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The TOWN

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La banda della Comasina va in vacanza a Boston

Charles-Town è la “cittadella”, il ghetto, il quartiere di Boston dove è difficile crescere e ancora di più è impossibile uscirne. Ladri o rapinatori, sono ragazzi che vivono secondo il codice disonorevole della strada, la strada che conduce al carcere o al cimitero. Doug MacCray (Ben Affleck) è uno di questi ragazzi. Figlio di un famoso, temuto – e decaduto – rapinatore “uomo-d’onore”, fa anch’egli parte di una banda, professionisti del crimine, che un giorno assaltano una banca. La bella direttrice (Rebecca Hall) collabora con i malviventi, ma pur essendo atterrita riesce a dare l’allarme. È il pulsante nascosto che fa scattare l’escalation della violenza: sparatorie, travestimenti, pestaggi, inseguimenti sfasciacarrozze… La banda di criminali che si vantava di mettere a segno colpi “puliti”, ha sulla coscienza la morte di un poliziotto, è tallonata dall’FBI. La direttrice della banca vive a Charlestown e Doug cerca di entrare incognitamente in contatto con lei, per capire se è in grado di riconoscere i membri della banda e consegnarli ai federali. Proditoriamente scatta fra di loro l’amore (galeotto) e per lei Doug decide di uscire dal ghetto e cambiare vita. Ma la Cittadella ha le sue regole e viene costretto a perpetrare il suo ultimo colpo, in nome e per conto del “fiorista”, il mandatario e capo-mandamento locale. L’impresa ha il suo prezzo di sangue, ma Doug regola tutti i suoi conti col passato e col presente, fuggendo rocambolescamente verso una nuova vita.

Jeremy Renner è Jem, compagno di ventura di Doug e suo amico fraterno, una sorta di sua immagine al negativo destinata all’autodistruzione, un’interpretazione sofferta e intensa che brilla nel film con un fascino da stella nera, che inghiotte le vite, le speranze e i sogni di una generazione nata nel posto sbagliato.

Ben Affleck ha la faccia pulita e leggermente prognata da bravo ragazzone-USA: all’inizio della carriera monoespressiva come il ribelle di Armageddon, poi sempre più plasmabile, da Daredevil a Pearl Harbor.

Il film è bello, avvincente, veloce, adrenalinico al punto giusto. I dialoghi sono semplici ed essenziali come il romanzo di Chuck Hogan da cui è tratto.

Insomma in questa pellicola ritroviamo tutto l’armamentario classico del film poliziesco d’azione, figlio americano del nostro genere “poliziottesco”, i gloriosi b-movies anni ’70. Non si tratta però dell’ennesima storia dei delinquentacci cinici, infami e violenti, frutti marcescenti e facinorosi del condizionamento sociale, familiare e ambientale. Ha una vena di malinconia, ma porta il seme di una speranza, qualcuno con volontà e sacrificio può scampare alla condanna di “una vita violenta”: e con questo concedeteci un sincero omaggio all’immenso maestro Pasolini.

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