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Marco Tavassi

Marco Tavassi

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SE POTESSI AVERE...

In radio, spesso, vengono lanciate delle domande per coinvolgere i radioascoltatori e renderli attivamente partecipi al programma in onda in quella fascia oraria. Qualche giorno fa, intorno alle 14:00, radio Kiss Kiss invitava tutti coloro in ascolto a rispondere, attraverso un messaggio vocale, a questa domanda: “Quale cifra lo Stato dovrebbe darti ogni mese per permetterti di vivere bene?”. Una domanda non da poco ed estremamente attuale, in un periodo storico in cui si parla molto di povertà, di lavoro, di sostegno al reddito. Una domanda che, in fondo, rappresenta una curiosità diffusa negli italiani: quale sarebbe la giusta cifra da guadagnare ogni mese per poter, davvero, vivere bene? I radioascoltatori, com’era prevedibile, si sono scatenati nel giro di pochi minuti. Chi si è limitato a “sparare” solo la cifra necessaria: “A me servirebbero 3000 euro”, chi ha fornito delle spiegazioni in più: “Ho un fitto di casa da pagare e tre figli, io avrei bisogno almeno e dico almeno di 3200 euro al mese per vivere degnamente”, e chi ha aggiunto anche dettagli importanti sul lavoro svolto che, in fondo, dava diritto ad uno stipendio per nulla congruo e che nemmeno bastava a coprire le spese quotidiane, “figuriamoci se volessi fare una pizza con la famiglia”. La cifra citata dai partecipanti al piccolo ma, forse, significativo sondaggio, andava in media dai 2300 ai 3500 euro, e la cosa ha colpito i conduttori che hanno sottolineato, al termine, come nessuno avesse sparato cifre enormi ed esorbitanti e tutti fossero rimasti, sinceramente, nel campo del reale. Ed è vero. Probabilmente, però, la medaglia potrebbe avere un’altra faccia. Sì perché qualche mese fa l’Istat emanava il brutale bollettino della povertà, raccontandoci dati alla mano come in Italia, in riferimento all’anno 2017, ben 5 milioni di persone vivessero in uno stato di povertà assoluta, valore più alto dal lontano 2005. Per poveri assoluti l’Istat intende coloro che non possono affrontare la spesa mensile ed acquistare beni e servizi considerati essenziali per uno standard di vita minimante accettabile. Di fatto si tratta di avere un’alimentazione adeguata, un’abitazione grande abbastanza per i componenti del nucleo e ben riscaldata e il minino necessario per vestirsi,  comunicare, informarsi, muoversi sul territorio. In soldoni, per un adulto che vive da solo al Nord Italia la soglia di povertà è pari a 826,63 euro, al Sud a 742,18 euro. Per una famiglia di due componenti la cifra si attesta intorno ai 1000 euro, mentre con 5 componenti, vari per numero di età e zona di residenza, la cifra si assesta intorno ai 1500 euro. Cifre da relazionare a tante variabili, ovviamente, non sempre da considerare attendibili  a “freddo” e su carta ma che, grosso modo, denotano che la cifra di cui in media si ritiene di aver bisogno per vivere dignitosamente è pari al doppio, o quasi, di quella che, statisticamente, è ritenuta sufficiente. Sarà la statistica ad essere troppo contenuta nei calcoli? Sarà che la realtà è un’altra cosa? Sarà che, spesso, nel nostro personale paniere delle cose necessarie facciamo rientrare anche strumenti o attività decisamente costose e che non sono, in fin dei conti, così prioritarie? Trovare un giusto equilibrio tra i numeri e la realtà non è mai semplice ma, forse, trovandosi in una condizione almeno statisticamente accettabile e a sapere che ben 5 milioni di persone nel nostro Paese, e quindi accanto a noi, vivono al di sotto di quella famosa soglia, ci si potrebbe anche accontentare.

