e vari processi in esso contenuti. L'esperienza de Il Manifesto è stata, a dir poco, fantastica: un gruppo di donne e uomini motivati da una vera e forte passione per l'informazione al netto di ogni “padrone”, un confronto costante durante le riunioni di redazione, dove tutti hanno lo stesso peso. E poi la grandezza umana, prima che professionale, di Valentino Parlato, uno dei fondatori. Uno sguardo pulito, ancora sognante (aveva più di 80 anni quando io stavo al giornale), una parola dolce per tutti e mai un segno di boria. Una statura morale da gigante! Ai miei occhi sembravano uomini che compiono il proprio dovere con gli altri, in quanto si sforzavano di dare voce a chi non ce l'ha.

3 - Come collaboratrice per l’ufficio stampa, hai collaborato con l’A.P.T (Azienda di Promozione Turistica della Basilicata), qual era esattamente il tuo compito?

Con l'APT ho collaborato in qualità di addetto stampa esterno per un workshop a Bologna e due press tour qui in Basilicata. E' stata un'esperienza molto entusiasmante anche perché mi ha permesso di conoscere un settore che in questo momento ha molto mercato, ovvero quello della comunicazione turistica. E, devo dire il vero, credo che sia quello mi veste meglio addosso.

4 – Parlaci delle tue collaborazioni per diverse testate giornalistiche: “Basilicata regione Notizie”, “Mondo Basilicata”, “Basilicatanet” con mansioni di ricerca, analisi, redazione della notizia e approfondimenti; audiovisivo per il web: "TG web" (servizi per la web tv del Consiglio) e "Basilicatalive" (short documentari delle tradizioni locali per i lucani all'estero).

Le collaborazioni col Consiglio regionale di Basilicata riguardano maggiormente approfondimenti di tipo culturale e servizi di comunicazione pubblica. La cosa più interessante che mi è capitata, collaborando con la testata online del Consiglio, è sicuramente la scoperta di un archivio di un medico trivignese (http://archivioroccobrindisi.altervista.org/), console in America e profondo analista del fenomeno migratorio italiano. Dalla sua pubblicazione è nato un progetto di digitalizzazione e valorizzazione d'archivio grazie all'interessamento del Gal Basento-Camastra e del Comune di Trivigno.

5 - Raccontaci la tua esperienza di docente nei laboratori itineranti di aquiloni per bambini.

L'esperienza dei laboratori di aquiloni voleva trasmettere un modo di giocare e di costruire il proprio gioco da materiali riciclati. La soddisfazione più bella era vedere come il bambino decorava il proprio giocattolo e come ne era fiero.

6 - Sei ideatrice e autrice di una fiaba-filastrocca in rima finalizzata alla sensibilizzazione contro il tabagismo nelle scuole dell'infanzia e primaria della regione Basilicata, all'interno delle attività di educazione alla salute dell' ASP Azienda Sanitaria Locale N.2-Potenza. Di che cosa si tratta esattamente?

Era un racconto dedicato alle scuole dell'infanzia che si proponeva di far capire al bambino la negatività del fumo tramite l'uso di un linguaggio a lui più vicino: una filastrocca illustrata. Faceva parte di un progetto 'Scuola e salute' dei ministeri dell'Istruzione e della Salute che coinvolgeva le Asp e gli istituti scolastici.

7- Sei stata ideatrice, autrice e social media manager di un progetto di valorizzazione e comunicazione enogastronomica della Basilicata, tramite degli audiovisivi destinati al web. Il contenuto dei video ha l’intento di abbinare cinque gusti a cinque prodotti tipici e a cinque emozioni/sentimenti. Illustraci la narrazione che si muove tra la rappresentazione delle ricette tradizionali e i riferimenti al contesto culturale dell’area d’origine.

FoodFileBasilicata (http://foodfilebasilicata.blogspot.it/) è il racconto di cinque ricette tradizionali della Basilicata intorno alle quali si tesse una trama filata intorno al prodotto tipico, protagonista della ricetta, e all'humus culturale che lo “coltiva”. Il fine ultimo dei cinque brevi filmati è un piccolo tentativo di restituire l'anima al cibo. Come dice Carlo Petrini, “Il problema più grande è la perdita del valore simbolico dei cibi. Sono diventati commodities, beni di consumo senza anima”. Ogni ricetta si snoda intorno ai simboli che da sempre l'uomo ha attribuito ai singoli doni della Natura e intorno ai quali è nata la condivisione e la società umana come ci è stata tramandata.

8 - Hai pubblicato da Arduino Sacco Editore nel 2011 una piccola raccolta di fiabe e leggende intitolata "Li cunti" della Lucania mia. Hai narrato un mondo fantastico di un popolo e del paesaggio che lo circonda, riscoprendo la tradizione fiabesca lucana. Di cosa parlano esattamente le fiabe e quali sono le loro morali?

L’elemento che accomuna tutti i racconti presenti nel libro è sicuramente uno strettissimo rapporto con la Natura. Una natura che conserva i tratti fondamentali della Grande Madre, strega e fata, latrice di vita e di morte. In quasi tutti i racconti l’elemento femminile è il vero protagonista, anche quando i personaggi sono eroi e non eroine o l’aiuto magico deriva da un essere maschile piuttosto che da una fata. Anche la Basilicata, dunque, riconferma la tradizione mitica dell’Europa meridionale, ove l’archetipo della Grande Madre è ancor oggi molto più vivo che altrove e ha una grossa parte nel sottofondo culturale e nell’inconscio dei suoi abitanti. Essi sono rimasti maggiormente sotto il suo dominio perché essa fu per molto tempo l’archetipo dominante della civiltà mediterranea prima dell’avvento del Cristianesimo. Nelle civiltà dove l’elemento femminile è prevalente, l’ideale di autodisciplina è generalmente meno forte e quindi la pulsionalità è meno repressa. E’ il calore del Sud. Questo potrebbe essere stato il criterio di selezione che, nei secoli, il popolo lucano ha adottato (inconsciamente) per rielaborare e conservare la più antica e orientale tradizione della fiaba.

“LE PAROLE MAI DETTE” DI ANNAMARIA ALBANO, UNA SINGOLARE ESPERIENZA DI UMANITÀ.

Come segnalato nella quarta di copertina, il libro testimonianza Le parole mai dette di Annamaria Albano “si sviluppa su due piani che s’intrecciano delicatamente lungo tutto il corso del libro; il primo è rappresentato dalla conversazione autobiografica tra Annamaria e suo figlio Daniele, il secondo, invece, è costituito dagli estratti dei diari in cui l’autrice ci rivela il suo intimo modo di percepire la vita. La significativa esperienza del coma, vissuta in prima persona dall’autrice, costituisce lo sfondo sottile di questo libro, il cui mood s’alterna tra i toni più ironici della conversazione familiare e i toni più malinconici del diario personale. I passaggi esistenziali della vita di Annamaria, affrontati con grande sincerità, coinvolgono il lettore in una testimonianza di vita vissuta, in cui si passa dal dramma della malattia, all’acquisizione di una nuova sensibilità e una rinnovata gioia di vivere.”.

Il libro, in una sobria veste grafica, è corredato da alcuni disegni originali dell’autrice e da alcune foto di repertorio. La pubblicazione de Le parole mai dette, in virtù del suo valore di testimonianza, non è passata inosservata; una pagina, infatti, è stata addirittura dedicata al libro sul sito del coordinamento nazionale di Alice Italia, associazione medica che si occupa di sensibilizzare la popolazione riguardo alle problematiche dell’ictus.

Ne Le parole mai dette, l’esperienza della disabilità è svelata gradualmente. Il dolore, generato dall’adattamento ai nuovi e difficili modi di esistenza, provoca un cambiamento radicale nella percezione della propria condizione. Nella prefazione del libro, con delicatezza e audacia, l’autrice scrive: “L’amore non è separabile dalla comprensione. Voglio trovare un senso a questa vita. Che senso ha questa vita senza l’amore. La vita si affronta con amore. Questo libro si deve leggere con calma e bisogna immedesimarsi per capire il significato dell’invalidità. (…) Dopo diciassette anni dal coma, ho deciso di esternare a tutti le mie sensazioni mai dette. (…) Non ho mai pensato di stroncare la mia vita. Ho sempre accettato tutto. È meglio. La vita, che fa, comunque sia, vale la pena di essere vissuta.

