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Eventi traumatici e vita quotidiana

In evidenza Eventi traumatici e vita quotidiana

Nel corso della propria esperienza di vita, ognuno di noi deve fare i conti con esperienze negative, spesso inattese ed imprevedibili che causano malessere ed incidono negativamente sulla qualità di vita; molte persone vivono come traumatica la perdita di una persona cara, la cessazione di un rapporto sentimentale oppure lavorativo; quest'ultimo, così come il pensionamento, può rivelarsi particolarmente doloroso inducendo in ogni caso sensazioni di forte tristezza ed ansia. Un evento si rivela traumatico quando si inserisce in maniera pervasiva nel flusso di coscienza interrompendo la funzione narrativa di sé, aspetto quest'ultimo strettamente correlato al senso di identità con conseguente abbassamento di autostima, percezione di vulnerabilità, aspettative negative verso il futuro. Questi eventi per quanto sgradevoli sono parte della vita quotidiana e pur con molta sofferenza generalmente riescono ad essere superati grazie alle capacità di resilenza della persona, del supporto sociale ottenuto, esperienze positive ed opportunità ricevute. Purtroppo, alcune persone nel corso della propria vita si ritrovano ad affrontare esperienze estremamente gravi e traumatiche che inducono reazioni psicologiche di grave sofferenza con conseguenze drammatiche per la propria vita. Sono un esempio gli incidenti stradali, le catastrofi naturali, le violenze sessuali o fisiche, venir coinvolti in rapine od attentati, l'assistere come civili o militari ad operazioni di guerra e tutti quegli eventi nella quale la persona vede la propria incolumità fisica e o psicologica violata; queste conseguenze sono particolarmente amplificate se accadono durante l'età dello sviluppo. Le persone vittime di questi eventi sviluppano presto gravi sintomi psicologici, quali insonnia, incubi e flashback dell'evento traumatico, ansia e depressione, depersonalizzazione, isolamento sociale ed altri segni che, oltre ad incidere sulla vita familiare e lavorativa (per i minori possono esserci gravi deficit nello sviluppo psichico e della personalità), possono portare anche all'abuso di alcol od altre sostanze nonché al  suicidio. Questi sintomi sono generalmente classificati come "Reazione da Stress", se cessano entro alcuni mesi dall'evento oppure "Disturbo Post Traumatico da Stress" (DPTS) se si manifestano successivamente l'evento e si rivelano perduranti nel tempo rischiando la cronicizzazione. Per quanto queste manifestazioni comportamentali siano state spesso osservate, solo dopo la Prima Guerra Mondiale vi è stata una presa di coscienza di questi fenomeni. I soldati reduci dal fronte svilupparono segni mai affrontati prima dalla scienza medica mentre negli eserciti molti ufficiali sostenevano che i militari fingessero per evitare di tornare al fronte portando anche a casi drammatici di fucilazione per diserzione. Dopo la guerra vi fu anche una diatriba tra Psichiatri e Psicoanalisti; entrambe le parti denigravano e sminuivano i colleghi ma sia gli uni che gli altri fallirono totalmente nel trattamento dei traumi e nella cure delle persone portatrici. Nel corso degli anni si sono accumulate notevoli conoscenze sulle conseguenze degli eventi traumatici; ad esempio oggi sappiamo che i traumi psicologici possono portare lesioni anche a livello fisiologico, sia cerebrali che cardiaci. Alcune ipotesi, supportate della ricerca, sostengono che questi eventi  vengano registrati nella memoria non dichiarativa; gli spam della memoria non dichiarativa sono prevalentemente iconici e non verbali e questo renderebbe estremamente difficile verbalizzare gli stati emotivi e spiegherebbe  anche i continui flashback; va anche sottolineato che se nella letteratura e nella conoscenza popolare è molto conosciuto il concetto di rimozione, sappiamo che questo meccanismo psicologico dinnanzi ad eventi traumatici si rivela estremamente raro, se non del tutto inesistente.  Per gli Psichiatri e gli Psicoterapeuti il trattamento di questi  disturbi è una sfida particolarmente dura; come tutte le condizioni psichiche complesse si rivela indispensabile sia la somministrazione di farmaci psicoattivi sia una psicoterapia;  in merito alla psicoterapia, al fianco di metodi più tradizionali e collaudati negli ultimi anni all'interno della Terapia Cognitivo Comportamentale si è sviluppato un nuovo approccio definito "desensibilizzazione e riabilitazione attraverso movimenti oculari"; questa tecnica utilizzata prevalentemente per il trattamento dei reduci di guerra statunitensi appare al quanto indicato e si dimostra molto promettente ma necessita ancora di approfondimenti poiché si tratta di una psicoterapia complessa e complicata non facile da eseguire: necessita dunque di terapeuti  esperti nonché utenti notevolmente motivati e collaborativi.

Dr Michele Passarella

Ultima modifica ilLunedì, 04 Aprile 2016 13:04
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