Marco Tavassi

CON GLI OCCHI DI UN AUTISTICO

Note sono le polemiche scatenate, non molto tempo fa, dalle parole di un politico italiano che, per descrivere gli atteggiamenti di alcuni suoi colleghi, ha tirato in ballo l'autismo. Immediate sono state le reazioni e pronte sono arrivate anche le scuse e le giustificazioni. Provando ad andare oltre al fatto specifico, segno comunque di una dialettica politica da tempo non più all'altezza di un Paese civile, quanto successo richiama l'attenzione su un problema serio e radicato nella nostra società: la mancata conoscenza di alcune sindromi. Il non conoscerle, ignorandone cause, relazioni e soprattutto caratteristiche di chi ne è affetto porta spesso i famosi "normali" a cadere e scadere in comportamenti come e ben più gravi di quelli del politico italiano. Scalpore ha suscitato, sempre non molto tempo fa, anche la storia della festa di compleanno del bimbo autistico, con solo un paio di presenti sui tanti invitati. Segno che qualcosa non va, soprattutto negli adulti, nei grandi.

Personalmente ricordo che, quando ero bambino, spesso in classe o per strada sentivo etichettare da qualche amichetto come "handicappato" o come "down" qualcuno che aveva sbagliato a fare qualcosa o che, più semplicemente, non ci riusciva. Ricordo anche che, a sentire certe cose, rimanevo sempre un po' perplesso, forse perché nel mio ambito familiare e di catechismo, avevo potuto approfondire certi argomenti ed ero quindi arrivato a capire che non era affatto una cosa carina o addirittura opportuna dare a qualcuno del "down" o dell'"handicappato", e non solo perché poteva offendere, ovviamente, chi la riceveva, ma anche e soprattutto perché andava a ledere la sensibilità di chi quella condizione era costretto a viverla davvero. Ricordo bene le risate che, in maniera naturale, si scatenavano in classe quando la professoressa di inglese ci invitava a stare seduti con il suo "Sit down", e ricordo anche i suoi approfondimenti sul tema, insieme a quelli poi di altri docenti, per aiutarci a capire, a comprendere, a conoscere.

Oggi sono grande, ma di comportamenti analoghi ne vedo ugualmente, e la cosa mi fa paura, perché ad attuarli, spesso, non sono i bambini, presi dalla foga dell'innocenza dei loro anni, ma gli adulti, quelli che dovrebbero conoscere, sapere, informare, istruire. Mi fa paura perché a volte a dire verso qualcuno "mi sembri un down" ho sentito dei padri di famiglia, con dei figli, magari vicino a loro. Provando ad approfondire la questione con alcuni, ho compreso che in fondo la loro non era cattiveria o voglia di offendere ma più semplicemente (e drammaticamente) ignoranza sugli argomenti. Non conoscere la sindrome di Down, non sapere cosa sia l'autismo porta molte persone a credere che dire "sei un down" equivalga al leggero dire "Non fare lo stupido". Ma non è così. Non lo è perché essere down o essere autistico è qualcosa di molto più complesso, di articolato, di speciale. E credo che, in fondo, basterebbe far conoscere queste condizioni per evitare certi comportamenti.

Tante sono le Associazioni che si battono proprio per generare, prima di tutto, la consapevolezza che la sindrome di Down esiste, che l'autismo esiste, e che chi ne è affetto ha delle capacità incredibili, immense, straordinarie, da valorizzare per la loro vita, per quella di chi è intorno a loro, per l'intera società. Purtroppo, spesso, il nostro Stato, inteso come insieme di istituzioni, come burocrazia, come assistenza, non aiuta in maniera concreta ed efficace queste Associazioni che, di conseguenza, si trovano a dover affrontare un lavoro immane, svolto con amore, con passione, con dedizione. Immagino il loro stato d'animo, il loro magone, la loro rabbia quando sentono ancora oggi, nel 2018, pronunciare certe parole. Probabilmente per un attimo si ritrovano a pensare che non ci sia nulla da fare, che questa società non capirà e non cambierà mai, ma sono anche sicuro che un minuto dopo sono già all'opera per mettere a punto azioni e soluzioni ancora più incisive. Perché in tutto questo i veri e unici limitati siamo noi, quelli apparentemente normali. Noi, che non riusciamo mai a metterci d'impegno per capire e conoscere quello che è anche minimamente diverso da noi. Noi, che preferiamo aggredire e mettere a distanza invece di conoscere ed imparare. Noi, che non prendiamo mai la saggia decisione di trascorrere un'ora, anche solo una, con un ragazzo, una ragazza, un uomo o una donna con la sindrome di Down o con l'autismo. Quante cose impareremmo, quante nozioni riceveremmo in un solo istante. Quanto impegno riverseremmo, poi, nel far conoscere quello che abbiamo imparato. Perché loro sanno andare oltre, sempre, senza mai fermarsi, perché loro hanno qualcosa in più, e noi non dovremmo far altro che imparare a guardare il Mondo con gli occhi di un autistico.

