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Giuseppe Messina

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Kepler 452b ... il gemello della Terra

Un anno di 385 giorni. La medesima alternanza giorno/notte. Forza di gravità, temperatura, clima e terreno favorevoli alla presenza di acqua. Il pianeta gemello della Terra si chiama Kepler 452b: così lo ha battezzato la Nasa, che ne ha annunciato la sua storica scoperta. Primo indizio della soluzione all'eterna domanda dell’uomo: Siamo soli nell’universo? Se la risposta è ancora lontana, il pianeta gemello è, invece, abbastanza “vicino” da poter essere studiato.

Inoltre è  tanto simile da consentire di sperare, almeno a giudicare dalla sincera emozione con cui i dirigenti della Nasa hanno dato la notizia.

Le uniche differenze stanno nei numeri: è più grande per dimensioni - una volta e mezzo la Terra - e anche per età, con i suoi sei miliardi di anni. Una distanza questa che potrebbe rivelarsi molto interessante per la ricerca, consentendo di osservare addirittura il futuro del pianeta, almeno per clima e condizioni. «Siamo alla vigilia di poter osservare un pianeta simile alla Terra» ha annunciato Jon Grunsfeld, direttore delle missioni scientifiche della Nasa.

Ora occorrerà procedere alle analisi dell’atmosfera e di ogni ulteriore dato, nel tentativo di acquisire il maggior numero possibile di informazioni utili.

Giuseppe Messina

I passi della scienza…il pentaquark

In questi ultimi giorni la scienza e in particolar modo la fisica ha fatto un ulteriore passo avanti nello studio della materia scoprendo una nuova particella, il pentaquark. Tale scoperta è stata possibile grazie  all'esperimento LHCb condotto da Alessandro Cardini presso il CERN di Ginevra e allo studio sulle particelle svolto da Murray Gell-Mann, premio nobel per la fisica nel 1969.

Di qui vediamo come questa nuova particella venga fuori dopo un attento studio su altre particelle quali i barioni e mesoni che sono, appunto, costituite da combinazioni di quark e antiquark andando ad analizzare in modo particolare il momento del loro decadimento. Da ciò è stato possibile scorgere per gli scienziati del CERN  sia l'esistenza che la struttura del pentaquark mostrando come esso sia composto, sostanzialmente, da  quattro quark e un antiquark.

Con tale scoperta, inoltre, si è andati a confermare  la tesi di Gell-Mann, espressa nel  1964, nella quale si affermava che le particelle che formano il nucleo dell’atomo (protoni e neutroni) sono composte al loro interno da tre quark, ma si ammette anche la possibilità che esistano  particelle composte da più quark, come appunto il pentaquark.

Con questa nuova scoperta si è avuta la possibilità di notare,inoltre, le varie modalità con cui  gli elementi costituenti fondamentali di neutroni e protoni possano combinarsi tra di loro aprendo cosi da un lato un nuovo ed interessantissimo campo di indagine ovvero  l'analisi su come i quark e gli antiquark siano legati all'interno di un pentaquark e offrendo dall'altro  una maggiore conoscenza sulla natura di elettroni e neutroni e di conseguenza sulla materia che ci circonda.

 

Giuseppe Messina

 

 

"Quando decidiamo. Siamo attori consapevoli o macchine biologiche?"

QUANDO DECIDIAMO

SIAMO ATTORI CONSAPEVOLI O MACCHINE BIOLOGICHE?

 

Il giorno 9 giugno presso il ridotto del teatro Stabile di Potenza si è svolta la presentazione del libro del professor Mauro Maldonato dal titolo: “Quando decidiamo. Siamo attori consapevoli o macchine biologiche?”. L’evento, organizzato dall'associazione Gocce d’autore e intervallato dalle musiche di Toni De Giorgi, ha visto la partecipazione del caporedattore del Tgr Basilicata, Oreste Lopomo, e dell’assessore  Flavia Franconi, in sostituzione del presidente della Regione, e della giornalista Eva Bonitatibus in veste di moderatrice.

L’evento, che ha avuto le forme e le modalità di un semplice dialogo tra i partecipanti, si è sviluppato intorno al tema principale su cui ruota l’intero testo del professor Maldonato ovvero il dilemma riguardante la nostra reale possibilità di essere consapevoli nel momento in cui ciascuno di noi è chiamato a prendere una decisione.

Di lì poi il discorso si è ampliato trasformandosi, grazie alle tante domande poste dalla moderatrice ai tre interlocutori, in un affascinante viaggio all’interno della mente umana. Infatti si è andati ad analizzare, in primo luogo, il senso reale della razionalità umana andando cosi a recuperare e sottolineare  dimensioni come il dubbio e l’errore che sono state poi rapportate in un contesto come quello odierno che tende ad escludere e demonizzare quasi queste importantissime realtà utili per lo sviluppo dell’essere umano.

In secondo luogo si è andati a  dimostrare  come la razionalità umana non sia altro che la punta di un iceberg fatto di emozioni, vissuti e realtà ignote presenti nell'animo umano e che non si possono gestire razionalmente e consapevolmente.

