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L'annosa disputa natura-cultura

Come in altre discipline, anche in Psicologia si è dibattuto a lungo sulla natura umana ed in particolare se il funzionamento mentale ed il comportamento fossero il risultato dell'influenza della biologia oppure della cultura. Questa disputa tra innatisti ed ambientalisti è sorta fin dalla nascita della Psicologia ed è stata al centro di numerosi ed accesi dibattiti, in realtà non ancora conclusi. Come spesso accade in Psicologia, entrambe le parti in causa hanno condotto prove ed esperimenti e portato evidenze a favore della proprio posizione. Ad esempio, agli inizi del '900 due scuole di pensiero hanno arricchito questa contrapposizione: la Scuola della Gestalt e la Scuola Behaviorista.

I Gestaltisti eseguirono esperimenti evidenziando come i fenomeni percettivi, soprattutto visivi, non potessero essere spiegati come abilità apprese asserendo che questi risultati potessero essere estesi anche ad altri aspetti del comportamento umano. Dal canto loro i Behavioristi, estremizzando la posizione ambientalista, evidenziarono come la natura umana fosse determinata dagli apprendimenti e dai condizionamenti  dell'ambiente, introducendo concetti successivamente ripresi dalla medicina e dalla politica per riformare le istituzioni manicomiali.

Negli anni '50 la posizione Behaviorista sembrò essere superata a seguito degli studi sullo sviluppo del linguaggio: fu evidenziato come fosse impossibile che il linguaggio, facoltà cognitiva complessa, potesse essere il frutto dell'apprendimento come sostenuto dai teorici di questa scuola di pensiero: furono evidenziate molte prove che ridimensionavano la posizione ambientalista. La soluzione a questo dibattito però non fu trovata li poiché si mise in evidenza che dallo studio dei casi fin li conosciuti, rarissimi, di bambini cresciuti in isolamento, emergeva che questi, una volta inseriti in società non acquisirono mai, nonostante programmi educativi ed abilitativi intensi successivamente attuati, le competenze non solo linguistiche ma anche comportamentali degli umani cresciuti e che si erano relazionati fin dalle primissime fasi di vita con i propri simili: la posizione ambientalista e Behaviorista dunque non poteva essere accantonata come si era, un po riduttivamente, creduto.

Negli anni '70 in Psicologia si è sviluppato un filone di ricerca con l'obiettivo di trovare una sintesi delle due posizioni elaborando il cosi detto modello Bio-Psico-Sociale: questo modello si propone lo studio della mente umana cercando di considerare sia le componenti biologiche che psicologiche, portando la ricerca in Psicologia a fare un salto di qualità pur non trovando una soluzione definitiva alla contrapposizione tra innatisti ed ambientalisti.

Va ricordato che a se seguito della mappatura del DNA umano, è stato possibile osservare un numero molto elevato di studi la quale collegavano singoli geni a determinati comportamenti, compresi gusti cromatici oppure la predilezione per le ore notturne rispetto a quelle diurne; queste ricerche non sembrano però dare risposte esaustive  e bisogna sottolineare che anche quando le neuroscienze muovevano i primi passi si osservò un fenomeno simile: ogni comportamento o facoltà mentale aveva (o si presumesse avere) una specifica area cerebrale. In attesa di nuove acquisizione scientifiche, oggi è possibile affermare che la complessità del comportamento umano risiede proprio nell'intreccio complesso di fenomeni biologici e genetici, psicologici e sociali.

 

Dr. Michele Passarella

Ultima modifica ilDomenica, 11 Gennaio 2015 18:02
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