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Michele Passarella

Michele Passarella

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Il sonno

 

Studi epidemiologici indicano che circa un terzo della nostra vita la trascorriamo dormendo; naturalmente sono dati indicativi e non strettamente corrispondenti all'esperienza di ogni singolo individuo: il sonno può essere considerato un comportamento e come tale dunque oggetto di studi e riflessioni. In realtà, nonostante il sonno abbia sempre interessato l'uomo, esso non è stato oggetto di studi scientifici fino agli anni 50 del 20° secolo, periodo dalla quale gli scienziati hanno potuto usufruire di strumenti tecnologici adeguati a questo fine.

Oggi sappiamo che la psicofisiologia del sonno è estremamente complessa e variegata, a tratti contraddittoria e questo alimenta il fascino che questa condizione esercita sui cultori della materia. Sinteticamente il sonno si divide in cicli che si susseguono; i cicli a loro volta sono divisi in due fasi, la fase REM (acronimo di Rapid Eyes Moviments) e fase Non REM: la fase N-REM è divisa in tre stadi (quattro fino al 2007, la comunità scientifica a seguito di nuove acquisizioni ha ritenuto più corretto questa nuova suddivisione); la fase REM e la N-REM formano un ciclo della durata di circa 90 minuti.

Il sonno comporta modificazioni dell'attività cerebrale; l'ingresso in questo stato di coscienza avviene nello stadio 1 N-REM; si susseguono gli stadi 2 e 3 ed al termine della fase N-REM della durata approssimativa di 45-50 minuti, comincia la fase REM. Solitamente alla fase REM è associata l'attività onirica, anche se alcuni ricercatori sostengono che questi si manifestino anche durante gli altri stadi. L'attività cerebrale durante questa fase aumenta fino a divenire simile a quella dello stato di veglia così come aumenta anche il metabolismo mentre si presenta una fase di atonia dei muscoli finalizzata, molto probabilmente, ad impedire la messa in atto dei movimenti eseguiti nel sogno. Al termine della fase REM l'attività cerebrale ritorna come quella presentata nello stadio 2 N-REM; è frequente un breve risveglio che solitamente cade in oblio e di cui non manteniamo il ricordo.

La durata di un ciclo  N-REM/REM è variabile e dipende, come tutti i comportamenti, dalle abitudini: in media durante il sonno di un adulto si susseguono 5 cicli e sono questi a determinare la qualità del sonno e, dunque, non la durata in termini di ore. La qualità del sonno incide notevolmente sulla nostra vita quotidiana; è noto ad esempio che la deprivazione del sonno influenza sulla capacità di memorizzare o mantenere l'attenzione; anche l'umore ne è profondamente influenzato. Esso a sua volta è influenzato dalle nostre attività svolte durante la giornata e dallo stato psicofisico; una cattiva condizione di salute inficia la qualità del sonno creando a sua volta un circolo vizioso spesso deleterio. Va aggiunto che  anche le condizioni ambientali come ad esempio la temperatura della stanza, il rumore e la luminosità incidono su questo comportamento. Solitamente, alla cattiva qualità di questa condizione è possibile rimediare mettendo in atto dei semplici comportamenti finalizzati a creare la cosi detta "igiene del sonno", mentre alle volte, quando il problema persiste oppure risulta particolarmente pervasivo è necessario un consulto presso uno specialista, Psicologo o Medico.

I disturbi del sonno sono sempre più diffusi, anche nell'età dello sviluppo e solitamente rappresentano la spia di un disagio emotivo, soprattutto quelli riferiti a difficoltà di addormentamento oppure risvegli continui. Come tutti i disagi non vanno sottovalutati né tanto meno trattati con metodi improvvisati: anche i farmaci per dormire, tra i più venduti al mondo, devono essere assunti solo dopo prescrizione e monitoraggio del Medico curante.

Dr Michele Passarella

Il Lutto

 

La morte rappresenta l'esito ineluttabile di ogni essere vivente; nonostante questa ovvia considerazione, essa spaventa ed influenza costantemente la vita di ognuno di noi: il terrore della morte rappresenta la paura ancestrale per eccellenza ed è strettamente funzionale alla preservazione della specie. Molti studi di Psicologia dello sviluppo elaborati nel secolo scorso hanno evidenziato come la principale paura dei bambini non fosse riferita alla propria morte ma a quella dei genitori; anche questi risultati possono essere facilmente collegati al concetto della preservazione della specie ma apre anche una finestra su un aspetto più complesso rappresentato dalla morte di una persona cara. In proposito possiamo affermare che il lutto è probabilmente l'esperienza emotiva più dolorosa ed intensa che ognuno di noi deve affrontare. Il lutto è spesso accompagnato da comportamenti quali pianto, insonnia, inappetenza, perdita di interesse per gli stimoli esterni e ritiro sociale; naturalmente la manifestazione del dolore è sempre idiosincratico e di difficile catalogazione.

