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Tempo di vacanza: tempo di relax per il corpo e per l'anima

In evidenza Tempo di vacanza: tempo di relax per il corpo e per l'anima

L’estate è attesa da ciascuno come tempo di quiete, di riposo (almeno di piccoli spazi rinfrescanti), ed è tempo anche di fare esperienze dedicate alla propria cura –del corpo e dell’anima.  E’ tempo di vacanza, che dal latino significa appunto “mancanza” e essere libero senza occupazioni.  Ed è proprio quando si è in sosta che si riesce anche a riflettere con maggiore attenzione e profondità sulla propria esistenza. La lettura accompagna questo periodo. Ho sottomano un saggio dedicato a Martin Buber (Appunti per la ricerca di una direzione –ed Grafie).

Partiamo dalle domande: “Dove mi trovo?”,  Cosa ho fatto? Quali le mie aspirazioni? Cosa penso di me? Come vengono vissute le mie relazioni con gli altri? So prestare l’orecchio a ciò che mi risuona nel profondo? Interrogarsi, mettere in discussione le proprie certezze è solo l’inizio di quel processo che va sotto il nome di “ricerca”. C’è una sana inquietudine che accompagna la nostra ricerca. E questo è un bene. Ma altrettanto salutare è trovare di volta in volta, di ricerca in ricerca un senso a ciò che facciamo, un senso che si rinnova, così come la nostra esistenza è in continuo cambiamento ed evoluzione. Il senso poi trova maggiore significazione se abbiamo chiara in noi la “Direzione”. Sapere dove andare equivale a dare senso a ogni nostro gesto, a ogni nostro incontro, a ogni nostra scelta. Quando ciò viene a mancare ecco allora prendere piede in noi quel senso di malessere o male che trova nella sua piena realizzazione il buio e la notte, la perdita di direzione –il non vedere. E’ male tutto ciò che non ci fa stare bene. Non sapere (o non vedere) dove andare e brancolare nella notte procura malessere: male-essere, che ben si traduce con “stare nel male” o “stare male”, ma anche “essere-male” ovvero ciò che è “male per me”.

       Siamo chiamati a fare delle scelte, la vita ci pone di fronte, a partire dalla quotidianità, situazioni che ci interpellano e richiedono una scelta. L’esperienza del filosofo danese, Kierkegaard può essere un incentivo a guardare dentro di noi. Egli scrive: “Ciò che in fondo mi manca, è di veder chiaro in me stesso, di sapere “ciò che io devo fare” (…) e non ciò che devo conoscere, se non nella misura in cui la conoscenza ha da precedere sempre l'azione. Si tratta di comprendere il mio destino, di vedere ciò che in fondo Dio vuole che io faccia, di trovare una verità che sia una verità per me, di trovare l'idea per la quale io voglio vivere e morire”. Dunque anche per noi: “ciò che conta è di trovare una verità che sia verità per me, di trovare l'idea per cui io voglia vivere e morire”. La verità è tale se tiene conto dell'esistenza concreta del soggetto, ciò che spinge a compiere determinate azioni o decisioni.

Ma cos’è il male che ci accompagna fin dalla nascita e di cui non riusciamo a liberarci? Perché esso è il compagno fastidioso che ci rende infelici anche se allo stesso tempo può trasformarsi in opportunità di riscatto? Il male può diventare una risorsa quando trovandoci in un baratro tanto profondo da sfiorare il limite della non-possibilità, del non-ritorno, esso diventa, nella notte oscura (perdita del proprio senso esistenziale), l’occasione (che siamo liberi di cogliere o meno) dello sprigionarsi di quella forza vitale che spinge l’uomo alla piena consapevolezza di sé per la conquista della felicità autentica.

            Da dove cominciare? Buber ci indica una via: “La battaglia deve cominciare dalla nostra anima; tutto il resto si svilupperà da lì”. Prendersi cura dunque della propria anima significa ricercare quel benessere e quella felicità a cui ogni uomo aspira.

            Buona estate e buona vacanza!

Ultima modifica ilDomenica, 21 Giugno 2015 22:06
Maria De Carlo

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