L’esperienza umana di Annamaria Albano, testimoniata con schiettezza, giunge al lettore con brani che testimoniano una profonda consapevolezza, e nei quali si coniugano sincera emotività e riflessione su di sé: “La mia vita spezzata in due da una sorte infame. Il coma mi ha dato più sensibilità.

Quando, in seguito ad un incidente, l’autrice viene colpita da un ictus, i suoi figli sono piccoli: Giuliano ha tredici anni, Daniele, invece, otto. Annamaria testimonia che, durante il coma, ha visto qualcosa di importante, ai limiti del credibile: “Passava una luce nel mio corpo, sentivo bontà e benessere. (…) Grazie a Dio, che ho visto in coma, sono andata avanti. Ho visto Gesù, era bello, una luce immensa, che noi non abbiamo. È il mondo che si è allontanato da Dio.

In seguito all’ictus, e al coma conseguente, Annamaria riporta vari danni, permanenti, tra cui la paralisi del braccio e della gamba sinistra. Parlando del rapporto con il suo corpo dopo il cosiddetto Grande Trauma, l’autrice sintetizza incisivamente il suo sentito: “Soffro perché la rapidità con cui penso non corrisponde alla rapidità fisica”.

In merito alla difficoltosa quotidianità, Annamaria si arrangia con nuovi metodi nel lavoro domestico e, soprattutto, si fa coraggio grazie alla musica: “Mi organizzo diversamente, ma ci vuole solo concentrazione. E ci vuole la musica. La musica è la libertà. La musica è tutto, è un conforto alla mente… io lavoro solo con la musica, senza di lei mi fermo! Per me la musica è lo stimolo a vivere, a vivere bene, mi dà l’energia necessaria… dopo il coma sono diventata più sensibile alla musica. Amo Dalla, Vecchioni, De André… mi piacciono i cantautori italiani. Io preferisco le canzoni d’amore”.

La nostra autrice adora la musica, tuttavia, nella sua solitudine talvolta insopportabile e insormontabile, riesce anche a cogliere il senso e la bellezza di alcuni profondi silenzi: “Amo il silenzio. Il silenzio è pace. È come un’oasi nel deserto. Ci sono dei silenzi da vivere.

Oltre ad ascoltare la musica (e talvolta il silenzio!) la nostra autrice, come esperienza di liberazione, ama cimentarsi anche coi colori e i disegni: “La pittura aiuta a sfogarmi. Il rosa e il verde sono delicati. La mia mente, guardandoli, si rilassa molto.

La disabilità è una tormenta imprevista ed imprevedibile, che stravolge l’ordinario, mettendo in discussione la realtà costituita. La scrittura, in tal senso, offre uno strumento efficace al diversamente abile, giacché gli permette sia di individuare i significati non palesi della sua condizione sia per aiutarlo a scoprire una nuova identità: “Perché il corpo va piano? Forse perché la mente vorrebbe fare le cose che non riesce a fare il corpo. (…) Il tempo corre in fretta, come il giovane cammina più veloce dell’anziano. Però l’anziano conosce la strada.

Una volta di più la scrittura si rivela fondamentale per cogliere il senso del dolore. In questa prospettiva, gli appunti dell’autrice ci aiutano a capire come possa riedificarsi la propria esistenza - e quella delle cose circostanti - a partire dagli elementi stravolti dalla malattia.

Le difficoltà dell’infermità ci rivelano chi davvero siamo, ci ricordano quanto siamo fragili, ci aiutano a superarci di continuo e a scoprire il valore autentico della solidarietà. Nella malattia e nella disabilità tutto può diventare difficoltoso; il sofferente si sforza di sopportare, pazienta, sopravvive all’apparente sconfitta; egli diventa più indulgente verso sé e gli altri, riscopre inoltre una grande dignità nel considerare se stesso e gli altri in una prospettiva radicalmente diversa.

Nonostante la malattia possa limitare la nostra possibilità di azione, essa non ci toglie la libertà di vivere una forma di vita interiore che va oltre il corpo destabilizzato, in fine riadattato a nuove possibilità e a diverse esigenze. Chi ha vissuto la disabilità, come Annamaria, non percepisce in un nuovo modo soltanto il proprio corpo, ma anche la propria anima, e non ultime le relazioni dolorose e gioiose che essa instaura in profondità col mondo esterno.

Con Le parole mai dette, l’autrice ci ha trasmesso la sua immagine del cuore e della mente: “A pranzo con Giuliano e Claudio abbiamo rievocato l’accaduto passato, l’incidente e l’ictus, ed ho deciso di scrivere un libro, Le parole mai dette. (…) Lo so uscirà, che bello! Me lo farà fare lo spirito guida. Grazie a te, Dio. Alla mia morte voglio solo rose bianche. Voglio bene a tutti. (…) Vi lascerò la mia immagine, ma non esterna… l’immagine del cuore, della mente…”.

HAMZA ZIREM

Per ulteriori informazioni e per acquistare il libro indirizzarsi al seguente link:

www.lulu.com/it/it/shop/annamaria-albano/le-parole-mai-dette/paperback/product-21708454.html

Il link della pagina dedicata a Le parole mai dette sul Portale Alice Italia:

www.aliceitalia.org/esperienze_personali.php

CONVERSAZIONE CON L’ARTISTA MINA LAROCCA

È veramente un grande piacere fare un’intervista a Mina Larocca, sia per la vastità degli interessi dell’artista lucana, sia per la straordinaria varietà di realizzazioni da lei concretizzati.

Mina, raccontaci come ti sei avvicinata all’arte.

Ho sempre avuto una grande passione per il disegno. Fin da bambina amavo disegnare tutto quello che mi circondava, soprattutto le espressioni dei volti. Ho sempre disegnato quando mi capitava l’occasione. Da ragazzina ho anche partecipato ad alcuni concorsi scolastici vincendo diversi premi. Purtroppo non sono stata molto costante per vari motivi e solo negli ultimi anni ho ripreso a disegnare e soprattutto a dipingere invogliata dal fatto di aver frequentato un corso dall’artista Lucia Bonelli con il metodo Betty Edwards. Mi sono quindi avvicinata alla pittura in età adulta. Ancora non ho trovato una mia dimensione precisa nella pittura. La mia è una ricerca continua di tecnica da utilizzare nei miei lavori. Utilizzo ad esempio molto la matita ed i gessetti, l’acrilico e l’olio, cerco di sperimentare anche tecniche combinate. Sto iniziando anche a utilizzare il materico.

Quello che mi sorge spontaneo osservare è che le tue opere, esposte a Trivigno nella mostra “Borghi ad arte”, hanno una forza umana e sono principalmente legate a ritratti di donne colti ciascuna nel proprio particolare splendore espressivo. Canti nella donna il valore femminile originario, sottolineandone sacralità, bellezza e magia nella creatività. È vero?

Si, è vero. Trovo molta ispirazione nei volti e nella fisicità femminile. Come ho già detto sono molto attratta dall’espressione e dalla bellezza dei volti femminili in genere, intendendo la bellezza non solo esteriore, ma soprattutto come espressione dell’anima. Per questo cerco di tradurre tale espressività in ciò che faccio.

E per quello che riguarda i colori concepiti, esprimono i tuoi stati d’animo?

Certamente. I colori sono una componente importante dei miei umori. In alcuni mie dipinti i colori sono molto marcati quando ritraggo in particolare soggetti che sono espressione di etnie e popoli che ho potuto ammirare durante alcuni miei viaggi.

Come nascono i tuoi quadri?

I miei quadri sono frutto di momenti in cui mi sento particolarmente ispirata da spunti che possono derivare da qualunque fonte: una foto, una semplice immagine, l’espressione reale di un volto, il pianto umano come anche un sorriso. L’espressione è per me non solo un aspetto psicologico, ma anche sociologico.