L’incontro si conclude con il saluto del direttore della casa editrice Giunti, il quale ringrazia il professor Maldonato per gli interessanti spunti di riflessione che il suo testo offre su questo interessantissimo tema, e con i vari ringraziamenti posti dalla moderatrice a tutti coloro che hanno permesso la realizzazione dell’evento.

 

Giuseppe Messina 

            

Dante e l'Umanesimo secondo Massimo Cacciari

Il giorno 3 giugno presso l’aula magna del liceo ginnasio “Quinto Orazio Flacco” di Potenza si è svolta la lectio magistralis  tenuta dal prof. Massimo Cacciari sul tema “Dante e l’umanesimo” in occasione del centocinquantesimo anniversario del Liceo.

 L’incontro inizia con una breve introduzione da parte della preside, prof.ssa Silvana Gracco, che illustra brevemente la carriera accademica e politica del prof. Cacciari e ringrazia tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di questo importante evento.

Di lì la parola passa al professore il quale, in maniera estremamente didattica, introduce l’argomento sottolineando come il tema principale della lectio sarà il filo rosso che lega Dante Alighieri al periodo dell’Umanesimo  mostrando come in Dante si possano trovare moltissime anticipazioni del periodo suddetto marcandone in modo particolare la dimensione dello studio dell’uomo. 

Il primo dei tre punti  trattati dal professor Cacciari riguarda la questione della lingua dantesca prendendo in esame il testo del De vulgaris eloquentia  nel quale il poeta si pone la questione  su quale sia la lingua più nobile: il latino o le lingue romanze? La risposta che il professore dà indica come siano le lingue romanze la lingua più nobile da usare in poesia precisando però come queste debbano avere le stesse peculiarità del latino da cui derivano in quanto per essere efficaci tali lingue devono prendere le stesse caratteristiche della lingua che le ha create mostrando cosi come la lingua sia un aspetto dinamico all’interno della vita dell’uomo in quanto solo tramite esse è possibile comprendere in modo efficace ed attento il contesto in cui si vive. Inoltre il professore sottolineando questa dimensione relazionale tra la lingua latina e le lingue romanze  evita e scioglie un apparente contrasto con un’altra opera di Dante, ovvero il Convivio, dove veniva esaltata la lingua latina per i motivi sopracitati.

 Di qui, inoltre, sottolinea altri due aspetti importanti: il primo è di stampo  etico dove indica la possibilità di poter accedere da parte dell’ uomo “senza lettere” ma che ben padroneggia la lingua quindi parla chiaro a cariche che prima non si sarebbe nemmeno sognato e il secondo punto è quello dove indica come la lingua volgare sia una lingua costruita da parte del poeta e che racchiuda in sé un’intera nazione.

Il secondo dei punti trattati è quello riguardante l’autonomia del sapere filosofico/scientifico da quello teologico. In Dante e più tardi gli umanisti non accettano la visione secondo la quale solo nel sapere teologico l’uomo raggiunga la piena felicità relegando cosi chi si occupa di materie di stampo filosofico- scientifico ad uno stato di continua insoddisfazione. Partendo da questo Cacciari spiega come tale affermazione non sia vera e di come l’intelletto dell’uomo abbia si il suo punto di arrivo in Dio ma ci si arrivi per gradi mostrando quindi come l’intelletto umano sia una dimensione prettamente dinamica che di grado in grado arrivi alla piena suprema conoscenza ovvero Dio, qui viene portato l’esempio stesso di Dante nel cammino nella Divina Commedia paragonato al mito della caverna di Platone,  mostrando quindi come l’essere umano possa essere inserito nel campo della possibilità in quanto mostra come questa sua elasticità sia l’espressione della sua libertà, mostrando cosi quanto umanistico sia il pensiero dantesco.

Il terzo e ultimo punto analizzato dal professore è quello riguardante l’aspetto della concordia. Aspetto questo che viene analizzato nel canto XI del Paradiso attraverso le figure di san Domenico e san Francesco. Infatti tramite l’analisi sul canto il professor Cacciari spiega come la concordia si basi sul fatto che essa nasce dalla reciproca comprensione senza però cercare un punto in comune quindi senza una reductio ad unum ma un dialogo tra voci e pareri diversi che si devono riconoscere tra loro generando cosi cultura e civiltà.

Dopo l’intervento del professor Cacciari è seguito un breve spazio per alcune domande che hanno ripreso grossomodo  i temi trattati durante la lectio soffermandosi, in particolar modo, sul legame che univa il pensiero dantesco al pensiero umanistico, abolendo cosi la superficiale distinzione che viene convenzionalmente fatta, e il tema della libertà.

L’intervento conclusivo è toccato nuovamente alla preside del liceo la quale  tirandone le somme ha ringraziato il professore per aver dato ulteriori spunti di ricerca sul pensiero dantesco.

 

Giuseppe Messina

 

 

 

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