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Da oggi in rete il secondo singolo e video ufficiale dei Rocky Horror, "NON C'E' TEMPO".

 

Il Rock pugliese firmato ROCKY HORROR torna a far parlare di sè. Da oggi in radio, arricchito da un videoclip ufficiale per la regia di Niki dell'Anno (Wildratfilm), che sarà a breve presentato su ROCK TV e non solo, ecco “Non c'è Tempo”, il secondo singolo della band, con la partecipazione di Ru Catania (Africa Unite) e LUCA (Los Fastidios).

Metafora ed analisi del nostro quotidiano, la rincorsa che suona come una sfida ed una rivolta contro una società che ci vuole sempre più omologati. Sullo schermo una sola protagonista, Antonella Russo, istruttrice di kick-boxing presso la famosa palestra “REVOLUTION” di Foggia, gestita dal maestro Francesco “Ciccio” Russo (ex campione italiano ed europeo della disciplina).

I rockers dauni mettono a segno un altro colpo prezioso dopo gli ultimi successi con il side project Pino Scotto & Rocky Horror, portato avanti parallelamente al tour di presentazione dell’ultimo disco “Sciogli il tempo” (PROTOSOUND Records / Edel Italia), che li ha visti dividere il palco con Richie Ramone (ex Ramones), Marlene Kuntz, 99 Posse e molti altri grandi artisti.

Dopo il “boom” de “Lo Spazio che ti spetta”, primo singolo e video che ha dato il via alla collaborazione con Scotto, anticipando l’uscita del nuovo album, i riflettori tornano sugli Rocky Horror e su questo lavoro di inediti che ancora riscuote consensi di critica e di pubblico.

E per non farci mancare proprio nulla, il gruppo ha firmato e prodotto, col side project succitato, il brano/video “Via di qua” con Omar Pedrini, ecc. per il progetto di beneficenza “Rainbow Projects”.

Insomma un 2015 ricco di energia ed un 2016 in totale rivoluzione. Come da prassi per chi del Crossover e del Rock ha fatto uno stile di vita.

 

ufficio stampa

PROTOSOUND POLYPROJECT

Primavera dell'università: "La fuga dei cervelli è costata 23 miliardi"

 

Primavera dell'università: "La fuga dei cervelli è costata 23 miliardi"

Sessantotto atenei "a convegno" in tutta Italia. Abbiamo il numero più basso di laureati in Europa, ma siamo primi per lavori prodotti rispetto ai ricercatori. Il coordinatore di Virgo: "Miur cambia rotta perché i miracoli non si ripetono"

 
Le sessantotto università italiane che provano a risvegliarsi nel lunedì che apre la stagione della primavera – la Primavera dell’università, è la manifestazione organizzata dalla Conferenza dei rettori, la Crui, abbracciata da 68 atenei pubblici e privati da Trento a Catania – lanciano al pubblico, in verità, un urlo preoccupato. Il rettore della Sapienza, Eugenio Gaudio, apre a Roma (Uno) la giornata distillando i dati elaborati dalla Crui, alla fine dei quali dice: “Il governo ha fatto i primi passi per cambiare la rotta, ma sono timidi passi”.

I dati sono questi. L’Italia ha il numero di laureati più basso in Europa: il 17 per cento. Nel Regno Unito sono il 42 per cento, la media laureati dei paesi industrializzati è del 33, del 32 nell’Unione europea e in Francia. Se in Germania c’è un docente ogni 7,5 studenti, in Italia uno ogni diciannove. L’investimento sull’università è di 628 euro per abitante in Corea del Sud, di 304 euro in Germania e di 109 euro nel nostro Paese. Negli ultimi sette anni i governi tedeschi hanno aumentato del 20 per cento i fondi pubblici sugli atenei e la Francia del 3,6 per cento, mentre dal 2009 al 2016 l’Italia li ha diminuiti del 9,9 per cento togliendo 902 milioni ai 7,46 miliardi del Fondo di finanziamento ordinario.

Nell’“università in declino”, sottotitolo del dossier Crui, ci sono stati 130.000 studenti in meno negli ultimi cinque anni (in verità si affaccia una nuova crescita degli immatricolati proprio nella stagione 2015-2016), diecimila ricercatori in meno (su 60.500) negli ultimi sette anni, 5.000 dottori di ricerca in meno nell’ultimo quinquennio. Molto seria, e pesante, è la comparazione europea sul diritto allo studio: in Italia usufruiscono di borse e residenze tra lo 0 e il 9 per cento degli studenti, in Francia tra il 40 e l’80 per cento. Da noi, e le ultime vicende della revisione dei criteri Isee hanno estremizzato la questione, il numero degli aventi diritto a una borsa di studio è superiore alle risorse disponibili. In Italia non si è erosa solo la partecipazione pubblica alla ricerca, ma resta sotto gli standard virtuosi anche la spesa sostenuta dai privati: il 45 per cento del totale quando negli Stati Uniti è il sessanta e in Giappone il 75 per cento.