Marco Tavassi

LUCE ASSENTE, ACQUA PURE: LE SITUAZIONI DI ALCUNE PERIFERIE POTENTINE

In una città non devono e non possono esistere cittadini di serie A e di serie B, e questa è una certezza appurata e che, ormai, dovrebbe essere scontata. Condizionale d'obbligo poiché, purtroppo, in alcune periferie della città di Potenza i cittadini lamentano delle situazioni non proprio ideali. È vero che ci sono delle difficoltà oggettive legate al complesso tempo in cui ci troviamo, ed è anche vero che spesso proprio in periferia, per vari motivi, tali difficoltà appaiano amplificate.

Quando, però, a mancare o comunque a venir meno sono dei beni indispensabili per la vita sicura dei cittadini, è comprensibile che questi siano abbastanza contrariati. In contrada Giarrossa, ad esempio, da tanto, troppo tempo, le luci della pubblica illuminazione non funzionano, mettendo a rischio la sicurezza e l’incolumità degli abitanti. Molti di loro hanno, ovviamente, segnalato il problema, chiedendo un intervento per sostituire le lampadine e ripristinare la pubblica illuminazione. Niente. Sono passati giorni, settimane, mesi ma niente. Le luci sono sempre spente e, in una contrada presa di mira, nell'ultimo periodo, da numerosi furti, questo sta causando non poche preoccupazioni. Possibile che non ci siamo lampadine disponibili? O che non ci sia il tempo o che manchino i mezzi per provvedere alla risoluzione del problema? Lo stesso accade, da mesi, anche in contrada Poggio Cavallo, a pochi km da Potenza e anch'essa presa di mira, nell'ultimo periodo, dai ladri (l'ultimo furto si è verificato, poco più a valle, proprio ieri, venerdì 26 Ottobre). Lungo una strada di Poggio Cavallo, con numerose abitazioni, funziona un lampione sì e due o tre no. Le telefonate sono state fatte, il problema più volte segnalato ma purtroppo nulla.

E non è tutto. Sì perché in alcune zone di Rossellino, quartiere alla periferia di Potenza, e più precisamente in via Enrico De Nicola, da mesi ogni notte l’erogazione idrica viene interrotta. Sì, avete capito bene, di notte, dalle ore 23:00/24:00 circa e fino alle 05:00 circa, non c’è acqua. Nulla. I rubinetti restano a secco e per gli anziani, i bambini, gli ammalati o i lavoratori che dovessero avere bisogno in orario notturno di un bene primario e regolarmente pagato non resta altro che arrangiarsi, comprandosi un serbatoio o provvedendo in altra maniera. I cittadini, a dire il vero, sono stati anche molto comprensivi, non lamentandosi della cosa nel periodo estivo, perché magari l’acqua era poca e si doveva fare il sacrificio. Ma la situazione non è cambiata nemmeno con le abbandonanti piogge e con la fine dell’estate. In molti hanno provato a capirne di più e, pare, che la situazione sia dovuta alle numerose perdite lungo la condotta o a un elevato spreco di acqua che rende necessario, per riempire i serbatoi, l’interruzione dell’energia idrica in orario notturno. Ma perché cittadini che pagano regolarmente un bene primario devono esserne privati per alcune ore senza un motivo davvero valido? Perché non si risolvono i problemi alle condotte invece di crearne di ulteriori ai cittadini? Gli abitanti della zona, stanchi del disagio subito, si sono nelle scorse settimane organizzati con una raccolta firme per chiedere alle autorità una rapida soluzione del problema, unendo all'iniziativa la richiesta di una maggiore cura della strada, a dire il vero già cominciata nell'ultimo periodo.

