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Marco Tavassi

Marco Tavassi

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UOMINI D'ALTRI TEMPI, UOMINI SEMPRE ATTUALI 

Sono attualissime, ai nostri giorni, le discussioni in cui si parla tanto della necessità del riciclo, di quanto sia importante tentare di non sprecare, di recuperare e riutilizzare ogni tipo di materiale, soprattutto quelli che possono causare danno alla Terra che abitiamo e a noi stessi. 
Una necessità che l'uomo ha cominciato a sentire da qualche anno, mosso e animato da quanto accade e dalle previsioni, spesso nefaste, circa il futuro della specie. 
 
Eppure ci sono stati uomini che certe esigenze le hanno colte e comprese già decenni fa, mettendole in pratica, non senza fatica, e riuscendo a realizzare qualcosa di estremamente importante non solo per l'atto in sé ma per tutto ciò che esso ha generato per decine di migliaia di persone. 
 
È il caso del cavalier Andrea Pittini, venuto tristemente a mancare tre anni fa e che, nel periodo del dopo guerra, quando tutto appariva inesorabilmente e inevitabilmente compromesso e danneggiato, è riuscito a cogliere, con intelligenza incredibile e sensibilità fuori dal comune, che proprio da quelle macerie, proprio da quegli ammassi di ferro si poteva e si doveva ripartire. 
 
Sì, la storia del cavalier Pittini, che oggi la sua famiglia, i suoi cari e i lavoratori della aziende poi nate ricordano con affetto, comincia proprio dalla voglia di recuperare e di ripartire da quel che c'era. 
 
Cosa avrebbe fatto un altro al suo posto?
In quel tempo, segnato dalla tragedia della guerra e dall'angoscia delle conseguenze?
Si sarebbe, certamente, arreso all'amarezza e allo sconforto, sperando soltanto in un domani migliore.
 
Pittini, invece, ha colto in quegli ammassi di ferro e di residui del conflitto una possibilità concreta per ripartire, rialzarsi, per cominciare a costruire di nuovo, scegliendo di "sporcarsi le mani" in prima persona e lui per primo.
Senza fermarsi, senza lamentarsi e con il desiderio sempre vivo di partire e di iniziare da quel c'era, consapevole della fatica e del lavoro che sarebbe servito ma animato dalla volontà di non restare a guardare e di non attendere ma di fare. 
 
Partire da quel che c'era per arrivare a quel che c'è e a quello che ci sarà. 
 
Oggi, in un'epoca in cui tanto si parla di recupero, di riciclo e di necessità di costruire con quel che abbiamo, la storia del compianto cavalier Pittini non può che collocarsi tra quelle di uomini di altri tempi ma estremamente e indispensabilmente attuali. 
Una storia da conoscere e da far conoscere, fatta di passione e di sensibilità, di sacrificio e di ideali. Una storia da non dimenticare, affinché quel che oggi c'è possa essere base per quel che domani sarà. 
 
Marco Tavassi

IL BASENTO COME LA SENNA: TORNA EN PLEIN AIR

Le sponde del fiume Basento come la Senna dei pittori impressionisti del 1900. No, non si tratta di un'immagine utopistica e immaginaria ma della realistica e straordinaria "En Plein Air", iniziativa realizzata la prima volta un anno fa e che torna, quest'anno, con la sua seconda edizione. Ad organizzarla We Love Potenza, il movimento di impegno civico che, da anni, si propone e concretizza il rilancio della città attraverso la cultura e l'innovazione, e Spazio Protetto, attiva associazione culturale. 

"En Plein Air", quindi, ovvero all'aria aperta, con le sponde del fiume Basento che diventeranno, domenica 1 Settembre, palcoscenico perfetto e naturale per artisti, appassionati di pittura e anche per i più piccoli che, grazie ai laboratori previsti, potranno cimentarsi con i pennelli e vivere la magia di una giornata incredibile. 

Estemporanea di pittura che sarà, quindi, il cuore dell'iniziativa e che renderà tutta la zona set suggestivo di colori, di emozioni e di socializzazione. Ma non solo, poiché intorno e oltre all'estemporanea vi saranno anche altre iniziative, come la rappresentazione teatrale che si terrà in serata, a cura di Abito In Scena.