Gli elementi che arricchiscono i tuoi dipinti esplorano alcuni aspetti dell’animo umano, a quali modelli pittorici ti identifichi di più?

Non ho nessun modello a cui mi ispiro. Cerco di essere sempre me stessa e di trasmettere quello che sento. Apprezzo comunque molto le opere di John Everett Millais, un artista inglese dell’800 che, con i suoi colori e le sue espressività, riescono a trasmettermi delle sensazioni molto forti.

La Pace è il tuo credo, è un valore molto presente nelle tue opere. La Pace è un bene da coltivare, e a questo può dare un contributo decisivo l’educazione e l’impegno civile dei popoli. Che ne pensi?

La pace e’ un tema molto presente nei miei lavori e credo che l’arte può rappresentare un importante veicolo in questo senso soprattutto in un momento in cui le tensioni politiche e sociali sono molto elevate. Nei miei quadri questa è molto presente soprattutto intesa come pace interiore. Ho partecipato ultimamente ad una mostra collettiva a Possidente dove il tema della mostra era la pace ed i quadri che ho esposto hanno suscitato grande interesse e gradimento.

Sei curatrice della bellissima mostra di pittura “Borghi ad arte di Trivigno” che ha riunito gli universi diversificati di un gruppo di artisti (Vito Luongo, Marinella Canosa, Rosangela Nella, Rocco Nella, Mina Larocca, Anna Faraone, Nando Rutigliano, Maria Laurita, Celeste Petrone, Giusi Villano, Antonio Cillis, Vittoria Lasala e Lucia Bonelli). I pittori sono accomunati da un’espressivita potente e originale. Come è stata accolta la mostra?

Insieme alla pro loco di Trivigno abbiamo organizzato questa mostra che ha riunito diversi artisti sia di Trivigno che di fuori. La mostra ha riscosso un ottimo successo ed è stata molto apprezzata da tutti per la sua eterogeneità, per la sua location (è stata allestita in due portoni di palazzi antichi di Trivigno), e per la qualità dei lavori esposti.

Che significa essere artista oggi?

Essere artisti oggi credo sia saper cogliere le sensibilità presenti nella nostra società nelle sue svariate sfaccettature.

Che impressione cerchi di suscitare in chi osserva le tue opere?

Spero di suscitare un senso di tranquillità e serenità e di trasmette messaggi di pace e di amore verso il prossimo.

Intervista al Presidente della Federazione Italiana Cuochi Rocco Pozzulo

Abbiamo avuto un immenso onore e piacere di intervistare Rocco Pozzulo che è un pregevole esempio del genio lucano affermandosi come uno dei più grandi chef italiani. Ha gentilmente risposto alle domande del nostro giornale.

 

1- Lei è stato eletto alla guida della Federazione Italiana Cuochi. Quali sono le attività principali del suo nuovo incarico ?

Le attività sono innumerevoli perché la Federazione conta oltre 15.000 iscritti sul territorio nazionale ed estero attraverso le sue delegazioni, per cui seguire tutti diventa molto impegnativo, ma ovviamente questo non mi spaventa ma anzi mi entusiasma in quanto sono conscio del fatto che in questo momento particolare per la cucina italiana non può che essere un privilegio rappresentare la nostra categoria. Riassumendo uno delle attività principali sarà quella di dare visibilità a tutti i cuochi che ogni giorno svolgono una professione molto impegnativa e faticosa affrontata con grande responsabilità e allo stesso tempo di far chiarezza sul ruolo professionale e della figura del cuoco. 

2- Nella società attuale, il cibo diventa uno degli argomenti preferiti. Per esempio, la TV ne parla continuamente. Perché l’uomo contemporaneo dà un interesse esagerato all’arte culinaria?

Se ne parla secondo me perché il cibo è anche cultura. Inoltre interessa tutti in quanto ognuno può interpretare la cucina, nel bene o nel male, esternando  la creatività che c’è in ognuno di noi. Naturalmente quando parliamo di un cuoco si discute di un professionista che oltre ad essere creativo deve anche essere un profondo conoscitore delle materie prime, delle tecniche di cottura da abbinare ai prodotti e tanto altro ancora. Quindi un professionista a tutto tondo.

3- Quali consigli darebbe ad un giovane chef lucano che vorrebbe andare avanti nella strada aperta da lei ?

Il primo consiglio è la passione per la nostra professione, fondamentale per raggiungere qualsiasi obiettivo, poi per un lucano consiglierei di approfondire la conoscenza dei nostri prodottti tipici per essere un ambasciatore della cucina lucana che vista la grande quantità e le eccellenze agroalimentari può considerarsi di non essere seconda a nessuno.

4- Qual è il piatto che le piace di più? E come lo cucina?

Domanda difficile perché mi piacciono diverse cose che mangio a secondo dell’umore, del tempo e della stagione. Diciamo che preferisco i piatti tradizionali che spesso ho il piacere di assaggiare durante i miei spostamenti durante i viaggi di lavoro. Quando cucino cerco sempre di rispettare i prodotti con cotture appropriate e senza grandi esasperazioni con un tocco di rivisitazione che secondo me non guasta mai.

"QUANDO LA MUSICA SI COLORA" AL MOZART-FACTORY DI POTENZA

Il ristorante il Mozart di Potenza è il luogo ideale per trascorrere una serata all'insegna della Cultura e della buona tavola, è un luogo d’incontro per musicisti, liberi pensatori, attori, cabarettisti, scultori, scrittori, fotografi, prestigiatori, associazioni culturali, scuole di canto, scuole di ballo, definiti nell’insieme "operai dell'arte" che hanno contribuito all’affermazione di un incontro settimanale che sabato scorso ha compiuto un anno di attività con una Estemporanea.

Alessandra Sagarese ha egregiamente condotto la serata del 4 Luglio 2015 intitolata “Quando la musica si colora”, con il suo Juke Box Live, ha presentato gli artisti e ha interpretato le canzoni richieste dal pubblico.

È stata una serata affascinante ed emozionante, all’aperto in un luogo magico dove gli artisti singolari hanno creato le loro opere. Pasquale Falce, prendendo il via con una tela nera, ha dipinto delle onde in movimento (olio su tela), un figurativo moderno. Simona Porretti ha realizzato un quadro che possiamo intitolare piano bar (olio su tela). Rosario Ciufo che si interessa di più al genere Fantasy, ha disegnato un cavallo alato come simbolo di libertà usando i colori copic. I dipinti degli artisti rimangono all’interno del Moz-Art Factory e possono essere osservati dai clienti del ristorante.

La giuria è composta da Antonio Pace (Poeta), Elena Ambrosio (Pittrice), Angela Covucci (Insegnante di canto presso A.C. Singing School) ed Hamza Zirem (Scrittore). A maggioranza e non all’unanimità, il quadro vincitore è stato quello di Pasquale Falce.

L’ideatore della rassegna "Quando la musica si colora", Tonino Messina, e lo staff del Mozart hanno ringraziato tutte le persone per l'affetto e la partecipazione dimostrata nell'arco dell'anno, augurando buone vacanze a tutti i partecipanti, rinnovando i nuovi appuntamenti al prossimo settembre.

PRESENTAZIONE DEL PRIMO QUADERNO DELL’IRES CGIL BASILICATA “L’ORO NERO CHE NON SI ESTRAE”

La CGIL Basilicata ed il suo Centro di ricerche e studio (IRES) hanno presentato il 22 giugno 2015 presso la sala conferenze del Museo Provinciale di Potenza, il loro primo Quaderno dal titolo L’oro nero che non si estrae. Immigrati e petrolio in Basilicata, problemi e risorse. Si tratta di un lavoro, realizzato da ricercatori e studiosi nel corso degli ultimi mesi, che rappresenta uno studio minuzioso sui temi relativi all’immigrazione e al petrolio. Il volume contiene articoli dei seguenti autori: Piero Di Siena, Nicola Coviello, Paolo Naso, Jean-René Bilongo, Raimondo Bosco e Stefano Prezioso, Donato Di Sanzo e Giovanni Ferrarese, Giuseppe Melillo, Valerio Tramutoli, Rocco Fasanella.