Insomma, in alcune zone quando cala la notte non si vede davvero nulla per via di alcune lampadine, in altre quando arriva la notte viene a mancare l’acqua. Tutto questo non può essere normale e non può essere consentito in una città in cui, per il bene e la sicurezza di tutti gli abitanti, i problemi andrebbero risolti a monte e senza gravare su chi chiede solo di vivere tranquillamente, in città come in periferia. Speriamo bene.

Marco Tavassi

"RICORDANDO TONINO", IL 28 OTTOBRE LA SERATA CONCLUSIVA DELL'INIZIATIVA IN ONORE DI TONINO SANTARSIERO

Si terrà domenica 28 Ottobre, alle ore 18:00, presso il salone parrocchiale "Carmine Paternoster", adiacente la chiesa Santa Famiglia di Nazareth di Rossellino, a Potenza, la serata dedicata a Tonino Santarsiero, instancabile collaboratore della comunità potentina, venuto a mancare quattro anni fa dopo oltre di dieci anni di lotta serrata contro il cancro. Una lotta che lo ha scalfito nel corpo ma mai nell'animo, nel fisico ma mai nella voglia incredibile di mettersi al servizio degli altri. Un uomo che, anche quando aveva tutto il diritto di starsene a casa e a riposo trovava la forza di andare a ritirare i pacchi di alimenti per i bisognosi della parrocchia. Un uomo che, anche quando la sua malattia avanzava, riusciva a dare forza agli altri che si trovavano nella sua stessa condizione. Un uomo che, giorno dopo giorno, è diventato esempio per tanti, testimonianza concreta di amore vero, di passione, di dedizione, di risposta alle sofferenze. Un uomo che non poteva andarsene senza lasciare nulla. E il bagaglio di insegnamenti, trasmessi sempre con umiltà e semplicità, non poteva e non doveva andare perso. Per questo Gruppo Creativo Rossellino, in stretta collaborazione con la Parrocchia, ha organizzato quattro anni fa la prima edizione del "Concorso Letterario e Artistico Memorial Tonino Santarsiero". L'iniziativa, nel corso degli anni, si è ampliata, arricchendosi di nuove sezioni e arrivando ad avere partecipanti anche da fuori Regione. Il Memorial dedicato a Tonino vive la sua giornata conclusiva con la manifestazione "Ricordando Tonino", una serata all'insegna della premiazione dei vincitori del Concorso, della bella musica, dei momenti a lui dedicati, del sorriso e del buon cibo. 

Quella del 28 Ottobre sarà una piacevole serata per tutti e a cui tutti sono invitati, con ingresso gratuito. Una serata in cui chi ha conosciuto Tonino potrà ricordarlo con leggerezza e chi non lo ha conosciuto potrà farlo attraverso i momenti a lui dedicati. Con leggerezza, che non è superficialità, come lui stesso ha sempre cercato di fare nella sua operosa vita.

Marco Tavassi

INAUGURATO IL CENTRO POLIFUNZIONALE CARITAS “DON LUIGI DI LIEGRO”

