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La Shoah: la distruzione dell'uomo

In evidenza La Shoah: la distruzione dell'uomo

 

Giornata della Memoria: 27 Gennaio 1945, giorno della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz. Le vittime della Shoah sono state tante….e “Chi vi morì, non fu assassinato per la fede che professava e neppure a causa di essa o di una qualche convinzione personale. Coloro che vi morirono, furono innanzitutto privati della loro umanità in uno stato di estrema umiliazione e indigenza; nessun barlume di dignità umana fu lasciato a chi era destinato alla soluzione finale – nulla di tutto ciò era riconoscibile negli scheletrici fantasmi sopravvissuti nei Lager liberati”. E’ quanto afferma Hans Jonas ma è quanto leggiamo anche in Primo Levi in “Se questo è un uomo….”. E’ una pagina della storia dell’umanità buia più della notte perché l’umanità si è oscurata, è venuta meno…..non ci sono parole per descrivere l’orrore, la distruzione, la Shoah. E le parole non ci sono…. Quando i prigionieri chiedevano ai loro aguzzini il perché di tutto quel male – Warum?- questi rispondevano con un: non c’è un perché! – Hier ist kein Warum -.
Un processo di disumanizzazione che parte dal primato dell’avere sull’essere, del primato della “cosa” (interesse economico e/o di potere) sulla dignità e sacralità dell’uomo. Quando questi pensieri diventano pensieri “comuni” come se fossero “normali” si può arrivare anche alla distruzione della vita in modo “disumano”….senza pietà, senza cuore, senza ragione, senza cioè tutto ciò che rende l’uomo tale per la sua essenza di “umanità”…. Si diventa, al contrario, disumani … in una logica di “banalità del male”, cioè un male fatto non per un’indole maligna dei carnefici “ma per una completa inconsapevolezza di cosa significassero le proprie azioni”, così come Hanna Arendt ci spiega sottolineando come l’uomo che non ha idee e che è asservito a un sistema o diventa inconsapevolmente il braccio di un altro, obbedisce a un ordine….può arrivare a commettere tanto male…
Sarà per questo che le menti meno ricche di fantasia, di immaginazione, di idee fanno comodo e sono utili agli uomini di potere?! E sarà per questo che i libri vengono bruciati o censurati….
Ma di fronte a questa catastrofe risuona la domanda più volte ascoltata: dov’era Dio ad Auschwitz? “Eccolo: è appeso lì, a quella forca…”, è il bambino “l’angelo dagli occhi tristi” che Elie Wiesel narra ne “La notte”, è quell’innocenza del bambino che rivela “l’immagine umana della bontà incondizionata di Dio ma anche della sua altrettanto radicale impotenza. Né il bambino né Dio conoscono il male, privilegio e dannazione della libertà umana”.
Ma la libertà non può essere disgiunta dalla responsabilità. Quale percorso dovremmo intraprendere affinché non accada mai più l’inenarrabile? Dobbiamo crescere in responsabilità, perché solo se l’uomo saprà “fare se stesso a immagine e somiglianza della bontà infinita di Dio (e non della sua presunta onnipotenza) – commenta Jonas - l’umanità potrà salvarsi dalla soluzione finale del problema umano”.



Ultima modifica ilLunedì, 26 Gennaio 2015 23:13
Maria De Carlo

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