In questo scenario di sottofinanziamento, il fisico Fulvio Ricci, coordinatore del progetto Virgo sulle onde gravitazionali che ha coinvolto dodici atenei italiani e l’Istituto nazionale di Fisica nucleare, ha detto che la ricerca portata avanti in Italia è comparabile con quella delle migliori università americane (Caltech e Mit) e asiatiche: “E’ questa un’altra modalità del miracolo italiano”, ha sottolineato Ricci. Perché? “Dobbiamo essere all’altezza di partner internazionali che ai giovani offrono borse e stipendi che variano, a seconda dei paesi, dal doppio al quadruplo di quello che possiamo offrire noi”. Già. “I nostri ragazzi studiano una vita in scuole pubbliche italiane per poi trovare un lavoro negli Stati Uniti, in Francia, in Germania, in Olanda, in Brasile. Il capitale umano rappresentato dal laureato emigrante è costato al nostro paese 23 miliardi”. Ha chiuso Ricci: “Chi ci guarda dall’estero si stupisce della nostra capacità di resistenza: la legge Gelmini ha portato a una diminuzione del 100 per cento dei progetti di ricerca. Occorre fare in fretta e portare nuova linfa alle università, i miracoli non durano nel tempo”.

A fronte delle mancate risorse, l’Italia nel mondo “è ottava per pubblicazioni, sesta per citazioni, prima per lavori prodotti rispetto al numero dei ricercatori”. Lo si dice praticamente in contemporanea alla Sapienza di Roma e alla Statale di Pisa. Questa distanza tra investimenti e risultati, ha sottolineato ancora il rettore Gaudio, è colmata da una speciale abnegazione tutta italiana. Paolo Rossi, professore di Fisica a Pisa, consigliere del Cun: “E’ necessaria un’anagrafe delle ricerche italiana, non basata su database stranieri estranei alle nostre logiche”.

Diversi, in tutta Italia, hanno sottolineato la cattiva narrazione su un’università pubblica “corrotta e sprecona” quando poi i dati “dicono il contrario”, molti hanno contestato sia la Valutazione della qualità della ricerca – ferita larga che ancora sanguina -  che la valutazione tout court: “Il cento per cento dei docenti deve continuamente dimostrare che non è inattivo e, così, riempie carte su carte invece che insegnare”. Mario Panizza, rettore di Roma Tre: “Mi rendo conto della contraddizione tra le critiche all’università nella gestione dell’autonomia e la volontà di una pianificazione indipendente e flessibile, è però necessario assicurare la possibilità di adattare la politica di gestione alle esigenze e alle potenzialità dei singoli atenei. Combinare cultura di governo e massimo rigore nel controllo dei bilanci”. I rettori delle università lombarde, insieme: “Liberiamo gli atenei da Burocrassic Park”. Gli studenti dell’Udu: “I rettori, in verità, sono stati co-responsabili dello smantellamento delle università italiane”. 
 
 
L'immagine è tratta da:

 

Presentato a Potenza “Giocando con le spade di legno" (con video-intervista).

 

Si è tenuta nella sede di Gocce d'Autore a Potenza, la presentazione del secondo libro di Donato Di Capua, “Giocando con le spade di legno”. Ad accompagnare l'evento la giornalista Eva Bonitatibus, il musicista Toni De Giorgi e il pittore Pasquale Palese.
La rassegna Gocce d'Autore è nata 4 anni fa. L'obiettivo, inizialmente, era quello di parlare di letteratura proprio come se fosse un salotto domestico ma strada facendo ci si è arricchiti, attraverso mostre d'arte, concerti, mostre di pittura e tanti altri interessanti appuntamenti. Sono stati avviati contestualmente dei laboratori di scrittura, musica e arte. L'associazione ha origine con la rassegna musicale "Tumbao", di cui Toni De Giorgi è presidente. Con la fusione di tutte queste realtà è nato poi questo circolo più allargato.

"Giocando con le spade di legno" è un romanzo storico che ci immerge nell'immaginario del 1840. La storia ci riconduce, non a caso, al regno di Federico. Si ripercorre tutto il periodo risorgimentale della storia d'Italia fino ad arrivare all'unificazione del regno e l'autore ha voluto mettere in risalto le vicende di personaggi per lungo tempo denigrati.

"La particolarità di questo romanzo - ha detto la giornalista - è che viene raccontato con gli occhi del bambino". Due bambini che un giorno si incontrano e condividono, tra i vari giochi, anche due spade di legno. Questo legame consolida così un'amicizia che durerà per tutta la vita. Si tratta di Donato Di Capua e Carmine Crocco, che poi diventerà il brigante che tutti conosciamo. L'incontro tra i due avviene in maniera casuale: Crocco cade in un pozzo e Donato lo aiuta. Carmine mostra sin da subito una personalità spiccata e maledice lo zio per avergli imparato a leggere e scrivere. Questo perché, se fosse rimasto ignorante, sarebbe stato un semplice contadino. La ribellione dei due li porterà ad alzare sempre la testa dinanzi ai soprusi.