Una giornata tutta da vivere, insomma, in grado di rendere le sponde del fiume cittadino una meravigliosa galleria artistica a cielo aperto, scrigno di arte, di cultura, di comunità e di vitalità. Un'iniziativa che, lo scorso anno, ottenne un successo enorme e che aprì, in fondo, la strada verso una valorizzazione vera e profonda del fiume cittadino e degli spazi da vivere intorno ad esso. Iniziativa che, però, mette e riporta al centro la cultura, come veicolo per la socializzazione e per l'aggregazione, come strumento per una valorizzazione profonda e completa. Proprio come sulle sponde della Senna. 

Magica sarà l'atmosfera, domenica 1 Settembre, dalle ore 10 e fino alle ore 21, sulle sponde di un fiume Basento che si preannuncia ricco di cultura e ancor più da scoprire.

 

Marco Tavassi

A.I.P.D. COMPIE 40 ANNI E IL "DOWNTOUR" ARRIVA A POTENZA

Quarant'anni fa nasceva e muoveva i suoi primi passi l'A.I.P.D. (Associazione Italiana Persone Down). Nasceva con uno scopo, con una finalità, con un sogno: rivoluzionare il mondo delle persone affette dalla sindrome di Down, anzi, rivoluzionare soprattutto il mondo delle persone intorno agli affetti dalla sindrome di Down. Sì perché 40 anni fa chi aveva la sindrome di Down era costretto a vivere in centri dedicati, senza la possibilità di uscire, di camminare per strada, di giocare al parco con gli altri bambini. Le persone con sindrome di Down rappresentavano una nicchia quasi ghettizzata, con tutte le sofferenze dei familiari e delle persone care. A.I.P.D., passo dopo passo, con grande voglia ed enorme fatica, è riuscita in questi quattro decenni a compiere passi da gigante, attuando nel modo più bello quella rivoluzione che i fondatori si erano proposti e che genitori, famiglie e uomini di buona volontà hanno sposato appieno. 

Oggi, nel 2019, i bambini con la sindrome di Down possono giocare al parco con gli altri bambini, i ragazzi possono andare a scuola e all'Università e, finiti gli studi, possono lavorare, come testimoniano alcune recenti assunzioni avvenute proprio a Potenza. Passi in avanti, rivoluzione d'amore e pregiudizi quasi del tutto abbattuti. Sì, quasi, poiché in questi campi, purtroppo, quello che si fa non è mai abbastanza e vi sono sempre step successivi da raggiungere. 

Ed è per questo motivo, soprattutto per questo motivo, che in occasione dei suoi primi 40 anni, l'A.I.P.D. ha ideato un vero e proprio tour, il "Downtour", per attraversare tutta l'Italia e raccontare delle cose che sono state fatte e di quelle in programma, dell'integrazione divenuta realtà e dei muri ancora da abbattere. Un tour per raccontarsi e raccontare, un tour per scalfire i pregiudizi ancora in piedi, un tour per far comprendere ancor più e ancor meglio quanta ricchezza gli affetti dalla sindrome di Down possono apportare ad ogni realtà e in ogni ambito. 

Il "Downtour" sarà in Basilicata dal 18 al 22 Giugno, a Potenza il 18, 19 e 20 Giugno con iniziative tutte da vivere. Animazione, giochi, intrattenimenti e film per immergersi appieno in un Mondo semplicemente fantastico. Perché, tutti insieme, possiamo dare senso ai passi che A.I.P.D. ha compiuto fino ad ora e fare in modo che se possano compiere ancora tanti.

 

Marco Tavassi

QUELLA PROCESSIONE SOTTO LA PIOGGIA, SEGNO E BENEDIZIONE

Sì, è vero, nelle ultime settimane è piovuto quasi ogni giorno, con buona pace di tutti gli amanti della Primavera, che speranzosi, hanno dovuto spostare la loro attenzione sull'estate ormai prossima (si spera). Molti potentini, a vedere le condizioni del tempo, non hanno potuto fare a meno di esclamare la famosa frase: "Se non passa San Gerardo". E, in cuor loro e in quello di molti altri, c'era sicuramente il desiderio di vedere il tempo migliorare nei giorni della festa patronale, magari proprio in concomitanza con il passaggio del Santo Patrono. Manco a dirlo.

