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Quando il sole si oscura (racconto di Mario Stanislav).

In evidenza Quando il sole si oscura (racconto di Mario Stanislav).

 

L'anziano Maestro era già in piedi di buon mattino.
Egli, come di consuetudine, chiamò il servo per farsi ungere d'olio il capo e ricevere tutti gli onori che gli spettavano quando giungeva alle porte di una nuova città dell'antico regno. Alla lavanda del corpo seguiva un lauto banchetto serale a cui vi partecipavano tutti i sapienti maestri, ministri ed alti funzionari pubblici di quella vastissima e rigogliosa città. Città che vantava la fama di più ricca del regno. Ogni angolo di quel posto era una meraviglia per gli occhi ed il solo guardarla donava beneficio all'anima. Egli, terminato che ebbe di mangiare a sazietà, ordinò ad un servo di portare l'antico libro in cui era tutta intera rivelata la sola ed unica verità. - Oh sì, presto verrà il tempo in cui ad ognuno verrà donato il suo meritato castigo. Oh sì, siatene pur certi.

Così parlava e dimenava l'indice nell'aria, indicando qua e là i commensali; talor indicando un maestro di rinomata sapienza, talor il cielo, che gli faceva da aulico testimone. Maestri e cielo che nella loro modestia e temperanza rimanevano entrambi serafici e silenziosi ascoltatori. Di quando in quando, per la foga con cui sputava i versi della verità, si chetava per riprender fiato e bere mezzo calice di vino, d'un fiato solo. Tutti i commensali erano estasiati, rilucenti delle dorate parole che su di essi venivano riversate a fiumi.

"Nella verità che io rivelo tutto posso, tutto essa mi dona. Sono io stesso che con le mie mani plasmo il mondo. Noi, rifugiati in tale verità, non dobbiamo temere alcun male. Nelle nostre braccia c'è un sangue di ineguagliabile forza. E da dove esso viene? Quale la fonte di tale sangue? Esso ci viene rivelato qui in questi versi. La fonte è la nostra luminosa mente. La mente tutto crea, tutto essa può. Può forse qualcuno dirmi ciò che è giusto pensare? Questa notte, proprio questa notte amici miei, ho forgiato feroci leoni che annientavano migliaia di legioni. Ho forgiato nel fuoco un nuovo Dio e l'ho fatto sedere sul trono. Poi, con grande gioia, gli ho donato il suo regno, il suo scettro. Egli poi con grazia , con riverenza, si è inchinato a me. Ed a me solo si inchinerà questo Dio! A me solo! " Queste parole squarciarono il tempo e lo spazio e risuonarono tonanti in tutta la maestosa sala. I maestri guardavano contriti il viso dell'anziano, che paonazzo e furibondo stava dinanzi a loro. Così, terminato il suo discorso, dopo le riverenze dovutegli, fu accompagnato nella sua stanza. L'indomani, dinanzi all'intero popolo avrebbe dovuto tenere un discorso solenne. Discorso che avrebbe dovuto essere grandioso, donando luce e forza all'intero reame.L'anziano maestro tutto poteva, egli aveva reputazione di grande oratore ed era stimato come stratega presso i più grandi eserciti del tempo. Egli con il suo antico libro, in cui vi erano riversate parole di potenza e creazione, comandava e soggiogava le masse. Ognuno donava lui gesti d'amore, possedimenti, denaro. Tutti sapevano che lui, con la sua mente, era divenuto il Creatore. E tutti sapevano amarlo e rispettarlo, egli era il loro padre, la loro madre, il loro fratello e tutte le cose che loro, con la loro povera mente, non potevano né pensare né creare.

Nel soleggiato e profumato giorno, iniziarono tutti i riti preparatori. Ci furono parate, carri che sfoggiavano tecnologie del progresso militare, vesti fastose venivano sfoggiate dai maestri e dalle dame e tutto era perfetto. Tutto perfetto, fin quando dietro la folla regale sudditi smagriti con la schiena ricurva bramavano che qualche pezzo d'oro sfuggisse dalle tasche di quei nobili gran maestri, conoscitori della verità. Ma con discrezione, perchè se solo si fossero azzardati a toccarne le vesti sarebbero stati frustati sino a notte fonda, nelle torri del castello.Così, sotto il sole cocente, venivano obbligati ad udire i lunghi discorsi sull'antico libro, sulla sola ed unica verità.

Poi arrivò il momento per l'anziano maestro di pronunciare il suo solenne discorso. Discorso ispirato dal Dio che lui aveva creato a sua immagine e somiglianza. Così tutto tacque. Non un filo di vento soffiava in tutto il reame che fondeva sotto un sole cocente come mai era stato. E nel mentre che l'anziano Maestro stava per proferire la prima sacra parola, la terra tremò potente. Il terreno iniziò a tremare come impazzito e tutto sembrava iniziare ad infuocarsi. Il popolo iniziò a dimenarsi impaurito, così come i maestri che iniziarono a correre starnazzanti di terrore. Il volto dell'anziano maestro da tronfio che era si tramutò nel volto in lacrime di un fanciullo. Cercava aiuto cercando di resistere ad un vento che si faceva sempre più violento ricoprendolo interamente di sabbia. Iniziò ad urlare in preda al panico correndo sempre di più, senza vedere dove andava. Cosicchè si sposto nelle zone in rovina del reame, verso le case dei mendicanti, dei lebbrosi che morivano di fame. Oramai tutti erano spariti, tutti si erano rifugiati nelle proprie case. Così il terremoto cessò, ma non era finita. Il sole si oscurò e divenne buio pesto. E l'anziano maestro gridava come un ossesso battendo i pugni contro le porte in cerca di un riparo. Gridava e piangeva il grande saggio, ed anche i bimbi dietro le porte presero a ridere di lui. Ora, nella notte più buia, col volto mummificato dalla sabbia e le vesti lacerate dalle varie cadute lungo la strada, si sdraiò a terra piangendo ed implorando pietà. Ma nessuno apriva. Dopo lunghe ore di buio e tempesta tutto passò.

I mendicanti e i lebbrosi tornarono nelle strade per vedere che fine avesse fatto l'anziano maestro. Ma non trovarono nulla. Soltanto i brandelli dei vestiti furono rinvenuti.Nessuno dei maestri torno a cercarlo, neanche i suoi più cari discepoli. Poi, tempo dopo, fu visto un enorme serpente risalire il reame recando con sé alcuni brandelli di una veste bianca. Strisciava e strisciava goffo e pesante, e sparì lento nello sconfinato deserto.

Ultima modifica ilLunedì, 02 Febbraio 2015 00:35
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