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Il linguaggio

Tra i comportamenti specie-specifici dell'essere umano, uno dei più affascinanti e maggiormente studiati è sicuramente il linguaggio; sinteticamente il linguaggio può essere definito come la capacità di comunicare tramite un complesso codice parlato o scritto. In natura moltissime specie animali usufruiscono di segnali comunicativi orali ed in passato molti ricercatori hanno cercato di insegnare il linguaggio umano ad altre specie in particolare i primati: alcuni di questi esperimenti hanno evidenziato come alcuni primati riuscissero ad esprimersi tramite linguaggio umano ed acquisendo anche un elevato  numero di vocaboli. Per quanto affascinanti questi risultati però non riuscivano a discriminare se i primati in questione oltre ad esprimersi verbalmente fossero anche in grado di elaborare i significati semantici delle parole che utilizzavano. L'uomo è in grado di parlare in quanto il suo cervello possiede delle strutture neurologiche evolutesi appositamente per l'elaborazione del linguaggio unitamente ad un apparato muscolo-scheletrico adatto a produrre segnali vocali complessi: l'emisfero sinistro è nella maggior parte delle persone la sede del linguaggio, nelle persone mancine il linguaggio è localizzato nell'emisfero destro. L'emisfero sinistro (o destro per i mancini) è sede delle aree coinvolte le quali prendono il nome dei ricercatori che per primi hanno individuato le suddette aree: molti di questi studi, condotti nel diciannovesimo secolo, erano per lo più eseguiti durante esami autoptici e l'individuazione di lesioni in persone con disturbi del linguaggio ha indotto ad associare specifiche aree cerebrali a specifiche funzioni linguistiche. Sulla natura del linguaggio umano si è dibattuto a lungo in modo particolare se esso rappresenta una funzione appresa oppure è acquisita biologicamente alla stregua di altri comportamenti istintivi: sappiamo che l'essere umano è biologicamente predisposto a sviluppare il linguaggio parlato ma senza i processi di condizionamento operante e dell'apprendimento in generale gli esseri umani non sviluppano questa facoltà. Gli elementi basilari dell'acquisizione del linguaggio sono presenti sin dalle prime settimane anche perché il sistema uditivo umano è sostanzialmente maturo fin dalla nascita e funzionando anche nell'utero materno già intorno alla trentesima settimana di gestazione. La capacità di discriminare e riconoscere stimoli acustici è stata evidenziata nei primi 2-3 giorni dalla nascita mentre a 2-3 settimane di vita i neonati sono in grado di estrarre unità fonologiche, cioè distinguere fonemi molto simili (come ad esempio BA e PA). L'acquisizione del linguaggio comincia molto presto ed è basato inizialmente su una analisi fonologico-sillabica del parlato che fornisce informazioni sulle strutture grammaticali indispensabili per il successivo apprendimento. I neonati mostrano una predilezione per il parlato dei genitori preferendo (e dunque riconoscendolo) già a tre giorni di vita il parlato materno rispetto ad altri stimoli acustici percepiti. Verso le 3-5 settimane di vita i bambini cominciano ad utilizzare espressioni intenzionali al fine di ottenere l'attenzione della madre mentre a 3-4 mesi si assiste ad un aumento della capacità di produzione sonora; a 4-6 mesi comincia la fase della lallazione, inizialmente indifferente a tutte le lingue parlate per poi differenziarsi tra i 5 ed i 13 mesi; la lallazione di un neonato italiano è diversa da quella di un neonato di un altro paese. Entro il primo anno di vita il bambino comincia ad utilizzare le prime olofrasi, cioè parole singole utilizzate per comunicare un intero messaggio; il vocabolario del bambino varia a seconda dell'età: occorrono 3-4 mesi per acquisire 10 parole nuove mentre tra i 18 ed i 24 mesi il vocabolario del bambino si è esteso a svariate centinaia; in questa fase di sviluppo i bambini producono le prima frasi combinando i vocaboli attraverso un linguaggio telegrafico; fra i 2 ed i 5 anni l'acquisizione del linguaggio è rapida e si evolve fino ad arrivare ad una competenza strutturale complessa che con la scolarizzazione giungerà al pieno sviluppo. Le fasi di sviluppo ovviamente non sono uguali per ogni singolo bambino e dipendono da svariate variabili bio-psico-sociali alla quale ognuno è esposto. Molti esperti suggeriscono però di non sottovalutare un eventuale ritardo poiché la fase di acquisizione di questa facoltà mentale è limitata ai primi anni di vita, dopo la quale il pieno sviluppo ed il raggiungimento delle competenze potenziali può essere compromesso. In Psicologia si discute ormai decenni sul rapporto tra linguaggio ed intelligenza e tra linguaggio e pensiero; trattandosi di facoltà complesse evolutesi per favorire l'adattamento dell'uomo all'ambiente queste discussioni non hanno ancora trovato una concettualizzazione definitiva e dunque la ricerca psicologica ha ancora moltissime questioni da indagare.

Dr Michele Passarella

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