Crocco si nutre di fichi secchi con all'interno delle mandorle ed è proprio da lì che si rende conto dei sacrifici che bisogna fare per combattere la miseria. Donato, il personaggio di fantasia, copre un po' il personaggio reale. Ma per Di Capua non può essere insito nell'essere umano il seme della delinquenza. Si tratta il più delle volte di sete di giustizia, di lotta ai soprusi ai fini della sopravvivenza.

"La scelta del nome è stata casuale", ha detto l'autore e ciò che più emerge nel suo libro è il concetto di libertà. Non a caso, i contadini amano tanto i loro territori, ma si sentono ormai schiavi dei soprusi e delle barbarie. Per l'autore, molti dettagli vengono spesso ignorati dalle persone, come il fatto di aver derubato attrezzi agricoli per donarli ai poveri del posto. Non tutti sanno poi che Crocco rubava i ducati per donarli ai contadini più bisognosi e abbandonò la carriera militare per diventare un massone.
Carmine nasce povero, ma la povertà era di per sé qualcosa di accettabile. Il vero problema è che a questo si aggiungono le difficoltà derivanti dalle varie ingiustizie subite. Sua madre perde il figlio ancora in grembo impazzisce, mentre il padre viene arrestato perché accusato ingiustamente. Si vive all'interno della famiglia il dramma di tante umiliazioni che si accavallano. Nasce il germe della rabbia in questo bimbo che, crescendo, diventerà un sergente di artiglieria e combatterà con tutti per aiutare tutti.

Donato ha voluto attribuire agli uomini del libro la dignità che meritano e i due nomi che vengono invece associati ai due protagonisti sono il lupo ed il serpente. Donato al primo, Carmine al secondo. Ma l'obiettivo dell'autore non è parlare del brigantaggio, bensì soffermarsi sugli uomini del tempo e sul limite oltre il quale si è costretti, inevitabilmente, a reagire. Vengono descritti poi i profumi, le foglie, le pinete sempre verdi, il vento, i tramonti, la Basilicata nel suo aspetto più bello.

"La tecnica originale dell'autore - ha detto Bonitatibus - è proprio quella dello <show, don't tell>”, del descrivere, del raccontare appunto. La giornalista ha sottolineato anche che chi legge non si isola affatto dal mondo ma, al contrario, si mette in gioco continuamente. Il romanzo riesce bene ad amalgamare violenza e umanità. E' un libro anche sentimentale, perché racconta il sentimento di amicizia ed il rapporto molto stretto con il proprio luogo di appartenenza.

Il romanzo è stato consegnato in alcune scuole di Pietragalla e Di Capua si è dichiarato orgoglioso per averlo diffuso anche ai giovani studenti. I diritti d'autore del libro, invece, saranno devoluti per la realizzazione di un pozzo d'acqua all'Associazione di Potenza "il pozzo della Farfalla".

Il pittore Pasquale Palese, attenendosi al tema del romanzo, ha arricchito l'evento facendo il ritratto di un brigante, mentre il musicista De Giorgi ha intervallato la serata con diversi brani a tema.



Giulio Ruggieri




MATERA 2019 CAPITALE DI DEMOCRAZIA E DI SVILUPPO


“Alzando gli occhi vidi finalmente apparire, come un muro obliquo, tutta Matera. È davvero una città bellissima, pittoresca e impressionante”. Fu questo l’impatto – come un colpo di fulmine – che ebbe Carlo Levi per Matera e oggi ci piace immaginarlo contento per la notizia di Matera capitale della cultura 2019. 

 In “Cristo si è fermato a Eboli” Levi contempla con ammirazione la città, resta colpito dai Sassi che li descrive come coni rovesciati, imbuti: “Hanno la forma – commenta - con cui, a scuola, immaginavamo l'inferno di Dante, in quello stretto spazio tra le facciate e il declivio passano le strade, e sono insieme pavimenti per chi esce dalle abitazioni di sopra e tetti per quelle di sotto”. 

Ma non sarà servita solo questa “impressione” alla Commissione Ue per la scelta a capitale della cultura, bensì un lungo lavoro di promozione e di sviluppo ma soprattutto poi quello che sarà il programma da attuare…… Auguri a Matera, auguri alla Basilicata tutta. Molti saranno i vantaggi socio-culturali ed economici ma siamo anche contenti e orgogliosi di saperci – terra lucana – nel circuito di cittadini costruttori di pace e di prosperità e, come recita il motto dell’Unione Europea: “Uniti nella diversità”. 

Chissà che questo evento in Basilicata possa trasformarsi in concreta opportunità di costruzione di relazioni sempre più salde e all’unisono con l’obiettivo unico di crescere e di migliorare, di qualificare e di promuovere meritocrazia, di giovani e di creatività, di libero e autentico movimento e spazio per tutti, di gettare le basi per una democrazia paritaria con una presenza maggiore di donne nei luoghi decisionali. Matera capitale della cultura rappresenta tutto questo, è quanto desideriamo, è quanto vorremmo vedere realizzato nella nostra regione.

 

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