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AMARA. Il libro di Roberta Luongo.

In evidenza Copertina libro di Roberta Luongo Copertina libro di Roberta Luongo

Ci sono sentimenti umani di cui è difficile minimizzare il carico emotivo. Specialmente un’amicizia particolare, nata tra due bambine che ancora non sanno com’è fatto il mondo. Non voglio star qui a raccontare la storia di questo libro, perché non avrebbe senso e lo farei certamente peggio della mia stimata autrice. Quindi, è su di lei che voglio porre la mia attenzione, curioso, anzi curiosissimo di conoscerla. Ecco a voi l’intervista che le ho realizzato:


Mi piacerebbe parlare di te e della storia del libro. Prima domanda: che cosa ti ha spinto a scriverlo?

La storia fluttuava nelle mia testa, già dal 2005, quando una forte verità mi trapassò da capo a piedi: esistiamo nelle parole degli altri. Una verità che mi era rimasta dentro, di facile condivisione ma di difficile comprensione. Poi, il 2009 si è presentato ai miei occhi come la fine dei giochi. Ho affrontato la malattia e il malsano odore che si porta dietro, l'odore della corruttibilità delle carni e degli eroi. La sfiducia, la delusione. Avevo un unico desiderio, esistere nelle parole di qualcuno, ma non c'era nessuno che amasse dedicarmele. Così le ho scritte io e me le sono dedicate in modo tale che potessi vivere nelle mie parole. C'è stata una rottura nella mia vita e dovevo sopperire ad essa. Nel 2009 io non esistevo più. Volevo costruire un passato e un'infanzia lineare sui quali continuare a vivere. Dovevo richiamarmi alla vita.



Hai incarnato la tua esperienza in parole? E viceversa? Penso che gli scrittori abbiano la capacità di trasformare il mondo, di metaforizzare l'inesistente in incarnato. Le parole sono soltanto immaginazione? Come dici tu, nel momento in cui nominiamo qualcosa la rendiamo ‘esistente’.


Nominare qualcosa significa certificarne l'esistenza. Quando si investe qualcuno di un potere o di un onere lo si "nomina" presidente, capo gruppo, capo classe ecc. Io ho nominato Amra per esempio e in quel momento le ho regalato la sua identità, il posto nel mondo in cui potesse brillare. Paradossalmente, finché Amra era stata Amara, anonima nel suo nome di battesimo, si rinvigorisce nella sua camaleontica esperienza di una nuova se stessa. A volte, la parte più vera di noi è lontana mille miglia. Altre volte nasce, come in questo caso, sopprimendo una vocale nel proprio nome.

 

Tu però sei una scrittrice, quindi è stata la scrittura a darle vita…

Di sicuro, se non avessi scritto la storia di Amara, essa sarebbe esistita solo per me, sarebbe stata un’esclusiva della mia mente. Ma avevo bisogno darle un corpo di inchiostro e carta per poterla ritrovare ogni volta che lo ritenevo necessario.

 


Il tuo racconto non sembra molto fantasioso, al contrario, è un riportare i fatti come si fa in una cronaca. Secondo te, i personaggi sono consapevoli di se stessi al pari della scrittrice? O hanno bisogno della scrittura per ridarsi forma?

Secondo me i personaggi sono ancor più consapevoli della scrittrice. A volte li vedi star lì; le loro vite si dispiegano accanto alla tua e non meno vere della tua. Il compito dello scrittore è tratteggiarne i contorni. Anche la scrittura nasce da un'allucinazione. Per uno scrittore la creatività sta nelle mani e non nella testa. La testa ci arriva dopo, ci arriva sempre dopo. È come quando, appena si è svegli, la costrizione dello stomaco ci ricorda che abbiamo un dispiacere e non la nostra testa. C'è uno stupore, lungo almeno un secondo, durante il quale la testa raggiunge lo stomaco e soffre con lui. Sì, i protagonisti vivono. Adesso Angela e Amara stanno giocando nel giardino sotto la mia finestra. Io credo in loro e quindi loro esistono. Se un personaggio ci coinvolge, fittizio o meno che sia, egli esiste. E poi... chissene*** dell'anagrafe.



C'è una domanda che vorresti io ti facessi?

Sì, vorrei che qualcuno mi chiedesse se Amara avrà un seguito, perché muoio dalla voglia di dirgli che non c'è nessun seguito, piuttosto una realizzazione collaterale con un focus sui suoi antagonisti. Perché gli antagonisti sono i protagonisti buoni di altre storie. Ognuno di noi è antagonista nella vita di qualcuno. Non a caso io non sopporto chi dice "sono buona e cara". Nessuno è buono e caro. Chi l'ha detto che ci sono persone buone e care?! Ma per cortesia!



Pensi che il creativo sia diverso dagli altri? Che abbia un dono? Un problema psichico?

I creativi per me sono tutti un po’ spostati. Anche nel romanzo c’è molta deviazione. Deviazione dal presente, dal qui e adesso. Ci sono rebus e numeri. Nel caso di AMARA… la risposta non è mai fuori di noi. Dobbiamo ricordarci di noi presso gli altri e degli altri presso di noi. Questi e tanti altri sono i rebus che spingono Angela, la voce narrante, a fare i conti con quanto davvero sa di Amara. Se Angela non ricordasse le remote ed infantili teorie di Amara non potrebbe trovarle in nessun libro e allora sarebbe condannata all’incomprensione! Ma nel libro c'è anche un abbandono meraviglioso nei confronti della vita e dell'amore.