Il 30 Maggio, giorno di San Gerardo, poco dopo l'inizio della Processione, le prime gocce toccavano il suolo delle vie del centro, destabilizzando fedeli e parroci che, da poco, erano "usciti" con il Santo. 

"La processione continuerà?", si chiedevano in molti, assiepati lungo via Pretoria, in attesa di rendere omaggio al Patrono, nell'importante ricorrenza dei 900 anni dalla sua morte. Le gocce, intanto, continuavano ad aumentare in numero e in intensità, per la gioia dei venditori di ombrello. Bella l'immagine del sorriso di chi, a causa di un evento indesiderato per i tanti, riusciva a dare senso alla giornata, segno che esiste sempre un'altra prospettiva da cui osservare le cose, e può essere quella buona e positiva. La pioggia, si diceva, cadeva giù copiosa, e i molti che attendevano il Santo vicino lo storico e prezioso Tempietto, rimanevano delusi e amareggiati al segno del vigile che lasciava intendere, senza spazio a dubbi, che la processione, a causa della battente pioggia, si sarebbe diretta subito in Cattedrale, senza il consueto saluto del Santo vicino al tempietto. 

"Maledetta pioggia", sussurrava qualcuno, "Nemmeno a San Gerardo ci ha lasciati in pace, nemmeno ha permesso al Patrono di girare le vie del centro e, simbolicamente, di tutta la città. Eppure quella pioggia era benedetta. Una benedizione, una manna, un qualcosa di speciale stava cadendo dal Cielo e quando il Santo, portato a spalla da uomini appassionati e animati dalla Fede e dall'Amore, ha "girato" per andare verso il Tempietto, stravolgendo i programmi e ciò che sembrava essere ormai certo, tutti hanno potuto rendersi conto di quanto quella pioggia fosse diventata d'un tratto bella, quasi speciale, quasi simbolica. Sì, la bellezza che sorprende, unita alla forza della Fede che stravolge i programmi e le attese, che non si cura delle difficoltà ma le vive con amore e dedizione. Negli occhi, in quegli occhi di chi sotto la pioggia battente portava San Gerardo, c'era attaccamento, passione, gioia, entusiasmo. Pure con i capelli bagnati, pure con i piedi zuppi, pure con il freddo addosso. Perché la Fede non si cura degli ostacoli, va oltre, alla sostanza, sempre. 

E quei fuochi d'artificio, che tutti hanno colto di sorpresa perché tutti pensavano che mai si sarebbero accesi sotto quella pioggia, sono stati il segno, anche concreto, della bellezza e della forza del bene, delle cose belle, delle cose genuine. La bellezza delle cose in cui ci si pone amore non ha eguali e quella pioggia a San Gerardo, in fondo, è stata per tutti i potentini una vera benedizione.

Marco Tavassi

GATTO UCCISO A BASTONATE: CRUDELTA' E INDIFFERENZA

Ha suscitato grande scalpore e sgomento la vicenda del gatto colpito fino alla morte con un bastone da un bidello, presso una scuola calabrese. Il felino si era introdotto all'interno della scuola e il collaboratore scolastico, invece di fare in modo di farlo uscire in maniera naturale e tranquilla, ha pensato di fare cosa giusta nel cominciare a colpire l'animale. Bastonate che, dopo circa un'ora di agonia, lo hanno portato alla morte. L'episodio, già gravissimo di suo, è reso ancora più terribile dal fatto che sia accaduto all'interno di una scuola, alla presenza di bambini e che a compierlo sia stato un uomo quotidianamente a contatto con i bambini. Una malvagità estrema, una crudeltà inaudita, sintomo chiaro ed inequivocabile della più assoluta incompatibilità dell'uomo con il ruolo svolto all'interno dell'istituto scolastico. 

Lo shock del bambini che hanno assistito alla scena è facile da immaginare e difficile da cancellare, e grande è anche la responsabilità degli adulti che, per forza di cose, dovevano essere presenti in quel momento e che, magari, hanno assistito alla scena. Possibile nessuno si sia reso conto della gravità di quanto stava accadendo? Possibile che nessuno abbia deciso di intervenire, per fermare il massacro di un povero gatto e la follia di un uomo fuori di senno? 

