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STORIA DI OMEGA (secondo capitolo)

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"La macchina del tempo".

 

Giunto in albergo, Omega risolve un pò di faccende. Ma, poco prima di andare a dormire, scambia due chiacchiere a distanza con il suo protettore.

Ora che mi trovo qui, cosa volete che faccia?”, gli domanda. “Non chiedetemi l'impossibile!”.

Non devi fare nulla al di fuori di ciò che ti è stato richiesto! Devi semplicemente lavorare con costanza, svolgendo l'incarico che ti abbiamo assegnato!

Annota quindi tutte le sensazioni che percepisci osservando, con attenzione, ciò che ti succede intorno. La cosa che ci interessa principalmente è conoscere abitudini e comportamenti, che poi sottoporremo agli opportuni studi”.

"Ok, non preoccupatevi! Cercherò di agire al meglio!”.

Così, il mattino seguente Omega riprende la sua attività.

Ma, purtroppo, proprio quando meno se l'aspetta, si mette a piovere violentemente. A quel punto, è costretto a correre ai ripari.

Trova subito rifugio sotto i portici di un gigantesco grattacielo dove è destinato a rimanerci per parecchio ed inizia a pensare tra sé:

-“Trascorro le mie ore a pensare in questi vicoli newyorkesi. Più il tempo passa e più rimango allibito da certe personalità così fredde e chiuse in se stesse”-.

Difatti, la scarsità di rapporto umano è la prima cosa che nota. Ma, girovagando sotto quei porticati, intravede un grosso magazzino. Una volta messo piede al suo interno, si dirige per un lungo corridoio che lo porta in un' enorme stanza, dove si sta svolgendo un concerto per l'inaugurazione del locale.

Si trova inaspettatamente ad esplorare una nuova realtà.

La sala è talmente piena che non riesce nemmeno a distinguere le luci dagli esseri umani. La gente sembra muoversi euforica, dimostrando che è sempre la spontaneità a farla da padrona in certe circostanze.

Via gli orpelli, via tutte le sovrastrutture. E' ora di dimenticare le preoccupazioni, per lasciare spazio ad un po' di adrenalina pura.

Ma, nonostante l'imbarazzante situazione, Omega riesce ad ottenere una certa considerazione. Forse perché sa bene come cavarsela. Ne è avvezzo, più che per esperienza, per un certo sesto senso.

Il concerto è guidato da Mario Torricelli, un vero blues man dei tempi moderni, dotato di una speciale capacità compositiva. Il fascino emanato dalla musica che produce è così profondo e trasversale, da coinvolgere subito gotici metropolitani, teste di metallo in crisi d'identità e ascoltatori casuali.

Il luogo poi, è affollato da un'umanità alticcia, reduce da una stressante giornata di lavoro e desiderosa di ascoltare della musica ben suonata.

Vista la situazione, Omega preferisce sedersi nella sala a fianco, per prendere un aperitivo in tranquillità.

Salve! Cosa le porto?”, chiede il cameriere.

Una tequila grazie!”.

Cinque minuti dopo, la bevanda viene servita. E' più alcolica del previsto ma ciò, almeno, gli permette di rilassarsi. Quando, all'improvviso, spunta una donna sui trent'anni molto attraente e gli si siede di fronte.

Inizialmente gli mette un po' imbarazzo la sua presenza, ma lei subito rompe il ghiaccio, accarezzandogli delicatamente la gamba con la scarpa.

Omega rimane stupito da questo suo atteggiamento e non sa nemmeno come comportarsi. Anche perché è la prima volta che si trova in una situazione di questo tipo.

"Vuole un po' di vino?”, le domanda.

Ma la donna non risponde.

A quel punto finisce velocemente di bere, si alza e se ne va, salutandola con vergognosa freddezza.

Poco più tardi però, si pente del comportamento adottato, perché si rende conto di essere stato troppo sbrigativo con lei.

Perché mi emoziono sempre da lasciarmi sfuggire le occasioni migliori?

Possibile che non imparo mai dall'esperienza?”, pensa tra sé.

Proprio allora Omega si accorge che forse, tutto ciò che si era prefissato nella calotta cranica è completamente da mettere in discussione. Per non correre il rischio di perdere il vero contatto con il reale.

In fondo è risaputo che, proprio quando ci sembra che le situazioni ci soffochino, è lì che ci si deve lanciare, se si vuole davvero progredire.

Nel frattempo, nella sala a fianco hanno cambiato genere e l'umanoide, incuriosito, decide di tornarci per dare un'occhiata. Si è passati al rock.

I riff di chitarra vibrano pesantissimi, quasi al punto da spaccare i timpani! La gente scatenata si mette a pogare e l'umanoide si trova improvvisamente gettato nella mischia, sballottato da un lato all'altro della sala.

Poi, per via della confusione generatasi, viene trascinato ingiustamente all'esterno del magazzino, da un buttafuori.

Così si trova di nuovo fuori, sulla strada, a riprendere l'attività ancor più agguerrito di prima.

Che brutta situazione mi tocca sopportare!”, esclama con se stesso.

Ma una volta ripresosi dallo spavento, s'incammina, con la speranza di trovare nuovamente qualche persona di fiducia con cui relazionarsi.

Ormai, che mi piaccia o no, mi trovo in questa dura realtà!”, continua subito dopo. “Forse è meglio tralasciare paure ed incertezze! Qui devo solo agire!”.

Proprio in quel preciso istante, attorno al lui gli uccelli notturni cinguettano e quel poco di natura rimasta si fa sentire, in tutta la sua irruenza. Le nuvole meditano nelle loro statiche posizioni e tutto è silenzio, finalmente. Gli ritorna anche la voglia di curiosare.

Ma, poco più tardi, una massa di persone inizia a intravedersi all'orizzonte. Un'altra manifestazione si accinge dinanzi ai suoi occhi. Si tratta di un concerto all'aperto questa volta. Le illuminazioni creano un gran senso di vitalità dentro di lui e così inizia a farsi coraggio.

Rimane lì per un po' ad osservare i festeggiamenti. Poi, siccome si fa tardi, s'incammina per raggiungere la sua camera d'albergo.

Con il trascorrere dei giorni però, si rende presto conto che, tutto sommato, non c'è molto da scoprire. Del resto, intorno a lui vede solo desolazione e persone che hanno,

come fine ultimo, quello di coltivare il loro piccolo orticello. Nota tanta diffidenza, ma non trova amore. In un clima così, in grado di far scoraggiare e rabbrividire anche la persona più speranzosa, non se la sente di continuare a rimanere.

Preferisco stare sul mio pianeta, piuttosto che su questo finto e vuoto teatrino di apparenze!”, esclama tra sé.

Decide allora di tornarsene sulla navicella.

I colleghi sono molto irritati da questa presa di posizione e gli propongono, in alternativa, di fare un viaggio con la loro macchina del tempo, in un altro periodo storico: il 1970.

L'umanoide, affascinato dall'idea, seppur con titubanza accetta volentieri la proposta.

Sarà anche un'impresa ardua, ma ci voglio provare!”, esclama poi.

Stesso due giorni dopo entra nel macchinario, si fa agganciare da due tecnici alla struttura e parte.

Così, in poco meno di mezz'ora, si trova trapiantato in un'altra epoca.

 

 

Giulio Ruggieri

 

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Ultima modifica ilMercoledì, 05 Novembre 2014 22:46
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