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Hamza Zirem

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CONVERSAZIONE CON LO SCRITTORE FRANCESCO CURSIO

1- Raccontaci qualcosa di te, qualcosa che vorresti che i nostri lettori sapessero prima di parlare della tua opera letteraria. In verità non c’è molto da dire, semplicemente sono un ragazzo “non più giovanissimo” che, l’ennesima volta, ha voluto accettare la sfida di rimettersi in gioco e per provare a se stesso che nulla nella vita si può dare per scontato. Ho sempre vissuto con la voglia di osare e con questo lavoro spero di esserci riuscito.

2- Raccontaci come ti sei avvicinato alla scrittura. Credo che il passo fondamentale che mi ha portato verso la scrittura sia stato quello di voler dare forma ad un piccolo sogno che da anni covavo dentro di me ma non solo. Anche la curiosità di intraprendere un’esperienza del tutto nuova ed estremamente affascinante è stata, per me, un forte stimolo che mi ha portato con grande soddisfazione, alla stesura del mio romanzo.

3- La lettura e la scrittura sono due abilità interdipendenti. Quali sono i libri che hanno “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura? Sicuramente i romanzi storici, soprattutto quelli che svelano durante la lettura quel velo di mistero misto a fantasia che stimolano la mente a viaggiare con l’immaginazione. Su tutti vorrei citare Jack Whyte con i suoi racconti sul mito di Camelot e Christian Jacq con i suoi fantastici libri sulla vita del grande Faraone RAMSES II, sono questi libri che più di tutti mi hanno affascinato e che hanno stimolato in me la voglia di raccontare una storia tutta mia.

4- Perché hai pubblicato il tuo libro in una tipografia invece di proporlo a una casa editrice? Questa è davvero una bella domanda e spero di non offendere nessuno se, con sincerità, cercherò di spiegare i motivi di tale scelta. Su tutti c’è il lato “haimè” economico, infatti i costi di pubblicazione per un dattiloscritto di 320 pagine. sono alquanto elevati e quindi ho dovuto ripiegare su una scelta più economica che mi ha fatto risparmiare quasi la metà di quello che avrei dovuto sborsare con una casa editrice. Questo è uno dei motivi, ma non è quello che mi ha fatto propendere per questa scelta. In verità sarei stato disposto anche ad accettare di spendere tanti soldi per la classica pubblicazione, il problema fondamentale però è sorto quando ho realizzato che, tra le copie che la casa editrice avrebbe trattenuto, (circa l’80%) e la percentuale di guadagno che sulle stesse mi avrebbe riconosciuto, sperando poi di vendere le restanti copie, di persona, ad amici e parenti, (come ho fatto d'altronde) non sarei mai riuscito a rientrare nei costi totali dell’investimento, ed essendo il mio il classico sogno nel cassetto, ho preferito fare tutto da solo.

5- La storia del tuo libro si svolge nella circostanza di un terremoto che ha colpito tutta la terra e i pochi sopravvissuti si legano assieme appassionatamente, lottando per sopravvivere e collaborando insieme per cercare di ricostruire le loro vite. Cosa ti ha dato l’ispirazione per la scrittura di “L’ultimo viaggio”? Che impressione cerchi di suscitare in chi legge il tuo romanzo? Il tuo primo libro si propone di trasmettere quale messaggio ai lettori? Per dirla tutta, il racconto si svolge in un scenario pre e post apocalittico, nel quale i terremoti non sono che l’inizio della rivoluzione terrestre che si manifesta agli occhi dei sopravvissuti. Gli stessi sopravvissuti poi, cercano disperatamente di dare un senso a quella che un tempo chiamavano serenamente “VITA”. L’ispirazione invece è nata da un’idea tutta mia su quello che ad oggi, io reputo come un vero e proprio supplizio che il nostro pianeta sta subendo da coloro che, forse, hanno dimenticato di essere su di esso, solo ed esclusivamente di passaggio. La violenza e il disprezzo che l’uomo sta perpetrando nei confronti del nostro caro pianeta, sta difatti portando la società alla rovina e il messaggio che, con il mio libro vorrei trasmettere, è semplicemente quello di rispetto ed educazione socio culturale che tanto manca nella quotidianità delle persone. Il titolo poi ha un significato puramente metaforico e vuole essere da stimolo verso la necessità di non arrendersi alle avversità e che solo lottando giorno per giorno si può arrivare a raggiungere i propri obiettivi.

6- Per descrivere i tuoi personaggi ti sei riferito a delle persone nella vita reale? C’è un collegamento particolare tra te ed i personaggi del tuo libro? Non tutti, alcuni dei protagonisti che hanno dato vita al racconto sono persone che ho conosciuto nel corso della mia vita e che, inconsciamente, hanno contribuito alla realizzazione di quel fantastico gruppo di amici che lottano contro tutto e tutti. Su tutti però ci sono i due protagonisti, (Beppe ed Olga). Loro sono e saranno per me fonte di ispirazione per il resto della mia vita.

7- Cosa ne pensi della letteratura italiana di oggi? A questa domanda sinceramente non saprei cosa rispondere. Certo internet e la tecnologia hanno reso il mondo della letteratura molto più “social” e le varie pubblicazioni E-book hanno fatto sì che la qualità della stessa si sia un po’ abbassata, a favore la quantità, ma sono sicuro che a breve ci sarà un ritorno totale al caro e buon vecchio libro e con esso ritornerà di sicuro la grande letteratura.

8- Come vorresti che fosse la società attuale? In maniera molto semplice e concreta e volendo racchiudere il concetto in una sola parola: “Rispettosa”, credo che la chiave di tutto sia proprio la mancanza di rispetto degli uni con gli altri.

9- Attraverso la letteratura, continuerai sicuramente il tuo peregrinare, quali sono i tuoi progetti futuri di scrittura? Su tutti quello di dare seguito a questo mio primo libro, le idee ci sono e la voglia di realizzarle anche. Spero solo che in futuro qualche casa editrice possa aiutarmi “concretamente” nel mio percorso e che i prossimi lavori possano avere un riscontro, in termini di propagazione, decisamente migliori.

10- Puoi farti da solo una domanda che non ti ho fatto, ma a cui avresti voluto rispondere. Se proprio dovessi farmi una domanda sarebbe la seguente: Pensi di aver fatto un buon lavoro e di essere stato all’altezza delle tue aspettative? Non ne sono sicuro, di certo ci ho messo tutto l’impegno e la dedizione necessaria per realizzarlo e tanta determinazione nel promuoverlo e pubblicizzarlo. Ovviamente il cammino che sto intraprendendo è lungo è incerto, ma le piccole soddisfazioni che ho raccolto fin qui mi aiuteranno di certo a piantare tanti semi che un giorno fioriranno.

La nuova silloge di Lucia Di Tolla sarà presentata alla Biblioteca Nazionale di Potenza il 28/01/2016.