Per quanto sgradevole e dolorosa questa condizione rappresenta una reazione fisiologica e temporanea anche se è facile cadere in tentazione e clinicizzare questi comportamenti; infatti ad una osservazione superficiale il lutto può essere confuso con la depressione anche se bisogna ricordare che alle volte le due condizioni possono sovrapporsi. Tutte le culture che si sono avvicendate nel corso della storia hanno elaborato complesse argomentazioni e rituali atti a favorire l'elaborazione del lutto. L'elaborazione del lutto, va precisato, non significa non provare più dolore per la perdita ma è un percorso individuale di accettazione ed integrazione della perdita all'interno della propria storia individuale. Il sostegno sociale rappresenta il principale fattore di cui necessita una persona in lutto anche se alle volte questo percorso si rivela piuttosto lungo, complesso e doloroso e dunque il ricorso allo Psicologo può essere indicato per favorirlo. Fin dal diciannovesimo secolo gli Psicologi hanno dedicato ampio spazio a questo concetto contribuendo a definirlo attentamente contro il rischio, già menzionato, di patologizzare il lutto e cercando i metodi più efficaci per favorirne l'elaborazione, soprattutto per quanto riguarda il lutto nell'infanzia.

Dalle ricerche e dall'esperienza clinica sappiamo che il lutto di un genitore nell'età dello sviluppo può essere collegato ad un disagio nell'età adulta; naturalmente è obbligatorio sottolineare il condizionale poiché le variabili che intervengono nello sviluppo di un disagio psichico sono molteplici.

 

Dr. Michele Passarella

La Personalità

 

Il termine Personalità deriva dalla parola latina persona che indicava la maschera che indossavano gli attori durante una interpretazione teatrale. Dal punto di vista scientifico appare piuttosto complicato parlare di questo concetto poiché risulta di difficile definizione e di indagine: alcuni esperti affermano che nella letteratura specializzata esistano svariate centinaia di definizioni molte delle quali non compatibili tra di loro. Una definizione piuttosto diffusa ed accreditata, mutuata dalla letteratura psicologica, afferma che la Personalità è la modalità strutturata e stabile di pensieri, emozioni e comportamenti che caratterizza il tipo di adattamento e lo stile di vita di un individuo.

Appare utile sottolineare la differenza sia con il concetto di Temperamento, la quale indica il correlato biologico ed ereditario del funzionamento psichico, che con il concetto di Identità con la quale si indica tutte le nozioni che un individuo è in possesso su se stesso. La Personalità è il risultato di un complesso intreccio di variabili alla quale la persona è esposta durante l'età evolutiva: eventi, relazioni con genitori, tra fratelli e/o sorelle, adulti e coetanei nonché il già citato aspetto temperamentale e biologico. Bisogna sottolineare che, a differenza di quanto alcuni sostengano, nessuna ricerca avvalla l'idea di una correlazione tra aspetti somatici e struttura di Personalità, come ad esempio le note teorie ottocentesche di Lombroso in merito alla psicopatologia forense; parte di questi concetti continuano ad essere sostenuti ed a creare equivoci nei lettori nonché imbarazzo tra coloro che si dedicano con serietà allo studio di questo aspetto fondamentale della natura umana.