 

"Noi siamo la gente" scrivi... poi c'è il discorso della Turchia, un’immersione in un’atmosfera dimenticata, lontana dai nostri tempi frenetici. Un tempo che passa meno velocemente speso a prendere il tè, a guardarsi in faccia, a sfogliare libri. E poi c’è Kemal..

Noi siamo la gente. L'educazione cattolica diffusa dalla Chiesa ci insegna ad aiutare il prossimo ma in realtà ci dice che i lupi sono travestiti da pecore e così facendo sviluppa in noi la diffidenza; ma, come dice Amara, ognuno di noi è “la gente” per l'altro. Con un sottile sillogismo ciò che vien fuori è: “temi te stesso”. Amara ci arriva. Angela No. Angela è ancora nella fase "sono buona e cara". Kemal è il tipico personaggio figo invece.



Siamo d'accordo. Nonostante la diversità culturale (anzi forse grazie a questa) Kemal fa rinascere una nuova Amara, rispettandola come essere umano e non desiderandola come una cosa. Riflessione molto semplice ma in questo paese pare un concetto ancora non tanto chiaro. Antonio, invece, rappresenta l'Italia?


Kemal fa ad Amra il regalo più gradito. Pur potendo comunicare con lei sparisce nella folla e la lascia sola in balia di una nuova realtà. Solo così ti fai le ossa. Da sola. Eppure la sua presenza è candida e rassicurante. Il suo silenzio è più sonoro di un fiume di parole. Verbalmente le dà una dimostrazione unica di affetto, le dice di adorarla. Antonio mi serve per dimostrare a questi miei cari concittadini (diciamocelo, L'Italia è abbastanza provinciale) che la misoginia, l'ignoranza e la superbia sono anche dei Cristiani e che la dolcezza, il rispetto, l'intelligenza e l'acume sono anche dei Musulmani.



Ma facendo di tutta l'erba un fascio, secondo te, la cultura cattolica ti sembra più violenta di quella musulmana? I musulmani hanno una cultura più solida della nostra? Meno grezza? Più profonda?

Credo solo che il mito di Babele l'ha fatta grossa. Imbrogliare le lingue significa creare disagio e odio. Non credo che i musulmani siano meglio di noi. Penso che nella nostra società vengano demonizzati. E questo è ingiusto. Ci sono dei cattolici che fanno schifo, stanno sempre inginocchiati sotto la Madonna e poi si macchiano delle peggiori sconcezze. Antonio è bigotto e, personalmente, i peggiori bigotti che ho conosciuto sono proprio la gran parte dei frequentatori di chiese. Lo stesso vale per i musulmani, non credere che gli assidui frequentatori di moschee siano migliori!




Cosa vuoi dire nel libro, con il verbo “adorare”? Spiegati meglio.

Per me adorare significa entusiasmarsi dinanzi all'imprevedibilità dell'altro, eppure (o forse proprio per questo) non poterne fare a meno.



Questo può succedere anche con un amico…

Esatto, ma un amico è più di un amante. L’essere amico significa accettare le zone d'ombra degli altri. Una passione nasce così. Non credo nell'amore che nasce dalla condivisione degli spilli.



Di quali spilli parli?

Delle piccolezze; dell'"amiamo tutti e due i film d'azione, l'aranciata rossa, o viaggiare,". L'amore nasce quando non puoi fare a meno di qualcuno. Lo adori perché ti fa sentire vivo e ne sei amico perché basi quel rapporto sull'unico valore puro: la fiducia. Non importa se sia in disaccordo o se non conosce tutto di te!



Allora ti faccio una domanda che può interessare molto il pubblico francese, ma anche quello italiano. Cosa ne pensi delle donne musulmane che rivendicano il diritto di tenersi il velo?

Per quanto riguarda QUELLE musulmane che non vogliono togliersi il velo e che combattono per questo, le stimo. Per due motivi: scoprirsi non è un dogma, se dico a mia nonna, donna del sud, di scoprirsi le ginocchia e sciogliersi i lunghi capelli, mi dà una legnata in testa. Per lei sarebbe un disonore.

 


Io credo che l'amicizia spontanea sia un sentimento fortissimo, che non guarda in faccia a nessuna regola sociale. Angela ci combatte, ma si arrende, perché è più forte di qualunque altra storia con un fidanzato magari. Si può parlare di coscienza sociale che perde contro l'incandescenza?

Amara è un tizzone che non smette mai di bruciare. Angela invece non vede l'ora di scottarsi. All'inizio è come il peccato, perché viene da una famiglia laica. La diversità di Amara la incuriosisce, la conquista ed infine la schiavizza. Per quanto riguarda lo sfidare le convenzioni sociali direi che, molto più semplicemente, Angela non vuole disubbidire al padre. Tutto qui.

 

Ci vuole la morte per darci coraggio ad affrontare la vita?

No, ci vogliono le cadute. Un cadere malato, un cadere innamorato, o in depressione. Solo chi tocca il fondo può apprezzare la forza della vita.

 

Dove possiamo acquistare il tuo libro?

Amara è delle edizioni Grafie. Acquistabile in tutte le librerie di Potenza. A Bologna è disponibile alla libreria “Delle donne” in via S. Felice. C’è anche un link su facebook dove potete contattarmi. Stiamo lavorando per raggiungere i lettori di tutta Italia (e non solo).



                                                                                                                                                                             Giulio Ruggieri

Ultima modifica ilMercoledì, 18 Dicembre 2013 01:53
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