Il nuovo libro di Lucia Di Tolla intitolato “Schegge di luce” (Villani Editore) sarà presentato alla Biblioteca Nazionale di Potenza il 28/01/2016 alle ore 18.00. Interverranno Franco Sabia (Direttore della Biblioteca Nazionale di Potenza), Novella Capoluongo Pinto (Presidente della Universum Academy Basilicata), Franco Villani (Editore), Giovanni Caserta (Storico e critico letterario) e l’autrice. Coordinerà Angela Granata (docente), leggeranno le poesie Dino Becagli e Carmen Rosiello, la serata sarà allietata da intermezzi musicali (Donatello Genovese, Ettore Nesti e Roberta Rita).

Lucia Di Tolla scrive poesie da tanti anni, è un bisogno di raccontarsi e rivelare il mondo attraverso la parola che dà concretezza e significato alle emozioni, i suoi testi incarnano le aspirazioni e le delusioni su cui è costruita la società contemporanea. La poetessa ci rivela: “Il meditare attraverso i versi mi ha portato a considerare non solo il tempo presente e le sue contraddizioni, ma la condizione umana in generale e a fornire di essa un diverso punto di vista, insolito, accattivante, lucido, strano, a volte disperato”.

Nel libro Schegge di luce, “si percorrono i sentieri pietrosi della realtà, alla ricerca della luce che è armonia dell'universo. E anche se solo un barlume è la forza che con dita intrise d'amore, sostiene nella tensione di vivere”. Le liriche di Lucia Di Tolla catturano il lettore e lo fanno riflettere su tante cose. Attraverso la letteratura, l’autrice lucana continua il suo peregrinare: “essere poetessa nel corso degli anni mi ha fatto apprezzare sempre più: l'arte, la bellezza, l'amore in tutte le sue forme, l'amicizia e l'infanzia, che sono splendide carezze dell'anima”.

Lucia Di Tolla è docente di italiano e storia nelle scuole secondarie. Tenendo numerose “Lectio Magistralis” della Divina Commedia, è cultrice della “Lectura Dantis”. Ha partecipato a diverse letture di poesia e a riflessioni culturali sui più importanti poeti e scrittori contemporanei. Ha preso parte a varie attività teatrali come sceneggiatrice e regista. Ha vinto svariati concorsi letterari.

DA NON PERDERE “LA NOTTE DEI FALÒ E DEI DESIDERI” A TRIVIGNO IL 16/01/2016.

“La notte dei falò e dei desideri” organizzata dalla Pro-Loco di Trivigno è sicuramente una delle più belle feste lucane. Si accenderà un enorme fuoco in onore di Sant'Antonio Abate e si può godere della musica, della gastronomia e degli eventi culturali eccezionali. La cultura popolare, attraverso le usanze trasmesse dal passato, rinnova le atmosfere della civiltà contadina, organizzando cerimonie caratteristiche, tra il sacro e il profano. Il programma è molto ricco:

Ore 16.00 - Mostra di Pittura, Street Painting a cura della Scuola Napoletana dei Madonnari e Murales a cura dei fratelli Cortese. Collettiva di pittura degli artisti: Lucia Bonelli, Marinella Canosa, Massimo Chianese, Franco Corbisiero, Francesco Cortese, Nicola De Stefano, Rita Di Persia, Maria Ditaranto, Anna Faraone, Mina Larocca, Vittoria Lasala, Maria Laurita, Pierluigi Lomonte, Vito Luongo, Luigi Marchese, Giuseppe Miglionico, Lex Petrone e Giusi Villano.

Ore 17.30 - Santa Messa, Benedizione degli animali e accensione dei fuochi.

Ore 18.30 - Concerto itinerante per le vie del paese a cura della "Quattro per quattro Street band" e apertura degli stands.

Ore 21.30 - Lancio delle lanterne dei desideri.

Ore 22.00 - Concerto di "Officine Popolari Lucane di Pietro Cirillo"

Eventi paralleli:

-Lotteria di Sant'Antonio Abate con estrazione il 13 febbraio. Primo premio Crociera per due (per visualizzare tutti i premi basta andare sulla pagina della Pro Loco o su www.prolocotrivigno.it)I biglietti saranno acquistabili durante la Notte dei Falò E dei desideri o contattando la Pro Loco di Trivigno.

-Concorso di fotografia "Metti a fuoco un'emozione" In occasione della festività di Sant'Antonio Abate la Pro-Loco Trivigno, in collaborazione con la BCC Laurenzana e Nova Siri bandisce il primo concorso di fotografia digitale "Metti a fuoco un'emozione". TEMA: "ASPETTI, IMMAGINI, EMOZIONI DE LA NOTTE DEI FALÒ E DEI DESIDERI". Primo premio: 500 €                                                                                                          

REGOLAMENTO

-La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a tutti. -Ogni candidato potrà partecipare al concorso con massimo tre foto, scattate esclusivamente il giorno 16 Gennaio 2016 con qualunque dispositivo digitale, durante la festività di Sant'Antonio Abate a Trivigno (PZ), dalle 16.00 in poi. -Le foto devono essere inviate via E-Mail, entro il 24 gennaio 2016 a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. -Una commissione selezionerà 100 foto che verranno pubblicate sulla pagina Facebook e sulla Bacheca dell'evento. -Potranno essere votate da tutti i visitatori con un “mi piace” per foto fino ad un massimo di 5, per selezionarne 20, che saranno giudicate da una qualificata giuria di esperti, per l'assegnazione dei premi. -Le 20 foto finaliste verranno stampate ed esposte in una mostra e, successivamente, inserite nel calendario 2017. -L'invio delle foto implica l'automatica iscrizione al concorso, l'accettazione di questo regolamento e la liberatoria per la pubblicazione e l'utilizzo delle opere.

 

TRIVIGNO DEGLI ARTISTI FULVIO CAPORALE E MINA LAROCCA

TRIVIGNO

Tra le case nere che dici

segnavi i giorni dell'attesa.

Erano lunghi:

per contare i giri della calza,

(il vecchio lume a petrolio

non le serviva) nonna tua

fermava il ritmo della filastrocca.

Ora non senti, o non puoi, fratello,

la colonna sonora del tempo

e il tuo "chiazziele" grande,

dei passi senza confine,

è stretto per la retromarcia.

Ma io cerco le mie albe chiare

a Trivigno

e le voci alte dei compagni:

"Viene? Facime a scevuglia a i coste!

Donna Lisa chiama? E chi s'appaura...!".

