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Affezione da Alzheimer

In evidenza Affezione da Alzheimer

Il termine demenza deriva dal latino e letteralmente significa "essere privato della propria mente"; questo termine è stato introdotto in medicina già nel 20 d.C. indicando genericamente le condizioni di alterazione dell'intelligenza e del comportamento ma ben presto assunse un significato molto generico utilizzato indistintamente sia nel gergo comune che in quello dei medici. Oggi con il termine demenza si indica il declino globale delle capacità cognitive osservabile in persone vigili ed il cui stato di coscienza non è alterato. Essa è caratterizzata dalla presenza di un deficit della memoria sia a breve termine che a lungo termine associata alla perdita di altri processi cognitivi tra i quali il linguaggio, il ragionamento astratto, capacità di calcolo, di coordinamento dei movimenti nonché di riconoscimento di oggetti e persone. Nelle fasi avanzate della malattia essa rende le persone incapaci di svolgere le funzioni quotidiane autonomamente, comportare modifiche alla personalità e condotte aggressive anche in coloro che mai ne avevamo manifestate in precedenza. In linea di massima vengono distinte le demenze in varie forme: primarie (o degenerative) tra i quali sono compresi il morbo di Parkinson ed il morbo di Alzheimer, che si caratterizzano per il deterioramento delle facoltà cognitive a seguito di malattie del sistema nervoso centrale; le demenze secondarie, non sempre facilmente distinguibili da quelle primarie,  che insorgono a seguito di malattie quali tumori, traumi cranici, disturbi endocrini ecc; le demenze vascolari che insorgono a seguito a danni cerebrali di natura ischemica o ipossica. La malattia di Alzheimer fu descritta per la prima volta nel 1907 dal medico tedesco Alois Alzheimer durante un convegno scientifico; per la prima volta veniva delineata una malattia caratterizzata da complessità clinica con l'interfaccia di sintomi psichiatrici, comportamentali, neurologici ed internistici con alterazioni anatomici e istologici peculiari. Questa forma di demenza è la più diffusa nella popolazione anziana costituendo circa il 55% dei casi di deterioramento mentale ad esordio tardivo; nel mondo si stimano circa 80000 nuovi casi all'anno con un possibile aumento esponenziale nei prossimi anni. Sono state fatte numerose ipotesi sulle possibili cause che la determina: traumi cranici, accumulo di metalli nel cervello, infezioni virali, difetti immunologici o fattori genetici; in merito sono in corso molteplici ricerche al fine di avere un quadro eziologico e l'individuazione delle cause in maniera più precisa e scientificamente valida. La malattia è cronica e degenerativa caratterizzata dalla progressiva ed inarrestabile morte cellulare dei neuroni appartenenti alle aree associative della corteccia cerebrale. La malattia segue un percorso abbastanza lineare nella quale vi si può individuare una fase pre-morbosa nella quale la malattia esordisce senza però dare segni visibili; questa fase si stima può durare anche 10 anni: dopo la fase pre-morbosa si osservano i primi segnali solitamente a carico del sistema cognitivo ed in particolare nella memoria e nelle capacità di orientamento spazio-temporale. A questi si aggiungono i disturbi comportamentali quali insonnia, agitazione e bizzarrie alla quale segue presto la perdita di autonomia fino all'allettamento totale inducendo, mediamente 10 anni dopo l'insorgenza dei primi sintomi, la morte della persona: tra fase pre-morbosa e malattia conclamata la durata media della patologia dunque è di 20 anni. La malattia in questione rappresenta, oltre che una emergenza socio-sanitaria, un dramma per la persona colpita il quale, durante le fasi di esordio dei sintomi, solitamente prende  atto dei deficit e delle dimenticanze. Nelle fasi più avanzate della malattie viene meno la consapevolezza di malattia fino ad un graduale ritiro sociale e della percezione della realtà. Il dramma è condiviso dalla famiglia delle persone affette sia per via dello stress causato dalla gestione di una persona i cui comportamenti non sono prevedibili e spesso incomprensibili, sia per le reazioni emotive causate dal dover assistere al cambiamento di personalità, al decadimento mentale e fisico di una persona cara: una delle situazioni più dolorose alla quale un familiare deve far fronte è quella del mancato riconoscimento di se. A seguito di svariate ricerche, molti Psicologi affermano che il carico di stress e di sofferenza emotiva di una persona che assiste un familiare affetto dal morbo di Alzheimer (anche a causa della durata media della malattia) è superiore a quella causata dall'assistenza di persone affette da altre patologie, comprese quelle oncologiche. La demenza da Alzheimer è dunque una patologia che colpisce una intera famiglia ed i programmi assistenziali dovrebbero, ove non ancora previsto, offrire interventi di assistenza e sostegno non solo al malato ma anche alla famiglia ed in particolare al cosi detto caregiver.

Dr Michele Passarella

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