Una vicenda grave, gravissima, in cui malvagità e indifferenza si mescolano e danno vita a riflessioni per nulla positive. La scuola è il luogo in cui si dovrebbe crescere e maturare, in cui prima ancora che la matematica e la geografia dovrebbero essere trasmessi dei valori importanti per la vita e nella vita. E invece accade che, proprio all'interno di una scuola, innocenti bambini siano costretti ad assistere a scene di violenza inaudita che, probabilmente, si porteranno dentro per sempre. 

Cosa aveva quel bidello? Perché nessuno mai, fino a ieri, si è posto delle domande sul suo carattere e sulla sua persona? Possibile che il raptus di violenza sia accaduto all'improvviso e senza nessuna avvisaglia passata? Tutte domande senza risposta ma che generano dubbi e timori gravi sul fondo sociale in cui, sempre più spesso e in sempre più ambiti, ci siamo cacciati. 

Crudeltà e indifferenza, spesso, vanno a braccetto, e questo non può che peggiorare le cose.

Marco Tavassi

FORZA NOEMI, SIMBOLO DEL BENE

La vicenda della piccola Noemi, colpita da un proiettile mentre stava vivendo una tranquilla e normale giornata di primavera, nella spensieratezza e nell'innocenza dei suoi anni, ha scosso l'Italia intera, suscitato sconforto e animato subito la preghiera e l'affetto per la sua salute, per la sua ripresa, per la sua guarigione. Ieri è stato trovato e arrestato il responsabile dell'accaduto, colui che ha sparato, lasciando che quel proiettile da guerra andasse a colpire un'anima innocente e intenta a giocare gioiosa. Giornali e programmi televisivi, come'era facile immaginare, hanno dedicato ampio spazio alla vicenda, con approfondimenti di vario genere e di diversa natura. Dall'analisi delle modalità dell'agguato alla ricerca dei complici, dallo studio dettagliato degli errori commessi dal criminale e fino alla differenze tra l'agguato in questione e quelli di camorra. 

Differenze che, a dirla tutta, poco o niente importano alla gente, quella per bene, quella che la pistola in mano non la prende mai e per nessuno motivo. Perché per la gente, quella per bene, non esistono modalità e tecniche, non ci sono vademecum da seguire per compire un agguato, per fare del male ad un altro, per vendicare qualcosa o qualcuno. Alla gente per bene poco o nulla importa di tutto questo. Conta solo che una giovanissima vita è stata messa a rischio da un proiettile che correva in aria, in pieno giorno, a una velocità incredibile, e questo non deve succedere, e questo non può succedere. Alla gente per bene poco o niente importa se si sia trattato da camorra o di non camorra, di agguato o di non agguato. La gente per bene vuole vivere in serenità la propria vita, senza avere paura di lasciar correre i proprio figli al parco o di camminare per strada. Ed è questa la volontà venuta fuori in maniera chiara e forte dalle manifestazioni che, nei giorni successivi al grave fatto, si sono tenute per le strade di Napoli, quelle a cui hanno partecipato tante persone, quelle in cui le parole del figlio in camorrista hanno risuonato forte nell'aria. "Dobbiamo avere il coraggio di distaccarci dai nostri genitori, dalle cose sbagliate che hanno fatto e fanno. Il coraggio di essere diversi da loro". 

In queste parole, a cui hanno fatto e fanno eco le veglie di preghiera e l'affetto di gran parte di Italia per la piccola Noemi, c'è quello che è veramente importante, non solo per la città di Napoli ma per l'Italia intera: riporre l'attenzione sui valori veri, belli, forti, sani. Quelli che forse abbiamo dimenticato, quelli che forse abbiamo fatto impolverare, lasciando spazio al male, all'ingiusto, la marcio. Che non ha tecniche, caratteristiche, modalità, colori e vademecum. Il male è male e basta, fa schifo e basta, va superato e basta. Questo è quello che più conta, questo è quello in cui e per cui dobbiamo impegnarci. Con il coraggio di essere diversi, anche da chi è vicino a noi, anche da chi ci vorrebbe come lui. Un impegno da prendere insieme, seriamente e tutti, che parta dalle scuole delle realtà più difficili e coinvolga tutti.

Un impegno di cui Noemi sarà, certamente, testimonianza viva e sorridente, per tanti anni e contro il male che, con un pizzico di buona volontà, non può vincere mai sul bene. 

Marco Tavassi

VALE PIU’ UNA VITA O UNA CATTEDRALE?

