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Il perdono

Nelle ultime settimane, nei media e nell'opinione pubblica si è tornati a parlare insistentemente di Giubileo; nella tradizione ebraica, il Giubileo era l'anno di misericordia del Signore nella quale il perdono dominava la scena religiosa e sociale: le persone scioglievano i debiti tra di loro, gli schiavi riacquistavano la libertà, i prigionieri venivano rilasciati e coloro i quali erano stati costretti a vendere dei terreni ne potevano rientrare in possesso. Il tema del perdono è centrale negli aspetti religiosi ma negli ultimi anni anche gli Psicologi, pur partendo da una prospettiva laica, ne hanno cominciato ad analizzare gli aspetti psicologici ed il loro effetto sia individuale che sociale sottolineandone però la differenza con la riconciliazione in quanto le due cose possono anche coincidere ma rappresentano comunque due aspetti psichici e relazionali diversi. La ricerca si è particolarmente focalizzata sul perdono all'interno delle relazioni riguardanti amici, partner, genitori, figli e l'impatto che esso ha sul benessere socio-emozionale che da esso ne deriva. Il perdono può essere definito come un insieme di mutamenti psicologici attraverso i quali un individuo diventa meno motivato a vendicarsi o rivalersi nei confronti di chi ritiene di averlo danneggiato; meno motivato ad allontanarsi fisicamente e più motivato a riallacciare la relazione: il perdono dunque costituisce l'esito  di un insieme di cambiamenti motivazionali all'interno della persona che si ritiene offesa e  proprio in virtù di questo aspetto motivazionale il perdono non può essere considerato un atto deliberato ma un percorso interno maturato nel tempo. Secondo alcuni ricercatori il percorso motivazionale nella quale il perdono viene maturato è veicolato da quattro determinanti: affettive-cognitive; relative all'atto offensivo; relazionali ed infine le determinanti connesse a disposizioni stabili come ad esempio i tratti di personalità; tra gli aspetti appartenenti a quest'ultima determinante vi è anche quello relativo il percepire dei sensi di colpa: in quest'ultimo caso, molto più diffuso di quanto crediamo,  la motivazione è dettata dal lenire il senso di colpa per non saper perdonare la persona che riteniamo averci offeso. Se la ricerca in Psicologia si è inizialmente focalizzata sul perdono riguardante aspetti relazionali, negli ultimi anni molti Psicologi e Psicoterapeuti hanno potuto osservare l'importanza del perdono anche in coloro i quali sono stati vittime di episodi di violenza anche particolarmente gravi; il perdonare induce nelle vittime una riduzione di emozioni che nel lungo periodo si rivelano disfunzionali quali ad esempio rabbia nonché una riduzione delle rimuginazioni vendicative; gli stessi esperti hanno anche osservato in coloro i quali riuscivano a perdonare un abbassamento della percezione di vulnerabilità con conseguente decremento di stati di ansia o depressione. Il perdono, percepito come sincero, aiuta anche le persone che si sono macchiate di episodi violenti a sviluppare empatia nei confronti delle vittime diminuendo di conseguenza la possibilità di ricadere in condotte lesive nel futuro. Il perdono non è oblio, negazione o giustificazione tanto meno rassegnazione a subire; esso può essere considerato come un regalo prezioso offerto a se stessi ma anche agli altri. 

Dr Michele Passarella

Ultima modifica ilDomenica, 14 Giugno 2015 15:06
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