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C’È VITA NELL’UNIVERSO? parte 3

In evidenza C’È VITA NELL’UNIVERSO? parte 3

La Luna, Venere e Giove

L’atmosfera attuale della Terra è costituita per la sua maggior parte da Azoto (80%), con il 20% circa di Ossigeno e soltanto lo 0,03% di Anidride Carbonica più tracce di altri elementi e vapore acqueo in quantità variabile.

Se è corretto pensare, come abbiamo accennato nelle puntate precedenti di questo articolo, che la vita sia basata sulla chimica del Carbonio, allora la maggior parte dei corpi presenti nel sistema solare può essere esclusa come potenziale sede di forme di vita extraterrestre.

Si devono infatti escludere tutti quei corpi la cui temperatura supera il limite che corrisponde alla stabilità delle molecole complesse. Tra i 200-300°C gli amminoacidi (i mattoncini costituenti le proteine) decompongono rapidamente. Ammettendo che la temperatura di possibili corpi abitabili non dovrebbe superare i 250°C si va già molto oltre il valore limite, considerando che anche in ambienti estremi terrestri sono stati rinvenuti batteri o archei cosiddetti estremofili.

Dai corpi celesti possibile sede di forme di vita vanno altresì esclusi quelli privi di atmosfera. I composti volatili prodotti dal metabolismo di eventuali organismi viventi o dal calore e dalla luce che agiscono nella loro decomposizione, entrano infatti nell’atmosfera e rappresentano un passaggio chiave nel ciclo della materia. Se essi sfuggono perche non possono essere trattenuti dalla forza gravitazionale del pianeta, la vita, anche ammettendo che si possa essere formata, non potrebbe perdurare nel tempo. La vita, anche se annidata nei più reconditi anfratti delle profondità, è legata sia agli scambi di materia, sia all’energia che derivano, in ultima analisi, dal Sole, o da un altro corpo astrale.

Senza energia solare, incapace di penetrare in profondità, non vi sarebbe rinnovo delle sorgenti chimiche di energia.

Pertanto possiamo escludere categoricamente la Luna, come possibile sede di vita extraterrestre.

Anche Venere, per molto tempo immaginata come una “gemella” della Terra a causa delle sue dimensioni molto simili, dell’atmosfera pesante e della vicinanza, può essere esclusa per la sua elevata temperatura superficiale (circa 400°C), confermata dalle sonde spaziali che sono giunte in prossimità di questo pianeta.

Luminoso e affascinante, Venere è circondato da uno spesso strato di nubi, che riflette la luce solare rendendolo splendente e visibile. La sua atmosfera è percorsa tuttavia da incessanti moti convettivi che la rendono estremamente turbolenta e greve.

Giove e Saturno hanno invece un’atmosfera pesante composta da idrogeno, elio, metano e ammoniaca. È questa una composizione simile a quella ipotizzata per l’atmosfera primitiva (parleremo prossimamente del celebre esperimento di Miller) e quindi potrebbe sembrare idonea alla comparsa di composti organici e di sistemi biologici. Tuttavia, questa possibilità è invalidata dalle condizioni termiche dei due pianeti. Su Giove, infatti, la temperatura varia da -140°C alla sommità delle nuvole di ghiaccio e ammoniaca, fino a temperature di 10.000°C al centro del pianeta. È notorio che questo pianeta conserva una somiglianza con la composizione originaria del sistema solare, ricca di idrogeno ed elio, al punto di essere considerato una “stella mancata”. Se pure esistesse una superficie solida, cosa della quale gli studiosi dubitano, la sua temperatura eccederebbe ampiamente i limiti di stabilità dei composti organici.

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