Sono passati alcuni giorni dalla tragedia che ha interessato una delle Cattedrali più importanti e famose del mondo, la Notre Dame di Parigi, colpita da un devastante incendio che ha cancellato, in brevissimo tempo, anni di storia e di cultura e lacerato il cuore di tanti che hanno visitato il famoso luogo e che, nelle ore successive alla tragedia, hanno manifestato tristezza e cordoglio attraverso la condivisione di foto e frasi dedicate. Un incendio, le cui dinamiche sono ancora in fase di accertamento e di cui si sentirà certamente ancora parlare a lungo, che ha naturalmente sconvolto e scosso l’intera comunità mondiale, immediatamente vicina alla capitale francese e al fantastico e storico monumento. Vicinanza che, com'era forse facile prevedere, si è manifestata anche con gesti e atti concreti, come le numerose donazioni economiche prontamente messe a disposizione da vari personaggi dell’Europa e del Mondo, desiderosi di vedere in breve tempo la Cattedrale Parigina tornare al giusto lustro e alla brillantezza che le se addice. Monumento presso cui, a dirla tutta, erano già in corso dei lavori di restauro, tanto che proprio la ditta appaltatrice è tra i vari, a vario titolo, sotto l’occhio del ciclone per quanto accaduto.

Ingenti somme di denaro, quindi, arrivate da ogni dove e messe spontaneamente a disposizione per i lavori che saranno effettuati presso la Cattedrale. In sole 24 ore, nei giorni successivi alla tragedia, sono stati raccolti 600 milioni di euro. Facile immaginare che il budget sia, con il passare dei giorni e fino ad oggi, notevolmente cresciuto. E la cosa è assolutamente positiva, poiché testimonia la sensibilità dell’umanità verso l’arte, la cultura, la storia e la tradizione. E testimonia in maniera chiara ed inequivocabile la voglia di tanti di metterci del proprio per ricostruire un monumento così importante. Tutto molto bello e indubbiamente positivo, quindi.

Solo che…negli stessi giorni della “corsa alla donazione per Notre Dame”, qualcuno faceva notare, giustamente, che lo stesso affanno non si nota nei confronti di altri temi, sempre attuali e assai più gravi, come quello della povertà, con milioni di persone costrette a vivere bel al di sotto della soglia minima di povertà, con bambini che non hanno cibo né acqua, con zone del mondo in cui si muore di stenti e di malattie altrove guaribili in un’oretta o poco più. È bello assistere alla gara di donazione per la Cattedrale di Notre Dame, è bello sapere che il mondo non resta indifferente alle sciagure e arde dal desiderio di porvi rimedio in fretta. Fa male, però, leggere certe cifre al cospetto di milioni di bambini privati del diritto al pane e all'acqua. Certo, è più semplice rimettere in piedi una struttura che risolvere problemi seri che da secoli attanagliano il mondo ma, mi chiedo, vale più una vita o una cattedrale?

Marco Tavassi

“IL RICCIO RITROVATO” , IL PROGETTO DEDICATO A SAN GERARDO FA TAPPA A ROSSELLINO

Il 2019 è un anno estremamente importante per la città di Potenza che, con orgoglio e passione, si appresta a vivere appieno le celebrazioni per ricorrenze significative. È l’anno, infatti, dei 900 anni dalla morte del Santo Patrono, per i quali l’amministrazione e la diocesi hanno pianificato e promosso una serie di iniziative che coinvolgono l’intera città e che si pongono l’obiettivo di ricordare e far conoscere la figura di San Gerardo attraverso manifestazioni in vari ambiti e in diversi settori. Il cartello dell’Anno Gerardiano le racchiude ed elenca tutte e rappresenta un’ottima agenda per tutti coloro che desiderano sempre vivere appieno la città, soprattutto in un anno così importante.

Uno dei progetti attivi e che si sta diffondendo in città è quello del “Riccio ritrovato” che si pone non solo l’obiettivo di ripercorrere le tappe della vita di San Gerardo e di far conoscere nel dettaglio, appunto, la storia del riccio del bastone appartenuto al Patrono ma, anche, quello di unire la figura dell’amato Santo all’amore per la propria città e per le bellezze che la caratterizzano. È in quest’ottica che il progetto del “Riccio ritrovato” confluirà in una bella manifestazione, volta a porre l’attenzione sulla bellezza e sulla preziosità di zone caratteristiche di Potenza, come ad esempio le sponde del fiume Basento e, più nel dettaglio, lo storico ponte San Vito che lo attraversa.

