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INTERVISTA ALLO SCRITTORE MARCO TAVASSI

A cura di Hamza Zirem

Marco Tavassi nasce nel 1990 a Potenza, città da sempre nel suo cuore e fonte di amore, passione e anche dispiacere per i “mali” che la affliggono. Tavassi matura l’amore per la scrittura negli anni delle superiori quando, pur frequentando un istituto tecnico, si avvicina alle opere di grandi autori, quali Pirandello, Verga e Svevo. Merito, soprattutto, del suo insegnante di letteratura, capace di trasmettergli una passione viscerale per quelle opere e di far nascere in lui il desiderio di scrivere. È così che nascono i primi articoli, pubblicati sul giornale della scuola, e poi man mano i primi racconti, fino al romanzo “Fame di Vita”.

Una passione, quella per la scrittura, divenuta ogni giorno sempre più concreta, più intensa, pregna del grande desiderio di Tavassi di scrivere per sentirsi meglio, per trasmettere qualcosa, per dare voce al suo cuore. Un sogno umile, naturalmente, vissuto sempre con la consapevolezza che occorre lottare, ogni attimo, con molti sacrifici e grande determinazione.

Tavassi si classifica primo a “Le forme del sorriso”, Primo memorial “Flora Pisauro”, promosso dall’associazione universitaria “SuiGeneris”, con il racconto “Del tuo sorriso vivrò”. Alla seconda edizione del memorial si classifica terzo con il racconto “La svolta in un sorriso”.

A breve pubblicherà “Libera…Mente”, una raccolta di racconti, nati nel corso degli ultimi anni e inerenti gli argomenti più disparati e che appassionano da sempre il cuore dell’autore. Una raccolta per riflettere, conoscere un po’ meglio la meravigliosa Potenza e anche per ridere un po’.

Tavassi continua, ogni giorno, a sognare e a “lavorare” per crescere ancora, rammaricato dalle difficoltà di una pubblicazione senza editore (che poco permette agli altri di conoscere chi scrive e cosa scrive) ma assolutamente fiducioso per il futuro.

L'autore emergente Marco Tavassi ha gentilmente risposto alle mie domande.

 

1- Raccontaci qualcosa di te, qualcosa che vorresti che i nostri lettori sapessero prima di entrare in contatto con il libro che hai pubblicato.

Mi piace definirmi un indomabile sognatore, uno di quelli che con tenacia vuole inseguire ciò che sente nel cuore, anche quando le cose sembrano andare in un'altra direzione, anche quando i consigli delle persone risultano davvero poco incoraggianti. Naturalmente ho i piedi ben piantati in terra. Inseguire un sogno non vuol dire, a mio parere, essere un presuntuoso ma, al contrario, un umile ascoltatore del proprio cuore. Poi, naturalmente, si può inseguire un sogno anche scaricando frutta e verdura, e questo serve a mantenere saldo il contatto con la realtà.

2- Quando è nata la tua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura nasce negli anni delle superiori. Merito, soprattutto, di un professionista dal cuore grande, il professor Bochicchio. Un docente che ha saputo, con passione, trasmettermi tanto di ciò che aveva dentro. Mi sono avvicinato alla lettura e, subito dopo, alla scrittura, avvertendo nel cuore quella scintilla. Il giorno del compito in classe di italiano era, per me, uno dei belli in assoluto. Vedere gli altri, invece, preoccupati e ansiosi. Ecco, forse è proprio in quei momenti che ho maturato la consapevolezza di voler scrivere.

3- Qual è il libro che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Ricordo i giorni in cui lessi per la prima volta “Il gabbiano Jonathan Livingston”, di Bach. Ne rimasi talmente estasiato da rileggerlo, successivamente, molte altre volte. La storia del gabbiano Jonathan, in fondo, può essere paragonata a quella di molti sognatori, denigrati e biasimati, ritenuti folli e magari anche inetti alla vita sociale. Eppure quel che si ha nel cuore riesce ad essere più forte, e non si accontenta di una vita vissuta tanto per far passare le ore. La passione è il motore di ogni sogno e, se ascoltata, riesce certamente a far andare oltre le apparenze e le convenzioni sociali. Un romanzo breve che, quindi, mi ha trasmesso tanta fiducia e voglia di scrivere. Poi, naturalmente, se ne sono aggiunti altri, in linea con gli interessi letterari maturati negli anni della maturità. “Uno nessuno e centomila” e “Il fu Mattia Pascal” del grande Pirandello, “La Coscienza di Zeno” di Svevo, “I Malavoglia di Verga sono, senza dubbio, libri che hanno lasciato un segno indelebile in me. Come tanti altri e tutti quelli che verranno ancora. Il bagaglio di un lettore è in continuo aggiornamento, e questo è molto bello.