FULVIO CAPORALE

("Come fosse primavera", Edizioni Laterza, 1999)

 

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LE LEZIONI DI VITA DELLA SCRITTRICE LUCANA ANNA R. G. RIVELLI

Il nuovo romanzo di Anna R. G. Rivelli*, “Se ci sono due alberi” pubblicato da Eretica edizioni, è da leggere assolutamente, sorprende e coinvolge piacevolmente il lettore con la sua atmosfera narrativa molto originale. L’intenso libro è dedicato “A chi ha paura di vivere perché ne trovi il coraggio”. Una citazione di Oscar Wilde è messa in esergo: “Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, ecco tutto”.                                                   

La protagonista Lu è stata trovata priva di sensi, senza documenti e con febbre altissima sul sedile di un treno. Si risvegliava senza memoria in un luogo “scialbamente condizionato e condizionante” e si domanda continuamente: “Se ci sono due alberi in fondo alla strada, perché ostinarsi a negarne uno?”. Le sue idee logiche infastidivano la psicologa e lo psichiatra con i quali seguiva la terapia: “le risposte di Lu erano pertinenti e consequenziali sebbene a volte sembrassero estrapolate da un altro libro. Dei versi di Prevert, insomma, finiti dentro un testo di Trilussa (…) Quella ragazzetta di cui non si indovinava l’età aveva rovesciato i ruoli con un ragionamento lucido e perfetto che non faceva una piega. (…) Era lei la più forte. Lei che doveva essere guidata, ora guidava; lei che doveva essere interrogata, interrogava. E interrogava con piglio vigoroso e logica stringente, avanzando come un esercito pur sembrando soltanto un disertore. (…) La paziente ragionava benissimo. (…) Lu insegnava invece di apprendere, curava invece di guarire: aveva rovesciato il suo mondo, quello appreso dai libri e quello incontrato nell’esperienza della sua ancora giovane età”.    

“Io sono una ragazza, ma ho i ricordi di un uomo. (…) Avevo trent’anni, forse quaranta (…) Cosa c’è di impossibile? Forse vuoi dire che è strano, ma impossibile non è, non può essere impossibile una cosa che accade perché tu non sai perché accade” dichiarava Lu nel suo racconto al dottor Aicardi “intrecciando due storie inconciliabili, parallele in spazi e tempi divergenti”. I fatti fanno pensare alla reincarnazione. Si accusava di un omicidio, raccontava di aver sparato colpendo una persona che poi ritrovava nella persona del dottor Guercioli.                                                                  

Lu si abbandonava a tante riflessioni: “Non si può aprire la finestra, c’è l’aria condizionata. La cosa non le piacque. Condizionata come la libertà condizionata. (…) Il fluttuare dei suoi pensieri cercava la libertà. (…) E nel bicchiere gracidano le rane; di sicuro sono quelle di Chomsky che si lasciano morire nell’acqua calda appagate dalla menzogna.” Lu “meditava sul fatto che là dentro si riusciva a stare bene solo fingendo, solo mettendo da parte la verità e credendo alla menzogna come se fosse il Verbo. (…) ma possibile che il vivere sia questo qui? Così rigido, un po’ ipocrita, fatto di norme e codicilli incomprensibili da rispettare comunque? (…) Là dentro la confondevano, straniavano la realtà. Avevano deciso come dovesse essere il mondo e vivevano come così fosse davvero. (…) Non poteva essere una tana la vita, né una lista di cose da fare; non poteva avere padroni né dei, perché era la vita stessa padrone e dio di sé, capace di comandarsi, punirsi, premiarsi. Perché la vita è un moto incessante e senza scampo e se sei vivo non hai la vita, coincidi con la vita, sei tu la vita e dentro te imprimi ciò che non si annulla, che resta vita anche quando vita non sarai più tu”.              

La storia del libro di Anna R. G. Rivelli ci fa pensare al romanzo “Creatura di sabbia” di Tahar Ben Jelloun: nella società marocchina, un uomo aveva sette figlie e stabilisce che il prossimo bambino che nascerà sarà un maschio, anche se dovesse nascere una femmina. L’ottava bambina è infatti cresciuta come un maschio.        

Identificati i genitori di Lu, la madre Elide raccontava le vicende della figlia: “quel bambino che sarebbe nato sul finire dell’autunno. Mi avevano assicurato che sarebbe stato un maschio. (…) Così continuammo a chiamarlo Luca. Luca era un nome di famiglia, e mio marito ci teneva molto. (…) invece alla nascita ci dissero che era una bambina. Non potevamo crederci. La bambina per me rimase per giorni senza nome; l’avevo chiamata Luca per così tanto tempo e con così tanta gioia che mi pareva di aver cambiato figlio, qualsiasi nome io pensassi piangevo e mi pareva che per tutta la vita non sarei mai riuscita a chiamarla con nessun altro nome che Luca. Poi il padre mi disse che l’aveva registrata come Lu, solo Lu. (…) La portammo all’asilo in pantaloni e da allora non ha mai più indossato una gonna”.                                                                                        

Con la complicità di Martin, Lu andava sul terrazzo dove ritrovava una forma di libertà, si metteva rischiosamente sul muretto ritrovando tanti ricordi, “sentì che su quel terrazzo si addensavano come un vapore tutte le meschinità degli uomini”.                              

La scrittrice, con uno stile molto elaborato, utilizza un linguaggio scorrevole. Durante la presentazione del suo romanzo, il 18 dicembre 2015 alla Biblioteca Nazionale di Potenza, l’autrice Anna R. G. Rivelli affermava: “La storia del libro è la storia di noi tutti che siamo tirati e risucchiati continuamente in un’omologazione, in uno spazio ristretto che non può essere la vita, in un’aria condizionata che non può essere la vita… mai come in questo tempo, e soprattutto quello che dico in questo momento lo dedico ai miei ragazzi che sono lì in fondo, perché sono le cose che io dico sempre a scuola. La vita non può essere una tana pensa Lu, non può essere uno spazio ristretto e non può essere una costrizione a fare quello che gli altri decidono che noi facciamo. E purtroppo noi abbiamo paura di vivere perché abbiamo paura della diversità, abbiamo paura delle novità, abbiamo paura di vedere quello che vediamo e che ci ostiniamo a negare perché vorremo non vederlo, e non sappiamo credere nella vita; invece noi dobbiamo credere nella vita e, come ha fatto il personaggio Lu, liberarci dalle sovrastrutture e vivere a pieno, saper discernere, saper riconoscere quello che noi nella vita viviamo, perché la vita coincide con noi, vivere significa essere la vita, noi siamo la vita. E quello che noi facciamo nella vita resta, il male, il bene, resta tutto, nulla si cancella, per cui dobbiamo imparare a vivere e soprattutto dobbiamo trovare il coraggio di essere noi e di non lasciarci bollire come le rane di Chomsky, di amare quello che la vita ci dà perché tutto quello che la vita ci dà deve essere amato, può essere governato, può essere cambiato, e bisogna crederci. Ed è questo il messaggio che voglio dare.”      

*Anna R.G. Rivelli è nata a Potenza dove attualmente vive e lavora. Docente di lettere presso il liceo scientifico “Galilei” del capoluogo lucano, ha pubblicato poesie, racconti, romanzi ed interventi di critica e storia dell’arte. Attiva nel sociale, ha fondato l’associazione Noicittadinilucani di cui è stata presidente ed è titolare dell’omonimo blog. Ha collaborato e collabora con diverse testate locali e nazionali. È direttore della rivista di arte e cultura “Sineresi” da lei stessa fondata.