Come precisato sul suo sito internet, l’IRES Basilicata ha per obiettivo di guardare con realismo alle fratture ed ai costi sociali, che un capitalismo della mercificazione impone e, allo stesso tempo, ingegnarsi per corrispondere allo stesso livello, sul campo di gioco globale, per trovare risposte all’altezza della sfida e per provare a fornire al sindacato stesso una chiave di lettura anticipatoria su temi di grandissima importanza. […] Con l’IRES la CGIL intende favorire la crescita di un soggetto culturale, di analisi e di elaborazione, che si muova nello spazio socio-politico della Basilicata e del Mezzogiorno; un soggetto che sappia essere idea culturale e politica della Basilicata, attento ai cambiamenti e diffusore di cittadinanza, dialogo culturale, integrazione, progresso sociale e del lavoro.

Ha coordinato i lavori della presentazione del volume, L’oro nero che non si estrae,Vincenzo Esposito, Segretario Generale FLAI CGIL Potenza, dichiarando: “L’IRES-CGIL Basilicata è il nostro centro di ricerche e studio di cui la CGIL Basilicata si è dotato per affrontare le questioni nel merito scientificamente, anche per sfuggire all’emotività e alle campagne mediatiche, che molte volte non danno un quadro preciso delle questioni. E mai in un periodo attuale come questo, dove l’immigrazione si presta a strumentalizzazioni politiche ed in modo particolare si strumentalizza questo fenomeno, crea paure che in effetti se il fenomeno lo analizziamo con la ricerca, ci rendiamo conto che queste paure non hanno senso di esserci. Il titolo della ricerca è L’oro nero che non si estrae, mette a confronto due risorse, quella legata all’immigrazione che è per noi una risorsa da valorizzare e la risorsa petrolifera, che è pure una risorsa, che si esaurisce e che sicuramente la nostra regione non può basare le proprie politiche di sviluppo e non può essere un modello di sviluppo.  Abbiamo autorevoli interlocutori che ci daranno i loro punti di vista.”

Il curatore del volume, Giovanni Casaletto, presidente dell’IRES-CGIL Basilicata, dottorando di ricerca in Storia dell’Europa mediterranea presso l’Università della Basilicata, ha presentato i lavori del gruppo di studiosi e giovani lucani, individuando il filo di connessione fra l’immigrazione, la comprensione delle sue cause, la relazione e la percezione che ne hanno i cittadini lucani di questo fenomeno, e le relazioni che si stabiliscono su scala territoriale. Casaletto ha affermato: “In questa circostanza, l’immigrazione è l’aspetto centrale della ricerca. Il petrolio ne diventa l’estensione concettuale gravida di significati territoriali. L’oro nero che non si estrae è la provocazione voluta in un territorio ricco di oro nero che si estrae. […] Formulare l’invito di una comprensione del territorio che vada oltre la composizione del prodotto interno lordo e che consideri altri indicatori, quali la vivibilitàambientale, la sicurezza dei cittadini, il rispetto del paesaggio e di ciò che il paesaggio offre, e più in generale la qualità delle relazioni umane. […] In Basilicata è utile sottolineare il dato relativo ai residenti stranieri, dal 2002 al 2010 si è quadruplicato, mentre dal 2010 al 2013 la popolazione immigrata è passata  da 12992 ai 16968 secondo Caritas-Migrantes. […] Tra le destre razziste in Europa e le sinistre incapaci di affrontare le paure della popolazione, noi tutti, immigrati compresi, siamo le vittime collaterali dirette delle forze della globalizzazione. […] In questa strettoia, il sindacato e le forze vive del lavoro possono fornire una risposta di respiro culturale nella costruzione di una rete di un sistema di tutele e di diritti del lavoro su scala planetaria, possono contrastare la xenofobia e predisporre, come per la buona esperienza di “sindacato di strada” o di “stop caporalato”, una rete di legalità a partire dai tanti sportelli periferici dell’INCA-CGIL; possono orientare azioni, misure e programmi puntando qui in Basilicata sulle potenzialità dell’agricoltura. […] Il quadro di un potere trasformato in disordine mondiale in cui il diritto di intervento umanitario, l’esportazione della democrazia occidentale hanno reso instabili intere aree del pianeta e più fragili i nostri confini, impongono a noi tutti, per citare un bellissimo brano di Ivano Fossati, di tendere la mano al nostro fratello che guarda il mondo e da cui il mondo ha momentaneamente voltato le spalle.”

Il Direttore dell’INPS Basilicata, Antonio D’Ago, dopo aver riferito la contabilità delle prestazioni che l’INPS eroga da un punto di vista economico-finanziario, ha dichiarato: “In Basilicata, siamo oltre il 50 % dei cittadini  che beneficiano del Welfare. […] I lavoratori immigrati sono 4540 che prestano un rapporto di lavoro regolarmente assicurato, e soltanto 543 hanno beneficiato di prestazioni a sostegno del reddito. Vuol dire che gli immigrati stanno finanziando il nostro sistema di welfare e questo è un elemento di positività. Da un punto di vista politico-sindacale noi dobbiamo con forza evidenziare.”

Il Segretario Generale CGIL Basilicata, Angelo Summa, ha esposto una riflessione: “Il tema dell’immigrazione è un tema di carattere epocale, che però non può essere trattato con risposte emergenziali. […] Noi siamo di fronte ad una crisi democratica, tra le più profonde della storia del nostro paese, in cui l’autorevolezza politica ha perso la sua azione di progettazione di visione, e schiacciata in una crisi ed a servizio esclusivo dell’economia che detta tutto. E quindi, o qui ritroviamo un nuovo equilibrio o noi non ce la facciamo. […] Il tema dell’immigrazione è una ricchezza per un territorio come la Basilicata ed il Mezzogiorno che si spopola. Tutti i dati sulla demografia ci parlano di una Basilicata che si spopola di più nel Val d’Agri, dove c’è il petrolio, rispetto ad altre parti del paese, e questo ci consegna quanto è complesso il rapporto tra petrolio e sviluppo. […] Come può la Basilicata continuare a parlare di petrolio se a capo dell’istituzione ne sono soggetti discutibili le cui azioni di monitoraggio non ci sono. Ma com’è possibile? Si sia seri su questo! Si guardi i propri cittadini con maggiore rispetto! Si abbia più coraggio oltre all’ansia del petrolio e delle royalty, un governo regionale avrebbe più autorevolezza. […] La Basilicata ha bisogno di recuperare una sua visione; nonostante abbiamo acqua e petrolio, nonostante abbiamo avuto a disposizione negli anni tutte queste risorse, i nostri indicatori economici ci consegnano una realtà che è identica a prima che avessimo a disposizione queste risorse. La Basilicata con quelle risorse non ha modificato nulla nella sua struttura produttiva economica e di sviluppo, significa che probabilmente la visione su cui abbiamo costruito il nostro sviluppo è una visione che non ha prodotto risultati. E quindi bisogna cambiare visione. […] Bisogna costruire, per dare sviluppo ad altri settori della nostra regione. Che l’ENI e le multinazionali devono investire in Basilicata per quanto riguarda le energie alternative. O si fa questo, o diversamente la nostra azione sarà un’azione che non potrà più tollerare solo un rapporto di sfruttamento del nostro territorio senza costruire una prospettiva occupazionale. L’agricoltura e altri settori come quello dell’infrastruttura sociale, possono essere settori strategici per creare occupazione e ricchezza in questo territorio.”