Il progetto è stato presentato, nelle scorse settimane, in diverse realtà cittadine, ultima quella della Parrocchia di San Rocco, e sarà illustrato domenica 28 Aprile nella Parrocchia di Rossellino. La manifestazione, con inizio alle ore 17:00, si svolgerà presso il salone C. Paternoster della chiesa Santa Famiglia di Nazareth, alla presenza del parroco della comunità, don Antonio Nolè, di don Gerardo La Salvia, di Enzo Fierro, di Antonio Barbalinardo e di Vincenzo Pacilio. Ci saranno anche i ragazzi del Gruppo Creativo Rossellino, sensibili al tema e desiderosi di vivere appieno l’anno Gerardiano.

L’invito è, naturalmente, aperto a tutti coloro che vorranno partecipare, per conoscere sempre meglio la storia del Patrono e per vivere appieno tutte le iniziative a lui dedicate.

Marco Tavassi

QUANDO UNA PARROCCHIA COMPIE GLI ANNI

La storia di una Parrocchia si lega, inevitabilmente, a quella delle tante famiglie che la abitano, che la vivono, che hanno contribuito alla sua nascita e alla sua crescita. Quando si parla di Parrocchia, in fondo, si parla proprio di famiglia, di comunità, di comunione e di affetto reciproco. Sentimenti che, ad essere sinceri, vengono prima anche delle mura e delle strutture. Sentimenti che restano e attraversano gli anni, accomunando gli abitanti e il loro trascorso. 

Vi sono Parrocchie storiche che, naturalmente, hanno tanto da raccontare e tanto da trasmettere, e vi sono Parrocchie più giovani, nate nei luoghi dello sviluppo urbanistico recente, laddove prima non vi era nulla. Ed è proprio in questi luoghi che, probabilmente, la Parrocchia assume un valore ancora maggiore, divenendo non solo istituzione di culto e di Fede ma anche e soprattutto punto di aggregazione, di incontro, di unione.

Ed è naturale che, poi, quando queste Parrocchie di "periferia" giungono ad anniversari importanti, il bagaglio di racconti sia denso delle tante emozioni, delle difficoltà, delle soddisfazioni e delle sensazioni provate lungo il tragitto. La Parrocchia della Santa Famiglia di Nazareth di Rossellino, a Potenza, raggiunge quest'anno il suo 25esimo anniversario e, com'è facile immaginare, grande è la gioia di tutti coloro che l'hanno vissuta da prima dell'inizio, quando nella zona cominciavano ad "arrivare" le prime case, durante la sua nascita, la sua crescita e fino ad oggi. Compiere 25 anni, per una Parrocchia, vuol dire avere una storia conosciuta ai più adulti, appena ricordata dai più giovani e sconosciuta ai più piccoli. Ed è per questo che diventa bello ed importante ripercorrerne tutti i passi e tutti gli scalini. Anche perché, in fondo, una Parrocchia altro non è che un insieme di mattoncini, tutti diversi, tutti con una particolarità e una specialità differente e tutti in grado, con la loro meravigliosa unità, di generare quel meraviglioso senso di appartenenza di cui c'è tanto bisogno. 

In una Parrocchia e attraverso una Parrocchia si può costruire tanto, nella Fede e nei valori, e si possono vivere centinaia di emozioni differenti. Lo sanno bene gli abitanti della Parrocchia Santa Famiglia di Nazareth e lo sa bene il loro parroco don Antonio che ha deciso di raccogliere in un libro tutti i racconti, le emozioni, le difficoltà e le gioie che lo hanno accompagnato e che hanno accompagnato gli abitanti della zona dal suo arrivo, nel lontano 1994 e fino ad oggi. Un diario, il suo, ricco di informazioni, di curiosità, di storia dei luoghi e dei cuori. 