Lo studio della personalità, sia che avvenga in laboratorio ai fini della ricerca sia che avvenga all'interno di una relazione professionale, rappresenta un aspetto cardine del lavoro dello psicologo la cui indagine è particolarmente utile al fine di aumentare la conoscenza individuale e la capacità di attuare un cambiamento finalizzato ad incrementare la soddisfazione ed il benessere personale. A tal fine lo Psicologo si avvale di svariati strumenti, tra i quali il colloquio individuale, l'osservazione ecologica ed i Test specifici anche se non tutti gli Psicologi concordano sulla reale utilità di questi ultimi. La Personalità è ciò che contraddistingue ogni individuo e questa può anche essere affetta da patologia: si parla in questi casi di disturbo di Personalità. Tecnicamente i disturbi di Personalità vanno distinti dalle patologie mentali anche se spesso queste due affezioni risultano presenti in comorbilità. Si parla di disturbo di Personalità quando la struttura della stessa risulta particolarmente rigida e disadattiva ed induce l'individuo ad emettere comportamenti ed intrattenere relazioni con gli altri particolarmente disfunzionali e conflittuali e fonte di ripercussioni sulla persona stessa; tali disturbi  spesso sono causa di allontanamento da gruppi o dal lavoro: una caratteristica tipica del disturbo in questione è di essere ego sintonico, vale a dire che l'individuo non ha nessuna percezione della disfunzionalità del suo agire finendo spesso per indicare l'ambiente o le altre persone circostanti come l'unica causa dei problemi e della sofferenza emotiva propria ed altrui. Il trattamento dei disturbi di Personalità rappresenta una sfida di estrema difficoltà per i clinici ma gli studi di efficacia evidenziano la psicoterapia come percorso elettivo al fine di un cambiamento verso una condizione maggiormente adattiva e funzionale alla persona che ne è affetto. In merito ai disturbi di Personalità bisogna sottolineare che il concetto di Personalità multipla, estremamente noto al pubblico e molto presente nella letteratura e nel cinema, non ha nessun riscontro scientifico.

Moltissimi Psichiatri e Psicoterapeuti di notevole esperienza affermano non solo di non aver mai incontrato questo tipo di condizione ma anche che ciò che viene indicato come Personalità multipla rappresenta in realtà la manifestazione sintomatologica di disturbi psichici quali Schizofrenia o Disturbo Bipolare.

 

Dr. Michele Passarella

cosa è la psicologia

 

La psicologia è la scienza che indaga i processi mentali dell'uomo ed il suo funzionamento individuale, nel rapporto tra individui ed il rapporto tra individuo con l'ambiente che lo circonda; questa disciplina, e nello specifico la Psicologia Comparata, si occupa anche dello studio del comportamento animale mentre non ha come oggetto di studio le specie vegetali: l'indagine e l'intervento della Psicologia è rivolto a tutto l'arco di vita, dalla nascita fino all'età senile. E' una scienza sia perché si avvale di metodi e protocolli scientifici sia perché si propone di creare e condividere la conoscenza in merito al funzionamento della mente. Convenzionalmente si ritiene l'atto di nascita di questa scienza, la creazione di un laboratorio sperimentale presso l'Università di Lipsia nel 1879 da parte di Wilhem Wundt, il quale di impegnò ad indagare i processi psicologici con la stessa accuratezza fin lì usata per i processi fisiologici: da quel momento la Psicologia si è sviluppata ulteriormente al fine di approfondire la conoscenza dei processi mentali sia attraverso  studi di laboratorio che tramite osservazione in ottica ecologica. Essa in particolare indaga i processi cognitivi (memoria, linguaggio, attenzione, immaginazione, intelligenza, percezione, apprendimento), le emozioni, interessi, bisogni, motivazioni, personalità, rapporto mente-corpo ed i processi comunicativi, ambito quest'ultimo da sempre al centro di interesse dello Psicologo. Lo Psicologo è il professionista che si adopera nell'abito della Psicologia dopo aver completato un percorso accademico specifico ed il superamento di un esame di abilitazione alla professione; esso è strettamente vincolato al rispetto del suo codice deontologico. In Italia questa professione è regolamentata da una legge dello Stato che ne stabilisce il percorso formativo, i settori di intervento e le competenze mentre l'Ordine degli Psicologi, Ente di diritto pubblico, vigila al fine della tutela dell'utenza e della categoria professionale. A differenza dei luoghi comuni, lo Psicologo si occupa anche, ma non prevalentemente di psicopatologia e non si avvale di interventi terapeutico-riabilitativi la cui attuazione è riservata a Psichiatri e Psicoterapeuti. L'intervento dello Psicologo è rivolto alla conoscenza ed allo sviluppo delle risorse interne alla persona; si occupa inoltre di formazione, di informazione e prevenzione di malattie sia psichiche che organiche, di tutela, promozione ed incremento del benessere psicologico: i settori di intervento dello Psicologo, dunque, vanno ben oltre quello clinico e sanitario, ne sono un esempio la Psicologia scolastica o la Psicologia del lavoro e delle organizzazioni.

 

Dr. Michele Passarella

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