Il responsabile del Coordinamento nazionale immigrati FLAI-CGIL, Jean-René Bilongo, ha affermato: “Dobbiamo come federazione dell’agro-industria continuare a resistere su queste tematiche di lotta e di contrasto allo sfruttamento in agricoltura. L’agricoltura è un bacino di occupazione straordinario, abbiamo circa un milione e 200 mila occupati regolari in agricoltura. Sono presenti tutte le nazioni, diventa un crocevia di lingue e culture, è esattamente il riflesso di quello che sarà l’Italia di domani; però anche il riflesso delle derive che si possono verificare nel mondo del lavoro, come il caporalato e lo sfruttamento. Noi promuoviamo tante iniziative per fermare le derive che caratterizzano il lavoro agricolo. Continueremo a fare il nostro lavoro e a marcare la nostra presenza in tutti i territori, non ci faremo intimidire né intimorire da nessuno.”

Il Dottore di ricerca in Sociologia, Donato Di Sanzo, ha illustrato il lavoro svolto con il suo collega Giovanni Ferrarese, sul tema intitolato “Il doppio binario dell’accoglienza” fatto da due registri: uno dello SPRAR del Ministero dell’Interno (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), l’altro sistema straordinario dei centri CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo) e CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria); entrambi di emanazione prefettizia. Dei  circa 1000 richiedenti asilo e rifugiati attualmente presenti in Basilicata: 400 sono inseriti in 12 progetti territoriali appartenenti al sistema ordinario SPRAR; 600 sono collocati in 14 diversi centri di accoglienza straordinaria CAS. La differenza di registro nell’accoglienza determina due regimi sostanziali di prestazioni offerte ai richiedenti asilo e rifugiati. Il sistema lo SPRAR si caratterizza con il coinvolgimento diretto degli enti locali; rete di accoglienza diffusa su tutto il territorio nazionale; il massimo di permanenza è di 6 mesi; dislocazione in piccole concentrazioni (nei appartamenti); rendicontazione analitica delle spese sostenute; supporto per l’accoglienza, l’integrazione e la tutela. Nei centri di accoglienza straordinaria, l’assenza di controllo del Ministero dell’Interno e il mancato coinvolgimento degli enti locali rendono molto difficile il mantenimento degli standard dignitosi di accoglienza: grandi concentrazioni in strutture riconvertite (alberghi, ex industrie, etc.), tempi di permanenza indefiniti nelle strutture e rendicontazione forfettaria delle spese.

Sono intervenuti anche il Professore Valerio Tramutoli e l’assessore regionale dell’agricoltura e sviluppo rurale Luca Braia. L’incontro è terminato con le conclusioni della Segretaria Nazionale FLAI-CGIL Ivana Galli ed i saluti del Prefetto di Potenza Antonio D’Acunto.  

Per dare operatività alle proposte, per andare avanti sull’oggetto del dibattito suscitato dal primo quaderno, l’IRES Basilicata continuerà a sviluppare contenuti sui principali fattori economici e relazionali della nostra regione. La ricerca del Centro Studi della CGIL Basilicata avrà una preoccupazione permanente sugli aspetti quali l’energia, il governo del sottosuolo e delle risorse naturali, l’immigrazione e i diritti delle comunità migranti, l’industria, il lavoro, il welfare e la lotta all’esclusione sociale.

TRIVIGNO HA CALOROSAMENTE OSPITATO LA QUARTA TAPPA DELLA GARA DEI CARRETTI

La quarta tappa della competizione “Carretti in tour 2015” si è svolta con grande successo il 14/06/2015 nel bellissimo borgo di Trivigno dove il calore e l’ospitalità hanno sempre caratterizzato gli abitanti. L’iniziativa è promossa dalla Federazione Lucana Carretti che è nata dall’unione di diverse associazioni, con lo scopo di far rivivere e rievocare i giochi tradizionali del passato promuovendo l’antico gioco dei carretti in un’espressione originale organizzando gare che somigliano un po’ alla formula uno. Si sono iscritti alla gara 116 piloti ed erano presenti a Trivigno 27 concorrenti, 25 discese con carrozze tradizionali e 2 con carrozze elaborate.

La manifestazione si è tenuta nel pomeriggio ed è riuscita ad entusiasmare un pubblico numeroso e variegato. L’apertura della gara, è stata effettuata da due brave donne trivignesi, Lucia e Maria, che hanno dimostrato una bella discesa con i carretti. La prima manche è iniziata alle ore 16.00. La gara piena di avventura ha regalato agli spettatori tante emozioni. La prima curva del percorso, difficile da superare ad alta velocità, ha leggermente ostacolato alcuni piloti. La gara si è svolta a cronometro in tre manche, sommando le due migliori discese per proclamare i vincitori.

La cerimonia di premiazione con la proclamazione dei vincitori si è tenuta in piazza alla presenza dei rappresentanti della Federazione Carretti Lucana, della Pro Loco di Trivigno (la Presidente Margherita Luongo ed il Vice Presidente Rosario Fanelli) ed il consigliere comunale Raffaele Sarli. La classifica è stata resa pubblica, il tempo più lungo è stato del pilota n° 9 con con 1.29.41. Dal 1° al 10° classificato, i piloti prendono i punti per il campionato.  Al terzo posto, il pilota n° 66 con il tempo 1.07.15. Al secondo posto, il pilota n°85 con il tempo di 1.06.18. ed al primo posto, vince la tappa di Trivigno il pilota n° 10 Salvatore Coviello con il tempo di 1.05.60.

La Presidente Margherita Luongo, ha affermato: "La manifestazione, diligentemente curata dalla Federazione Lucana Carretti in collaborazione con l'associazione Pro Loco di Trivigno, si è presentata come un entusiasmante momento di aggregazione non soltanto per i più giovani che hanno avuto modo di sperimentare una nuova forma di sport ma anche e soprattutto per gli adulti, ai quali è stata regalata l'occasione di ripercorrere l'espressione più autentica e spontanea della loro infanzia intrisa di curiosità, ingegno, creatività... Inoltre, un affettuoso ringraziamento va a tutti i concorrenti che con grande spirito di squadra hanno dimostrato interesse e partecipazione impegnandosi fino in fondo e consegnandoci valori cardini quali la volontà, il sacrificio, il coraggio e la grinta di cui necessitano quotidianamente i nostri piccoli centri al fine di sconfiggere il pericolo di estinzione a cui sembrano inesorabilmente essere destinati."    

Il Presidente Leonardo Lo Monaco, con maestria, ha curato ogni particolare della manifestazione, ha dichiarato le sue impressioni per il giornale La Pretoria: “Noi siamo felicissimi di essere stati ospitati in un paese straordinario. Abbiamo apprezzato la disponibilità di tutti, quella delle forze dell’ordine (vigili urbani e carabinieri che ci hanno seguito per tutta la giornata), della Pro Loco (che ci ha fatto mangiare in una villa bellissima) e dell’amministrazione comunale con la presenza del Sindaco Michele Marino. La gara è finita con un grande successo, dove per fortuna nessuno si è fatto male e dove si sono divertiti tanti bambini. Speriamo che Trivigno ci invitera anche l’anno prossimo.”

Le altre tappe della competizione prevedono nuove destinazioni: contrada Cavalieri (il 21/06), Contrada Giuliano (il 05/07) , Contrada Fossacupa (il 19/07), Contrada Pian di Zucchero (il 26/07), Avigliano (il 02/08), Contrada San Nicola di Pietragalla (il 23/08) ed infine Potenza (il 06/09). Sul sito internet della F.C.L (http://federazionelucanacarretti.jimdo.com) sono spiegati i regolamenti della competizione.

REGOLAMENTO PILOTI E TEAM

1) Il pilota deve essere tesserato F.C.L. così che abbia la dovuta  copertura assicurativa, se trattasi di minorenne deve avere copia del documento di identità suo e del genitore che esercita la patria podestà. E obbligatorio l’uso del casco  meglio se integrale , e comunque  non sono autorizzati caschi da ciclista elmetti o similari. Il casco deve essere omologato da motociclista o  automobilista  e  l’abbigliamento deve essere  comodo ed efficace, sono facoltativi guanti, paragomiti e ginocchiere.

2) La partecipazione all’evento da parte di una singola persona è possibile in quanto egli  si identifica come pilota, costruttore e team. Per essere  inclusi nel  calendario bisogna formare un team  con un numero massimo di 5 persone. La federazione  assegnerà ad ogni tappa un punteggio, sia come pilota per la classifica  finale come miglior classificato, sia come miglior team costruttore.  

