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IDEE INNOVATIVE DI GIOVANI TALENTI LUCANI. Intervista al giornalista Antonio Grasso.

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In evidenza IDEE INNOVATIVE DI GIOVANI TALENTI LUCANI. Intervista al giornalista Antonio Grasso.

 

Il sistema politico italiano coi suoi innumerevoli limiti e paradossi. Il contraddittorio ruolo dei partiti. Il malcostume dilagante. Ma anche l’avvento dei social, la loro pervasività di genere e la conseguente mutazione “genetica” della moderna comunicazione di massa. Il “problematico” rapporto fra giovani e lavoro. E tanto altro ancora. In breve, i fatti e i misfatti recenti e meno recenti della vita pubblica riletti in chiave umoristica dal giornalista Antonio Grasso e raccolti in un libro ancor fresco di stampa dal titolo “Grasso che COLA” (“Zaccara Editore”; pagg.112; euro 12). Per capirne di più ne abbiamo parlato con l’autore, rivolgendogli alcune domane.

 

Quando è nata la sua passione per la scrittura?

Da piccolissimo. Le lettere mi hanno sempre affascinato. Le materie umanistiche sono state il mio “forte” in tutto il mio personale percorso scolastico. Poi, a 20 anni, è “arrivato” il giornalismo. Di fronte all’occasione di intraprendere questo mestiere (sic!) non potevo tirarmi indietro. Assolutamente. E, oggi come oggi, a distanza di quasi 15 anni posso dire che per me ha rappresentato un’autentica “palestra di vita”.

 

Parliamo del suo ultimo libro: “Grasso che Cola”? È un lavoro innovativo. Di cosa tratta? 

Si. Come ben sottolinea in prefazione il giornalista e filmmaker, Salvatore Verde è un libro davvero inusuale nel panorama editoriale lucano e non solo. Si tratta – infatti - di una raccolta di massime, aforismi, battute “partorite” nell’arco di 2-3 anni, con l’obiettivo di far riflettere il lettore, sdrammatizzando. Perché, come recita il sottotitolo del libro, “Ci sarebbe da piangere. Ma prendiamola a ridere”.

 

Come nasce l’idea di abbinare scrittura e satira?

Per dare sfogo, con la scritta parola, al mio “sense of humor”, come lo definiscono gli inglesi.

 

Che rapporto ha con il grande vignettista Mario Bochicchio?

Di stima. E amicizia. Dapprima “virtuale”, poi reale. Tutto è partito da facebook. Lui era tra i miei contatti. Ci “seguivamo” a vicenda. E la mia attenzione spesso cadeva sull’esilaranti vignette che postava sul suo profilo social. Molto apprezzate dal cosiddetto “popolo della rete” e non solo, me compreso. Così, quando è maturata l’idea di scrivere un libro di massime, battute ed aforismi gli ho chiesto di farmi la copertina. D’altronde, essendo un libro “sui generis”, ci voleva – per forza - una copertina che rispecchiasse l’idea stessa del testo. E lui non c’ha pensato su due volte. Anzi. Si è subito detto disponibile. E nel giro di una manciata di ore ha messo giù la vignetta. Davvero pregevole.

 

Perché scrivere di aforismi?

Per (ri)affermare “una verità in poche parole, ma in modo da stupire più di una menzogna”, come ci suggeriva già nel secolo scorso l’aforista Giovanni Papini.

 

Quale pensa sia la ricetta per il successo di un libro?

Non dispenso ricette. Altrimenti mi occuperei di cucina. E per un “Grasso che Cola” sarebbe un paradosso. (Ride)

 

Come e dove è possibile acquistare il suo libro?

In libreria, alla Mondadori di Matera o l’Ubik di Potenza. Oppure online, su Ibs o su www.grafichezaccara.it o inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Simona Marganella

Ultima modifica ilGiovedì, 08 Gennaio 2015 21:37

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