IL VIAGGIO DEI POTENTINI AI MERCATINI DEL TRENTINO

La struttura lucana della Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori CISAL organizza da otto anni viaggi in tutta l’Italia e all’estero, è composta da un gruppo dinamico di persone che mirano alla soddisfazione dei soci e degli aderenti per le diverse prestazioni. Dal 5 all’8 dicembre 2015 ha organizzato un viaggio nei famosi mercatini del Trentino. Eravamo circa una cinquantina di persone a partecipare, accompagnati dall’organizzatrice Angela Galiffa, siamo partiti da Piazza Zara con l’autobus della ditta Petruzzi alle ore 5.00 e siamo arrivati la sera all’hotel Campagnola, un struttura moderna situata a Riva del Garda, dove ci siamo sistemati in pensione completa.

Domenica 6 dicembre, dopo la colazione siamo partiti per i mercatini di Trento. Come ogni anno, nel periodo prenatalizio diverse località del Trentino si trasformano in luoghi affascinanti, pieni di luci e di atmosfere toccanti. Circondata da montagne, l’incantevole Trento cattura l’attenzione con il suo tipico fascino alpino, il panorama naturale sembra abbracciare la città. Siamo entrati attraversando a piedi la porta secondaria Santa Margherita, eretta nel XIII secolo, prima di arrivare a Piazza del Duomo, uno spazio attorniato dai più bei palazzi rinascimentali. La chiesa del duecentesco Palazzo Pretorio, la Torre civica e le case cinquecentesche Cazuffi-Rella danno un effetto scenografico al centro storico che fu l´aula della vita civica e religiosa. Abbiamo scattato qualche foto vicino alla settecentesca Fontana di Nettuno prima di iniziare la visita libera dei mercatini di Natale. Nelle tipiche casette in legno, addobbate a tema, gli espositori hanno offerto l'eccellenza della loro produzione artigianale e artistica. Le bancarelle sono dedicate all’esposizione e vendita di prodotti caratteristici: presepi realizzati a mano, sculture in legno, candele e diversi oggetti. Le singolari specialità allietavano il palato dei buongustai, nei stand gastronomici era possibile degustare prodotti del Trentino come caldarroste, biscotti natalizi speziati, dolci e panini. Tra le bevande c’erano sopratutto succhi di mela rovente, bombardini e vin brulé, dei veri rimedi per riscaldarsi dal freddo pungente dell'inverno. Si è aperto a noi visitatori un mondo colorato, fatto anche di scatti indimenticabili e passeggiate per la città. Era la prima domenica del mese, l’ingresso era gratuito a tutti i monumenti ed i musei ma purtroppo non c’era tempo, forse torneremo un giorno per vistare particolarmente il Castello del Buonconsiglio.

Nel tardo pomeriggio di domenica, siamo andati al centro di Riva del Garda. Abbiamo fatto una passeggiata lungo il lago di Garda, il maggiore lago italiano con una superficie di circa 370 km². Riva ha la spiaggia più bella e più lunga di tutto il lago e il suo clima dolce favorisce una vegetazione mediterranea (olivi, allori e palme), la località appare come un’oasi tra le montagne. La camminata ci ha garantito una sensazione di benessere davvero indimenticabile. Il meraviglioso centro storico è fatto di piccole vie, ci sono bancarelle con prodotti tipici del luogo, l’odore del fritto misto di pesce del lago era molto invitante. In un bar facevamo conoscenza con una persona che ci parlava del Palazzo Pretorio di Riva, che sotto la loggia ospita lapidi romane, medioevali e moderne, e lo storico Palazzo del Comune. Ci dice che nel passato personaggi illustri, come Nietzsche, Kafka, i fratelli Mann, sono stati ospiti di Riva del Garda. Abbiamo trascorso un po’ di tempo al Leone Shopping Center disposto su due livelli con più di cento negozi.

Lunedì 7 dicembre di mattina siamo andati a Rovereto dove il “Natale dei popoli” è all’insegna della solidarietà. Le associazioni di volontariato hanno il loro spazio nel mercatino solidale. Le casette in legno espongono un’oggettistica natalizia varia e si possono trovare, per esempio, articoli religiosi ed icone dipinte a mano del monastero Sant’Elisabetta di Minsk (Bielorussa). Una zona del Mercatino è dedicata alla gastronomia nella quale è possibile gustare specialità del Trentino e dell’Ungheria. Alla sala Iras Baldessari, c’è una mostra di presepi realizzati dalle cooperative sociali e dalle parrocchie.

Alcune persone del nostro gruppo hanno visitato la campana della pace, in memoria dei caduti di tutte le guerre, sul Colle Miravalle. Realizzata con il bronzo dei cannoni delle nazioni partecipanti alla Prima guerra mondiale. I suoi rintocchi sono un monito di pace universale.

Lunedì 7 dicembre di pomeriggio ci siamo recati ad Arco. Dopo aver guardato rapidamente le casette allestite nelle piazze del centro, ci siamo interessati alle opere d’arte. Quest’anno il mercatino è dedicato al pittore arcense Giovanni Segantini, uno dei massimi esponenti del Simbolismo, l’omaggio è evidenziato da 18 gigantografie dei suoi celebri dipinti esposti nelle vie del suo paese natio. L’artista Segantini è nato il 15 gennaio 1858 ad Arco. Ha frequentato l’Accademia di Brera e nel 1880 ha aperto il suo primo atelier a Milano. Nel 1881 si è trasferito con Luigia Bugatti, detta Bice, in Brianza. Ha vissuto a Savognino ed a Maloja, è morto il 28 settembre 1899 sul monte Schafberg.

Durante la serata del lunedì abbiamo assistito al meraviglioso spettacolo pirotecnico che si svolge tradizionalmente in prossimità del Castello di Arco che sorge sulla cima di una rocciosa collina al centro di una grande valle.

Martedì 8 dicembre, dopo aver fatto colazione ci siamo avviati per tornare a Potenza alle ore 7.30. Ci siamo fermati a Rimini per visitare il “Presepe di Sabbia” che mette in evidenza la magia della rievocazione artistica della Natività. Con più di 100 tonnellate di sabbia lavorate solo con l’acqua, bravissimi artisti hanno dato vita a capolavori di grande abilità tecnica: “Il tema è legato ad un immaginario collettivo fatto di rappresentazioni di vita e storia della nascita di Gesù nella Gerusalemme Santa, luogo di intrecci di religioni e potere, nelle quali vengono coinvolti Giuda, i Babilonesi, Erode. Un vorticoso labirinto di strade che portano a seguire "La Luce della Stella Cometa" attraverso paesi, monti, deserti prima di arrivare alla Grotta di Betlemme.” Abbiamo pranzato all’Hotel Biancamano di Rimini. Proseguendo il viaggio, ci siamo divertiti nell’autobus a vedere qualche film e ad ascoltare alcuni nostri amici, uno suonava la l'organetto e l’altro intonava canti popolari di Castelmezzano. Siamo arrivati a piazza Zara verso le 22.30.