Il libro sarà presentato oggi, sabato 13 Aprile, nel salone Parrocchiale C. Paternoster, a Rossellino, alla comunità di fedeli, di abitanti e a tutti coloro che vorranno conoscere la storia di una delle Parrocchie del capoluogo lucano. E, per dare un segno importante a pochi giorni dalla Pasqua, nella stessa occasione si terrà anche l'estrazione dell'umile lotteria di Pasqua messa in piedi dai volontari dell'Oratorio. Una lotteria con la finalità di realizzare dei buoni spesa per le famiglie in difficoltà della Parrocchia e della comunità. A dimostrazione che, nell'anno dei 25 anni di questa Parrocchia, nessuno deve sentirsi escluso dalla condivisione della gioia.

Marco Tavassi

QUELLI CHE SUONANO (E FISCHIANO) ALLE DONNE

Ha fatto scalpore, nei giorni scorsi, l'episodio legato ad un giornalista campano che, commentando una partita di calcio in cui a fare da guardalinee era una donna, ha utilizzato parole a dir poco vergognose, non esitando a definire "uno schifo" quanto stava accadendo. Il motivo del suo nervoso sfogo era, appunto, la presenza di una donna su un campo di calcio, di una donna a svolgere un ruolo che, secondo lui, toccava solo e soltanto ad un uomo. In poco tempo le assurde parole del giornalista, poi sospeso dall'ordine (e meno male) hanno fatto il giro del web e sono arrivate alla ribalta nazionale. Pronto l'intervento sul caso del tg satirico "Striscia la Notizia" che ha raggiunto l'uomo, chiedendo maggiori spiegazioni su quanto successo e sulle sue assurde parole. Com'era facile prevedere, alle frasi pronunciate in diretta, il cortese uomo di calcio ne ha aggiunte delle altre, sempre in linea con il suo stile, arrivando ad invitare a letto l'inviata del programma di canale 5. Facili ricerche, inoltre, hanno portato a scoprire come l'uomo non fosse nuovo ad etichette volgari nei confronti di alcune donne del suo paese e non solo, ree a suo giudizio di colpe varie, in primis quella di concedersi facilmente a questo o a quell'altro. Insomma, un caso umano di quelli quasi (per essere ottimisti) irrecuperabili. Dopo la giusta sospensione dall'ordine dei giornalisti, speriamo ora di non ritrovare il tale in qualche programma televisivo non nuovo ad ospitare discutibili personaggi. 

Esulando dal fatto specifico, comunque, l'accaduto pone l'attenzione su quanto l'uomo, inteso proprio come maschio, sia ancora lontano dal considerare la donna come un essere umano di pari dignità, diritto e potenzialità. Perché mai una guardalinee donna era "una cosa vergognosa"? Non era forse in grado di svolgere un compito come, e forse meglio, dei suoi colleghi maschi? E, soprattutto, quanti di quelli che si sono stupiti e hanno commentato e condiviso la notizia con commenti al miele sono poi, effettivamente, rispettosi delle donne? Quanti di quelli che, per acchiappare qualche like, hanno buttato giù elenchi di offese allo pseudo giornalista si comportano poi, nella vita di ogni giorno, in maniera davvero e sostanzialmente differente?

Me lo chiedo poiché, a volte, mi capita di sentire il clacson di un'auto con a bordo dei ragazzi (ma spesso anche con uomini attempati) che, alla vista di una ragazza o di una donna a piedi o intenta a far jogging, non hanno resistito alla tentazione di farle sentire il loro essere "uomini". O, ancora, i commenti davvero poco eleganti che, spesso, uomini di ogni età rivolgono all'indirizzo di colleghe di lavoro, compagne di classe, amiche o semplici passanti. Ricordo di quando una volta un'amica mi raccontò di essersi sentita costretta a lasciare il suo lavoro dietro al bancone di un bar, poiché con l'avvento delle nuove tecnologie erano sempre più gli uomini, sposati e con figli (a volte pure con nipoti) che la contattavano sui social per "approfondire" la conoscenza. E di commenti e battute di discutibile gusto nei confronti di donne e ragazze, purtroppo, ne arrivano spesso anche da personaggi illustri e che, invece, dovrebbero rappresentare il buon esempio. 

Insomma, lo spiacevole episodio dell'ex giornalista ha riportato alla ribalta l'esigenza di una nuova cultura nell'uomo, che parta dal suo modo di intendere la donna e anche solo di vederla. Perché una donna può essere bella e la bellezza piace sempre e a tutti ma il clacson o, peggio, il fischio quando se ne vede una è davvero cosa del tempo antico, o forse nemmeno. 

Marco Tavassi

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