3) Durante la gara il pilota dovrà obbligatoriamente assumere una posizione corretta con gambe in avanti, ed i piedi non dovranno essere a sbalzo rispetto agli ingombri del mezzo, ma dovranno essere appoggiati su adeguati poggiapiedi. Ogni pilota che assume un comportamento scorretto verso avversari, commissari, federazione ed addetti all’organizzazione  può essere estromesso dalla singola gara e se necessario dall’ intero evento .

4) E vietato spingersi sia in partenza, sia lungo il percorso sia con mani che con piedi, è consentito  spingersi con le mani solo in caso di ripresa della gara dopo un incidente, o un arresto completo avvenuto sul percorso.

5) Il pilota deve esporre il numero assegnatogli al momento del tesseramento, sul casco o dietro le spalle, insomma ben visibile. Lo stesso numero verrà usato per tutte le tappe.

6) Ogni equipaggio è responsabile della costruzione, resistenza e affidabilità del proprio mezzo, declinando l’organizzazione da ogni responsabilità.

7) I concorrenti fermi sul percorso per incidente o rottura debbono adoperarsi immediatamente per sgomberare la sede stradale. Il mezzo guasto non riprende la discesa fino a quando autorizzato dall’organizzazione.

8) Il numero dei partecipanti massimo ad ogni tappa è stabilito dall’organizzazione di volta in volta, così come il numero di discese e il numero di batterie, resta regola imprescindibile l’età minima di 14 anni e  massima anni 90 di età, così come la quota di partecipazione è di € 15 per tappa.

9) E’ severamente vietato far partecipare alla gara gli iscritti che durante la partecipazione fanno abuso di alcol (birra, vino etc…) o coloro che non sono in possesso della tessera FLC al momento dell’iscrizione.

10) Il carattere ludico dell’iniziativa è l’elemento caratterizzante dell’evento ed invita i partecipanti ad un comportamento rispettoso ed esemplare di fair play. Pertanto tutti i concorrenti sono tenuti all’osservanza del regolamento vigente. Eventuale ricorso di ogni genere deve essere esposto dal team all’associazione di appartenenza, la quale si farà carico di un versamento di € 50 a beneficio della FLC per poter presentare istanza per iscritta del ricorso e in un secondo momento avere risposta. L’eventuale ritiro di un’associazione con i propri team dal campionato anticipatamente e per motivi futili, comporterà una sanzione di € 500 che alla fine di tutti gli eventi tra le varie associazioni, come indennizzo per danno arrecato.

REGOLAMENTO CARRETTO

1) Ogni carretto deve essere fatto completamente in legno (sono ammessi in metallo solo il perno che unisce gli assali alla carrozzeria e i bulloni che fissano i freni e i cuscinetti a sfera agli assi della carrozzeria) l’assetto deve essere rigido, gli assi di supporto ai cuscinetti devono essere fissati direttamente sul pianale senza gomma né altri spessori. Non sono ammessi ammortizzatori o altri tipi di sospensioni, è ammessa solo la flessione naturale del legno usato per la costruzione.

2) Ogni carretto deve avere tre o quattro cuscinetti. Gli ingombri massimi consentiti sono: lunghezza 1,80 cm, larghezza 100 cm. (inteso lunghezza assale). Non si possono montare due cuscinetti uno dentro l’altro o ricoprire la parte esterna con ghiere, anelli o altro materiale. I cuscinetti devono essere a sfera con le stesse ben visibili sulla parte esterna e la parte superiore del cuscinetto (quella aderente all’asfalto) non deve essere ricoperta o incisa, quindi il cuscinetto non deve essere manomesso in nessun modo.

3) L’impianto frenante deve essere a pedale o a leve tipo bob fatto in legno, deve avere la parte che agisce sull’asfalto in gomma, non sono ammessi freni o sistema frenante che agisce direttamente sui cuscinetti.

4) Nel caso di rottura del carretto, è ammessa la riparazione purché non vada a discapito della sicurezza (sarà, perciò l’organizzazione a dare il permesso di continuare la gara). Durante la stessa è possibile intercambiare freni, cuscinetti o altro sotto richiesta e verifica da parte di giudici di gara, oppure l’intero carretto. I giudici insieme all’organizzazione devono controllare ogni carretto in qualsiasi momento se si ritiene necessario.

5) Sono vietati i dispositivi che possono fornire energia al carretto durante la discesa, impianti di lubrificazione o raffreddamento che agiscono durante la discesa, dal carretto non devono sporgere bulloneria che possono nuocere alla sicurezza del pilota e di terzi. Il mezzo dovrà presentare profili e sagome più arrotondate possibili, è vietato qualsiasi tipo di zavorra e il peso massimo è di 70 Kg. Gli alettoni non devono superare la larghezza del pianale. Non è consentito il montaggio di sedili automobilisti sedie o poltroncine in plastica, si può montare uno schienale in legno con altezza massima dal pianale di 25 cm. Il sistema sterzante può essere con corda adeguatamente fissata all’assale sterzante o catena o tubo semi-rigido, in alternativa può essere di tipo diretto ovvero utilizzando i piedi che agiscono direttamente sull’asse sterzante. Non è consentito montare né volante né manubrio.

6) L’inosservanza di una di queste regole porta il pilota e l’intero team ad una penalizzazione (retrocessione all’ultimo posto della classifica giornaliera equivalente a punti zero).

7) Ogni team può richiedere un controllo ai giudici di gara su carretti o piloti avversari, purché fatta in maniera cortese.

8) Non sono ammesse manifestazioni di proteste in modo eclatante e folkloristica durante lo svolgimento della tappa.

9) Nella mancanza di regole su episodi o situazioni impreviste, la federazione deciderà al momento sul da farsi.

10) Le iscrizioni ad ogni singola gara scadranno entro e non oltre le ore 10.00 del giorno stesso della gara. 

Letto, confermato e sottoscritto dalle Associazioni, quali rappresentanti dei team partecipanti.

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INTERVISTA ALL’ARTISTA RANZIE MENSAH

Ho ricevuto il Premio Universum Basilicata dalle mani della Principessa Ranzie Mensah il 21 marzo 2015 alla sala dell' Arco del Palazzo di Città di Potenza e poi abbiamo cenato insieme al ristorante Fuori le Mura dove abbiamo scambiato tante idee. Ranzie Mensah, nota per le sue doti artistiche e le sue qualità umane, ha gentilmente risposto alle mie domande.

 

1- Sei Principessa del Popolo Fanti del Ghana per le tue nobili origini, spiegaci da che cosa deriva questo titolo?

In Africa ci sono alcune etnie che praticano il matriarcato. I Fanti sono uno di questi. Il titolo di Principessa deriva da mio zio materno.

 

2- Sei valdostana di adozione, risiedi in Val d’Aosta dal 1990, come ti trovi in questa singolare regione italiana?

Mi trovo molto bene perché sono stata accolta in un modo meraviglioso. Ho tantissimi amici ed ho potuto realizzare tanti miei sogni a partire da questa bellissima regione.

 

3- Sei venuta per la prima volta in Basilicata, e hai già visitato tutte le altre regioni d’Italia, che cosa ti è piaciuto di più nella nostra regione durante il tuo brevissimo soggiorno?

Il calore umano e l’ospitalità delle persone, oltre ovviamente alla bellezza della natura ed ai piatti tipici.

 

4- Durante la tua esibizione alla sala dell’Arco del Palazzo di Città di Potenza, il 21 marzo 2015 in occasione della giornata mondiale della poesia, la tua voce straordinaria ha incantato il numeroso pubblico. Che cosa esprimono i brani che hai interpretato?

Un brano “Still i Rise” è tratto da una poesia di Maya Angelou. Una delle più grandi poetesse e scrittrice di colore degli Stati Uniti. La poesia parla dell’importanza di non negare le proprie radici e alzarsi al di sopra delle difficoltà che si possono incontrare nel percorso della propria vita.