L’INNFORM DI POTENZA HA PRESENTATO IL DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE 2015

È stato presentato il "Dossier Statistico Immigrazione 2015", giovedì 29/10/2015 al Consiglio Regionale della Basilicata. Il rapporto raccoglie i dati attuali riferiti all'immigrazione in Italia, è curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS per conto dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Quest’anno il Dossier è realizzato in partenariato con la rivista interreligiosa Confronti, con il sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. La presentazione del Dossier si è tenuta in contemporanea, in tutti i capoluoghi regionali e delle due province autonome di Trento e Bolzano.

L’incontro in Basilicata, moderato dallo scrittore e mediatore interculturale Hamza Zirem, è organizzato dall’organismo di formazione accreditato in Regione Innform, soggetto referente per la Basilicata del Centro Studi e Ricerche IDOS. L’emigrazione è un fenomeno in forte crescita con implicazioni importanti dal punto di vista politico, economico, sociale e umanitario. Sul tema dell’immigrazione che dei rifugiati si fa spesso una speculazione ideologica, i mezzi di informazione tendono ad evidenziare solo le notizie negative o drammatiche relative al fenomeno. L’impegno dei redattori del Dossier consiste nell’unire al rigore scientifico e all'analisi socio-statistica, la semplicità espositiva al fine di soddisfare le esigenze di tutti i lettori: funzionari pubblici, operatori sociali, studenti, ricercatori ed immigrati. Il Dossier Statistico offre un’analisi delle migrazioni fondata su vari aspetti: il contesto internazionale; i flussi migratori e la presenza di immigrati e rifugiati in Italia; il mondo del lavoro; i diversi livelli di inserimento sociale e i contesti regionali. Con diversi protagonisti, molte tematiche sono affrontate: le politiche a favore dell’immigrazione, l’istruzione, la formazione e il lavoro degli immigrati in Basilicata. La Regione Basilicata continua a mettere in atto una serie di misure che mirano a supportare le comunità straniere presenti in regione e a favorire l’inclusione sociale.

Dopo la proiezione di un breve video, a cura di Rai News 24, Donato Di Sanzo, dottore di ricerca in sociologia presso l’Università degli Sudi di Salerno, ha presentato i dati nazionali del Dossier. Nel 2014, gli italiani residenti all’estero erano 4637000, sono aumentati di 155000 rispetto al 2013. Invece gli stranieri residenti in Italia erano 5014000 nel 2014, sono aumentati di 92000 rispetto al 2013. L’Italia ridiventa di più un paese di emigrazione.

La Dott.ssa Oriana Marino, dell’organismo di formazione Innform e referente IDOS per la Basilicata, ha presentato i dati regionali del Dossier. Secondo i dati Istat al 31 dicembre 2014, risiedono in Basilicata 576619 persone. Tra queste, i cittadini stranieri sono 18210, i romeni sono 8213, gli albanesi sono 1695 ed i marocchini sono 1585. I stranieri provenienti dall’Asia centro-meridionale (indiani, pakistani…) sono in crescita in Basilicata con 1148 residenti nel 2014.

Antonio Sanfrancesco, presidente dell’Associazione FILEF Basilicata (Federazione italiana lavoratori emigrati e famiglie), ha parlato di alcuni progetti di cui la FILEF è protagonista. L’Associazione FILEF è stata partner del progetto RE.TI. insieme alla Regione Basilicata e all’organismo di ricerca EXO. Il progetto ha permesso la realizzazione di un sistema informativo efficace ed efficiente sui diritti e i doveri degli immigrati. Dal mese di giugno 2015, le comunità di San Fele e Rapone, supportati dall’Associazione FILEF Basilcata e dalla Cooperativa Novass, stanno ospitando decine di minori stranieri non accompagnati, un progetto che si propone di attivare un modello di identificazione in grado di avviare un processo di inclusione sociale.

Rocco Garramone, Dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Racioppi di Spinoso e Coordinatore del Centro permanente per l’Istruzione degli adulti ha spiegato il compito che svolge la scuola nel processo di integrazione dei cittadini immigrati.

Felicia D’Anna, Presidente di AIF Basilicata (Associazione Italiana Formatori), esperta nei processi di apprendimento/formazione e osservatrice molto attenta del mondo sociale, ha parlato dei legami tra il fenomeno dell'immigrazione e il mondo della formazione mettendo in evidenza in che termini diventano un binomio interessante.

Anna D’Andretta, Assistente sociale e formatore, si occupa di progettazione e gestione dei servizi sociali e socio-educativi, in particolare segue le diverse problematiche della disabilità. Ha parlato di una questione complessa e poco conosciuta: la doppia fatica di essere immigrati e disabili evidenziando gli elementi che caratterizzano la doppia diversità come complessità.

Dietro le statistiche ci sono storie di persone, la cubana Ligia Maria Suarez e la burundese Alice hanno raccontato le loro testimonianze.

Visto l’assenza dell’assessore regionale del Dipartimento Politiche della Persona, Flavia Franconi, è intervenuta la Dott.ssa De Lorenzo dell’Ufficio regionale del Terzo Settore.

L’incontro si è concluso con l’intervento di Pietro Simonetti, coordinatore della Task Force regionale per l'immigrazione.

INCONTRO CON CARMENSITA BELLETTIERI, AUTRICE, GIORNALISTA ED ESPERTA IN COMUNICAZIONE.

1 – Possiamo dire che il tuo percorso inconsueto è basato sulle diverse formazioni che hai conseguito: Master in giornalismo all'Università degli studi della Basilicata, Master in Direzione del personale all'INFOR di Assago (Mi), Laurea specialistica in Scienze della Comunicazione (Università degli Studi di Salerno), Laboratorio di giornalismo di inchiesta, Libera Informazione/Narcomafie…

