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VENERAZIONE DEL PATRONO SAN GERARDO E POLITICA DEL BENE COMUNE

In evidenza VENERAZIONE DEL PATRONO SAN GERARDO E POLITICA DEL BENE COMUNE

C’è sempre tanto fermento intorno alla festività del Patrono del capoluogo potentino, san Gerardo Della Porta che fu vescovo della città dal 1111 al 1119.

Tante le positività di una tradizione che col passare degli anni sembra rafforzarsi sempre di più. Sicuramente il fattore economico e lo “svago sociale” costituiscono una spinta  determinante ma non bisogna sottovalutare quella fede –per alcuni timida- che anima l’intera manifestazione.

Storia, fede, società, politica (in termini di gestione della comunità) costituiscono un unico amplesso dell’espressione vitale di un popolo che si afferma in tutta la sua pienezza.   

Il rischio che bisogna debellare ci viene suggerito da papa Francesco (in Evangelii gaudium) e cioè “di rinchiudersi entro forme «disincarnate», che affondano soltanto nelle profondità dell’io umano o si perdono e sbiadiscono in una trascendenza vuota, che è «niente», dimenticando con ciò che il mistero divino è intimamente connesso con il mistero umano e con il suo contesto sociale”.

Mai come adesso (forse) il Comune di Potenza ha bisogno di ripartire e riappropriarsi della testimonianza del suo Patrono. La storia ci ricorda che Gerardo da Piacenza era sceso nel meridione quasi sicuramente per recarsi alla volta dei luoghi santi. Cosa accadde?

Di fronte al bisogno, a un popolo segnato dalla sofferenza e dallo scoraggiamento, a giovani lasciati a se stessi, Gerardo si rimboccò le maniche e cominciò a svolgere opera di apostolato. Dalla conoscenza e istruzione del popolo all’organizzazione e spinta a una vita attiva della popolazione.

Svolse dunque un’opera di rinascita e di recupero della città, la fece rifiorire. A ragione, secondo la tradizione, Gerardo fu “bloccato” e proclamato vescovo. E solo dopo cinque anni dalla morte, Papa Callisto II lo proclamò santo viva voce, una venerazione quasi scontata del popolo verso “san Gerard’ protettor d’ Putenza general’….”.

Il 30 maggio, giorno della traslazione delle sue reliquie, è preceduto dalla “Sfilata dei turchi” e cioè dal ricordo del miracolo (secondo la leggenda) della sconfitta dei turchi dovuta alla fama del santo che si era diffusa a tal punto da far “fuggire” e perciò sconfiggere l’invasione turca che in quegli anni infestava le zone del meridione (si pensi al grido: "mamma li turchi!") ed erano arrivati nel vicino cilento.

C’è poi un altro appuntamento ed è quello del pranzo dei portatori del santo -da alcuni criticato per l’uso eccessivo di vino bevuto ma soprattutto “spruzzato” in una danza quasi dionisiaca. Eppure anche questo appuntamento rinvia al santo e ai suoi miracoli. Si narra infatti che “Gerardo tornando nella città di Potenza dopo un viaggio, seguito da una grande folla di potentini, preti e frati tramutò col solo segno della croce l'acqua di una fonte in vino per placare la sete che affliggeva il suo seguito”.

L’augurio che vogliamo fare a tutti è di festeggiare con gioia il Patrono attraverso un recupero delle relazioni sociali e di momenti di convivialità ma soprattutto ai rappresentanti delle Istituzioni vogliamo ricordare di riflettere sulla figura di un “piccolo” uomo “straniero” che ha amato questo territorio come sua casa natale tanto da beneficiare l’intera società dell’epoca con percorsi di crescita autentica….Gerardo riuscì ad essere amministratore di bene comune. E così sia anche per noi!   

Ultima modifica ilDomenica, 29 Maggio 2016 18:25
Maria De Carlo

LA DIRETTORA

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