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SECONDA GIORNATA MONDIALE DEI POVERI: “QUESTO POVERO GRIDA”

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“Una giornata mondiale dei poveri? Ma che idea è mai questa? Cosa avranno i poveri da festeggiare o celebrare?”. Frequente fu questa domanda quando, un anno fa, si tenne la Prima Giornata Mondiale dei Poveri, voluta fortemente da papa Francesco, e non perché per un bisognoso ci fosse qualcosa da festeggiare e nemmeno perché bastava istituire una giornata a lui dedicata per risolvere il problema. L’obiettivo del Papa, da sempre vicino con i fatti agli ultimi, era ed è quello di stimolare processi che mettano al centro i bisogni di chi è meno fortunato, sempre e con azioni concrete. Una carità che possa essere e diventare coinvolgente, totale, non più limitata al solo “pacco” di alimenti, evidentemente non più sufficiente nella realtà storica in cui ci troviamo. Un’epoca complessa e quasi certamente cruciale, come testimoniano i dati snocciolati dalla Caritas Diocesana lo scorso 16 Novembre.

Dati che inducono alla riflessione e che potrebbero, almeno a primo impatto, spaventare e sconvolgere. Aumentano le richieste tra i più giovani, con un preoccupante 10 per cento nella fascia di età compresa tra i 24 e i 35 anni, e si definisce anche chiaramente come, spesso, mancanza di cultura e abbandono scolastico siano collegati ad una condizione di povertà che rischia di diventare quasi ereditaria. Tanti gli assistiti nella fascia di età dai 55 anni a salire, vittime della crisi che li ha privati del lavoro e di politiche che non gli consentono l’accesso alla pensione. Sale il numero degli assistiti maschi, generalmente più restii e forse più erroneamente orgogliosi ma, negli ultimi tempi, più propensi a chiedere aiuto. Emblematico il dato di chi, pur lavorando, viene assistito dai centri Caritas, a dimostrazione delle condizioni di lavoro spesso indecenti in cui al giorno d’oggi sono costretti in tanti. E l’alimentazione, poi, con un collegamento preoccupante tra una situazione di bisogno e malattie cardiovascolari e di altro tipo, segno evidente che un mangiare “alla meglio” produce danni seri e, spesso, irreparabili. Ecco, il “pacco” non basta più. Serve a noi, per sentirci un po’ meglio di fronte a chi chiede aiuto, ma non può bastare più, o forse non è mai bastato.

Una giornata mondiale dedicata ai poveri ci invita a riflettere su tutto quanto si possa fare per assistere, nel senso più completo e amorevole del termine, chi vive una condizione di povertà di ogni tipo. È povero chi non ha nulla, chi è solo, chi è ammalato, chi è arrabbiato col Mondo intero. È povero chiunque bussa alla nostra porta e deve trovare umani, prima ancora che cristiani, disposti ad aprire. Le risposte, gli interventi, i numeri elencati da Caritas parlano anche di questo. Tanti gli interventi messi in campo attraverso i centri di ascolto nati e sviluppatosi in tante realtà, tanti i sostegni al reddito, tante le misure adottate per non lasciare solo e indietro nessuno. Spesso in molti si chiedono a cosa serva quel 5 x 100 alla Chiesa Cattolica e dove vada a finire. Va a finire anche qui, nell'assistenza diretta e concreta a chi ha bisogno e vive momenti tremendamente difficili. E deve trovare umani disposti ad aprire le porte e le braccia. Senza mai giudicare, senza mai selezionare, senza mai puntare il dito, come ha giustamente e fortemente ricordato Monsignor Ligorio in occasione della presentazione dei dati Caritas. Perché Gesù ci ha insegnato a non lasciar fuori nessuno, ad accogliere tutti e a metterci al servizio di chiunque. Un periodo storico cruciale e importante, in cui non possiamo rimanere indifferenti e nemmeno sordi alle parole del Papa, a quelle del nostro Vescovo e alle azioni concrete che Caritas ha messo e mette in campo per guidare tutti gli operatori e tutti gli uomini di buona volontà a tenere fisso lo sguardo sul prossimo. “Questo povero grida e il Signore lo ascolta”. Oggi più che mai le sembianze del Signore che ascolta possono e devono essere quelle di ognuno di noi.

Marco Tavassi

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