Giordano Bruno, spiegando cos'è per l'uomo il bisogno di conoscere, scrive che coloro che cercano la conoscenza “per edificar se stessi, sono prudenti; gli altri che l'osservano per edificare altrui, sono umani; quei che la cercano absolutamente, sono curiosi; gli altri che l'inquireno per amor della suprema e prima verità, sono sapienti, e per conseguenza felici”. Io ho sempre cercato di sapere il più possibile rispetto all'ambito professionale scelto, che è appunto quello che spazia dalla comunicazione aziendale alla comunicazione pubblica fino alla comunicazione di massa, ovvero il giornalismo. Conoscere come gli individui “comunicano” significa interpretare la loro psicologia ma anche il loro contesto culturale, la storia comune che li ha preceduti e quella che stanno vivendo, la semiotica dei loro linguaggi verbali e non, le mode, le emozioni palesi e quelle più nascoste, l'evoluzione tecnologica del supporto o del medium attraverso cui la comunicazione deve transitare. Questa la parte del ricevente. Se ci spostiamo dal lato dell'emittente, bisogna individuare la linea editoriale piuttosto che gli obiettivi strategici di chi emette il messaggio, conoscere i molteplici linguaggi usati in base al mezzo: non si comunica alla stessa maniera sulla carta stampata piuttosto che nell'audiovisivo piuttosto che sul web. Ciascun mezzo ha le proprie “grammatiche”, specifici stili o virtuosismi e non si può fare a meno di conoscerli tutti, specialmente oggi. Così come fare un pezzo d'inchiesta è diverso dalla semplice cronaca o dall'attività di un ufficio stampa. Un altro aspetto interessante della comunicazione è quella definita “interna” alle organizzazioni, cosa approfondita al master dedicato alle risorse umane. Il mio scopo è quello di non farmi trovare “a digiuno” nella maggior parte degli ambiti compresi dalla comunicazione, termine d'origine latina che significa mettere in comune nel senso più originario di compiere il proprio dovere con gli altri (cum insieme e munis ufficio, dovere, funzione). Tornando a quanto scritto da Giordano Bruno, dunque, io studio e sono in perenne formazione per essere “umana” e un domani, forse, anche “felice”.

2 – Come stagista alla cronaca cittadina e alla cultura, hai avuto un’esperienza ricchissima (sezioni della pagina romana e società al giornale Il Manifesto, al giornale La Città di Salerno, Italtractor sud spa, Provincia di Potenza…). L’esperienza di stage ha sicuramente rappresentato per te una opportunità di crescita professionale?

Ogni percorso formativo, ormai, prevede un'esperienza pratica. Prima gli stage ora i project work, comunque un'applicazione concreta a quanto appreso in aula. E' sicuramente un metodo più soft per affrontare il successivo ingresso nel mercato del lavoro. Indipendentemente da come viene svolto, lo stage è sempre un momento di forte sviluppo professionale, sia sotto il profilo delle relazioni sia nel compimento specifico della mansione. L'Italtractor, per esempio, mi ha permesso di vivere e analizzare la complessità delle relazioni sindacali in un'azienda metalmeccanica di una certa rilevanza, oppure il mio primo stage alla Provincia di Potenza mi ha messo in contatto, per la prima volta dopo la laurea, con l'organizzazione di un ufficio stampa e vari processi in esso contenuti. L'esperienza de Il Manifesto è stata, a dir poco, fantastica: un gruppo di donne e uomini motivati da una vera e forte passione per l'informazione al netto di ogni “padrone”, un confronto costante durante le riunioni di redazione, dove tutti hanno lo stesso peso. E poi la grandezza umana, prima che professionale, di Valentino Parlato, uno dei fondatori. Uno sguardo pulito, ancora sognante (aveva più di 80 anni quando io stavo al giornale), una parola dolce per tutti e mai un segno di boria. Una statura morale da gigante! Ai miei occhi sembravano uomini che compiono il proprio dovere con gli altri, in quanto si sforzavano di dare voce a chi non ce l'ha.

3 - Come collaboratrice per l’ufficio stampa, hai collaborato con l’A.P.T (Azienda di Promozione Turistica della Basilicata), qual era esattamente il tuo compito?

Con l'APT ho collaborato in qualità di addetto stampa esterno per un workshop a Bologna e due press tour qui in Basilicata. E' stata un'esperienza molto entusiasmante anche perché mi ha permesso di conoscere un settore che in questo momento ha molto mercato, ovvero quello della comunicazione turistica. E, devo dire il vero, credo che sia quello mi veste meglio addosso.

4 – Parlaci delle tue collaborazioni per diverse testate giornalistiche: “Basilicata regione Notizie”, “Mondo Basilicata”, “Basilicatanet” con mansioni di ricerca, analisi, redazione della notizia e approfondimenti; audiovisivo per il web: "TG web" (servizi per la web tv del Consiglio) e "Basilicatalive" (short documentari delle tradizioni locali per i lucani all'estero).

Le collaborazioni col Consiglio regionale di Basilicata riguardano maggiormente approfondimenti di tipo culturale e servizi di comunicazione pubblica. La cosa più interessante che mi è capitata, collaborando con la testata online del Consiglio, è sicuramente la scoperta di un archivio di un medico trivignese (http://archivioroccobrindisi.altervista.org/), console in America e profondo analista del fenomeno migratorio italiano. Dalla sua pubblicazione è nato un progetto di digitalizzazione e valorizzazione d'archivio grazie all'interessamento del Gal Basento-Camastra e del Comune di Trivigno.

5 - Raccontaci la tua esperienza di docente nei laboratori itineranti di aquiloni per bambini.

L'esperienza dei laboratori di aquiloni voleva trasmettere un modo di giocare e di costruire il proprio gioco da materiali riciclati. La soddisfazione più bella era vedere come il bambino decorava il proprio giocattolo e come ne era fiero.

6 - Sei ideatrice e autrice di una fiaba-filastrocca in rima finalizzata alla sensibilizzazione contro il tabagismo nelle scuole dell'infanzia e primaria della regione Basilicata, all'interno delle attività di educazione alla salute dell' ASP Azienda Sanitaria Locale N.2-Potenza. Di che cosa si tratta esattamente?

Era un racconto dedicato alle scuole dell'infanzia che si proponeva di far capire al bambino la negatività del fumo tramite l'uso di un linguaggio a lui più vicino: una filastrocca illustrata. Faceva parte di un progetto 'Scuola e salute' dei ministeri dell'Istruzione e della Salute che coinvolgeva le Asp e gli istituti scolastici.

7- Sei stata ideatrice, autrice e social media manager di un progetto di valorizzazione e comunicazione enogastronomica della Basilicata, tramite degli audiovisivi destinati al web. Il contenuto dei video ha l’intento di abbinare cinque gusti a cinque prodotti tipici e a cinque emozioni/sentimenti. Illustraci la narrazione che si muove tra la rappresentazione delle ricette tradizionali e i riferimenti al contesto culturale dell’area d’origine.

FoodFileBasilicata (http://foodfilebasilicata.blogspot.it/) è il racconto di cinque ricette tradizionali della Basilicata intorno alle quali si tesse una trama filata intorno al prodotto tipico, protagonista della ricetta, e all'humus culturale che lo “coltiva”. Il fine ultimo dei cinque brevi filmati è un piccolo tentativo di restituire l'anima al cibo. Come dice Carlo Petrini, “Il problema più grande è la perdita del valore simbolico dei cibi. Sono diventati commodities, beni di consumo senza anima”. Ogni ricetta si snoda intorno ai simboli che da sempre l'uomo ha attribuito ai singoli doni della Natura e intorno ai quali è nata la condivisione e la società umana come ci è stata tramandata.

8 - Hai pubblicato da Arduino Sacco Editore nel 2011 una piccola raccolta di fiabe e leggende intitolata "Li cunti" della Lucania mia. Hai narrato un mondo fantastico di un popolo e del paesaggio che lo circonda, riscoprendo la tradizione fiabesca lucana. Di cosa parlano esattamente le fiabe e quali sono le loro morali?