 

5- Hai iniziato la tua carriera artistica giovanissima, raccontaci il clima familiare nel quale sei cresciuta avendo dei genitori musicisti.

Mio padre era professore di musica all’università e mia mamma cantava. Siamo 5 figli ed ognuno ha imparato a suonare uno strumento musicale. All’età di 12 anni ho scoperto la mia voce imparando a suonare la chitarra e da allora non ho più smesso di cantare. Le nostre serate a casa sono passate facendo concerti per amici e vicini di casa.

 

6- L’anno scorso, hai perso il tuo benamato marito (Jean-Christophe Casu). Avete vissuto insieme per 37 anni. Lui è stato uno scrittore, un giornalista, un regista ed un bravissimo poeta. Cosa ti manca di più di lui?

Mi mancano tantissime cose. Le passeggiate insieme, le discussioni su argomenti di ogni genere, quando mi accompagnava ai miei concerti, agli spettacoli nelle scuole e soprattutto il suo incoraggiamento in tutti questi anni a svolgere il mio lavoro, esprimere i miei talenti, l’educazione ai nostri figli. Lui ha occupato ogni angolo della mia vita per 37 anni ! Era un uomo appassionato della vita. Amava le persone, discuteva con loro. La casa nostra era sempre aperta per serate culturali, cene…. Sto imparando a camminare da sola.

 

7- Sei stata una mediatrice interculturale per tanti anni. La tua esperienza lavorativa ti è servita a sviluppare la competenza comunicativa, l’empatia, l’ascolto attivo e la conoscenza di diverse lingue e culture. Con i flussi migratori che sono aumentati negli ultimi anni in Italia, la figura del mediatore culturale e linguistico è diventata essenziale. Che cosa consiglierebbe a chi sta iniziando lo svolgimento di questa professione?

E’ una nuova professione di grande precarietà, quindi consiglio alle persone che la vogliono svolgere di essere consapevole di questo. Spesso il mediatore interculturale è solo per risolvere problemi molto complessi, allora occorre avere una buona preparazione e la possibilità di confrontarsi con altri colleghi, per poter affrontare meglio la situazione che si presenta.

 

8- Ti interessi generalmente al canto gospel e agli aspetti affascinanti della musica africana, raccontaci sui generi musicali che canti.

Sono generi musicali che mi permettono di raccontare i vari aspetti di me stessa, del mio vissuto e delle cose in cui credo. Il gospel per il trasporto spirituale e la musica africana per la gioia che dà alla mia anima e la comunicazione che posso condividere con le persone.

 

9- Hai tenuto numerosi concerti in diversi paesi africani, negli Stati Uniti, in Canada e in tutta l’Europa. Quali sono le tue esibizioni musicali che ti hanno lasciato un’impressione indimenticabile?

Ci sono tantissimi, ma solo per citare alcuni: il concerto alle Nazioni Uniti, per i premi Nobel per la pace e per la FAO a Roma per oltre 1000 persone venute da tutto il  mondo.

 

10- Sei promotrice interculturale del progetto “Il Baobab”. Spiegaci di che cosa si tratta?

Con il mio progetto “Il Baobab”, presento l’Africa attraverso la musica, il canto, la danza, le fiabe e i proverbi nelle scuole dell’infanzia e le scuole primarie della Valle d’Aosta da oltre 20 anni.

 

11- I testi delle tue canzoni espongono gli ideali della libertà e della fratellanza. Sei stata ribattezzata “la principessa della pace”. Intervieni tantissimo nelle scuole e fai parte degli artisti che promuovono l’amore e la solidarietà fra gli uomini; è un ruolo difficile da assumere?

Non mi considero una persona che deve assumere un ruolo piuttosto che un altro, perché quello sarebbe davvero difficile. Faccio semplicemente le cose nelle quali credo e cerco di farlo al meglio, sperando di contribuire anche con un granello di sabbia nel costruire un mondo migliore per le prossime generazioni.

 

12- Hai curato la traduzione di una biografia sulla grande artista sudafricana Miriam Makeba. Come è stato accolto il libro?

Il libro è stato accolto molto bene. Miriam Makeba è il mio mentore. Una grande donna che ha portato avanti, durante tutta la sua vita, la difesa delle persone deboli e della giustizia. Ha utilizzato la sua musica e anche il suo libro per raccontare la sua vita, è riuscita a toccare il cuore di milioni di persone attraverso il mondo.

 

13- Hai presentato recentemente ad Aosta il tuo libro intitolato “Le lacrime della regina leonessa” edito dalla casa editrice Redivisa. Si tratta di una fiaba africana in 3 lingue (italiano, francese ed inglese). Qual è la morale del libro?

La morale del libro è che la diversità non deve essere causa di conflitto, ma di armonia e ricchezza del genere umano. Nel libro, le scimmie accolgono la cucciola della leonessa per prendere cura di lei, aspettando l’arrivo della mamma leonessa. L’ospitalità, la generosità, l’affetto; queste sono le qualità dell’essere umano che dimostra nobilità.

 

14- Quali sono i tuoi progetti futuri?

Scriverò sicuramente altre fiabe per bambini. A giugno parto in Canada per dei concerti e a maggio presento il mio libro di fiabe ad un festival di libri in Valle d’Aosta. Sto anche organizzando tanti eventi culturali. Spero di avere tanta salute !

 

IL PERCORSO DELLA SCRITTRICE LUCANA ANTONELLA SANTULLI

Antonella Santulli è nata il 2/10/1974 a Policoro, città che si affaccia sul mar Jonio. È ultima di tre figli. Purtroppo, perde suo fratello, Filippo nel 1996 in un incidente stradale. Dopo il conseguimento del diploma di maturità, nel 1993 presso il Liceo Scientifico E. Fermi di Policoro, Antonella Santulli si trasferisce per alcuni anni a Roma per gli studi universitari. Per tanti anni si è occupata del Terzo Settore, area socio-assistenziale, con lunga esperienza nelle cooperative. È madre di due bambini.

Antonella Santulli scrive da quando era adolescente, con il tempo la scrittura è diventata una vocazione piena di amore e consapevolezza. Infatti, la scrittura per lei non è solo mero sfogo, così come avveniva in adolescenza, ma è denuncia sociale oppure, messaggio fraterno ai lettori. Antonella s’interessa molto del rapporto dell'uomo con se stesso, nella propria intimità e condizione, e al suo rapporto con la società, nella sua dimensione spirituale. Ha pubblicato due raccolte di liriche, con Dellisanti Editore: la prima nel 2004 - "E il mare racconta l'oceano" e la seconda nel 2009 - "In cima alla speranza". L’autrice afferma: “La poesia è per me uno strumento alto e, oserei, trascendentale per trasmettere emozioni, sentimenti e speranze, a volte, denuncie. La poesia è, anche, la capacità di cogliere gli aspetti peculiari del vissuto, oltre i sensi”. Lo scorso anno Antonella Santulli ha collaborato con una scuola per la pubblicazione di una raccolta di liriche scritta dagli alunni di terza della Scuola Secondaria di primo grado; "Il giardino dei pensieri". Le sue liriche sono ispirate dai problemi sociali e dall'uomo che affronta con i suoi limiti e la sua determinazione la propria quotidianità, spesso colorita da egoismi e ipocrisia. L'uomo, tuttavia, nelle sue liriche non conserva solo una dimensione umana, ma è proiettato verso una dimensione spirituale che gli appartiene perché amato e accompagnato da Dio nel suo cammino, spesso tortuoso come il Calvario di Cristo. La sua poesia è fonte di speranza e d’inesauribile inno all'amore proprio perché l'uomo non è mai solo nel suo dolore, nelle sue cadute e nelle sue sconfitte. E proprio dove l'uomo viene trafitto da una società ingiusta e dal delirio dell'onnipotenza del "potere" subdolo,  incontra Cristo che lo sostiene. Nel 2006 la sua prima raccolta di liriche è stata presentata a Roma nella Sala Chiostro di Santa Maria del Popolo, dove l’autrice è stata intervistata in diretta da Radio Vaticana. Nel 2006 la sua lirica "Kamikaze" si aggiudica il primo premio al concorso Nazionale "Voglia di Poesia". Alcune sue liriche sono inserite in diverse antologie e il Corriere di Roma le ha dedicato una pagina nel 2005. Il prof. Antonio Valicenti, di origini lucane, ma residente a Roma da moltissimi anni, luminare letterato dei tempi odierni, autore di molti libri, docente di lettere ai licei di Roma, conferenziere e critico letterario, ha consacrato una particolare attenzione alle sue poesie.