Si è tenuta ieri, 11 Ottobre, la cerimonia di inaugurazione del Centro Polifunzionale Caritas, nuovo nella struttura e nei contenuti, intitolato all'indimenticato don Luigi Di Liegro e sito lungo la zona industriale di Tito. Il Centro, realizzato grazie ai fondi CEI 8X1000, rappresenta un punto di partenza sostanziale ed importante per un’assistenza sempre più “immersa” nella realtà e sempre più volta a favorire la ricostruzione di una dignità. All’interno del Centro, infatti, ha preso forma “L’Emporio della solidarietà”, un vero e proprio market, rivolto a persone o famiglie in temporaneo stato di difficoltà economica, per un periodo di tempo stabilito, al massimo 12 mesi, sufficiente a raggiungere una maggiore autonomia. I beni presenti all'interno dell’Emporio saranno gratuiti e verranno acquisiti dalle famiglie attraverso una card a punti, assegnati dal Centro ascolto Caritas che le segue. Ed è proprio questa l’altra piccola grande rivoluzione che Caritas mette in campo: rendere le famiglie che usufruiscono dell’assistenza davvero consapevoli di quello che “comprano”, avviando un percorso di educazione alimentare volta ad evitare gli sprechi, e questo rappresenta un punto fondamentale nell'era del consumismo sfrenato e dell’usa e getta in abbondanza. Superato, quindi, il concetto di “pacco” fine a se stesso, si va verso un percorso di inclusione che mira ad assistere la persona in difficoltà attraverso l’ascolto, l’interazione umana, il dialogo, l’inclusione. Elementi che, ormai, non possono essere ritenuti secondari nel rapporto tra chi dona e chi riceve. Un cammino da fare insieme, quindi, verso il superamento delle difficoltà. A tal fine Caritas ha stretto anche importanti accordi con la "Tempor", per permettere il reinserimento nel mondo del lavoro, e con l’associazione cuochi, per mettere a disposizione degli assistiti dei corsi di formazione in grado di fornire competenze spendibili in vari ambiti. Una nuova era, un sogno, come lo ha definito Monsignor Ligorio, salutando i numerosi presenti. “E per realizzare un sogno”, ha aggiunto, “Occorre che ci siano persone animate da buona volontà”. I volontari, infatti, rappresentano l’anima del progetto, come sottolineato dal Presidente Caritas Diocesana Michele Basanisi e da Marina Buoncristiano che, visibilmente emozionati, hanno voluto ringraziare uno ad uno gli uomini e le donne che nelle settimane scorse, nei giorni passati e ieri stesso fino al primo pomeriggio hanno appassionatamente lavorato affinché tutto fosse pronto. Una struttura bella e funzionale, strutturata su due livelli, con un deposito merce, un salone, l’Emporio e la cappella, “il cuore del Centro”, come l’ha definita il Vescovo. Un passo in avanti, da sognatori che, parafrasando ancora le parole di Monsignor Ligorio, “Mantengono lo sguardo fisso su Gesù per guardare l’uomo e la sua dignità”.

Marco Tavassi

IL SINODO DEI GIOVANI

Si è aperto lo scorso 3 Ottobre e andrà avanti fino al prossimo 28 Ottobre il Sinodo dei giovani. L'incontro tra i vescovi ha, infatti, come tema: "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale". Un richiamo della Chiesa universale, quindi, a mettere al centro i giovani e a  "rovesciare le situazioni di precarietà, di esclusione e di violenza, alle quali sono esposti i nostri ragazzi", per citare le parole pronunciate da papa Francesco durante l'omelia di apertura del Sinodo. Parole semplici, come nello stile del Pontefice, ma al tempo stesso forti, decise, mirate e, soprattutto, volte a cambiare per migliorare, a mutare per adattarsi alle necessità attuali, allontanandosi dal dannoso conformismo, come lui stesso lo ha definito, del "si è sempre fatto così". Un'affermazione che non può andar bene e non può essere utile ad una Chiesa che deve, invece, allargare i propri orizzonti e lasciarsi guidare dalla speranza. "Occorre", ha affermato il papa, "cominciare un nuovo incontro ecclesiale capace di dilatare il cuore e trasformare quelle strutture che oggi ci paralizzano, ci separano e ci allontanano dai giovani, lasciandoli esposti alle intemperie e orfani di una comunità di fede che li sostenga, di un orizzonte di senso e di vita”.

Forte è parsa, nella parole di Francesco, la necessità di dare ai giovani dei punti di riferimento, guardandoli direttamente negli occhi e riuscendo a trovare la forza "di lavorare per rovesciare le situazioni di precarietà, di esclusione e di violenza, alle quali sono esposti i nostri ragazzi". La necessità di creare comunità che siano composte non solo da luoghi ma anche e, probabilmente, prima di tutto da persone, da cuori disposti a mettersi in contatto con altri, a creare rete, a generare empatie, a costruire punti di riferimento. Come possiamo pretendere che i nostri giovani non si "perdano" in balia delle cattive strade se non mettiamo loro a disposizione, concretamente e quotidianamente, quelle giuste? Come possiamo pensare di creare un riferimento per tutti nell'ambito della chiesa e della fede se tendiamo a tenere i "buoni" e a mettere da parte i "discoli"?