L’elemento che accomuna tutti i racconti presenti nel libro è sicuramente uno strettissimo rapporto con la Natura. Una natura che conserva i tratti fondamentali della Grande Madre, strega e fata, latrice di vita e di morte. In quasi tutti i racconti l’elemento femminile è il vero protagonista, anche quando i personaggi sono eroi e non eroine o l’aiuto magico deriva da un essere maschile piuttosto che da una fata. Anche la Basilicata, dunque, riconferma la tradizione mitica dell’Europa meridionale, ove l’archetipo della Grande Madre è ancor oggi molto più vivo che altrove e ha una grossa parte nel sottofondo culturale e nell’inconscio dei suoi abitanti. Essi sono rimasti maggiormente sotto il suo dominio perché essa fu per molto tempo l’archetipo dominante della civiltà mediterranea prima dell’avvento del Cristianesimo. Nelle civiltà dove l’elemento femminile è prevalente, l’ideale di autodisciplina è generalmente meno forte e quindi la pulsionalità è meno repressa. E’ il calore del Sud. Questo potrebbe essere stato il criterio di selezione che, nei secoli, il popolo lucano ha adottato (inconsciamente) per rielaborare e conservare la più antica e orientale tradizione della fiaba.

“LE PAROLE MAI DETTE” DI ANNAMARIA ALBANO, UNA SINGOLARE ESPERIENZA D’UMANITÀ.

Come segnalato nella quarta di copertina, il libro testimonianza Le parole mai dette di Annamaria Albano “si sviluppa su due piani che s’intrecciano delicatamente lungo tutto il corso del libro; il primo è rappresentato dalla conversazione autobiografica tra Annamaria e suo figlio Daniele, il secondo, invece, è costituito dagli estratti dei diari in cui l’autrice ci rivela il suo intimo modo di percepire la vita. La significativa esperienza del coma, vissuta in prima persona dall’autrice, costituisce lo sfondo sottile di questo libro, il cui mood s’alterna tra i toni più ironici della conversazione familiare e i toni più malinconici del diario personale. I passaggi esistenziali della vita di Annamaria, affrontati con grande sincerità, coinvolgono il lettore in una testimonianza di vita vissuta, in cui si passa dal dramma della malattia, all’acquisizione di una nuova sensibilità e una rinnovata gioia di vivere.”.

Il libro, in una sobria veste grafica, è corredato da alcuni disegni originali dell’autrice e da alcune foto di repertorio. La pubblicazione de Le parole mai dette, in virtù del suo valore di testimonianza, non è passata inosservata; una pagina, infatti, è stata addirittura dedicata al libro sul sito del coordinamento nazionale di Alice Italia, associazione medica che si occupa di sensibilizzare la popolazione riguardo alle problematiche dell’ictus.

Ne Le parole mai dette, l’esperienza della disabilità è svelata gradualmente. Il dolore, generato dall’adattamento ai nuovi e difficili modi di esistenza, provoca un cambiamento radicale nella percezione della propria condizione. Nella prefazione del libro, con delicatezza e audacia, l’autrice scrive: “L’amore non è separabile dalla comprensione. Voglio trovare un senso a questa vita. Che senso ha questa vita senza l’amore. La vita si affronta con amore. Questo libro si deve leggere con calma e bisogna immedesimarsi per capire il significato dell’invalidità. (…) Dopo diciassette anni dal coma, ho deciso di esternare a tutti le mie sensazioni mai dette. (…) Non ho mai pensato di stroncare la mia vita. Ho sempre accettato tutto. È meglio. La vita, che fa, comunque sia, vale la pena di essere vissuta.

L’esperienza umana di Annamaria Albano, testimoniata con schiettezza, giunge al lettore con brani che testimoniano una profonda consapevolezza, e nei quali si coniugano sincera emotività e riflessione su di sé: “La mia vita spezzata in due da una sorte infame. Il coma mi ha dato più sensibilità.

Quando, in seguito ad un incidente, l’autrice viene colpita da un ictus, i suoi figli sono piccoli: Giuliano ha tredici anni, Daniele, invece, otto. Annamaria testimonia che, durante il coma, ha visto qualcosa di importante, ai limiti del credibile: “Passava una luce nel mio corpo, sentivo bontà e benessere. (…) Grazie a Dio, che ho visto in coma, sono andata avanti. Ho visto Gesù, era bello, una luce immensa, che noi non abbiamo. È il mondo che si è allontanato da Dio.

In seguito all’ictus, e al coma conseguente, Annamaria riporta vari danni, permanenti, tra cui la paralisi del braccio e della gamba sinistra. Parlando del rapporto con il suo corpo dopo il cosiddetto Grande Trauma, l’autrice sintetizza incisivamente il suo sentito: “Soffro perché la rapidità con cui penso non corrisponde alla rapidità fisica”.

In merito alla difficoltosa quotidianità, Annamaria si arrangia con nuovi metodi nel lavoro domestico e, soprattutto, si fa coraggio grazie alla musica: “Mi organizzo diversamente, ma ci vuole solo concentrazione. E ci vuole la musica. La musica è la libertà. La musica è tutto, è un conforto alla mente… io lavoro solo con la musica, senza di lei mi fermo! Per me la musica è lo stimolo a vivere, a vivere bene, mi dà l’energia necessaria… dopo il coma sono diventata più sensibile alla musica. Amo Dalla, Vecchioni, De André… mi piacciono i cantautori italiani. Io preferisco le canzoni d’amore”.

La nostra autrice adora la musica, tuttavia, nella sua solitudine talvolta insopportabile e insormontabile, riesce anche a cogliere il senso e la bellezza di alcuni profondi silenzi: “Amo il silenzio. Il silenzio è pace. È come un’oasi nel deserto. Ci sono dei silenzi da vivere.

Oltre ad ascoltare la musica (e talvolta il silenzio!) la nostra autrice, come esperienza di liberazione, ama cimentarsi anche coi colori e i disegni: “La pittura aiuta a sfogarmi. Il rosa e il verde sono delicati. La mia mente, guardandoli, si rilassa molto.

La disabilità è una tormenta imprevista ed imprevedibile, che stravolge l’ordinario, mettendo in discussione la realtà costituita. La scrittura, in tal senso, offre uno strumento efficace al diversamente abile, giacché gli permette sia di individuare i significati non palesi della sua condizione sia per aiutarlo a scoprire una nuova identità: “Perché il corpo va piano? Forse perché la mente vorrebbe fare le cose che non riesce a fare il corpo. (…) Il tempo corre in fretta, come il giovane cammina più veloce dell’anziano. Però l’anziano conosce la strada.

Una volta di più la scrittura si rivela fondamentale per cogliere il senso del dolore. In questa prospettiva, gli appunti dell’autrice ci aiutano a capire come possa riedificarsi la propria esistenza - e quella delle cose circostanti - a partire dagli elementi stravolti dalla malattia.

