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GIOVANI: L'ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

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Del polverone sollevato, negli scorsi giorni, dai commenti offensivi e volgari espressi da alcuni giovani e giovanissimi sulla pagina Facebook del Comune di Potenza, a seguito della pubblicazione del post che annunciava la decisione di tenere aperte le scuole per la giornata di venerdì, uno su tutti ha colpito l'attenzione e, certamente, aperto grandi interrogativi negli adulti e negli educatori. Tra le varie imprecazioni, parolacce, bestemmie e chi più ne ha più ne metta, infatti, "spiccava" un commento che, etichettando dapprima i responsabili della decisione come dei testicoli (usando altro termine, naturalmente) aggiungeva poi che essi erano dei down! Poche parole gettate lì sulla tastiera, probabilmente di uno smartphone o di un tablet, per mettere in risalto la propria contrarietà alla decisione dell'amministrazione ma... in che modo? Etichettando i promotori di tale decisione come down? Poche parole gettate lì sulla tastiera, ma che mettono in risalto un grande vuoto generazionale e di conoscenza. Parlare senza conoscere, offendere senza esserne consapevoli. Un vuoto grande, grave, che lascia stupefatti e, sempre più spesso, amareggiati. Come si saranno sentiti i genitori dei ragazzi con sindrome di Down nel leggere quel commento? E nel constatare che, quel commento, aveva ricevuto ben sei "reazioni" positive (un cuoricino, due sorrisi e tre mi piace)? E quale pensiero li avrà attraversati quando qualche adulto ha provato a far riflettere i giovani in questione sulla gravità di quelle affermazioni, ricevendo come reazione lo stesso banale e ironico sorriso? Il pensiero comune a tanti adulti, a seguito di questi fatti, diventa inevitabilmente che le nuove generazioni sono così, che i giovani sono così e non si può fare nulla per cambiare il corso delle cose. 

Ma... non è proprio così. Esiste, infatti, una larga fetta di giovani che la pensa in maniera diversa, che agisce in modo diverso, che pensa, ragiona, si confronta, si mette in gioco. Giovani che magari non appaiono spesso sui social come i loro colleghi più vivaci ma che, quando si tratta di discutere, lo fanno con i canoni dell'educazione. Giovani che possono non essere d'accordo con le decisioni di qualcuno (viva Dio, quanto è bella la libertà), ma che sanno esprimere il loro dissenso con motivazioni valide, con ironia, con rispetto. E' il caso di tanti giovani che, proprio sotto al post in questione, hanno commentato, motivando con educazione e fermezza il loro dissenso. E sono tanti, tantissimi. Solo che, come sempre accade, fa più rumore un acino di negativo che un quintale di positivo. 

E, spesso, è proprio il parlare con i nostri giovani che può aiutarci a capire e a migliorarci, anche e sopratutto come adulti, come genitori, come insegnanti, come educatori. Parlare con loro, confrontarci, metterli al centro del mondo e fornire loro ogni strumento utile per esserne protagonisti. Quando un giovane sbaglia i comportamenti o i toni ci viene automatico scandalizzarci, ma non basta, non può bastare, e non serve. I nostri giovani hanno bisogno di esempi, di stare insieme, di andare oltre lo schermo di un cellulare, finto scudo di protezione dal mondo esterno. Hanno bisogno di toccare con mano la realtà e di viverla. E quei giovani che rappresentano "L'altra faccia della medaglia" devono, coadiuvati dai grandi, diventare esempio per tutti gli altri. Devono essere i buoni a fungere da traino per gli altri. 

Non possiamo pensare di fermarci alla delusione che ci prende quando leggiamo certi commenti, non possiamo cedere alla tentazione di credere che non ci sia più nulla da fare. L'età adolescenziale è, come noto, tra le più complesse, e l'epoca social in cui viviamo ne amplifica le problematiche. Un danno? Forse, ma ogni danno nasconde una possibilità. E noi "grandi" non possiamo che provare a coglierla, concentrandoci su quanto possiamo fare per i nostri giovani e partendo da quelli che, e sono tanti, possono fungere da traino. Loro, altra faccia della medaglia, non possono che rappresentare l'ottimistica speranza per un futuro sempre più roseo.

Marco Tavassi

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