Mettersi al servizio dei giovani, allargando gli orizzonti, senza limitarsi, senza risparmiarsi, lasciandosi guidare dalla speranza anche quando questa ci chiede, o quasi ci impone, di stravolgere il conformismo, le abitudini, le cose come si sono sempre fatte. Un servizio appassionato e genuino, dai cui rischi occorre sempre guardarsi bene, come sottolineato dal Pontefice: "Stiamo attenti e badiamo bene che non prevalga la logica dell'autoreferenzialità, che finisce per far diventare importante ciò che è secondario e secondario ciò che è importante. Questa capacità di sognare insieme, che il Signore oggi regala a noi come Chiesa esige che ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche e innanzitutto quello degli altri, considerando gli altri superiori a noi stessi". 

Papa Francesco si è poi rivolto ai giovani con parole dirette al cuore e all'anima di ognuno: "Lottate contro ogni egoismo. Rifiutate di dare libero corso agli istinti della violenza e dell’odioSiate generosi, puri, rispettosi, sinceri. E costruite nell'entusiasmo un mondo migliore di quello attuale!"

L'entusiasmo, ovvero quell'incontenibile spinta ad agire e operare dando tutto sé stesso o, per dirlo con le parole degli antichi filosofi, "la condizione dello spirito, sotto l'urgenza esaltante dell'ispirazione divina". Forse è proprio questo il motore che, alimentato dall'umiltà, può aiutarci a dare seguito alle parole di Francesco e a creare davvero, ognuno nel suo piccolo, un Mondo migliore.

Marco Tavassi

PRIMA PENSA POI CLICCA

"Oggi il mondo intero ha la stessa età! Oggi è un giorno molto speciale. C'è una sola possibilità ogni mille anni! La tua età più il tuo anno di nascita daranno come risultato 2018. È così strano che persino gli esperti cinesi e stranieri non riescono a spiegarlo! Prova a vedere che il calcolo funziona. Dobbiamo aspettare altri mille anni perché ciò accada! Buon colpo! Trasferisci il messaggio agli amici, lascia fare a tutti il calcolo!".

Da quando, venerdì mattina, ho ricevuto questo messaggio da alcuni contatti della mia rubrica, non sono più lo stesso. Ho provato a decifrarlo, a comprenderlo e a capire, soprattutto, se chi me lo avesse mandato stesse scherzando o facesse sul serio. Non immaginate la mia faccia quando ho appreso che faceva sul serio! Lo shock è ancora forte, ho provato a contattare il mio medico che mi ha raccomandato di stare a riposo per qualche giorno e di non leggere altre catene. Ma io, cocciuto come al solito, non ho resistito alla tentazione di prendere tra le mani lo smartphone per leggere ancora quel messaggio, perché di sicuro doveva esserci una spiegazione, un motivo, un senso. Così, come facevo quando ero un piccolo alunno delle elementari, ho provato a dividerlo in più parti e a dare ad ognuna di esse una spiegazione. "Oggi il mondo intero ha la stessa età!", la prima parte. E che vuol dire? E, soprattutto, quale età? Immagino lo sfregamento di mani di qualche arzillo ottantenne al pensiero di avere, quel giorno, 30 anni! Vado avanti. "La tua età più il tuo anno di nascita daranno come risultato 2018", recita un'altra parte del magico messaggio. No, ma davvero? Un'operazione così incredibile che nemmeno i più grandi esperti matematici ci sarebbero arrivati. E, infatti, la parte successiva mi fa venire i brividi ancora oggi: persino gli esperti (ma di cosa?) cinesi e stranieri (perché i cinesi non sono comunque stranieri?) non riescono a spiegarlo (ma è un'addizione, diamine!). E poi il colpo di grazia: "Dobbiamo aspettare altri mille anni perché ciò accada!". Dobbiamo? Semmai dovranno aspettare, dato che tra mille anni di noi non ci sarà traccia (o forse no, mi sto sbagliano, i postini di catene seriali guadagneranno l'elisir di vita eterna proprio grazie alle catene inoltrate). Dulcis in fundo: "Buon colpo!". Ma quale colpo? Si era parlato di numeri, di addizioni, di cinesi, di stranieri e di millenni, cosa centra adesso il colpo? Ma poi di cosa? Di arma da fuoco, in banca, sulla bella ragazza alla quale invierò la catena? (Temo che in tal caso il colpo lo darà lei a me poi, in fronte!).