Le difficoltà dell’infermità ci rivelano chi davvero siamo, ci ricordano quanto siamo fragili, ci aiutano a superarci di continuo e a scoprire il valore autentico della solidarietà. Nella malattia e nella disabilità tutto può diventare difficoltoso; il sofferente si sforza di sopportare, pazienta, sopravvive all’apparente sconfitta; egli diventa più indulgente verso sé e gli altri, riscopre inoltre una grande dignità nel considerare se stesso e gli altri in una prospettiva radicalmente diversa.

Nonostante la malattia possa limitare la nostra possibilità di azione, essa non ci toglie la libertà di vivere una forma di vita interiore che va oltre il corpo destabilizzato, in fine riadattato a nuove possibilità e a diverse esigenze. Chi ha vissuto la disabilità, come Annamaria, non percepisce in un nuovo modo soltanto il proprio corpo, ma anche la propria anima, e non ultime le relazioni dolorose e gioiose che essa instaura in profondità col mondo esterno.

Con Le parole mai dette, l’autrice ci ha trasmesso la sua immagine del cuore e della mente: “A pranzo con Giuliano e Claudio abbiamo rievocato l’accaduto passato, l’incidente e l’ictus, ed ho deciso di scrivere un libro, Le parole mai dette. (…) Lo so uscirà, che bello! Me lo farà fare lo spirito guida. Grazie a te, Dio. Alla mia morte voglio solo rose bianche. Voglio bene a tutti. (…) Vi lascerò la mia immagine, ma non esterna… l’immagine del cuore, della mente…”.

HAMZA ZIREM

Per ulteriori informazioni e per acquistare il libro indirizzarsi al seguente link:

www.lulu.com/it/it/shop/annamaria-albano/le-parole-mai-dette/paperback/product-21708454.html

Il link della pagina dedicata a Le parole mai dette sul Portale Alice Italia:

www.aliceitalia.org/esperienze_personali.php

CONVERSAZIONE CON L’ARTISTA MINA LAROCCA

È veramente un grande piacere fare un’intervista a Mina Larocca, sia per la vastità degli interessi dell’artista lucana, sia per la straordinaria varietà di realizzazioni da lei concretizzati.

Mina, raccontaci come ti sei avvicinata all’arte.

Ho sempre avuto una grande passione per il disegno. Fin da bambina amavo disegnare tutto quello che mi circondava, soprattutto le espressioni dei volti. Ho sempre disegnato quando mi capitava l’occasione. Da ragazzina ho anche partecipato ad alcuni concorsi scolastici vincendo diversi premi. Purtroppo non sono stata molto costante per vari motivi e solo negli ultimi anni ho ripreso a disegnare e soprattutto a dipingere invogliata dal fatto di aver frequentato un corso dall’artista Lucia Bonelli con il metodo Betty Edwards. Mi sono quindi avvicinata alla pittura in età adulta. Ancora non ho trovato una mia dimensione precisa nella pittura. La mia è una ricerca continua di tecnica da utilizzare nei miei lavori. Utilizzo ad esempio molto la matita ed i gessetti, l’acrilico e l’olio, cerco di sperimentare anche tecniche combinate. Sto iniziando anche a utilizzare il materico.

Quello che mi sorge spontaneo osservare è che le tue opere, esposte a Trivigno nella mostra “Borghi ad arte”, hanno una forza umana e sono principalmente legate a ritratti di donne colti ciascuna nel proprio particolare splendore espressivo. Canti nella donna il valore femminile originario, sottolineandone sacralità, bellezza e magia nella creatività. È vero?

Si, è vero. Trovo molta ispirazione nei volti e nella fisicità femminile. Come ho già detto sono molto attratta dall’espressione e dalla bellezza dei volti femminili in genere, intendendo la bellezza non solo esteriore, ma soprattutto come espressione dell’anima. Per questo cerco di tradurre tale espressività in ciò che faccio.

E per quello che riguarda i colori concepiti, esprimono i tuoi stati d’animo?

Certamente. I colori sono una componente importante dei miei umori. In alcuni mie dipinti i colori sono molto marcati quando ritraggo in particolare soggetti che sono espressione di etnie e popoli che ho potuto ammirare durante alcuni miei viaggi.

Come nascono i tuoi quadri?

I miei quadri sono frutto di momenti in cui mi sento particolarmente ispirata da spunti che possono derivare da qualunque fonte: una foto, una semplice immagine, l’espressione reale di un volto, il pianto umano come anche un sorriso. L’espressione è per me non solo un aspetto psicologico, ma anche sociologico.

Gli elementi che arricchiscono i tuoi dipinti esplorano alcuni aspetti dell’animo umano, a quali modelli pittorici ti identifichi di più?

Non ho nessun modello a cui mi ispiro. Cerco di essere sempre me stessa e di trasmettere quello che sento. Apprezzo comunque molto le opere di John Everett Millais, un artista inglese dell’800 che, con i suoi colori e le sue espressività, riescono a trasmettermi delle sensazioni molto forti.

La Pace è il tuo credo, è un valore molto presente nelle tue opere. La Pace è un bene da coltivare, e a questo può dare un contributo decisivo l’educazione e l’impegno civile dei popoli. Che ne pensi?

La pace e’ un tema molto presente nei miei lavori e credo che l’arte può rappresentare un importante veicolo in questo senso soprattutto in un momento in cui le tensioni politiche e sociali sono molto elevate. Nei miei quadri questa è molto presente soprattutto intesa come pace interiore. Ho partecipato ultimamente ad una mostra collettiva a Possidente dove il tema della mostra era la pace ed i quadri che ho esposto hanno suscitato grande interesse e gradimento.

Sei curatrice della bellissima mostra di pittura “Borghi ad arte di Trivigno” che ha riunito gli universi diversificati di un gruppo di artisti (Vito Luongo, Marinella Canosa, Rosangela Nella, Rocco Nella, Mina Larocca, Anna Faraone, Nando Rutigliano, Maria Laurita, Celeste Petrone, Giusi Villano, Antonio Cillis, Vittoria Lasala e Lucia Bonelli). I pittori sono accomunati da un’espressivita potente e originale. Come è stata accolta la mostra?

Insieme alla pro loco di Trivigno abbiamo organizzato questa mostra che ha riunito diversi artisti sia di Trivigno che di fuori. La mostra ha riscosso un ottimo successo ed è stata molto apprezzata da tutti per la sua eterogeneità, per la sua location (è stata allestita in due portoni di palazzi antichi di Trivigno), e per la qualità dei lavori esposti.

Che significa essere artista oggi?

Essere artisti oggi credo sia saper cogliere le sensibilità presenti nella nostra società nelle sue svariate sfaccettature.

Che impressione cerchi di suscitare in chi osserva le tue opere?

Spero di suscitare un senso di tranquillità e serenità e di trasmette messaggi di pace e di amore verso il prossimo.

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