4- Ti ispiri a dei personaggi in particolare?

Ho citato Pirandello e, sinceramente, è uno degli scrittori che mi ha da sempre molto affascinato. La sua capacità di svelare le "maschere" della realtà, cogliendone aspetti assolutamente frequenti mi ha entusiasmato durante la lettura dei suoi libri come delle sue novelle. La "fuga" da una realtà che, troppo spesso, opprime l'uomo, relegandolo in una posizione "imposta", è un elemento molto interessante e che quasi "libera" il lettore di Pirandello. Leggendo le sue parole, spesso, viene spontaneo un sospiro di sollievo. 

Anche Verga è uno dei personaggi più straordinari, a mio parere, con la sua volontà di raccontare la realtà, quella della gente comune, dei barcaioli o di un ragazzo coi capelli rossi, senza mai interferire con essa, facendo parlare i fatti e ponendosi addirittura al livello dei suoi personaggi, con quella regressione che annulla le radici colte dell'autore. E ha inserito nei suoi scritti anche vocaboli popolari, proverbi e termini in dialetto siciliano. Un grande. Forse è anche per questo che mi ha appassionato, da qualche tempo, la lettura di Camilleri.

Al di là di questo, però, ritengo che ogni scrittore debba, prima di tutto, farsi guidare da ciò che sente nel cuore. Ogni scrittore ha un suo stile e un suo modo di scrivere e comunicare. Le "basi" sono necessarie e aiutano nella formazione e nella maturazione, ma sono nulla senza ciò che si ha nel cuore.

5- Come vorresti che fosse la società attuale?

Bella domanda. Vorrei vivere in una società più onesta, e questo credo racchiuda tutto. Una società in cui nessuno resti indietro, una società senza discriminazione e corruzione, senza razzismo, senza paura di tutto ciò che è diverso. Una società equa, in cui ogni uomo possa essere davvero libero di esprimere la propria idea e di seguire la propria strada, nel rispetto degli altri. Una società in cui non si debba continuamente cercare di “fregare” il prossimo, più attenta all’ambiente e più civile. Una società, pero, in cui lascerei invariati i buoni esempi attuali, troppo spesso messi in ombra dal marcio. I volontari, i bravi medici, i lavoratori onesti, i politici appassionati, i preti misericordiosi, i padri e le madri con dei valori, i giovani che amano la pace e la natura. Tutto questo lo lascerei esattamente com’è e, magari, lo farei vedere più spesso in tv.  

6- Cosa ne pensi della letteratura italiana di oggi?

Spesso, presi dalla malinconia, guardiamo al passato come il tempo più bello e prolifico, in ogni campo. È frequente sentir dire che non ci sono più cantanti di una volta, gli attori di una volta, gli scrittori di una volta. Io credo non sia così. Molto spesso si tende ad apprezzare le opere solo dopo anni di realizzazione, eppure esse sono di valore già nel momento stesso della creazione. Credo, quindi, che la letteratura italiana attuale sia assolutamente di alto livello e che possa, naturalmente, crescere ancora e consegnare ai posteri altri grandi artisti. Ho citato l’appassionante Camilleri, ma sono tanti i nomi che si possono fare. Umberto Eco appartiene già alla lista dei grandissimi autori, ma ce ne sono tanti altri. Salvatore Paci ed Emanuela Baldi, per esempio, hanno scritto un libro che mi ha molto rapito, “Io dormo da sola”, e un segno mi ha lasciato anche “Il filo dell’orizzonte”, di Tabucchi, e molti altri. E poi mi piacciono molto, come detto, gli autori che scrivono ascoltando il cuore, ciò che hanno dentro, e non posso fare a meno di citare Hamza Zirem, uno degli scrittori e poeti contemporanei più importanti, per il suo desiderio di scrivere guidato dalla libertà, uno dei più grandi valori. Insomma, un panorama di tutto rispetto che, sono certo, porterà alla nascita di nuove straordinarie opere da studiare a scuola e godere a casa.

7- Cosa ti ha dato l’ispirazione per la scrittura del tuo primo libro?

Un giorno ho sentito la storia di un uomo, costretto a vivere per strada, raccontata in tv. Le sue parole mi hanno colpito molto, come la sua grande forza di volontà. Era più determinato di molti uomini che, a confronto, hanno problemi davvero irrisori. Da lì è nata l’ispirazione per scrivere qualcosa che entrasse il più possibile nella realtà di chi perde tutto e si ritrova solo, di chi sembra avere contro anche il destino, di chi la crisi la vive ogni minuto, giorno e notte, estate e inverno. Ma anche la storia di chi sceglie di non mollare, forte di quei valori salva-vita che si possono custodire nel cuore. E poi, si sa, la vita è imprevedibile anche nel bene e prima poi…

8- E cosa t’interessa maggiormente dei testi che scrivi?