Antonella Santulli desidera una società più umana, i suoi libri sono ricchi di spiritualità e ci trasmettono sempre messaggi di speranza e d’amore. Parlando della letteratura contemporanea, l’autrice lucana dichiara: “Penso che la letteratura possa e debba restituire dignità ai lettori, attraverso messaggi di pace e umanità. Ai ragazzi dobbiamo proporre esempi di carità e altruismo. La letteratura contemporanea ha questa responsabilità ed io sono fiduciosa degli autori italiani”.   

La scrittrice Antonella Santulli ha recentemente finito di scrivere il suo primo romanzo che non è ancora pubblicato. Il libro riflette la storia di un uomo e di una donna che vivono vicissitudini quotidiane di ordinaria quotidianità e di apparente equilibrio, così come succede a tanti uomini e donne. Ad un certo punto, entrambi sono colti dal vento dell'amore che muta tutto, spazi e tempi, soprattutto sogni, nella loro vita. Il messaggio che il romanzo vuole trasmettere al lettore è questo: la fiducia che l'uomo deve riporre nell'Amore che non è mera passione ma straordinaria opportunità di cambiamento dell'evoluzione personale e universale. Che bella lezione di vita!

HAMZA  ZIREM

VIAGGIO IN TERRA SANTA RACCONTATO DALLA PROF.SSA CRESCENZIA LUCIA

Il nuovo libro di Crescenzia Lucia “In terra Santa con L’Unitalsi” è stato presentato sabato 18 aprile 2015, presso il Centro Servizi per il Volontariato Basilicata (Via Sicilia, Potenza). Ha moderato il giornalista Nino Cutro. È intervenuto Rocco Palese, Presidente della sezione lucana Unitalsi, e hanno letto integralmente il volume, insieme all’autrice, gli affermati attori Maria Bombino e  Tonino Nella. Le letture sono state intervallate da brani musicali interpretati dalla melodiosa voce di Gina Lunanova accompagnata con maestria alla tastiera da Alessandra Salernitano. Il libro, stampato su carta lucida dalle Arti grafiche “Il Segno” di Francesco De Rosa, è illustrato con le belle foto di Maria Laguardia che immortalano i luoghi visitati. Dal titolo del libro si deduce che si tratta di un viaggio organizzato dall’Unitalsi (Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali) che offre la possibilità di vivere un’esperienza unica di Pellegrinaggio in Terra Santa.

Nella presentazione del libro, il Presidente Rocco Palese e l’Assistente Don Tommaso Fradusco della Sezione lucana Unitalsi scrivono: “Palestina, Israele, Terra Promessa, Terra di Canaan, Mezzaluna Fertile o semplicemente Terra Santa. Tanti nomi per chiamare quella parte di Terra tanto cara e tanto bramata da Ebrei, Cristiani e Mussulmani. Per gli Ebrei essa è la terra promessa da JHWH (Yahweh) al suo popolo tramite Mosè. Per i Mussulmani è la terra in cui Maometto giunse al termine di un miracoloso viaggio dalla Mecca e che lo fece ascendere poi al Cielo. Qui vi è Gerusalemme con la Moschea della Roccia che contiene la roccia su cui si crede che Abramo stesse per sacrificare il figlio. Per i Cristiani, oltre agli eventi dell’Antico Testamento in comune gli Ebrei, la Terra Santa è la terra in cui è nato, morto e risorto Gesù, il nostro Salvatore. In questa terra si trovano le città legate alla vita di Gesù: Betlemme, Nazaret, Gerusalemme… Veramente questa piccola striscia di terra è il centro di tutto il mondo e Gerusalemme il suo ombelico, come dicevano gli antichi. […] Fare un pellegrinaggio in Terra Santa significa ritornare lì dove tutto è iniziato. Tornare alle origini. […] Da anni l’Unitalsi organizza pellegrinaggi in Terra Santa e da ogni Regione Italiana almeno una volta al mese ne parte uno per la terra di Gesù. Anche la nostra Sezione Lucana organizza e vive il suo pellegrinaggio annuale.”

Il libro dell’autrice inizia con questi versi: “Andare in Terra Santa! Per tutta la vita l’ho desiderato / e finalmente quest’anno il sogno si è realizzato! / Con organizzazione Unitalsi, all’1 del 27-11 ci siamo avviati. / da Piazza Zara e alle 7 a Fiumicino siamo arrivati. / Il volo è il 386 della EL AL e alle 10.50 siamo decollati / mentre alle 14.50, ora locale, a Tel Aviv siamo atterrati.”

La Prof.ssa Crescenzia Lucia presenta i siti visitati: Nazareth, Betlemme e Gerusalemme con grande emotività, le sue riflessioni chiariscono nei minimi dettagli il pellegrinaggio lucano Unitalsi organizzato nel novembre 2014. Quello della Terra Santa, culla di civiltà millenarie, è un pellegrinaggio unico nel suo genere. Andare all’incontro dei luoghi della rivelazione religiosa, assume un valore molto importante. Esprimendo in versi la cronaca della sua esperienza con diversi riferimenti biblici, l’autrice è convinta che la bellezza dei luoghi e la rilevanza storica che li contraddistingue, debba essere raccontata.

Il Viaggio della Prof.ssa Crescenzia Lucia è stato breve ma molto intenso. Un percorso dove prevale il messaggio di pace. Il pellegrinaggio è un cammino di ricerca di significato, un’esperienza che coinvolge il corpo e lo spirito, perché è l’occasione per osservare la vita da una dimensione nuova. Il pellegrinaggio non termina mai con il ritorno a casa, ma allarga la prospettiva della vita verso nuovi orizzonti, in cammino continuo con la spiritualità. Crescenzia Lucia afferma: “Questo, per me, il viaggio più bello e proficuo è stato / ho tanto pregato per tutti e una grande gioia e serenità ho provato. / Ora un invito a ciascuno di voi mi permetto di fare: / per questa Santa Terra dobbiamo sempre pregare / perché possa finalmente vivere un periodo di pace e serenità.”

La serata si è conclusa con la rappresentazione degli allievi della scuola di danza “Metamorfosi”, diretta da Michela Consolo, che hanno eseguito dei balletti straordinari.

Il ricavo della vendita del libro di Crescenzia Lucia andrà in beneficenza per contribuire al finanziamento dei progetti di carità dell’Unitalsi rivolti ai bambini abbandonati dalle famiglie ed in grandi difficoltà. Il gesto dell’autrice è da ammirare!

CENNI BIOGRAFICI: Crescenzia Lucia è nata a Ravne nell'attuale Slovenia (ex Jugoslavia), da madre slovena e da padre italiano. Vive a Potenza dall'età di quattro anni. Ha insegnato inizialmente alla scuola elementare, poi alle medie ed infine alle superiori a Potenza ed in provincia. Dal settembre 2005 è in pensione. Ama scrivere versi e narrazioni poetiche in diverse occasioni, oltre che in italiano, scrive in dialetto aviglianese. Ha ricevuto diversi riconoscimenti e molte sue poesie sono inserite in antologie. Ha pubblicato: "Sorridi", poesie. (Ed. Laurenziana, Napoli, 1988); "Chiacchiere nnante forn" (Ermes, Potenza, 1992); “Auguri… pensieri in rima per condividere la gioia di momenti indimenticabili” (Il Segno,2010); “Per nun me scurdà…”. Edizione bilingue: vernacolo, italiano. (Il Segno, 2013). 

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