Il mio medico aveva ragione. Dovevo stare lontano da questi messaggi, dovevo provare a disintossicarmi. "Dalle analisi è emerso chiaramente che hai una percentuale altissima di bufale e fake news nel sangue", mi aveva detto, "Si va dal classico <<Clicca mi piace e condividi>>, al più profondo <<Non scorrere senza scrivere amen>>, passando per <<Se hai un cuore non puoi non mandarlo ad almeno 15 amici>> o alla tipica immagine ritoccata ad hoc per accreditare o screditare il personaggio famoso, il politico o il calciatore di turno. Se non fai qualcosa finirai per ammalarti sul serio e, magari, ti prenderai anche tu il virus e comincerai a condividere, commentare, inoltrare e far girare notizie false e insensate".

No! Il virus proprio non lo voglio! Ho deciso: si parte con una bella e sana terapia di gruppo.

Comincio io cancellando il messaggio. Ecco, fatto.

Adesso tocca a te. Mi raccomando, è molto importante: PRIMA PENSA POI CLICCA!

 

Marco Tavassi

 

MODIFICA VIABILITÀ ROSSELLINO: OGGI IL VIA

È in vigore da oggi, giovedì 27 Settembre, la modifica alla viabilità che interessa Rossellino, quartiere alla periferia di Potenza. Nello specifico sono state apportate variazioni alla circolazione sulla strada che costeggia la S.S. Basentana e che conduce in via Enrico De Nicola e alla strada, via Luigi Einaudi, che conduce al centro del quartiere. Sia via De Nicola sia via Einaudi diventano a senso unico di circolazione, in direzione Rossellino.

Cambiamento radicale per una strada che, oltre ad essere percorsa quotidianamente dai residenti del quartiere, viene imboccata anche dai molti che la utilizzano come "scorciatoia" per giungere più rapidamente all'imbocco del ponte Musmeci o per evitare l'eventuale traffico del nodo complesso del Gallitello. Proprio l'aumento del flusso di traffico e le successive problematiche riscontrate (incidenti, velocità elevata, litigi tra automobilisti e danni alle autovetture) hanno indotto l'amministrazione e, più precisamente, gli uffici per la sicurezza stradale, a prendere questo provvedimento. Le carreggiate interessate dalle modifiche, infatti, non erano idonee a garantire la sicura circolazione di mezzi provenienti da sensi opposti. 

Il provvedimento si inserisce nell'ambito delle modifiche alla circolazione stradale attuate proprio al fine di aumentare la sicurezza stradale e diminuire al minimo il rischio di incidenti per automobilisti e pedoni e , naturalmente, ha diviso l'opinione locale in favorevoli e contrari. 

Il tempo e i numeri, come sempre, diranno da quale parte sta la ragione. Per adesso non ci resta che fare attenzione e tenere d'occhio la nuova segnaletica.

Marco Tavassi

CONVEGNO DIOCESANO: RIFLETTERE, CONFRONTARSI, OPERARE

Si è concluso sabato 22 Settembre il Convegno Diocesano, appuntamento annuale utile ai presbiteri, agli operatori pastorali e ai laici desiderosi di mettersi al servizio delle comunità per confrontarsi e cogliere spunti di riflessione preziosi al fine di operare al meglio nelle proprie realtà. Il Convegno, dal titolo "Vita Cristiana e testimonianza della Fede. La pietà popolare: ricerca naturale della divinità o espressione della vita teologale del popolo di Dio?", si è svolto nell'arco di tre giornate, con i primi due appuntamenti tenutosi presso l’Auditorium Cecilia di Tito e il terzo, nella giornata conclusiva, presso la parrocchia Maria Immacolata di Tito Scalo.

