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Pecore o petrolio, la tecnica se la ride

In evidenza Pecore o petrolio, la tecnica se la ride

Altro che pecorai! (a proposito della recente polemica causata da un articolo su “Il Foglio” contro l’estremismo ecologista che minaccia la fuga dell’Eni dalla Basilicata). Altro che pecorai (non considerando tale dichiarazione come offesa), dicevo, poiché il mondo contadino, della pastorizia, appartiene a un passato e ad una cultura che è venuta meno nella società occidentale. Un mondo in cui l’uomo era il re della natura e con essa viveva un rapporto di dominio. Ed è un miraggio credere di poter tornare indietro a dominare la terra. Non si tratta di far andare via l’Eni o farla rimanere (morti di fame lo siamo stati e forse lo siamo, ma per altre ragioni, e comunque la salvezza del popolo lucano non credo si trovi nell’Eni). La questione è che sia in un caso (di mandare via…) che nell’altro noi siamo imprigionati dalla tecnica. Galimberti ci dice che noi ci illudiamo quando pensiamo che la tecnica è uno strumento, un mezzo a nostra disposizione, ormai essa è diventata l’ambiente che ci circonda. Cioè significa che tutte le esigenze dell’uomo sono subordinate ai criteri della funzionalità e dell’efficienza. Siamo diventati, forse non ne siamo consapevoli del tutto, schiavi della tecnica. E se il proprium dell’uomo è quello di dare senso e trovare uno scopo per cui vivere, la tecnica al contrario non ha senso e scopo, e non può pertanto procurarci salvezza. Essa continua il suo processo di potenziamento senza senso, non può fermarsi, è diventata la sua una corsa irrefrenabile, che ci piaccia o no (e comunque siamo impotenti); il suo è un processo irreversibile.
Oggi non possiamo più pensarci senza tecnica, l’intera società, ogni singolo. Dalla politica alla religione. Dalle organizzazioni alla vita dei singoli. Non possiamo fare nulla senza di essa. Fuori dalla tecnica vuol dire fuori dalla storia, fuori da ogni decisione, fuori…..Pertanto, come spiega Galimberti, l’uomo dipende completamente dalla tecnica, è un uomo-protesi.
E allora cosa fare? E’ possibile un percorso, ma è caratterizzato da un paradosso: se vogliamo salvarci dal predominio della tecnica e dai suoi effetti, come l’inquinamento, non possiamo farlo se non che con la tecnica…  Ecco la nostra impotenza di fronte alla tecnica.
Una via d’uscita si può trovare per Galimberti solo mantenendo le differenze tra scienza (pensare) e tecnica (fare), e riconoscendo alla prima il suo ruolo etico nei confronti della tecnica, divenendo così a servizio dell’umanità e non della tecnica. In questo modo potremmo evitare o quantomeno mettere un margine al dominio della tecnica sull’uomo.
E il ruolo etico della scienza dovrebbe andare a braccetto con il ruolo etico dell’uomo là dove non dovrebbe foraggiare il non senso della tecnica attraverso i reati – nella fattispecie - ambientali, smaltimento illecito, collusioni di ogni genere, etc. etc. etc.
Sicuramente l’aspirazione più profonda e radicata in noi è quella di un ritorno all’armonia perduta con la natura, alla bellezza innocente di una simbiosi, ma anche a un dominio sulla natura gestito dall’uomo, ma tutto questo resta un’aspirazione perché la tecnica si è sostituita al primato dell’uomo con tutte le conseguenze sul piano naturale, sociale e politico. Si invoca la democrazia come libertà di scelta (si veda l’editoriale “Prima del petrolio, la libertà di scelta” del 7/11/2014) ma a quanto pare aveva visto bene Friedrich Engels quando affermava la morte dello Stato in nome dei processi tecnici: "Il primo atto in virtù del quale lo Stato realmente costituisce la rappresentanza dell'intera società e la presa del possesso dei mezzi di produzione nel nome della società, diviene al tempo stesso l'ultimo atto indipendente come Stato. L'interferenza dello Stato nelle relazioni sociali diviene, materia dopo materia, superfluo e pertanto soccombe; il governo delle persone viene sostituito dall'amministrazione delle cose, e dalla regolazione dei processi di produzione. Lo Stato non viene abolito. Esso cessa di esistere".
 

 

Ultima modifica ilVenerdì, 27 Febbraio 2015 07:58
Maria De Carlo

LA DIRETTORA

1 commento

  • Rocco de Rosa
    Rocco de Rosa Venerdì, 27 Febbraio 2015 09:40 Link al commento

    Gentile Signora, inutile affrontare problemi etici e questioni legate alla dimensione culturale di chi vive la realtà della Basilicata. Questa è una terra asservita al potere, qualunque esso sia. Basti pensare alle ragioni per le quali ci troviamo quel bellissimo regalo sulla Costa jonica , vale a dire la Trisaia di Totondella con anesso deposito Itrec e 64 barre di combustibile nucleare. Fu Colombo a proporre agli USA la possibilità che si andasse con le navi da Taranto a Elk River per prelevare le barre e portarle a Rotondella per il riprocessamento. Lo scrive un ingegnere dell'Enea in un libro edito da Einaudi dal titolo: Il costo della menzogna. Le politiche nucleari dei primi anni Sessanta.

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