Quando scrivo un testo, sia esso un romanzo o un racconto, per prima cosa ascolto ciò che sento dentro, di farlo arrivare su carta. E certo, poi, di usare un linguaggio che possa essere compreso da tutti, un linguaggio comune, fatto anche di parole semplici. Ciò che scrivo, in altre parole, non ha mai la pretesa di essere diretto a una schiera di lettori prestabilita. Scrivo per essere compreso da tutti e per trasmettere, a ciascuno, ciò che sento in quel momento, quello che voglio dire con quella storia. Poi, ovviamente, ogni lettore può gradire o no, e questo è del tutto normale.

9- C’è un collegamento particolare tra te ed i personaggi del tuo romanzo? Per descrivere i tuoi personaggi ti sei riferito a delle persone nella vita reale?

Alcuni personaggi del mio romanzo hanno certamente caratteristiche che mi sono appartenute o che fanno parte di me ancora oggi. I capelli ricci gelatinati, ad esempio, ma anche caratteri non fisici, come l’amore immenso del protagonista per sua nonna. Ci sono, però, molte altre caratteristiche del tutto inventate, frutto della fantasia. Qualcosa legato a persone reali, invece, c’è, ma non in modo diretto. Non esiste un collegamento lineare tra i personaggi del romanzo e persone della vita reale, non in maniera netta e definita almeno.  

10- Il tuo romanzo si propone di trasmettere quale messaggio ai lettori?

Un messaggio di speranza e di necessità di riaquisizione di molti valori andati perduti. Un messaggio di ottimismo, nonstante tutto, e di voglia di crederci, sempre.

11- Riassumendo in poche righe il senso del tuo romanzo, cosa vorresti dire?

Rispondo con una domanda: è possibile, in questo difficile periodo di crisi economica e di valori, riuscire a trovare la forza di vivere? Alberto, il protagonista, ha compito arduo di guidare il lettore attraverso le tappe dure e dolorose del tradimento, dell’abbandono, della solitudine, dell’indifferenza e della povertà, inducendo, spero, alla riflessione su quei valori che possono davvero permettere di stringere i denti e non mollare. Perché la vita, nonostante tutto, può cambiare il corso degli eventi in un attimo. Proprio quello che accade ad Alberto che, un giorno, forse per fato mascherato da caso, fa un incontro tanto inaspettato quanto determinante.  

12- Nel tuo romanzo, l’uomo comune si pone domande e ricerca un equilibrio, che è l’obiettivo ultimo e fondamentale per vivere. Quali sono per te le domande giuste da farsi per raggiungere l’armonia di vivere?

Credo che sia opportuno chiedersi cosa facciamo, ogni giorno, per rendere felici noi stessi e gli altri. Viviamo troppo spesso di attese, di materialismo e felicità illusoria. Dovremmo, probabilmente, ascoltare di più il nostro cuore. Riusciremmo, forse, a goderci di più i nostri cari, apprezzando gli attimi e arrabbiandosi meno. Io stesso mi rendo conto che, troppo spesso, viviamo come se fossimo eterni. E, invece, non è così.

13- Che cosa vorresti che il lettore riesca a comprendere leggendo il tuo primo romanzo?

Che c’è sempre una via d’uscita. Sempre.

14- Sei un autore di un blog intitolato “Dai vita al tuo sogno” (http://daivitaaltuosogno.blogspot.it) nel quale pubblichi molte cose (stralci dei tuoi racconti, testimonianze, poesie ed opinioni). Di che cosa si tratta esattamente?

Ho deciso di mettere in piedi un blog, animato dalla voglia di scrivere, di condividere con altre persone ciò che penso, ciò che creo, ciò che passa dal cuore in quel momento. Credo, e lo dico a tutti i giovani con la passione per la scrittura, che non serva mettere in un cassetto tutto ciò che si scrive. Pubblicate, in ogni modo, condividete con gli altri il frutto della vostra passione e continuate a sognare. Ecco, il blog nasce proprio dal desiderio di condividere con altre persone ciò che scrivo, dai piccoli articoli su questioni attuali, alle poesie, fino a stralci di racconti. Naturalmente non è facile farsi conoscere e farsi leggere, quando si è soli. Il mio primo romanzo, pubblicato in versione e-book e senza, quindi, un editore, ha venduto solo poche copie. In molti nemmeno conoscono l’esistenza mia e del libro, e questo amareggia un pochino. Ma, come insegna Alberto, la vita può cambiare il corso degli eventi in un attimo…

Ultima modifica ilVenerdì, 06 Marzo 2015 22:03
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