S. E. monsignor Salvatore Ligorio, Arcivescovo di Potenza-Muro Lucano-Marsiconuovo, ha illustrato, all'apertura del Convegno, il senso del tema trattato quest'anno, spiegando che la pietà popolare, evidente soprattutto in occasione delle processioni, come quella in onore della Madonna di Viggiano o di San Gerardo, può senza dubbio rappresentare una risorsa per la Chiesa, proprio in questi tempi in cui, sempre più spesso, la Fede sembra essere un valore lontano e poco attuale. La parola è poi passata al Vescovo di Piacenza, monsignor Ambrosio, che ha sottolineato come "La Fede vera è quella che viene dalla vita e la vita vera è quella che viene dalla Fede". Il Vescovo ha posto l'accento, poi, sul male che spesso gli strumenti informatici fanno all'uomo, mettendolo nella posizione del "sempre collegato ma sempre scollegato dal Mondo". La necessità di avere sete di Gesù, abbinata ad una voglia di camminare, di andare incontro all'altro, di non soffermarsi sui confini ma concentrarsi su come vivere ogni giorno autenticamente l’amore, possibile solo con lo sguardo fisso su Gesù. L'esigenza di camminare nell'amore e con amore.

La seconda giornata ha avuto come filo conduttore le riflessioni di don Francesco Zaccaria, parroco di Santa Maria del Carmine in Pezze di Greco (Fasano), professore di Teologia pastorale. Il parroco ha focalizzato l'attenzione su come papa Francesco ci inviti spesso a guardare la pietà popolare con occhi nuovi, ritenendola un punto di forza e non un limite, un elemento positivo e non una vecchia usanza da estirpare. Tra gli stessi sacerdoti e Vescovi, ha sottolineato, in molti hanno sentito nascere la vocazione proprio grazie alla pietà popolare (il segno di croce insegnato dalla madre, il bacio "lanciato" a Gesù, per fare alcuni esempi). Una risorsa, quindi, che può essere utile anche per creare e generare accoglienza, ospitalità, per creare e avere una Chiesa davvero pronta ad aprire non solo le sue porte ma anche il cuore di chi la vive nel quotidiano. Un Battesimo, un matrimonio e anche un funerale, in fondo, possono rappresentare l'occasione per "legare" alla Fede anche coloro che sembravano lontani e disinteressati. Occorre, è ovvio, creare e mantenere degli equilibri, poiché gli eccessi tendono quasi sempre ad acuire il problema e non a risolverlo. Il tutto, sempre, con il coinvolgimento diretto delle famiglie che, in una parrocchia, devono sentirsi accolte e attivamente integrate nelle attività. Non si può pensare, ha lasciato intendere Zaccaria, ad un'educazione alla Fede che non parta già nei bambini piccoli, che cominci solo con il Catechismo e che si limiti ad esso. Anche la Chiesa, insomma, deve sentirsi immersa nei tempi che cambiano e deve saperne cogliere tutte le opportunità e gli spunti per svilupparsi.

Nel corso della terza ed ultima giornata il Vescovo di Potenza ha salutato tutti gli intervenuti ricordando che "tutto è importante, solo il Signore è essenziale". I catechisti hanno poi ricevuto il mandato per il nuovo anno pastorale e il Convegno si è chiuso per tutti con una certezza da approfondire e portare concretamente nelle realtà in cui si opera. Una certezza apparentemente semplice che prende spunto dalle parole che papa Francesco ama ripetere spesso: "Se voglio sapere cosa credere devo interrogare il teologo ma se voglio conoscere come farlo devo interrogare il popolo di Dio".

Marco Tavassi

CSI POTENZA: CONVENTION DI PRESENTAZIONE ANNO SPORTIVO 2018/2019

Tutto pronto per la prima Convention di presentazione dell'attività sportiva 2018/2019 organizzata dal CSI Potenza. Ti aspettiamo venerdì 28 settembre alle 18.00 nell'auditorium del Seminario a viale Marconi. Non mancare, verranno premiate anche tutte le società campioni provinciali della scorsa stagione e verrà consegnato un riconoscimento a tutte le società affiliate.

E' l'occasione per farvi conoscere la grande famiglia del Centro Sportivo Italiano - CSI di Potenza, per rivivere le esperienze dello scorso anno e presentare il nuovo anno sportivo. Vi aspettiamo. 

Marco Tavassi

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