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"La bellezza dell'annuncio alla santità coniugale". Incontro con don Renzo Bonetti

A Vietri di Potenza  nella giornata del 25 aprile 2016 presso la sala del consiglio comunale si è tenuto il convegno dal titolo “ La bellezza dell’annuncio alla santità coniugale”. Convegno, organizzato  dall’associazione Famiglie in Cammino e  Sant’Anselmo Martire, che ha goduto della presenza di don Renzo Bonetti  e moderato da Maria De Carlo, giornalista. L’incontro, iniziato con un breve momento di preghiera e dopo la presentazione dei relatori da parte della moderatrice, si è articolato in due momenti.

Il primo momento ha visto, oltre una breve introduzione da parte della prof.ssa De Carlo la quale ha sottolineato la condizione di crisi della famiglia e il modo sottolineato da Papa Francesco per risolvere tale condizione ovvero le tre parole – permesso, scusa, grazie,  i saluti da parte del sindaco, Carmine Grande, del presidente dell’associazione Sant’Anselmo Martire,  Francesco Caggianese, del parroco, don Mimmo Pitta, e Gerardo Viggiano,  i quali dopo aver ringraziato i presenti e i relatori e aver sottolineato l’importanza di questi convegni mostrandone l’utilità, hanno confermato anch’essi la condizione di crisi della famiglia e di come vada fatto tutto il possibile per recuperare i valori fondanti di essa stessa che stanno subendo un forte attacco da parte dei tempi odierni che ne minano la stabilità. A ciò è seguito il primo intervento di don Renzo Bonetti il quale si è soffermato sull’aspetto sacramentale della dimensione del matrimonio come espressione della Trinità divina nel mondo sociale sottolineandone la dimensione della complementarietà,  corresponsabilità, condivisione e della relazione tra gli sposi in quanto estrinsecazione del rapporto tra Dio e l’umanità. Dopo di ciò si è tenuta una breve testimonianza da parte dei coniugi Esposito i quali hanno rimarcato come la presenza di Gesù nella loro vita matrimoniale abbia permesso loro di riscoprire l’importanza del sacramento del matrimonio nell’ambito della evangelizzazione nel quotidiano.

Il secondo momento, invece, è iniziato con i saluti dell’assessore Francesca D’Angelo che ha rimarcato come questi incontri siano importanti non solo sul piano della fede cristiana ma anche su quello della crescita culturale. A ciò è seguito il secondo intervento di don Bonetti il quale ha illustrato quale sia la missione della coppia cattolica in contrapposizione con quella sposata civilmente mostrando come la differenza sia nel fatto che nella coppia sposata in chiesa c’è la consapevolezza di essere amati da Dio e di essere espressione di questo amore nella vita di tutti i giorni e di trasmetterlo ai propri figli e al resto del mondo in vista dello scopo unico della famiglia cristiana ovvero la creazione della famiglia del cielo che racchiude tutte le altre. Dopo il secondo intervento, come nel primo momento, è seguito la testimonianza da parte di una coppia di sposi in questa circostanza dalla famiglia Nipote la quale ha sottolineato l’aspetto missionario della famiglia vista come chiesa domestica con lo scopo di diffondere al prossimo il profumo di Gesù. A ciò sono seguite le conclusioni e un breve momento di dibattito. Nelle conclusioni, tenute da Marco e Sinforosa Tripaldi  dell’ufficio di Pastorale Familiare della Diocesi di Potenza- Muro Lucano .- Marsico Nuovo,  oltre a  rimarcare quanto già detto negli interventi precedenti si è posto l’accento sulla necessità di avere coraggio nel concretizzare quanto detto da don Bonetti. Nel dibattito, invece, si è posta l’attenzione sulla dimensione della consapevolezza di essere testimoni dell’amore di Dio nei piccoli gesti della vita quotidiana e poi sulla necessità di diffondere questi eventi in vista sempre di una crescita personale e di coppia.

 

Giuseppe Messina

MR. BEAVER

Questa è la storia di una famiglia moderna, di una fabbrica di giocattoli e di un castoro di peluche parlante, di nome Mr. Beaver. Ma questa è tutto tranne che una favola. Non è una commedia, ma neanche del tutto un dramma. O meglio un dramma di fondo c’è: è quello del “male oscuro” e di chi ne è vittima. Jodie Foster, al suo ritorno dietro la cinepresa dopo 16 anni di assenza - la sua ultima performance da regista fu A casa per le vacanze(1995) -, firma una pellicola dai toni malinconici. La ragazzina terribile di Taxi Driver non è cupa e disperata, ma piuttosto riflessiva nel delineare il ritratto di un uomo malato di depressione. Tratteggia molto bene un contrasto stridente: il crudo realismo dei devastanti effetti determinati dalla depressione si stempera, edulcorandosi nella favolistica presenza del castoro parlante Mr. Beaver. La Foster deve aver letto di recente qualche saggio dello psicologo Winnycot e ne ripropone un classico strumento: l’oggetto transazionale, ovvero un feticcio, un simbolo catartico che può prendere la forma di una coperta di Linus o di un orsacchiotto.

La narrazione si apre sull’immagine grave di Walker Black (un attempato e sofferto Mel Gibson), chiuso nei balbettanti silenzi e nell’apatia della sua malattia. Viene cacciato di casa dalla moglie Meredith (una bella e matura Jodie Foster). Anche al lavoro la situazione è critica, e il manager Walker, ormai al declino, sembra sprofondare in una palude d’alcol e goffi tentativi di suicidio, quando – deus ex-machina – fa la sua salvifica apparizione Mr. Beaver. È l’amico immaginario e segreto, quello che ognuno di noi ha desiderato e celato nelle pieghe dell’anima. Così il pupazzo-feticcio si anima di un’inquietante vita propria, invadendo e vivificando la grigia esistenza del povero Walker, sedotto dalla straripante appariscenza di questo schizofrenico prodotto della sua personalità. Il film, attraverso la recitazione mirabile ed autobiograficamente sofferente di Gibson, racconta la depressione non solo nel suo stadio distruttivo, ma anche indagandone le probabili cause e gli eventuali rimedi, forse più autodistruttivi del male stesso. Lo stile della Foster è delicato, ma allo stesso tempo energico, permeato di spietata consapevolezza. O almeno è questa la sensazione di incompiutezza che accompagna lo spettatore nella particolare happy-end, in cui il protagonista deve letteralmente sacrificare la parte oscura di sé, per “ritornare tra i vivi”, i cosiddetti normali.

Mr. Beaver è, in qualche modo, una riflessione sulla disperata solitudine della società contemporanea. La depressione è solo uno dei volti assunti dal tremendo demone del vuoto che ci accompagna, e che ognuno di noi affronta in modo differente: rifugiandosi nell’arte o nell’alcool, chiudendosi in se stesso, pretendendo di essere amati ad ogni costo o sfogando il proprio dolore nella violenza. Un gran bel film, che insegna anche la speranza di metabolizzare il proprio passato e usarlo in maniera costruttiva.

GENERE: DRAMEDY, Psicologico, Romantico, Esistenzialista, Familiarista; Durata 90’; il nostro voto: 4 star (decisamente consigliata la visione)

  • Pubblicato in Cinema
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