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Parole Vissute, la testimonianza di un prete operaio (con video illustrativo)

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Si è svolta, presso la libreria Kiria di Potenza, la presentazione del libro di don Peppino Grieco: “Parole Vissute”. Un testamento spirituale dell'innovatore uomo di chiesa che si è messo a fare, per un breve periodo della sua vita, l'operaio in Germania, al fine di coniugare sapientemente vita religiosa e vita pratica. 80 anni spesi per gli altri. Amico di tutti e sempre dalla parte degli ultimi. Il libro è il frutto di un “lavoro d’insieme”, ben costruito, da tre amici abruzzesi con i quali, a partire dagli anni 70, il sacerdote di Muro Lucano ha intrapreso un prezioso cammino di crescita, che non si è mai interrotto. “Parole Vissute” nasce grazie al fatto che don Peppino ha registrato ogni esperienza di vita su cassette che poi ha fatto riportare per iscritto. Ne è nato un interessante resoconto di storia della Lucania, visto con gli occhi di un sacerdote del dissenso “post-concilio Vaticano secondo”. L'intento, forse un po' ambizioso, è quello di cambiare la Chiesa, liberandola dai paralizzanti intrecci con il potere corrotto. Durante la serata, si sono alternate letture di alcuni passi del libro, che si suddivide in cinque parti. Si comincia, nella prima parte, con una serie di riflessioni sulla situazione politico-religiosa dei primi anni 70. La seconda invece è un diario sulla sua esperienza di operaio in Germania. Nella terza, c'è la sua sentita predicazione di carattere pastorale, nella quarta sono presenti i dibattiti ed il suo rapporto personale con il compianto arcivescovo monsignor Giuseppe Vairo. In ultimo, ci sono le lettere agli amici. Si è parlato della problematica del sud del mondo, dello sfruttamento delle materie prime, della logica del dio “mammona”, che vuole governare ad ogni costo. Del peccato originale, inteso come peccato di alienazione. Si è parlato anche di ortodossia intesa come dogma, o verità rivelata e di ortoprassi, cioé della messa in pratica della dottrina. Le vere religioni, quelle per le quali si è disposti a morire per la propria fede, secondo don Peppino, sono due: quella dell'amore, che comporta la comunione dei beni e quella del denaro, inteso come la prima forma di conflitto tra gli uomini. Secondo don Peppino, ormai, persino il vangelo si è trasformato in una questione politica. Per lui il “familismo amorale” è la naturale conseguenza di un processo di chiusura, avvenuto anche all'interno della chiesa. Ma se non c'è un'alternativa concreta a questo sistema, che ci sottomette ai suoi stessi interessi economici, non si potrà mai uscire dalla crisi. Ha detto poi, avvalorando la tesi di Machiavelli che non esistono affatto fratture tra teoria e pratica e che quello tra fini e mezzi è un rapporto inscindibile. L'unica frattura vera è tra certi ideali, campati in aria, che servono a coprire le peggiori nefandezze e la realtà di tutti i giorni. Questo perché la cultura che sta in alto non serve a nulla, se poi non è collegata con la vita di tutti i giorni. “Il nostro è un Dio di resurrezione - ha detto - e il peccato è virtù, ma solo se viene inteso come sbaglio. Dio dà sempre alla sofferenza un valore più grande, proprio attraverso la resurrezione, anche se noi esseri umani non riusciamo quasi mai a vedere ciò che sta oltre la sofferenza, che è la rinascita. Bisogna liberarsi da ogni forma di potere come dominio, per ritrovare pienamente l'uomo, il vero Cristo. Ricercare continuamente il consenso e la stima degli altri è una forma di asservimento alla cultura del potere. Fino a quando non saremo autonomi da ogni forma di dipendenza servile, a cominciare dalla dipendenza da un Dio padrone e non Padre, non saremo liberi, non saremo felici”.

 

Giulio Ruggieri

 

 

 

Video

Estratto di intervento di Don Peppino.
Ultima modifica ilSabato, 06 Febbraio 2016 12:48
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